[Cinema] Sonetàula


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Sono andata a vedere il Sonetàula di Mereu che tanto sta spopolando presso i critici italiani e non solo.

Premetto che “Ballo a tre passi”, mi aveva convinto ma non troppo, e che a parte il glorioso “Banditi a Orgosolo”, i film che se la suonano e se la cantano sul nocciolo duro dell’identità sarda non mi piacciono.

Sono andata a vedere Sonetàula perché mi sembrava, universalmente parlando, una bella storia, e anche perché mi aveva colpito il poetico azzurrino che balena dai trailers. E ci sono andata anche se tutti quelli che l’hanno visto prima di me mi dicevano si, è carino, ma è sempre la stessa storia.

Il ragazzo pastore, con l’infanzia impastata di solitudine e paura, nato sotto il segno della latitanza: ma questa sempre stessa storia la troviamo circoscritta a un periodo, quello a cavallo del secondo conflitto mondiale, in cui una vicenda così, in Sardegna, ci sta tutta.

Mi è piaciuto, mi sono commossa, mi ha preso. E qualche incongruenza può anche passare in secondo piano.

Un bel film. Lento, è vero, di una lentezza è esasperata dall’assenza di colonna sonora. Ma una storia così, ambientata in un tempo e in un luogo ancora senza corrente elettrica, non può essere veloce. E la lentezza del film è riscattata da un bel modo di sottolineare i momenti clou: sullo schermo compare, come un sigillo di irreparabilità, il nome di un personaggio cruciale in quel momento della storia.

Ogni volto è perfettamente riuscito. Uno dei più belli? Il bambino della parte finale, Angelino, con due occhi così veri da far venire i brividi. A lui la colpa della mia commozione e allo scarno e fatale scambio di sguardi finale tra lui e Sonetàula.

La recitazione tutta in sardo e sottotitolata in italiano, non so quanto abbia di ideale, ideologico, politico, economico: potrebbe anche essere un espediente, di questi tempi in cui il sardo è così alla moda, per convogliare maggiori finanziamenti alla produzione. Ma è così riuscita che seduce alla perfezione.

Del resto nessuno va al cinema perché gli dicano la vera verità, ma perché gli raccontino storie che funzionano. E io direi che Sonetàula funziona.

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