I cacciatori di teste


Confesso di trovarmi in una posizione grottesca: difendere (si fa per dire) un personaggio come Mastella per quanto è venuto fuori ultimamente riguardo all’argomento lottizzazioni.
Difendere nel senso che non sono d’accordo sul fatto che venga additato come la madre (pardon, padre ?!) di tutta la malapolitica della lottizzazione dei partiti.
Sia ben chiara una cosa: personaggi del genere dovrebbero essere mandati a casa a coltivare l’orto (non prima di aver rifuso i danni arrecati all’Italia), però una cosa giusta l’ha detta: “Così fan tutti”.
Partendo da questa affermazione, vera come non mai, mi suona molto ipocrita tutta questa crociata contro il malgoverno mastelliano.
Come se il concetto di lottizzazione politica l’avesse inventato l’impareggiabile Mastella.
Affermando tale concetto si farebbe assurgere al rango di genio chi genio non è.
Però è sacrificabile, nel senso che con l’uno e rotti percento di voti ottenuti rappresenta se stesso e qualcun altro e quindi sull’altare del sacrificio lo si può portare evitando che l’opinione pubblica si concentri sugli altri.
E gli altri?
Ebbene si, e con gli altri cosa facciamo? Finta di nulla o versiamo un camion di sabbia sull’argomento?
Perchè la lottizzazione politica è sempre esistita e tutti i vari politici  che oggi sparano giudizi da qualche salotto televisivo sul mastelliano comportamento di scheletri nell’armadio delle lottizzazioni ne hanno sicuramente da vendere.
Nel disgusto generale che provo ogniqualvolta che un politico apre bocca (la sensazione è bipartisan), il disgusto più disgustoso (scusate il bisticcio di parole) lo provo quando sento politici che vorrebbero proporre leggi che regolino questo malaffare.
Ma quando mai si metteranno d’accordo e quando mai faranno una cosa del genere? Forse quando Pasqua si festeggerà il lunedi?
Ciascuno di noi sa che senza uno sponsor politico non si riesce nemmeno a pagare una bolletta, figuriamoci fare qualcos’altro.
Per meglio capire il concetto, rispolvero un vecchio detto che girava in RAI neanche tanto tempo orsono:
si diceva che su 10 assunti, 9 erano raccomandati ed uno era bravo.
Ricordo ai tempi in cui ero giovane ed illuso che esistesse una meritocrazia, mi recai a colloquio presso un ente per proporre la mia assunzione ritenendo di avere le qualità adatte; orbene, non mi fu chiesto un curriculum, bensì di quale partito avessi la tessera.
Non capendo bene all’epoca come giravano le cose, mi indignai e preferii lasciar perdere ed intraprendere la libera professione.
Oggi, a distanza di decenni, nulla di nuovo sotto il sole.
Si assiste sempre al solito valzer in cui chi fa parte del “giro”, trova sempre una poltrona ed una scrivania, chi non ne fa parte guarda.
Si dice anche che, in fondo, ce lo meritiamo perchè nessuno ha mai denunciato questi soprusi.
Balle.
Di denunce su questo andazzo disgustoso ne sono state fatte, eccome, ma per una ragione o per l’altra tutto è stato coperto da una spessa coltre di silenzio. D’altronde in un paese dove i partiti nominano le persone di loro fiducia dentro le strutture, vi sembra verosimile che queste persone vadano contro i loro interessi andando a (eventualmente) perseguire coloro i quali gli hanno fatto avere la poltrona?
Si dirà anche che, nel resto del mondo le raccomandazioni vengono usate.
Verissimo, però vengono raccomandate le persone ritenute valide. D’altronde il mestiere di “Head Hunter” (cacciatore di teste, inteso come cervelli validi) è nato nei paesi piu’ avanzati di noi (USA, UK, Francia, Germania, ect) e, visti i risultati, funziona.
In Italia invece i partiti interpretano in maniera originale il concetto di raccomandazione, diventando Head Hunter in senso generalizzato:
cacciatori, sì di teste.
Ma vuote.
Ed è questo che ci sta portando alla rovina.
Un vostro commento sull’argomento sarebbe graditissimo.

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3 thoughts on “I cacciatori di teste

  1. la meritocrazia è u n concetto molto astratto…in pochi casi io ho visto persone capaci, ricroprire ruoli di prestigio.

    e vuoi perchè ormai disillusa dalla classe dirigente, e vuoi perchè proprio per la filosofia del “così fan tutti”, non credo che i cambiamenti arriveranno dall’alto, anche io, come seudeu, dubito fortemente che sarà proprio la classe politica a portare una ventata di novità, visto che comunque la lottizzazione politica favorisce prioprio gli elementi che di quella classe fanno parte.

    Poi secondo me la questione, non è solo che se non sei raccomandato non c’è posto per te. il fatto è che anche se meriti, e ti proponi, è probabile che ti venga riconosciuto il tuo valore, ed è anche probabile che questo ti permetta di ottenere il posto.
    Peccato che sarà un posto marginale, di poco valore, questo perché quelli di ruolo sono delle “persone di fiducia” e se si cerca di entrare a quei livelli del sistema in virtù delle proprie competenze, si viene, senza tanti convenevoli fatti fuori.

    io non condanno “il figlio di..” o “l’amico di..” se è una persona preparata e capace e grazie alle sue conoscenze può arrivare in alto e far finalmente girare come si deve le cose e mostrando che vale al di là delle parentele, però non trovo giusto che noi poveri mortali che al massimo abbiamo uno zio assessore al PUC nel nostro paese dobbiamo essere menomati.

  2. giorni fa un mio collega mi ha raccontato di aver dovuto chiedere una raccomandazione perchè il curriculum della sua fidanzata venisse semplicemente visionato!
    io non ci volevo credere, ma è davvero così!

    e poi non è detto neanche che la chiamino per il colloquio!

  3. Il problema vero è che l’Accozzolandia in cui viviamo quotidianamente soddisfa alcuni e rovina un intero Paese, con la convinzione sotterranea di molti che sia “normale” così. Invece prendere un accozzato solo in quanto tale è un grosso rischio, lo sanno bene le aziende serie che ci pensano due volte prima di mettersi in casa un peso morto. Quanto ad esempi ne avrei un cascione, dal “ma sei amica di…?” al “che tessera hai”?. Trattasi, ancora una volta, di Caste e corporazioni :-(

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