[Orosei] «Dimissioni? Neanche dopo cento bombe»




Tempo fa abbiamo intervistato
una giovane amministratrice comunale, la quale ci confermava come la realizzazione di un piano urbanistico comunale fosse uno dei punti nodali e critici nell’amministrazione delle piccole realtà comunali.

Gli interessi in campo conducono a contrapposizioni frontali, alle quali in qualche caso, coloro che sono privi di ragione, ragioni o argomenti, rispondono nei modi che non sono tipici di persone civili e rispettabili.

Mettere una bomba, per cacciare un sindaco che si ritiene scomodo, è un atto che si qualifica da solo, e che non permette di concentrare l’attenzione dell’opinione pubblica sul merito delle questioni.

Ad un sindaco che viene minacciato di morte a causa della sua attività politica e amministrativa, si deve infatti esprimere tutta la solidarietà possibile, a prescindere dal merito della sua azione politica.

Se ne prescinde perchè una comunità (o una parte minoritaria di essa) che reagisce in questo modo ci mette davanti ad un altro ordine di problemi: la risposta armata, vendicativa, brutale ad un progetto politico di riforma dell’esistente, porta a riflettere su quanto siano ancora presenti, nelle società sarde di oggi, modalità di risoluzione dei conflitti tra singoli di tipo pre-moderno, arcaico.

Il codice della vendetta – peraltro interpretato malamente negli ultimi decenni – io non lo riconosco, non è la mia legge. Posso studiarlo e comprenderlo. Ma non lo accetto. E anzi lo combatto.
Anche sostenendo e dando pubblicità al coraggio di un sindaco, che non si tira indietro nemmeno dopo le minacce di morte.
Per che quello vale.

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Il sindaco Gino Derosas ha passato la notte in bianco, ha trascorso un’ora con la Digos, ha risposto a mille telefonate di solidarietà e adesso, in tarda mattinata, qui nella sala riunioni del Municipio, viene affettuosamente marcato stretto da assessori e consiglieri di maggioranza.

«Non mi dimetterò né adesso, né dopo cento bombe», assicura con un sorriso stanco. «Sa cosa penso? Che le demolizioni siano un pretesto. Qui c’è una strategia precisa di chi punta a creare tensione nella speranza che cada la mia giunta».
La seconda bomba è arrivata lunedì notte a stretto giro di posta, a soli tre giorni dall’esplosione che ha devastato la villetta di un vicino di casa dei genitori del primo cittadino. Questa volta gli attentatori non hanno sbagliato indirizzo e hanno voluto risparmiare gelatina: per far arrivare il messaggio poteva bastare una miccia detonante difettosa, sistemata davanti al portone dell’abitazione del sindaco, in pieno centro storico a Orosei. La miccia ha cominciato a bruciare, ma si è subito spenta. «Io non ero in paese. È stato un passante ad avvisarmi al telefono. Mi sono accertato che mia moglie non fosse in casa e ho subito chiamato i carabinieri».TENSIONE. E adesso la cappa di tensione che pesa sul comune dove la Procura ha dato il via alle demolizioni di quarantatré mansarde, cucinotti, gabinetti e capannoni abusivi – diventa il tema di un fascicolo scottante che è finito dritto sul tavolo del Ministero dell’Interno. Il sindaco ha ricevuto sostegno e incoraggiamento dal prefetto di Nuoro Antonio Pitea, ma il rappresentante del governo non ha potuto nascondere una grande preoccupazione.«È evidente che c’è qualcuno che sta sfruttando la situazione per destabilizzare, per costringermi a lasciare l’incarico. Ma sia chiaro – ripete il primo cittadino di Orosei – io non mi dimetterò». È il Puc, il piano urbanistico comunale, la ragione del mal di pancia di un paese sul mare che d’estate passa da seimila a trentamila abitanti, e dove gli interessi sono tanti, troppi. Qui – dove in dieci anni, dal ’91 al 2001, si è registrato un balzo demografico di mille residenti, e dove oggi si contano 2000 famiglie e 4000 case – il piano regolatore era fermo da venticinque anni.

«Quando noi siamo arrivati, un anno e mezzo fa – spiega il sindaco – ci siamo subito impegnati a predisporre questo indispensabile strumento di governo del territorio. Abbiamo scelto un tecnico di Sassari che non può certo subire pressioni e abbiamo inaugurato un metodo trasparente, per portare il progetto fuori dalle segrete stanze, coinvolgendo i cittadini in pubblici dibattiti. È evidente che tutto questo – sottolinea Derosas – dà fastidio a chi era abituato a fare soltanto i propri interessi». Il Puc, dice il sindaco, «potrebbe essere pronto tra meno di un anno, forse prima dell’estate».

DEMOLIZIONI. Il mal di pancia di Orosei non è certo cominciato adesso, con le prime demolizioni di mansarde vista mare e di casupole di campagna. È cominciato quando, se si va a vedere bene, l’amministrazione ha annunciato che avrebbe battezzato il piano regolatore. Giusto un anno e mezzo fa il sindaco si vide recapitare una busta di arance infarcite di pallottole. Nel biglietto di accompagnamento, un’intimazione a scongiurare l’arrivo delle ruspe, “altrimenti noi butteremo giù le vostre case”. «La verità è che ora questa situazione viene strumentalizzata da chi – conclude il primo cittadino – non ha niente a che vedere con le demolizioni». PIERA SERUSI

L’Unione Sarda – mercoledì 23 gennaio 2008 11:38 – Il sindaco di Orosei: «Dimissioni? Neanche dopo cento bombe»

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