[Acidi e Basi] Non ci sto più


No.
Non ci sto più.
Non è possibile che si arrivi alla guerriglia urbana per una questione politica, siamo all’assurdo e forse oltre.

Non esiste mettere a ferro e a fuoco un quartiere per qualche tonnellata di spazzatura, attentare all’incolumità di semplici cittadini o, peggio, a persone che indossano una divisa, sono malpagati e cercano di difenderci come meglio possono, compatibilmente con una strutturaa legislativa che protegge più i malfattori che le persone perbene.

Non sta da nessuna parte che vengano pestati anche chi sta in mezzo a questa follia col solo scopo di informare la gente.
Ma, anche e sopratutto, non sta in piedi che tutto questo sia nato da una rivalità da stadio.
Quello che è successo a Cagliari ha un solo nome: guerriglia urbana e, permettetemi, la guerriglia urbana non nasce dal nulla o, meno che mai, casualmente.
Dietro tutto questo c’è una ben precisa strategia e ben precisi mandanti e, per carità, non ditemi che si tratti di “vendette maturate allo stadio”.
Sicuramente la manovalanza è la stessa, però utilizzata per altri scopi ed altri fini da mandanti che non hanno nulla a che fare con partite di calcio et similia.
Nel momento in cui si armano delinquenti di mezza tacca per creare disordini si esce definitivamente dal contesto della civiltà e non esiste nessuna giustificazione.
La cosa che mi fa piu’ schifo (al di là dei fatti accaduti) è l’immenso cinismo dei mandanti: hanno assoldato (si badi bene, anche istigare alla violenza è un assoldamento morale) la bassa manovalanza del miglior teppismo per creare una situazione di pericolo di ordine pubblico e, alla fine chi pagherà saranno solamente quegli sciagurati che hanno creato tafferugli mentre gli altri, ben più colpevoli, resteranno nell’ombra e continueranno ad incassare lauti stipendi (ed altro) e, magari, ce li ritroveremo da qualche parte a riempirsi la bocca con frasi piene di democrazia.
Ipocrita, ovviamente.

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11 thoughts on “[Acidi e Basi] Non ci sto più

  1. sono d’accordo con te. ci stiamo abituando a contestare con la violenza. o forse non ci siamo mai disabituati a farlo così.

  2. ciao regina. Non una parola nemmeno su “al’ltravoce” in merito al tema politico che la questione dei rifiuti ha posto. Va bene sottolineare e denunciare l’intervento degli ultras, però sfugge, sfugge a quasi tutti, che la risoluzione del problema dei rifiuti (anche attraverso azioni come quella di Soru che Gian Antonio Stella ha lodato) non sta andando di pari passi con l’assunzione di responsabilità da parte della classe politica che ha determintato questo caos. A Soru non si può rimproverare di avere aiutato una regione (cosa che peraltro già è stata fatta visti i finanziamenti milionari che la Campania riceve da anni per la questione rifiuti), ma di essere comunque organico ad un sistema di governo della cosa pubblica strutturalmente incapace di dimettersi quando la decenza istituzionale lo imporrebbe.
    Che ci sta a fare Bassolino ancora al governo della Campania? Perchè Prodi non ne chiede le dimissioni? Al di là degli ultras (la vera spazzatura) il tema politico c’è tutto, e l’opposizione ha diritto dovere di porlo. o no?

  3. Hi JeMp, smettiamola di raccontarci (eco)balle sull’argomento. Qui siamo in presenza di una lotta di potere senza esclusione di colpi che non ha nulla a che fare col problema dei rifiuti campani o presunti temi politici.
    C’è tutto: disinformazione, violenza, falsi, deformazione della realtà, delegittimazione con tutti i mezzi e, la cosa piu’ triste: la manipolazione di tante persone ignare di essere manipolate.
    Cosa succederà il giorno che se ne accorgeranno?

  4. Sono d’accordo con entrambi: ha ragione Jemp a porre la questione politica generale, che riguarda certo i politici locali e nazionali (e TUTTI i campani, che invece di scrivere orgogliosi sui muri “chi si fa i cazzi suoi campa cent’anni” farebbero bene a capire che quei cazzi sono spesso di tutti). Ha ragione anche SeuDeu perchè nel caso specifico di Cagliari si è trattato di una strumentalizzazione politica irresponsabile e di bassissima lega. L’opposizione si deve appunto opporre, ma senza usare una facilissima (e pericolosa) demagogia….o forse sono io che mi aspetto troppo? :-(

  5. no. è proprio questo il punto. In tutta questa confusione -creata ad arte da alcuni, ma che alla fine favorisce anche gli altri- ciò che si perde di vista sono le responsabilità politiche di chi ha causato quello che stiamo vedendo. Sono d’accordo con te sulle strumentalizzazioni, però tutto quello che è accaduto in questi giorni, lo si voglia o no, è il sottoprodotto del mal governo criminogeno della Campania. Un mal governo che chiama ad assunzioni di responsabilità che nessuno chiede, soprattutto da sinistra.
    Va bene prendersela con gli ultras e contro le strumentalizzazioni, ed è vergognoso che si vada a urlare sotto la casa privata di un politico. Però con la stessa forza bisogna affermare il principio che chi sbaglia paga. Politicamente si paga con le dimissioni.
    Mi spiace frammischiare le cose, ma questo insopportabile transigere è figlio dell’opportunismo italiano, lo stesso che sta portando ad un accordo di vertice sulla legge elettorale che prevede, come prezzo per l’intesa, l’affossamento della legge gentiloni. Così come la pace armata col Vaticano ha comportato la rimozione dei Dico dai provvedimenti caratterizzanti per questo governo.

  6. Se dobbiamo parlare di responsabilità politiche ed affermare il concetto di chi sbaglia paga sto in prima linea, stai sicuro.
    Ma, all’atto pratico se così fosse (magari), ci ritroveremmo senza nemmeno l’ombra di una classe politica dirigente.
    TUTTI hanno sbagliato, chi in un modo chi in un altro; destra & sinistra. Con buona pace delle proprie convinzioni politiche.
    Tutti hanno taciuto quando dovevano parlare e tutti hanno parlato quando dovevano tacere. Non c’è scampo; è una verità lampante.
    Oggi assistiamo ad una vera e propria guerra di potere dove chi controlla i media vince & comanda, gli altri soccombono. E questa guerra di potere, se mi passi il termine, ci si pulisce il c***o con le ideologie. Sono i soldi che contano.

  7. Però vedi anche riconoscendo a tutti un’identica resposabilità scagioni molti ed elevi altri a livelli per loro impensabili. Bassolino governa da dieci anni. Questo lo pone su un piano diverso rispetto ad altri. Può darsi che abbia fatto anche bene, ma un Paese civile e un governo della cosa pubblica degno non dovrebbe permettere certe cose: la gente non dovrebbe permettere che gente del genere continui a governare.
    Satta nel giorno del giudizio, quando parlava dei pastori ladri di bestiame, diceva che per far sparire mille pecore nn bastava la ferocia o l’astuzia del singolo o di una famiglia. Se sparisce un gregge di mille pecore è la Sardegna intera che le ruba.
    La classe politica che abbiamo ce la meritiamo tutta: ci riflette pienamente: noi siamo cosi.
    Dico questo non per abbandonarmi a facili piagnistei, ma per sottolineare che solo guardando al problema di fondo (quello strutturale) si può andare oltre la riflessione che si accende l’emergenza, e che si spegne non appena la stessa è passata, lasciando sostanzialmente tutto come prima.

  8. Veramente non ci penso nemmeno a dare un’identica responsabilità a tutti. Ho solo detto che sono tutti responsabili. E’ giusto quanto affermi, ovvero che, in ultima analisi, chi ci governa è lo specchio di noi stessi.
    C’è da dire anche che tutti abbiamo commesso l’imperdonabile errore di delegare troppo ai nostri governanti la gestione delle nostra vita (politica e decisionale) e questi ne hanno approfittato.
    Diciamo anche che gestire la “res publica” (in senso lato) è anche una bella fatica che si tende, fintanto che non ci rimettiamo di tasca, a delegare agli altri. Delega oggi, delega domani i nostri politici, applicando il diritto di usucapione ci hanno lasciato in mutande (economiche ed ideologiche).
    Sarebbe ora di riprenderci quanto è nostro. O no?

  9. hai colto il punto. io credo proprio che l’obiettivo da perseguire sia quello di ristabilire nuovi spazi di autonomia (indiviaduale e collettive) dalle ingerenze dello stato (e di certa politica che dello stato è divenuta strumento).

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