[Villaspeciosa] Presentato “Vent’anni in attesa di giustizia” di Luigino Scricciolo


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Il Centro Cultarale San Platano di Villaspeciosa (Cagliari) ha ospitato, lo scorso fine settimane, la presentazione del libro “Vent’anni in attesa di giustizia“, scritto da Luigino Scricciolo e edito da Memori.

Il testo, che è diario di una esperienza individuale terribile e capace di far gridare allo scandalo, racconta un tipico (e da record) caso di malagiustizia tutta italiana: Scricciolo, accusato di diversi reati fra cui terrorismo e spionaggio, solo dopo due decenni è stato prosciolto in istruttoria da tutte le accuse.

Il libro – Memori pubblica un volume che in copertina ha già una notevole carica di simbolismo: con un ottimo gioco grafico, vengono unite in un simbolo falce, martello e manette. La militanza di sinistra, il fatto di essere un esponente autorevole del sindacato, negli anni di piombo, aveva fatto di Luigino Scricciolo la vittima predestinata di un complotto che solo 20 anni sono riusciti a chiarire. E’ il 4 febbrario 1982 quando, infatti, ai Consigli Generali del sindacato viene arrestato con l’accusa di “partecipazione a banda armata”.

Un pentito BR, infatti, aveva fatto il suo nome, e con questo tutta un’altra serie di accuse è stata recapitata allo sfortunato sindacalista: anni di carcere, arresti domiciliari, una gogna mediatica (di tremenda attualità, dato che tuttora i giornali fanno le loro sentenze popolari sui casi di cronaca), che solo recentemente è finita grazie al proscioglimento. Il diario racconta di questa terribile esperienza che – lo ha ammesso lo stesso autore – va raccontata non per vittimismo (Scricciolo ha anche “perdonato” i giudici che lo hanno accusato) ma perchè non accada più a nessun altro cittadino.

La presentazione – Nel Centro Culturale del comune campidanese, il sindaco Elio Mameli ha fatto gli onori di casa, ringraziando l’autore per la disponibilità a parlare del suo libro davanti ai cittadini speciosini, e descrivendo le emozioni che lo hanno conquistato durante la lettura del diario: “un senso di imbarazzo, da cittadino e rappresentante delle istituzioni: una storia del genere dà i brividi, perchè posso solo immaginare il dramma di stare in prigione, di essere considerato dagli italiani un assassino, quando invece si sa d’esser innocenti“.

Il punto principale di questo problema – sottolinea il primo cittadino di Villaspeciosa – “è che non c’erano le prove, gli elementi nemmeno per avviare il processo: Luigino è stato prosciolto in istruttoria, non assolto”.

Ecco, un sistema che permette che la semplice deposizione di un pentito, senza altre prove, di tenere in bilico una persona per vent’anni “va cambiato, e deve seriamente portarci a riflettere”.

Enrico Pili, segretario comunale di Villasor (CA), autore di un libro anch’esso di grande profondità culurale e riflessiva (“Adesso a poche ore da qui“), è intervenuto nel dibattito sostenendo che “tre dei cardini del nostro stato di diritto hanno tradito, voltato le spalle a Luigino Scricciolo: mi riferisco al sindacato, alla magistratura e alla stampa“.

Secondo il segretario, che s’è detto molto colpito dalla vicenda, infatti “i sindacati fanno scioperi spesso su questioni anche futili e di minoritario interesse: mai una manifestazione di solidarietà di massa per un sindacalista eminente come Scricciolo, che innocente o meno è stato pur sempre per tutti questi anni in attesa di giudizio, in sospeso“. Quanto alla magistratura, che solo dopo tutto quel tempo ha ammesso che prove a suo carico non ce ne erano, essa “va riformata, per evitare ancora casi del genere”.

Evitando generalizzazioni (“esistono ancora tanti magistrati e sindacalisti seri e scrupolosi”) anche la stampa ha fatto il suo per contribuire al dramma: “si pensi che quando, recentemente, mi hanno parlato di Scricciolo, mi è venuto spontaneo chiedere se fosse quel brigatista infiltrato nella UIL. Perchè quando uno è accusato, tutti i Tg e i giornali lo sbattono in prima pagina, mentre le assoluzioni e i proscioglimenti vengono sistemati in delle brevi note nelle pagine interne”.

Sempre senza generalizzare, la stampa “dovrebbe prendere esempio da piccole realtà editoriali, come la rivista locale Vulcano, che fa informazione in maniera umile e onesta, senza sbattere il mostro in prima pagina, e mettendo fatti e razionalità al primo posto”.

L’autore dei libro, che esordendo ha ringraziando “il sindaco e l’amministrazione per l’ospitalità e la gentilezza con cui hanno organizzato la presentazione”, ha ricordato che “tanti accusati, già giustiziati dalla gogna mediatica, non ce l’hanno fatto. Mi riferisco a Gabriele Cagliari e altri: io ce l’ho fatta, sostenuto da mia madre, che certo ha sofferto tantissimo nel vedere il proprio popolo considerare, ingiustamente, suo figlio un assassino, un terrorista”.

Nonostante tutto, Luigino ha deciso di perdonare, di non servare rancore, portando avanti le sue battaglie politiche di sempre (fatte di sinistra, non-violenza e pace), perdonando i propri accusatori: “con uno dei giudici siamo anche diventati amici. E’ intervenuto ad una serata di presentazione del mio Diario, e io perdono perchè senza il perdono non ci si può guardare in faccia”.

Un ultimo avvertimento, in chiusura di serata, l’autore lo ha riservato agli italiani e a chi ripensa a quei terribili anni di piombo: “essere accusato di far parte delle BR è stato terribile, soprattutto perchè io non considero i brigatisti dei compagni che sbagliano: gli considerano solo e semplicemente degli assassini, delle persone che minano alla stabilità del sistema, e impediscono la crescita del movimento operaio“.

La presentazione s’è chiusa fra gli applausi, dimostrando che l’incontro fra esperienze ideologiche diverse (l’amministrazione di Villaspeciosa è di centro-destra, Scriccolo è di sinistra) è d’obbligo di fronte a casi del genere, e che raccontare queste storie può aiutare ognuno di noi a non ergersi a giudice condannando in anticipo un accusato. Che in questo caso – soprattutto – era completamente estraneo ai fatti.

fonte: www.edupress.it

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