[Roma-Cagliari] Adalberto Libera


Nel 2003 a Cagliari si è commemorato il centenario della nascita di Adalberto Libera. Io non c’ero.

Non chiedetemi perché, non saprei rispondervi, non ricordo… Ma sicuramente per un motivo non sufficiente. Il fatto è che spesso capita di accorgersi di aver voglia di partecipare DI qualcosa che è invece già passato, ci ha attraversato la strada, ci ha pure chiamato per nome! ..e noi non gli abbiamo dato retta. Magari dopo alcuni anni, dopo aver cambiato città, compagnia, mille volte lavoro ed aver anche cambiato idea su tante cose..

Un certo giorno decidiamo di accompagnare al quartiere Ina-Casa del Tuscolano una carissima amica (una di quelle persone che ci portiamo appresso oltre un decennio) e con una sua collega, (con cui non abbiamo mai scambiato una parola ma che a fine giornata saremo contenti di aver conosciuto); e li capiamo che non sarebbe stato poi male conoscere prima certe cose, partecipare a quell’evento, sentire cosa avevano da dire alcune belle teste sulla vita, i pensieri e le opere di un certo architetto Libera, un tizio che a quanto pare a metà Novecento aveva capito tutto dell’edilizia popolare, dell’abitare le periferie e di tante altre cose; almeno a giudicare da ciò che raccontano delle sue opere quelli che invece LE ABITANO quelle opere.

Si tratta di un quartiere popolare della onnipresente periferia romana; non sto qua a improvvisarne una descrizione, ma per i più coraggiosi e volenterosi riporto qui un brano di Maria Margarita Segarra Lagunes tratto da “Guida ai quartieri romani INA Casa“; chi va più di fretta può saltare a piè pari il testo tra le lineette!

“..su via Selinunte, si raggiunge l’unità di abitazione orizzontale (Tuscolano III), il singolare complesso di alloggi progettato da Adalberto Libera… l’ingresso, sottolineato da una pensilina arcuata sorretta da appoggi puntuali, è accompagnato su entrambi i lati da una sequenza di locali commerciali… diaframma tra la strada e il giardino interno. Interne al grande recinto, le case ispirate all’architettura nord-africana a corte interna si snodano perimetralmente. Vi si accede da vicoli… stretti e lunghi, disposti a pettine rispetto al giardino esterno… Le abitazioni, rivolte all’interno e riunite in gruppi di 4 alloggi, si aprono su patii privati e sono coperte da tetti inclinati. Da notare la reiterata utilizzazione delle tipiche mensole sagomate delle coperture a sbalzo sul fronte retrostante dei locali commerciali, riproposte nei prospetti dell’edificio di alloggi minimi..”

Ma la cosa affascinante di questo complesso è che se andate a fare due chiacchiere con una donna romana sulla cinquantina che abita una di quelle case “a corte” da 40 anni, questo è ciò che vi racconta, più o meno, mentre vi fa entrare in casa sua:

“… prego prego, entrate; tanti studenti vengono qui a vedere.. ecco questa è la cucina, prima cera una camera ma poi hanno allargato il salone e levato la camera.. qui c’è la terrazzina… si, stiamo bene, ci conosciamo tutti anche se alla fine ognuno ha la propria casa.. così si può convivere tranquillamente col vicinato ma una volta chiusa la porta uno è a casa propria e non ha nessuno che dia fastidio.. così siamo anche più tranquilli di chi abita in condominio.. quelli manco si salutano.. non si conoscono né si salutano nemmeno tra dirimpettai…”

Ragazzi, io una di quelle case la abiterei molto volentieri! E la cosa bella è che quel giro di modifiche di cui ci ha parlato la gentilissima signora, alla fine ha riportato la situazione allo stato iniziale! Libera aveva capito tutto ...

A questo punto vi potrebbe sovvenire un pensiero: Ma che ce lo dici a fare?

Presto detto! I vantaggi nell’avervi raccontato questa storia sono vari: (l’ordine che segue è di importanza..)

1) Ho potuto scrivere il mio primo post! (so già che il capo redattore anzi che felicitarsi di ciò coglierà l’occasione per martellarmi prima e scartavetrarmi poi le parti più delicate del mio esile corpo a colpi di «ma non scrivi eh?»!)

2) Invito per l’ennesima volta me stesso e chiunque si imbatta, povero lui, in questo aborto di post a FARE; qualsiasi cosa, ma l’importante è FARE. Difficilmente ci si pente di aver letto un libro, visto un film, assistito ad uno spettacolo, seguito una conferenza, commemorato Adalberto Libera… mi pare che a lungo termine le cose di cui ci si pente di più sono sempre quelle che non sono state fatte.

3) Invitare chi frequenta ‘quel di Cagliari’ a fare una piccola ricerca sulle tracce del legame tra Libera e la nostra terra, magari anche solo con una passeggiata e una chiacchierata con chi abita certi posti … e magari venirlo poi a raccontare qui. A tal fine una breve scheda che possa fungere da indizio per chi voglia intraprendere questa piccola caccia ad uno dei tanti tesori dimenticati di questo nostro modo di vivere:

Nome: Adalberto Cognome: Libera,anni: 1903-1963 Moglie: cagliaritana

e … A Cagliari ha realizzato due progetti: il padiglione della Cassa per il Mezzogiorno alla Fiera di Cagliari (1953) e le palazzine I.E.E.P. in via Pessina nel complesso della città-giardino (1950-53).

Ora a voi. Stupitemi casteddai!

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4 thoughts on “[Roma-Cagliari] Adalberto Libera

  1. Impossibile resistere al gentile invito, anche se chi scrive non è una casteddaia pura ma una biddaia piuttosto meticcia (sempre nell’ambito del Medio Campidano però). Vorrei parlarvi delle palazzine di via Pessina, e non perché ci abito, ma perché costituiscono uno dei motivi per cui percorro sempre volentieri quella strada. A piedi naturalmente, altrimenti come farei a sbirciare dentro le finestre (abitanti di via Pessina, se vedete una che sbircia nelle porta-finestra al piano terra non chiamate la polizia, sto solo guardando come vi siete organizzati e come è diversa la vita con un micron di giardinetto in centro città!) ? Tutto il quartiere è bello e vivibile, anche se la terza fila senza nemmeno le quattro frecce impera e le bottegucce di frutta e verdura hanno prezzi da gioielliere. Però via Pessina è un’altra vita. Sarà il senso unico, saranno gli alberi che diventano viola, o le stradine laterali silenziose a tranquille, un po’ labirintiche, che avvolgono quelle palazzine dalle linee pulite e per niente pretenziose, che non offendono l’occhio come certe cheesecake a quattro colori che chiamano “nuove costruzioni” e che si risolvono in loculi da 45 mq. Mi piace via Pessina, e mi piacciono le palazzine di Libera: o forse è solo la nostalgia per un tempo in cui lo spazio vitale dell’abitare era considerato, appunto, vitale e non semplicemente un posto “di passaggio” al quale adattarsi anche quando palesemente insufficiente.
    Grazie per lo spunto, e alla prossima! :-)

  2. Grazie mille D e grazie mille anche a te RM! grazie del bel quadretto di via Pessina: mi sembra di avere davanti agli occhi un’acqua forte che racconta di una nuca che si sporge da una finestra in punta di piedi per spiare l’interno di un pacifico quadretto famigliare che si gode la propria Dimora.. muito obrigado.

  3. Ciao a tutti, io ho abitato in via pessina fino al 2006 e questa estate ho avuto la possibilità di parlare di adalberto libera (nato a villa lagarina in provincia di Trento) a un giovane collega trentino in vacanza a cagliari con la moglie per metà sarda (l’altra metà è fassana, cioè della val di fassa,trentina)

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