[Nuraminis] Il maneggio del Maneggio


Oggi voglio raccontarvi una storia di ordinario sfruttamento.
In quel di Nuraminis esiste un (si fa per dire) maneggio, direi abbastanza male in arnese che vegeta in attesa di tempi migliori. Fatto sta che, ultimamente, i proprietari hanno (si fa sempre per dire) assunto un lavorante col compito di occuparsi della struttura e tenerla in ordine con la promessa di un salario (basso) integrato da vitto e alloggio.
In questi tempi di crisi, spesso, non si va molto per il sottile quindi, nonostante l’esiguità del compenso il lavoro è stato accettato.
Giusto per capirci meglio, la definizione di tenere pulito un maneggio niente altro è che spalare cacca di cavallo e localizzarla in un posto (deposito di letame), a giudicare della quantità di letame spalato era da parecchio che il posto non veniva accudito in maniera decente; pulire i box dei cavalli e dare loro da mangiare.
Gira e rigira trattasi sempre di spalare cacca.
Comunque sia, spala oggi, spala domani, il tempo è passato e, al momento di scucire i soldi promessi, la proprietà, come tutti i furbi che prima commissionano un lavoro senza nessuna idea di pagarlo, ha iniziato a tirare fuori scuse di tutti i i generi per poi, una volta messa alle strette, accampare scuse per non pagare.
Morale della favola: un mese di lavoro non pagato.
Un mese a spalare cacca di cavallo, in mezzo a schifezze di ogni genere, con un rischio infezioni non indifferente, senza vaccinazione antitetanica, senza assicurazione, senza nulla, con orari non proprio da impiegato per sentirsi accampare scuse fuori dal mondo al momento di dover incassare il dovuto.
Non male.
Non male anche il fatto che certi avvoltoi che lucrano sulle necessità di trovare un lavoro della gente siano ancora a piede libero e venga data loro la possibilità di continuare questo miserabile giochino all’infinito.
Fortuna? Giuste conoscenze? Connivenze? Interessi obliqui? Chissà….
Da una piccola investigazione su questi figuri, mi risulta che il giochino di proporre di lavorare al maneggio per poi non pagare è una prassi consolidata da tempo; quello che mi lascia stupito è che nessuno interviene.
E, a quanto pare cose su cui intervenire ce ne sarebbero tante; dalla situazione igienica del sito a costruzioni che farebbero a botte con la Legge Bucalossi; dalle condizioni in cui versano gli animali alle mancate assicurazioni e regolarizzazioni dei lavoranti.
Voci di paese dicono anche che l’Amministrazione Comunale di Nuraminis voglia acquistare questo maneggio.

Se è vero, due cose hanno un nesso?

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19 thoughts on “[Nuraminis] Il maneggio del Maneggio

  1. Il tema dello sfruttamento è antico e presente. Credo per il semplice fatto che la gente accetti e non sanzioni socialmente un’economia dello sfruttamento di questo tipo. Quando ero ragazzino c’era tra i miei coetanei “la moda” di andare a tagliare pomodori per una paga davvero “allucinante”. Uno sfruttamento in piena regola e in nero. Gli agricoltori sostenevano che se non pagavano così l’investimento “non sarebbe convenuto”. Cioè a sostenere il costo vero dell’intrapresa non erano gli imprenditori, ma gli stagionali. Non male vero? Fino a quando il mondo imprenditoriale rurale non riuscirà ad uscire da una tale ambiguità (che si nutre dell’incrocio insano di statalismo assistenzialista, sfruttamento della manodopera – anche minorile – e incapacità di modernizzare la produzione, non ci saranno concrete possibilità di uscire dallo stallo in cui versa la nostra economia rurale.

  2. Di pomodori e sfruttamento della manodopera minorile ..italiana e straniera, ahimè, possiamo parlarne a lungo pure di questi tempi. Non impariamo niente in quest’Italia dei balocchi. Ricordo quando, in un ottima struttura dove ho lavorato benissimo con l’équipe operativa, avevamo avuto problemi di finanziamento da parte del Comune….ripeto, COMUNE. Dicevo a tutti: ” E’ assurdo, il nostro è un lavoro serio abbiamo a che fare con la gente, perchè dobbiamo avere di questi problemi? Perchè non ci ribelliamo? Non reclamiamo? Avremo un seguito, qualcun’altro avrebbe appoggiato la nostra protesta…Ricordo gli sguardi straniti di tutti, e le risposte preconfezionate:”Tanto non cambia nulla”. Italia si, Italia no, Italia Gnamme, la terra dei Cachi…EduFoz

  3. ciao a tutti in particolare a jemp, da un pò che non ci si vede … tutt’ok ? ho trovato il sito de subarralliccu per caso durante una ricerca su google….

    sul fatto dello sfruttamento nei campi di pomodori…vorrei dire la mia…

    essendo stato sfruttato e sfruttatore posso dire che è da un pò di tempo che non si vedono + ragazzini in campagna che tagliano pomodori, bensì si vedono non so se qualcuno di voi ragazzini impiegati nei call-center, nella distribuzione di volantini, ecc….. cos’è cambiato ??? almeno prima l’impiego (se così si può definire) era a 2 minuti da casa propria, ora per poter guadagnare 600/700 euro in nero ( le nuove forme contrattuali tipo co.co.co non possono essere definite diversamente) al mese un “lavoratore” deve acquistare una macchina che riuscirà a pagare dopo 5 anni….. inoltre i pochi soldi che si guadagnavano passavano tra le mani dei nuraminesi ovvero dall’agricoltore all’operaio e dall’operaio al negoziante nuraminese e così via….

    e poi chi andava a tagliare i pomodori mica era obbligato a farlo …. nessun contratto nessun obbligo…. ora con l’ingegno della nostra classe politica abbiamo i contratti a termine tramite i quali il lavoratore viene sfruttato e minacciato…….

    mi sbaglio ?

  4. ciao sandro non ti sbagli. però esiste una differenza tra i contratti firmati (anche se per stipendi da fame) e invece le prestazioni in nero. Il fatto che poi fare certi lavori sia frutto di una scelta volontaria è una cosa tutta da dimostrare. C’è infatti chi come me lo ha fatto per comprarsi qualcosa di superfluo, e chi invece lo ha fatto per (sopra)vivere (ad esempio tutta la forza lavoro immigrata che oggi lavora nei campi del sud-italia o presso gli allevatori).
    Non sempre si fa il lavoro che si sceglie o si vorrebbe (anzi quasi mai).
    Lasciando stare anche questi argomenti, rimane il fatto che, sia che si tratti di call center, sia che si tratti di altri settori (ad esempio l’agricoltura, ma non solo) il sistema si regge sullo sfruttamento di chi accetta di lavorare senza assicurazione, senza tutele sanitarie, senza clausole contrattuali, in una parola, in nero.
    In un quadro così, l’ammontare della paga è un problema (quasi) minore.
    o no?

  5. si il sistema si regge sullo sfruttamento, ma esistono diverse realtà, in certi settori garantire un’ assicurazione o dei contributi è praticamente impossibile, naturalmente il riferimento è quello nuraminese dove la conduzione delle aziende agricole è familiare, non credo che la stagione dei pomodori alla quale partecipavano ragazzini possa essere paragonato allo sfruttamento degli immigrati con il caporalato….

    i costi della manodopera, per un’azienda agricola che produceva pomodori, incidevano per il 60 per cento dei costi, dal restante 40 per cento andavano sottratti fertilizzanti, trattamenti, acqua, spese di manutenzione dei mezzi, salario, ecc…..
    senza il trascurare il fatto che il prezzo di compravendita del pomodoro nelle industrie di trasformazione era frutto di un contributo privato più un contributo regionale, se non ricordo male, si raggiungeva 180 lire al kg per i pomodori destinati alla produzione di concentrato e ben 220 lire al kg!!!! per quelli destinati al pelato…..e infatti oggi chi produce più pomodori nel medio campidano ?????? è diventato più conveniente non produrre che produrre e dare lavoro “nero”…..

  6. è proprio questo il punto. se qualcosa non conviene, se non ha mercato, va chiuso. E’ la legge del mercato. Io la vedo così. L’Italia sono decenni che sostiene, col contributo pubblico, settori che non hanno nessuna economia e che esistono solo grazie al contributo.
    Il 60% del pil europeo è speso per sostenere l’agricoltura! Che senso ha? E’ un sistema che non rilancia l’agricoltura e affama tutti i paesi che non riescono a competere con le nostre barriere doganali.
    Io penso che quando una cosa è fuori mercato deve chiudere. Punto. Senza sostegni dello stato.
    Sarò drastico, ma ti sembra etico (o giusto) che per sostenere questo sistema “malato” chi paga le tasse sia costretto a dare allo stato oltre il 50% del reddito che produce ogni anno?
    a me sembra un furto legalizzato.

  7. Caro Jemp, l’agricoltura non va male, va male come è condotta (ovviamente il discorso è circoscritto alla zona). Certo che le spese superano i ricavi se ciascun proprietario si deve comprare trattore, erpici, ect (non sono esperto in macchine agricole).
    Forme di cooperazione in zona, no?

  8. le coop ci sono. Per comprare trattore eripici ecc ci sono i contributi. ripeto il 60% del prodotto interno lordo dell’unione europea è speso per sostenere l’agricoltura: una cifra enorme. Non esiste al mondo una categoria più sostenuta e per la quale il rischio non sia divenuto di fatto inesistente.
    Credimi, studiando la storia della civilità contadina, ti posso assicurare che le questioni di instabiltà nel passato erano ben altre, e non erano “allegerite” da nessun sostegno statale.
    nessuno.

  9. Allora che si fa? Chiudiamo l’agricoltura e ci diamo alle coltivazioni idroponiche o cosa si fa?
    Attendo proposte alternative (e sensate)

  10. guarda una cosa molto semplice. Gli inglesi che sono gente pragmatica e che non crede nel contributo pubblico ha smesso di produrre grano e cereali. In questo modo hanno ottenuto una serie di risultati:
    1. i cittadini non sono più costretti a sostenere con le loro tasse un settore che non ha mercato;
    2. l’arrivo di grano da altri paesi in via di sviluppo che lo producono a prezzi concorrenziali fa abbassare il prezzo del pane per gli inglesi (che invece in italia aumenta)
    3. si da una possibilità ai paesi in via di sviluppo di avere un mercato non coloniale.
    4. rimane lo spazio per chi fa agricoltura specializzata e produce “la tipicità”: questi agrcioltori che investono in ricerca e specializzazione hanno infatti un mercato enorme, e la qualità del prodotto è tale che non ha bisogno di barriere doganali per diffondersi nel mondo.

    La mentalità assistenzialista ha di fatto impedito la specializzazione delle colture, e anzi sta promuovendo la scomparsa anche di quelle che hanno mercato.
    Ti ricordo che sono ormai decenni che si fanno scelte in base al contributo: nuraminis ha visto la rimozione della maggior parte delle sue vigne ad esempio, poi è arrivata la colza, poi è sparita di nuovo, seguendo la comparsa o scomparsa dei contributi: tutto completamente fuori mercato.
    In tutto questo lo sforzo agricolo per una specializzazione premiante dov’è?

  11. La proposta non fa una grinza anche se, penso, facendola ti sparerebbero subito.
    Hai toccato un tasto dolente: l’assistenzialismo che in Sardegna, purtroppo è endemico.
    Se piove, vogliono gli aiuti per le alluvioni, se fa bel tempo quelli per la siccità, se il raccolto è poco quelli per il mancato guadagno.
    Le so bene queste cose, tranquillo.
    Ritengo però che questo assistenzialismo sia stato creato ad arte da politici e sindacati per avere un serbatoio di voti sicuro (e pagato da noi). Ti sei mai chiesto perchè quando compare un politico che annuncia di voler togliere contributi inutili diventa improvvisamente impopolare? Sopratutto nelle zone rurali?
    Inoltre fammi capire come diavolo fanno certi contadini che (a detta loro) sono disperati perchè l’agricoltura non rende ad avere certe megacase e macchinoni che non posso permettermi nemmeno in sogno?
    Poi, ovviamente, per risparmiare, assumono in nero braccianti & similia che, se non rendono come loro vogliono, li cacciano.
    E non pagano una lira di contributi e tasse….
    Sbaglio qualcosa?

  12. Mi ha telefonato un ex coltivatore di pomodori (chissà come mi ha trovato…) per dirmi che dissente su quanto ho esposto e per dirmi che, si i contributi li ha presi ma non ha mai sfruttato le persone come, mi dice, fanno in Puglia con gli extracomunitari che vengono trattati come schiavi (la cosa è anche riportata da varie inchieste giornalistiche). Verrebbe da dire che l’assistenzialismo all’agricoltura viene fatto per controbilanciare delle storture di un sistema che, allo stato attuale non è modificabile e che, con la politica della globalizzazione porta a sterminare le piccole e medie entità (perchè costano troppo).
    O no?

  13. a me risulta che la gran parte delle prestazioni di lavoro del mondo agricolo venga conclusa in nero. forse sbaglio. magari non si tratta di schiavismo, anzi certamente non è schiavismo. ma il tema c’è tutto, comunque: voglio dire, è mancata e manca una classe di agricoltori capace di aggredire il mercato, di essere competitiva, di credere nella specialità della produzione locale per renderla appetibile anche a costi sostenuti. E’ la stessa logica per cui nel mondo si è disposti a pagare anche molto caro un sigaro cubano, o una scarpa made in italy, perchè l’acquirente punta sulla qualità del prodotto e non sul suo essere “conveniente” in termini monetari.
    E’ un sistema malato e il fatto che non stia in piedi senza il contributo pubblico (c ioè senza la “rapina” perpetrata ai danni di chi paga le tasse) dimostra più di ogni argomento che quello che dico è molto vicino alla realtà. o forse no?

  14. caro jemp, o meglio giampaolo. Non capisco cosa ti porti ad essere cosi invidioso degli altri. posso confermare che l’agricoltura è sovvenzionata dalla Stato ma non per futili motivi politici che tu hai elencato. L’agricoltura è uno dei pilastri portanti e dell’economia. Una Nazione senza materie prime non ha nessun potere e stabilità economica. Se il petrolio non fosse in mano a pochi secondo te avrebbe questi prezzi? Una nazione non può reggersi solo sugli statali, che ricchezza producono? Tutti i settori sono sovvenzionati in un modo o nell’altro….forse gli edifici pubblici in cui lavorano(per modo di dire) gli impiegati non sono pagati dalla comunità? Gli archivi che conosci bene non sono forse realizzati con fondi pubblici? E la cassa integrazione non sono soldi pubblici come i contributi alla FIAT, all’ALITALIA, alle industrie sarde e potrei continuare all’infinito.. Personalmente ogni anno verso allo stato ventimila euro di iva più ICI,IRAP,CANONI IRRIGUI e con i miei prodotti porto lavoro ai camionisti, a tanti dipendenti di aziende che forniscono prodotti per l’agricoltura. Aiuto l’operaio della FIAT comprando i trattori e quando posso mi compro il macchinone perchè me lo posso permettere e perchè a differenza di altri lavoro qiundici ore al giorno comprese le domeniche molto spesso… Secondo te eliminando l’agricoltura sovvenzionata dallo Stato, tutti i lavoratori impegnati in questo settore e nelle aziende collegate ad esso cosa dovrebbero fare? forse noi agricoltori evasori fiscali e scansafatiche dovremmo andare a intasare le liste dei disoccupati laureati? Anche perchè la laurea la può conseguire chiunque….. o solo tu? I quotidiani su cui tu scrivi o vorresti scrivere sapevi che sono finanziati con fior di soldi pubblici(altro che agricoltura)? ALLORA, DIMMI UN PO’, SEI PROPRIO SICURO CHE DURANTE LA TUA VITA NON SARAI ANCHE TU UN RAPINATORE DI SOLDI PUBBLICI COME ME? SECONDO ME LO SEI GIA’ !! tanti saluti vecchio amico…….

  15. Caro Stefano mi sembra proprio che dalla tua acrimoniosa risposta emerga il fatto che ti sei sentito punto sul vivo per qualcosa.
    Tanto per cominciare, quattro conti: dichiari 20.000 euro di tasse l’anno (43,7% di pressione fiscale media) quindi ti restano in tasca circa 22.000 euro all’anno, pari a circa 1800 euro al mese. Come faccia a uscirci il macchinone me lo devi spiegare.
    Il tuo trattore che consente (bontà tua) di dar da mangiare agli operai FIAT lo hai acquistato a condizini tanto agevolate che il resto del mondo si sogna. Idem le agevolazioni che hai per il resto; nel contempo io devo accendere un mutuo per acquistare due Kg di pomodori. Come me lo spieghi?
    Jemp e gli altri impiegati statali che tu insulti gratuitamente producono servizi, importanti quanto o forse più dei tuoi carciofi o patate che produci e come tutti i servizi e beni immateriali, se non li paga lo Stato, chi li paga, tu?
    Non so quanto tu sia pratico di università ma sta tranquillo una laurea non la può conseguire chiunque, diversamente saremmo un popolo di laureati non trovi?
    Nessuno ha detto che gli agricoltori sono degli scansafatiche ed obbiettivamente tirare avanti quel settore è sempre più duro (vedi concorrenza). C’è però da dire che non fate niente per essere concorrenziali e poi diciamocela tutta: perchè arrovellarsi quando c’è lo Stato che vi aiuta? Se piove c’è l’indennità per il cattivo tempo, se fa c’è troppo sole, l’indennità per la siccità; ne ho sentito tanti di tuoi colleghi ed è sempre la stessa storia: tanto ci sono le sovvenzioni.
    Quello che intendeva Jemp non è chiudere le sovvenzioni, bensì evitare che queste si trasformino in assistenzialismo come è oggi.

  16. Caro Stefano, son contento che stavolta abbia scelto toni degni di una persona civile e dialogante.
    Ti confesso che sono stufo di questi attacchi sul personale. Coloro che frequentano questo blog sanno bene che quello che noi facciamo e scriviamo cerca sempre di essere rispettoso della dignità e delle scelte individuali.
    Si parla di categorie, di sistemi massimi e minimi: mai delle qualità di una persona precisata e rintracciabile.
    Mi dispiace che ti sia sfuggito questo aspetto: la prossima volta, leggendo meglio quello che scriviamo, forse potrai cogliere meglio questa caratteristica essenziale di questo sito, che ospita anche i tuoi liberi commenti.

    In secondo luogo, non capisco questo continuo riferimento ai titoli di studio: chi se ne frega del titolo di studio che ho? o che hai tu? Davvero, sei tu che lo metti al centro dei commenti che fai, come se l’assenza o la presenza di questo titolo abbia – per te che ne parli – la stessa importanza che ti affatichi a negargli.

    Oltre ad essere argomento davvero stucchevole è pure noioso e credo interessi solo te. Non certo i lettori di un blog che vuole parlare di paesi, cultura, identità o cose fatte e dette in Sardegna.

    Spero che questa cosa adesso sia chiara e non sia più necessario tornarci su.

    Tornando al merito dei miei commenti: come precisava SeuDeu io parlavo di assistenzialismo e non di contributi pubblici in quanto tali contro i quali non sono ideologicamente contrario.

    Trovo che ci sia stato un uso distorto del contributo: che non va confuso con gli stipendi dei dipendenti pubblici, che sono una cosa che non c’entra nulla. Tanto meno con gli archivi che non sono una cosa “pubblica”: la stragrande maggioranza degli archivi sono infatti “privati”: anche qui la tua critica è del tuo sballata (per inciso io non sono un dipendente pubblico, ma lavoro in proprio: ogni attacco alla categoria dei pubblici se rivolta a me mi è del tutto indifferente).

    Per quanto attiene l’agricoltura europea ribadisco che mi sembra davvero assurdo che il 60% del Pil della UE venga speso per sostenere un settore che si è mostrare incapace di modernizzarsi e uscire dall’arcaismo che la caratterizza (e questo è vero in particolare per la Sardegna).
    E mi fa davvero specie che un governo sedicente liberale sia il campione di queste politiche monopolistiche e protezionistiche.

    E’ ovvio che sto generalizzando, ma quando si discute così non è possibile fare giustizia di quelle aziende modello che pure ci sono e brillano per efficienza e trasparenza.
    Forse la tua è una di queste e nel caso me ne compiaccio, ma non è di questo che stavo parlando: le critiche sono rivolte al sistema non certo al singolo.

    Credo che questo traspaia da quello che scriviamo: se si è disposti a leggere e comprendere, prima di sparare a zero sulle persone.
    a presto.

  17. caro giampaolo, ti ringrazio per la risposta ma non capisco a quali toni offensivi ti riferisca visto che è la prima volta che mando una risposta ai tuoi articoli…. mi ha parlato di questo sito un nostro amico comune e non è mia abitudine offendere e usare toni indegni. Mi conosci bene e sai benissimo che sono stato sempre una persona schietta e cordiale quindi le tue accuse non le accetto.Comunque, hai scritto una cosa giusta :”sto generalizzando”. Sparare a zero sull’attività di un altra persona non conoscendo veramente come stanno le cose effettivamente infastidisce. Il sistema agricolo non ha la stessa tassazione delle altre attività, dall’iva non si può dedurre un reddito; chi si cimenta a farmi i conti in tasca non sà neanche come funziona un impresa agricola. per me è facile criticare un impiegato statale generalizzando, come per te è stato farlo sul mio lavoro. I contributi tanto decantati sono favole del passato. Se ti prendi la briga di controllare sul sito dell’unione europea vedrai come sono spesi i fondi per l’agricoltura:contributi per enti, manifestazioni, conservazione del patrimonio ambientale, pesca ecc.. Il riferimento alla laurea non mi sembra un offesa. Anzi, offese nel mio commento ce ne sono ben poche. Se affossare e mettere alla gogna una categoria per te e per altri vuol dire commentare allora preferisco non leggere queste pagine. In ogni settore, e non puoi smentirmi ,esiste un intervento pubblico che anche se non va in tasca al lavoratore ma al suo datore di lavoro consente comunque di dare occupazione. Che il sistema non funzioni e ci siano speculazioni non è una novità ma generalizzare come è stato fatto secondo te è la soluzione?? ti saluto e spero di potermi confrontare presto con te personalmente. Magari le nostre idee potrebbero collimare! A seu deu vorrei rispondere che il suo commento è tipico di una persona piena di problemi e trova solievo nel criticare categorie di lavoratori e persone.

  18. X Stefano.
    E’ sempre divertente sentire il bue che da’ del cornuto all’asino.
    Evidentemente scrivi dimenticando di rileggere; in un colpo solo hai insultato oltre la metà delle categorie lavorative esistenti in Italia e poi pretendi che non ti si risponda per le rime?
    Da quanto hai scritto sembri appartenere all’elite di quelle poche persone che, col loro lavoro, danno da mangiare al resto della comunità mentre gli altri non sono altro che parassiti.
    Dato che siamo (spero) ancora in un regime democratico, ciascuno è libero di pensarla come vuole ed esporre il suo punto di vista quindi ci sta anche il tuo punto di vista però, per la proprietà transitiva della democrazia, aspettati anche le critiche.
    Stammi bene.

  19. Caro Stefano, delle due l’una: o io non mi spiego, o tu non capisci.

    scrivi che “per me è facile criticare un impiegato statale generalizzando, come per te è stato farlo sul mio lavoro”.

    Io non ho mai criticato il tuo lavoro, nè il lavoro di nessun agricoltore: ho sostenuto una cosa semplice (magari sbagliando): la causa della crisi in cui versa l’agricoltura sarda, italiana ed europea è costituita dall’assistenzialismo, che le ha impedito di auto-selezionarsi e divenire competitiva sul mercato internazionale.

    E ho aggiunto che, nonostante i contributi pubblici – anzi l’aperto e scandaloso assistenzialismo di cui essa gode – la gran parte dei contratti che si concludono nel settore sono in nero, cioè in aperta violazione delle leggi vigenti.

    Per tacere poi, delle denuce di reddito che sono spesso davvero ridicole.

    Detto questo, preciso che non mi permetto di discutere – nè mi interessa – del comportamento del singolo.

    Faccio un discorso di sistema. Se poi tu ti senti toccato, questo, perdonami, non è un problema mio, appunto perchè io generalizzo – e lo faccio anche perchè non me ne frega nulla di personalizzare.

    Dici di non essere offensivo ma ti invito a rileggerti quando scrivi: “Non capisco cosa ti porti ad essere cosi invidioso degli altri” o quando scrivi anche che “la laurea la può conseguire chiunque….. o solo tu?”

    Ancora, scendi sul personale scrivendo de “I quotidiani su cui tu scrivi o vorresti scrivere sapevi che sono finanziati con fior di soldi pubblici”.

    Quale invidia? invidia di chi? di cosa? Scrivere nei quotidiani? Quali quotidiani?
    Meglio liquidare tutto con un sorriso.

    Parlare apertamente mi fa sempre piacere: son sempre andato a parlare direttamente con le persone, appena ho potuto.
    a presto.

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