[Berchidda] il lato chic del randagismo


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FERRAGOSTO. Si accompagnano quasi all’alba Giobo e Tata all’aereoporto destinazione Berlino. E noi che si fa? Mezzo spiantati e del tutto disorganizzati. Senza un b&b e senza nemmeno una tenda, si sale a Olbia a trovare cugini che poi ci offriranno un letto dopo una notte berchiddese.

 

A San Teodoro, in un posto da dove si vede tavolara e il mare blu, ci sfasciamo con un pranzo da re, che non fa per me, tra l’altro. A ME l’aragosta NON MI piace. Però la compagnia è piacevole e gentilmente, offre!

 

Sbuddatissimi partiamo alla volta del paese che dentro la sua conca-culla si stiracchia al ritmo del jazz.

 

Appena arrivati il mio dolce accompagnatore sottolinea subito, con l’ironia che lo contraddistingue, che per i suoi gusti ci sono troppi randagi senza guinzaglio.

 

Io invece, che, secondo lui, con la maturità ho maturato anche un certo qual spirito vagabondo, saltello giuliva dentro la mia gonna larga come una cavalletta in uno dei miei habitat naturali.

 

Berchidda ormai è un festival troppo famoso per essere completamente genuino. Però se la tua voglia di star lì è genuina chisenefrega.

 

Le strade pullulano di gente: signore di mezza età vacanziero – chic e giovani contemporaneo – freak. In questo miscuglio sale a galla una cosa: andare a Berchidda fa troppo alternativo chic. E voglio sapere quanti, di tutta quella gente che paga il biglietto per lo spettacolo raffinato dell’ Ivan Segreto Quartet non sente, mentre la musica suona e apre il silenzio del cielo, solo il culo sofferente su quelle maledette tribune scomodissime. Con rispetto parlando, ovviamente, e mi ci metto in mezzo!

 

Ma poi la piazza viene liberata dalle sedie e un fiume di brusio ci straripa dentro.Cominciano i fuochi artificiali, signori, con Mozart in sottofondo. La gente è tutto un ooohhhh. Io, non c’è bisogno che ve lo dica, entro in trance, tutta occhi e orecchie con anche i pori della pelle che si aprono alla luce. Ecco a voi Berchidda, ladies and gentleman!

 

Quando la magia della luce finisce ci dirottano gli occhi verso la chiesa: due creature aeree fanno acrobazie sospese nel vuoto lungo una parete.

 

Il concerto finale è per la Koçani Orkestar e Paolo Fresu. Io e il mio gentile accompagnatore un po’ ascoltiamo e un po’ giriamo per le vie. Io ballicchio lui mi guarda ballicchiare. Sorride, mentre si beve una birra osservando le belle ragazze sbronze fuori dalla pizzeria dove faccio la fila per placare la nostra fame notturna. Si vede, anche se ci sono molti randagi in giro, che si sta divertendo.

In fondo, è vero, fa molto alternativo chic andare a Berchidda a Ferragosto, e metà della gente che è lì di jazz non ne capisce una mazza – me compresa. Però , mi viene il dubbio che proprio lì stia il punto. E il potere di bellezza di Time in jazz.

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2 thoughts on “[Berchidda] il lato chic del randagismo

  1. beh il randagismo è una forma sottile di ironia.
    bisogna averne un pò nel sangue per capirlo. e lo chic, pure quello, è bello solo se vestito d’ironia.
    …poi. berchidda è una categoria dello spirito, è un’essenza sonora che è difficile raffinare da altre parti. non è un concerto, non è un campeggio, non è nemmeno il jazz. è il pianto di un’americana dentro un pianoforte che troneggia su una vallata ventosa. è la certezza di avere saputo starci senza sentirsi inadeguati o stanchi, e starci vuol dire affondare nella notte fino a consumarsela tra le dita, nelle parole, nel suono.
    berchidda è una frase scritta sul quaderno, sopra l’erba del museo del vino, è perdersi tra le vie del paese e dentro il fiume di gente che ti contiene, ti racconta, ti aliena e ti svanisce.
    berchidda infine, è il giorno dopo. la mia testa diventa una conchiglia vuota dove risuonano le onde di quanto è successo, e il rumore che fa assomiglia a quello del mare….
    l’anno prossimo, dovunque sia, tornerò a berchidda.
    ciao ada…..

  2. ciao jemp,
    ti ha pensato sai… non ti ho mandato nessun sms perchè non volevo farti sentire nostalgia… ma ti ho pensato. W Jemp! :)

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