[SANT’ANTIOCO] VISITA ALL’ANTICA SULKY


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Sono passati vent’anni dalla mia prima visita a Sant’Antioco, in occasione di una gita scolastica, per la quale la professoressa di educazione artistica parlò alla classe dei monumenti che avremmo visitato.

Tra questi mi incuriosì particolarmente il tofet, l’area sacra dove Fenici e Cartaginesi celebravano presunti sacrifici di bambini in onore della dea Tanit e del dio Baal Hammon.

 

Come unico ricordo tangibile di quella gita mi è rimasta una foto scattata da una compagna, che mi ritrae appoggiata a una roccia ricoperta di licheni rossicci. Era la prima volta che adoperavo una macchina fotografica e di un intero rullino riuscì a sviluppare solo due o tre foto, tra le quali una con primi piani su alcune terrecotte, che suscitò l’ilarità di mia madre, per la quale esse erano delle semplici pingiadas e a me invece affascinavano molto, perché in esse erano conservate le ceneri dei bambini arsi in quell’area sacra.

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Il termine da lei usato era proprio azzeccato, visto che la collina in cui si trova il tofet è significativamente nota come Sa Guardia de is Pingiadas.

 

Oggi la teoria del sacrificio umano e del “passaggio attraverso il fuoco” dei fanciulli, basata soprattutto sulla lettura di alcune testimonianze letterarie di autori latini e greci, tendenti a mettere in cattiva luce i tradizionali avversari Fenici e Cartaginesi, lascia spazio ad un’altra interpretazione del tofet, come un santuario a cielo aperto, dove si seppellivano resti incinerati dei bambini nati morti o deceduti in tenera età e dove si svolgevano dei riti legati alla protezione e alla salute della famiglia e in particolare alla crescita dei bambini.

 

Sono tornata a Sant’Antioco questi giorni e dopo una giornata trascorsa in una delle belle spiagge dell’Isola, Maladroxia, mi sono recata nuovamente al tofet e poi al Villaggio Ipogeo, noto anche come “Is gruttas”.

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Si tratta di una sezione della necropoli punica, costituita da tombe ipogeiche scavate nel tufo risalenti al 500 a.C., nelle quali i defunti venivano deposti con i propri corredi.

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Le camere sepolcrali furono poi riutilizzate come abitazioni dai primi secoli dopo il mille fino a qualche decennio fa dalle famiglie più povere del paese, chiamate “is gruttaius”. Nel 1998 il sito veniva espropriato per esigenze di pubblica utilità e recupero monumentale.

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Oggi alcune camere si presentano allestite con riproduzioni di corredi funerari punici, altre con vasellame e oggetti utilizzati da coloro che vi hanno vissuto, come i manufatti ottenuti dall’intreccio delle foglie di palma nana creati dalle donne. In alcune pareti si trovano appese delle foto d’epoca, ritraenti le abitazioni.

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L’ultima visita della giornata l’ho dedicata alle Catacombe, localizzate sotto la Basilica di S. Antioco martire, nate a partire dal III sec. d.C., con il riadattamento di una parte delle necropoli ipogeiche puniche alle nuove esigenze funerarie della comunità cristiana.

 

 

 

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4 thoughts on “[SANT’ANTIOCO] VISITA ALL’ANTICA SULKY

  1. grazie carissimo, grazie anche per aver aggiustato il pezzo: l’ho inserito in fretta senza rifinirlo per il poco tempo. Ho passato un ferragosto un pò deludente e presto saprete tutti perchè in poche righe…

  2. Okkio alle foto pubblicate. Per quanto riguarda la pubblicazione di immagini di siti archeologici occorre l’autorizzazione (scritta è meglio) della Sovrintendenza Archeologica. Purtroppo funziona così.
    Giusto per avvisarvi.
    Ciao
    SeuDeu

  3. grazie, ne ero all’oscuro. Ho solo chiesto al sito se si potevano scattare foto. La prossima volta starò più attenta!!

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