[Ghilarza] L’assenzio


lassenzio.jpgStamattina guardavo una delle numerose stampe che resistono appese sulle pareti della mia stanza. Io non ho mai piazzato immagini languide di Nick Camen (quello di genitori in blue jeans, per intenderci), di novelli Brad Pitt o di Pirati dei Carabi col mascara. Mi osserva l’arte e io la osservo con amore. 
L’assenzio.
Monet la osservava da tempo quella donna seduta sempre al solito posto, sola e con lo sguardo vuoto che non aspetta nessuno e non è atteso da nessuno.
Passano gli anni e tutto torna, senza magia e con la solita tristezza.

Questo post lo dedico ancora una volta a Ghilarza, e alla cultura del bar.
Ce ne sono circa 17 su 4800 anime. Il circa è doveroso perché i nostri bar sono come nuraghi, ad oggi non si conosce con certezza il numero e francamente nemmeno la funzione.

Difensiva? Forse, perché talvolta le risse li rianimano per qualche ora dal loro torpore.

Conservazione delle derrate alimentari? Poco, a parte qualche gelato o tramezzino.

Luogo di riunione e sede delle decisioni della comunità? Le decisioni che si prendono hanno questo tenore: quale amaro seguirà il caffè? Oppure? Dove andiamo dopo l’amaro?.

Il cinismo mi precede e non lo voglio fermare.
I bar/locali (se no qualcuno si sente screditato) li frequento anch’io, ma sempre più di quanto vorrei. Ma frequentare non vuol dire popolare o vivere. La popolazione di Ghilarza affida ai bar ogni momento della giornata; prima del lavoro, dopo il lavoro, prima delle partenze, al ritorno dalle partenze, prima e dopo i pasti.

E quello che si respira è un totale e devastante sentimento di attesa.
Attesa di amici, attesa di pivelle toniche che valichino la porta, attesa di musica dal vivo, attesa di niente e di nessuno.
Perché in questo paese l’alternativa all’attesa sono estenuanti giri in macchina lungo una strada dritta interrotta solo da qualche senso unico contestato aspramente.

L’assenzio.
Anche i nostri amministratori attendono, che succeda qualcosa da condannare pubblicamente così elaborano interessantissimi convegni sul disagio giovanile e sul bullismo nelle scuole.
 

Ma l’alternativa dov’è?
Dateci altri spazi, organizzate convegni “pro” e non “contro” la gente.
Smettetela di dire che la popolazione del Guilcier è una popolazione di anziani e quindi tutti i servizi vanno a loro.
E basta con questo Antonio Gramsci celebrato in tutte le salse.
 

Concludo con una nota positiva. In fondo siamo un paese progredito, felice, autosufficiente, perché a vestirlo di luce e colore oggi c’è la nuova Benetton intimo e mare. Si aggiunge alla nuova Benetton donna, uomo, bambino, cretino, cintura e fregatura.
Da  nuovo lustro al paese e ci sentiamo più sicuri dentro ai nostri corpi.

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10 thoughts on “[Ghilarza] L’assenzio

  1. Da me la cultura del bar è talmente forte che per tradizione, il giorno dopo le feste di paese, è d’obbligo girarli tutti.
    O meglio era d’obbligo, prima che soccombessero tutti all’anzianità dei loro proprietari e ne restasse soltanto uno..

  2. Pero Flora mia cara, mi corre l’obbligo di ricordarti che quello di genitori in blue jeans era Kirk Cameron (e honni soit chi viene sfiorato dal pensiero che io abbia mai avuto il suo poster in camera).
    Se la memoria non mi inganna Nick Camen era uno di quei cantantucoli fighettoromanticistrappareggiseni, di quel mitico decennio in cui noi per fortuna andavamo alle elementari..
    donna Pipps

  3. Cesssss! hai ragione! Nick Camen era ossigenatissimo e cantava in uno di quei gruppi alla tricchetracca (take that). Grazie del chiarimento puntuale, donna pipps.

  4. Ma lo sapevo pure io che si chiamava Kirk Cameron, con le camiecie enormi aperte su t-shirt improbabili.. perfetto stile pre-grunge-broghesotto….
    cmq… Flo. Bello il tuo post. Solo che se aspettiamo che siano gli amministratori a darci quello che vorremmo, stiamo freschi. Quello che ci vorrebbe ce lo dobbiamo prendere, lottando. in una certa scuoletta di ideali che mi è capitato di frequentare mi si insegnava una regolina semplice: si è quel che si fa. Sembra uno slogan, ma forse è anche un pò vero. (p.s. – vogliamo leggere altre cose della Flo…..)

  5. ok jemp. infatti il problema non sono i bar, quello che ho avuto e avrò dalla vita lo devo solo a me stessa, dagli amministatori vorrei solo attenzione per tutti, a cominciare dalla sanità garantita. Questo kirkcameron mi perseguiterà a queso punto!

  6. Kirkkkkkk….altro che casette del grande fratello! E poi localini per tutti a tutte le ore, per tutte le età! Sò già che siete riluttanti alle mie critiche (ve le risparmio). La cara Flo ha scritto anche a nome mio (ne sono certa). Perciò ora vi rubo lo spazio per un siparietto positivista! Sarà forse che noi popolani del guilcer amiamo stare tra la gente, sorseggiare un buon caffè sotto dei grandi ombrelloni di palma, sulle larghe sedie in raffia, sprofondati nei cuscini color panna, al volume impertinente del sound tutto da condividere, sbirciandoci qua e la tra i tavolini, scoprendoci ancor vogliosi di incontri, chiacchere comuni, racconti immaginari e curiosità! Ahhh j’adore la vie social!

  7. positivista? positivo caso mai! se tu fossi positivista dovresti sforzarti di comprendere le ragioni di ciò che non si spiega.
    in efffetti, 12 bar per meno di 4000 persone è un fatto inspiegabile, forse ha in sè frammenti di pazzia e irrazionalità che sfuggono alla comune comprensione.
    però ci sono altri anfratti dove per quasi 3000 persone nemmeno un locale.
    di che morte volete morire?
    scoppiare di socializzazioni baristiche o di soffocati da solitudini cruente?

  8. Ah ah, caro dottore, sapevo che sarebbe stato il primo a farmi un appunto di questo genere! Mi stupisco però che dimentichi il mio spirito di osservazione che si fonde al concreto e fà un’analisi scientifica del problema!E… se non m’inganno, il pensiero di cui parliamo si regge su questi principi, no?! Beijinhos mosso!

  9. Pingback: [BAULADU] Centro congressi senza congressi? « ::su:Barralliccu::

  10. Si, diamo nuovo lustro al paese, riprendiamoci il “circolo di lettura”, riportiamolo agli antichi fasti – se mai li ha avuti, ma sembra di si – scalziamo gli attuali circolanti e rendiamolo un circolo vivo, culturale, e non una pseudo-loggia.
    Se l’arrembaggio è cosa troppo ardua, fondiamone uno nuovo. In modo da affiancare all’intimomare, lap-dance – ma di qualità – e tanto altro. Ecco fondiamo il “Circolo di lettura lap-dance”. Se avete altre proposte fatevi avanti. Il nome a me piace.

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