[Sardegna] Delle Meraviglie


Ce ne andiamo uno per uno da questa Sardegna delle meraviglie.
Dicono che non c’è lavoro, ma infondo non è mica vero. Il lavoro qui tutti se lo aspettano ancora dal governo, da Dio, dal Diavolo o dalla Lotteria Italia.
Quasi nessuno ha capito che bisogna inventarselo, il lavoro.
Che bisogna investire il poco o il molto che si ha in un progetto, in un’idea e rischiare di perdere tutto, o di costruirci un futuro.

Macché. Questi vogliono il lavoro fisso. Possibilmente vicino al proprio paese d’origine, giusto per promuovere meglio il loro ammuffimento spirituale e fisico.
Si perché, qui tutti vogliono tutto vicino. Il lavoro vicino, la ragazza vicina, l’ospedale vicino, il capoluogo vicino, il bar vicino, il cimitero vicino.
Insomma, tentano a più riprese di fare della loro vita un grande vicinato, dove tutto è noto e tutti si conoscono tra loro.

A me, una cosa così, mi sembra terribilmente innaturale, assolutamente forzata, insopportabilmente conservatrice (e a volte anche un po’ reazionaria), ovviamente maschilista. Mi guardo bene dal giudicarla però, visto che, probabilmente, sono io ad avere torto.

E tuttavia noialtri, un po’ sconfitti un po’ sognanti, mica ce ne andiamo perché non abbiamo lavoro.
Noi il lavoro ce l’abbiamo. Magari è precario, magari è senza tutele, magari è anche libero dalla sindacalizzazione, e ce l’abbiamo nonostante siamo figli di splendidi nessuno.
Ce l’abbiamo, forse, perché abbiamo avuto un’idea e ci abbiamo provato.
E tuttavia, scellerati, lasciamo i lavori possibili che abbiamo qui, per andare dietro a quelli impossibili che stanno là.
Impossibili se si accetta di non andarseli a cercare e costruire.

Io, noialtri, non lo accettiamo più.
E insieme a questo…
Non accetto più tutti questi sardo-nuragici del pensiero che mi sparlottano di identità, di sardità, di nazione sarda, senza avere mai, dico mai, essersi posti il problema di capire cos’è la terra, cos’è la memoria comunitaria, cosa sono gli archivi ambulanti ormai moribondi, cosa siano i ruderi del passato che vengono cancellati dalla meccanizzazione della volgarità.

Non accetto più questi sardi montanari asserragliati, ancora convinti, beati loro, di essere stati sempre liberi dalle dominazioni tutte, e di incarnare con la loro stupida balentia fiacca e ignorante l’anelito di libertà di un popolo.

Non accetto questi trogloditi del pensiero che tra il serio e il faceto sussurrano che la Sardegna finisce a Sorgono o dove iniziano le pianure. Questa idiozia è uscita perfino dalla bocca di uno scrittore che ho letto e amato come Salvatore Niffoi, in diretta Tv su LA7.

Non accetto più questo concetto assurdo di una vita in prossimità, questa petulante e infantile esigenza di vivere asserragliati dentro la famiglia, dentro il paese, dentro il proprio paese, non concedendo nulla al confronto, al mare, al rischio.

C’ho un paese anche io. Anche noi.
E mica lo odiamo. Anzi.
E tuttavia…

Non parlano che due lingue madri qui, e anche male, e anche divisi. Non fanno cultura, non fanno turismo, non escono dalla monotona e provinciale vita dello sfigato di professione.
Non c’è teoria politica e la praxi si limita ad un fastidioso lamentìo piagnone che produce più danni di quelli che vorrebbe sanare.

E tuttavia…
nemmeno questi sono i motivi per i quali andiamo via.

Noialtri ce ne andiamo perché abbiamo un sogno.
Perché abbiamo la lucida consapevolezza di sapere rischiare il nostro fallimento, umano ed economico. Perché siamo abbastanza incoscienti da osare comunque, non tentando di conservare un equilibrio finto al costo del sacrificio di quanto ci fa esplodere, emozionare, diventare, piangere.
Ce la giochiamo, noialtri, a imparare due o tre lingue, a frugare tra le carte di archivi stranieri, o a mischiare le mani al fango di chi non vive con la bistecca della mamma a mezzogiorno in punto.
O perché la povertà non dà bistecche, o perché la guerra ti spazza via le mamme.

Altro che poveri.
I sardi sono uno dei pochi popoli a potersi permettere il lusso di essere lenti, congelati.
Il costo di tutta questa buropazzia, tanto, la pagherà qualcun altro da qualche parte del mondo.

da www.almenoquantolacrema.ilcannocchiale.it

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9 thoughts on “[Sardegna] Delle Meraviglie

  1. Pingback: [BAULADU, ma anche no] La Sardegna delle meraviglie « ::su:Barralliccu::

  2. sono d’accordo su quasi tutto…giro spesso per l’isola e il più delle volte mi domando: ma perchè qua non fanno niente?hanno tutto!
    io nel mio piccolo qualcosa lo sto facendo ma non avendo grosse risorse economiche per ora mi devo limitare a questo…il tragico è che la mia generazione è uguale alla precedente se non peggio…

  3. E’ da piu di 10 anni che vivo lontano dalla mia terra nativa sperando di poterci tornare, un giorno.
    Mi sono sempre chiesto che cosa è che non va in questa meravigliosa terra.
    Quando ci vado per le vacanze estive sento pero di stare stretto per via della mentalità.
    Forse è solo un mio feeling eppure c’è.
    Come si fa ad investire qualcosa che non hai? Essere ambiziosi forse non è abbastanza…
    Ora sono rientrato in Italia dopo anni in giro per il mondo e mi rendo conto di quanto conta la cultura, ma c’è sempre qualche cosa che non va….
    Lascio la mia email per scambiare opinioni.
    manuel1400@hotmail.com

  4. Sono abbastanza d’accordo, più sulla personalità degli indigeni che sul resto, a dire il vero. O forse è il resto (buropazzia, accozzolandia, perfino il clima e l’attaccamento quasi “naturale” ai propri luoghi) che ha fatto gli indigeni così come sono? Una cosa è certa, soltanto qui possiamo permetterci di impiegare il tempo a pensare, ripensare, un pò piangere e un pò murrungiare: più che congelati, mummificati.
    Saluti :-)
    PS: posso linkarvi al mio blog?

  5. terra bellissima, si ok, per le vacanze. terra che non riesce a dare ai suoi figli la dignità di una vita a meno che non scendi a compromessi con i politici di turno o con chi è sceso a compromessi con loro. è solo così che puoi realizzare le itue dee se hai un minimo da investire. se quel minimo neanche lo hai (nella maggior parte dei casi) non hai neanche la scelta di vivere. sei destinato ad essere un morto vivente. terra triste la sardegna…

  6. anna, è anche vero che se non è “la terra” a dare possibilità, bisogna sapersele inventare da te. la tristezza aumenta quando si hanno scarse attitudini a cambiare in positivo i contesto in cui si vive.

  7. Caspita! La riflessione sulla Sardegna piu’ lucida che abbia mai visto. Posto in cui l’unica attivita’ economica che non conosce crisi e’ la “truffa ai danni dello stato o EU” :-). Posto in cui la presunzione, prepotenza, l’arroganza e il bullismo son considerate qualita’ “positive”, piuttosto che sintomi di sottosviluppo della personalita’ e del carattere, come in realta’ sono. Posto in cui un commento negativo da parte di un coglioncello ignorante e invidioso e’ considerato una questione di vita o di morte :-). E in cui il coraggio e’ visto come la peste bubbonica. Pero’ dopotutto c’e’ speranza, se qualcuno dei paesi e’ in grado di scrivere qualcosa di talmente sensato.

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