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Archivio per la categoria ‘perchè dovrei votarti?’

Renato Soru a Bologna

Febbraio 4, 2009 mrmontag 2 commenti

All’inizio sembrava una festa in mensa in via Premuda, a Cagliari. Tutte le possibili inflessioni della parlata sarda all’interno di una stessa sala, birra servita in bicchieri di plastica trasparente. E poi quella sala, le Scuderie di Piazza Verdi, lì trent’anni fa c’era davvero la mensa universitaria, Bologna 1977, se capite cosa intendo. Trent’anni fa c’era la mensa universitaria lì dentro e fuori c’erano le barricate, i carri armati. Va beh, altra storia. Adesso c’è un bar, c’è un locale, una bella sala grande e ieri era piena di ragazzi sardi, che bevevano birra in bicchieri di plastica e aspettavano Renato Soru.

Renato Soru è un personaggio, un personaggio particolare, un bel personaggio. Renato Soru è uno che arriva a Bologna in campagna elettorale e non fa promesse. Sta lì in giacca di velluto marrone e maglioncino a collo alto verde e parla di cose fatte e di cose che farà, ma non promette niente, non è uomo che promette posti di lavoro e tagli alle tasse, per dire. Renato Soru dice che farà delle cose e sta a chi lo vota credere o no se quelle cose che intende fare creeranno cultura, posti di lavoro, benessere.Mi sembra rivoluzionaria questa cosa, in un certo senso. Soru non parla del fine, parla solo del mezzo per raggiungerlo, poi fate voi sardi, sembra dire.

Soru poi è un candidato circondato da ragazzi, studenti, laureati, laureandi che si entusiasmano quando racconta la storia dell’architetto di Orani che ha lasciato la Sardegna per seguire un Master in Architettura degli edifici di culto a Barcellona, grazie al Master and Back, e ora sta disegnando l’abside della Sagrada Familia: sul portale ci sarà il Padre Nostro nella lingua di tutti quelli che hanno partecipato ai lavori, anche in Limba quindi.
Gli chiedono di continuare, lo ringraziano e gli chiedono di proseguire con le politiche che ha fatto finora. E pure questa è una cosa che magari non sarà rivoluzionaria, ma un pò fa pensare. Perché qua si parla di studenti che in molti casi non sanno nemmeno cosa sia una tessera di partito e, semplificando, dicono al “potente” di turno che ha lavorato bene e che deve continuare. E vederli e sentirli, questi studenti, dire queste cose dove trent’anni fa i loro coetanei stavano dietro le barricate, fa un certo effetto.

[PErchE' doVREi Votarti?] All’assalto delle Bidde: cento mila al voto

Giugno 13, 2008 Giampaolo 1 commento

Da qualche parte ho letto che sono cento mila i sardi che andranno a votare per le imminenti elezioni amministrative. Perché dovremmo andare a votare? Perché dovremmo sostenere questo o quel candidato?

Chi conosce le realtà locali, sa bene che spesso le elezioni si decidono per una manciata di voti, sa che le ideologie contano poco, sa che conta avere una famiglia numerosa.

Le bidde per qualche settimana sembrano divenire il centro dell’universo: sommerse da propaganda, da promesse, da programmi, da impegni, da una mobilitazione popolare intensa. Tutti sanno che poco si può fare e tutto si può promettere.

Gli esiti sono sempre incerti (fanno eccezione quei comuni – tristissimi, mogi, per nulla appassionati e appassionanti – dove si candida una sola lista.

Dove invece la gara c’è, a volte è determinante “la voglia di cambiare”, dopo decenni di governo di un’unica parte politica.

Altre volte invece, per oscuri motivi si continua a votare sempre le stesse persone, anche se si sa bene che il loro sgoverno ha messo le basi per la dissoluzione del tessuto connettivo del paese.

Le elezioni comunali, per quello che ne so, sono le più belle, le più appassionanti. Il porta a porta ricostruisce un rapporto frontale tra i cittadini, ridefinisce e rilancia le ragioni dell’esistenza di una comunità, che altrimenti sembra insistere su un dato territorio, solo perché là ce l’hanno messa degli oscuri antenati.

In tutta la vacuità e la superficialità che si respira in queste tornate elettorali, si rinviene dunque, anche qualcosa di più profondo, che ha certo a che fare con la politica più vera, ma ne supera la logica e gli atteggiamenti, per ricollegarsi e richiamarsi all’anima vera del paese, quella profonda, silente, che tocca le corde più sensibili della comunità e di ciascuno.

Una volta fatto il sindaco, però, quasi sempre, questo guadagno viene disperso tra i mille rivoli dell’azione burocratica. Non è sempre così, ma troppo spesso.

I nuraghi sventrati, villaggi medievali mai scavati, gli archivi storici mai riordinati e mai aperti al pubblico, il territorio mai veramente difeso dagli abusi ambientali ed edilizi, il non rispetto dei centri storici, la rimozione del dialogo e del confronto, spesso perfino l’assenza di scontro, sono i segnali della rivincita che lo s-governo e l’apatia si riprendono dopo essere stati sospesi per un attimo dalla campagna elettorale.

Ci vuole molto a levare via dalla nostre bidde il luogo comune che le vuole pigre, smorte, vuote e secche. Forse perchè non c’è solo un luogo comune, ma pure una verità. E forse perché non basterebbero cinque anni di ottimo governo del paese, figurarsi una campagna elettorale.

Bisogna essere vigili, invece. Inchiodare i sindaci alle loro promesse. E metterli in croce con le loro incompiute. Altrimenti, i cittadini, che votano a fare?

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