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Archivio per la categoria ‘NuRaMiNis’

[Nuraminis] L’alluvione è una passione.

Novembre 10, 2009 Giampaolo 2 commenti

Dopo l’intervista a Giorgio Plazzotta torniamo a parlare di alluvioni, allagamenti e affini. Ma lo facciamo senza scrivere. Solo con le immagini, che sono forse il modo più efficace di raccontarci.

Buona visione (… si fa per dire).

[Nuraminis] Cava mangia nuraghe: Capitolo Uno

Ottobre 15, 2009 Giampaolo Lascia un commento

La cava fa visita a Su Nuraxi

Torniamo a fare un’altra delle nostre spassose passeggiate in giro per cave. Oggi siamo a Nuraminis, e volteggiamo sulla cava in località Su Nuraxi. E se si chiama così questa zona, un motivo ci dovrà pur essere. Eccome. La cava si trova vicina, vicinissima, praticamente addosso al nuraghe che dà il nome a tutta la zona. Chissà cosa c’era, tanti secoli fa, intorno a quel nuraghe. Il mastio doveva essere bello grande a giudicare dall’ampiezza della circonferenza ancora visibile.

Eccola qui, la tutela e la valorizzazione del nostro patrimonio archeologico. Siete pronti a rileggerlo, fra meno di cinque mesi, un nuovo volantino elettorale dove ci sarà scritto un’altra volta: “tutela e valorizzazione del patrimonio archeologico di Nuraminis“?

Questa frasina, quelli che adesso governano il paese, ce l’hanno messa nel programma che hanno presentato agli elettori quasi cinque anni fa. E quanto la loro azione di difesa e tutela sia stata titanica, efficace, efficente, misticamente tutelatrice lo potete vedere tutti.

[Villagreca] Un autovelox contro l’ambulanza.

Settembre 25, 2009 Giampaolo 2 commenti

Speriamo che nessun’altra ambulanza si trovi costretta a correre in quel vergognoso pezzo di strada statale.

[Dialoghi impossibili] Monumenti Aperti nel Basso Campidano…2009

Maggio 20, 2009 Giampaolo Lascia un commento
http://subarralliccu.files.wordpress.com/2008/06/tomba.jpg?w=494&h=370

Tomba bizantina in agro di Villagreca

Ne parlammo già l’anno scorso, delle difficoltà di reperire informazioni adeguate in merito ai “monumenti aperti” dei comuni dell’Unione del Basso Campidano. Siti internet fantasma o imbarazzanti, mancanza di coordinate geografiche etc etc: e ricordiamoci che questa Unione del Basso Campidano non ha un sito internet: forse usano ancora i piccioni).

Quest’anno i comuni di questa Unione ci riprovano: se fate un salto a Cagliari troverete i cartelloni pubblicitari – alcuni molto grandi – che pubblicizzano l’apertura dei monumenti nei comuni di Monastir, Nuraminis, Samatzai, San Sperate, Ussana, Villasor.

Però, pure quest’anno le informazioni sono scarsine. Qualche indicazione sui nostri comuni la troviamo solo sul sito ufficiale della manifestazione (www.monumentiaperti.com) e per la precisione in questa pagina dove sta scritto:

“I Monumenti saranno visitabili gratuitamente il pomeriggio di sabato 7 giugno dalle 16:00 alle 20:00 e la domenica 8 giugno dalle 10:00 alle 13:00 e dalle 16:00 alle 20:00. Nelle chiese le visite verranno sospese durante le funzioni religiose”.
Bo. Andando poi a vedere le pagine dedicate ai monumenti visitabili per ogni singolo paese si nota che, ad esempio a Nuraminis, si possono visitare solo chiese: unicamente chiese. Sarà per il fervore religioso che incendia la comunità?
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O forse perchè la tomba bizantina trovata anni fa in agro di Villagreca giace sepolta sotto mezzo metro di terra?  O perchè il pozzo  nuragico di Santa Maria sta sotto una colata di cemento? O perchè la stazione de Sa Korona e i nuraghi che punteggiano il territorio del paese sono abbandonati da sempre? Misteri della fede.
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Lo so che siamo dei cialtroni a scrivere queste cose. Però, infondo, stiamo solo cercando di conoscere e capire. Forse a fine maggio verrà presentato il nuovo sito del Comune di Nuraminis: e non vediamo l’ora!!
Abbiamo atteso per lunghi anni questo momento: la prima volta che lo abbiamo recensito era (forse) il 2002, ovviamente bocciandolo. Dopo circa 7 anni di lavoro deve essere un sito che, come minimo, ti permette di scaricarti in formato pdf anche il sindaco e la giunta! Non vediamo l’ora (di recensirlo).
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Speriamo che quel sito diventi l’occasione per mettere in luce, almeno in modo virtuale, i pezzi di storia dimenticata del paese, che giacciono da decenni, sommersi dall’indifferenza della gente e delle istituzioni locali (troppo fighe queste frasi ad effetto….).

LINK (in)UTILI:

http://www.monumentiaperti.com

http://new.monumentiaperti.com/newssegue.php?id=241&cat=stampa&p=

Monumenti aperti a San Sperate

Monumenti aperti a Samatzai

Monumenti aperti a Monastir

Monumenti aperti a Nuraminis

Monumenti aperti a Ussana

http://www.facebook.com/home.php#/group.php?sid=7456f0c326424d931870d745a720658b&gid=45853590830&ref=search

[Samassi] 56° Carnevale Samassese – I carri di Siliqua e Nuraminis

Marzo 27, 2009 Giampaolo Lascia un commento

Peccato non esserci stati. Comunque da quello che è possibile vedere da queste immagini, sembra proprio che il carnevale di Samassi (e pure quello di Nuraminis) quest’anno sia(no) stato/i davvero divertente/i. Speriamo di poterci essere l’anno prossimo. Intanto, date uno sguardo al video. Buona visione!

p.s. Segnalateci i video e le foto dei Vs carnevali.

[Nuraminis] Intervista a Raimondo Foddi

Marzo 22, 2009 Giampaolo Lascia un commento

Ecco un altro video interessante tratto da Sardegna Digital Library: l’intervista al sig. Foddi Raimondo, che racconta la sua esperienza di vita e di lavoro nella Nuraminis del 900…. Non mancano, inoltre, alcune considerazioni particolarmente critiche sull’attuale condizione del paese.

Su Sardegna Digital Library è presente un’intervista per ogni paese sardo: fateci un salto nel caso vogliate vedere anche quella relativa al vostro paese.

Buona visione.

more about “[Nuraminis] Intervista a Foddi Raimondo“, posted with vodpod

[Nuraminis] I risultati delle elezioni regionali 2009

Marzo 11, 2009 Giampaolo Lascia un commento

Dopo attese “sud-americane”, ma oramai sarebbe meglio dire “italiane”, sono arrivati i risultati elettorali definitivi delle elezioni regionali sarde che si sono celebrate recentemente in Sardegna. Tutti i dati sono disponibili nel sito della Regione a questo indirizzo.

Per il momento, pubblichiamo i risultati di un comune a “caso”: Nuraminis. Anche qui come a livello regionale si registra l’affermazione del centro-destra. Un segnale che dovrebbe suonare come campanello d’allarme per l’attuale giunta comunale “di sinistra”, che l’anno prossimo dovrà affrontare nuove elezioni comunali. Il dato sembrerebbe indicare non solo e non tanto la disaffezione per il governo in carica, quanto soprattutto l’esigenza da parte dei cittadini di un profondo cambiamento della classe dirigente del paese e delle strategie di sviluppo, di crescita e di gestione della cosa pubblica.

Cosa ben diversa è accaduta a Serrenti e Samatzai (governate dal centro-sinistra), dove invece si è affermata la coalizione guidata da Renato Soru.

Ecco nel dettaglio gli esiti del voto per le regionali 2009 a Nuraminis.

Lista Percentuale Voti
SORU RENATO – Coalizione: Soru Presidente 46,98% 779
Lista Percentuale Voti
Rifondazione Comunista 4,04% 53
Comunisti Italiani 1,67% 22
La Sinistra 0,91% 12
Italia dei Valori 4,19% 55
Partito Democratico 31,50% 413
Rosso Mori 0,91% 12
Totale liste 43,25% 567
Lista Percentuale Voti
SALE GAVINO – Coalizione: IRS Indipendentzia 4,64% 77
Lista Percentuale Voti
IRS Indipendentzia 5,33% 70
Totale liste 5,34% 70
Lista Percentuale Voti
BALIA GIUSEPPINO NOTO PEPPINO – Coalizione: Partito Socialista 0,60% 10
Lista Percentuale Voti
Partito Socialista 1,14% 15
Totale liste 1,14% 15
Lista Percentuale Voti
CAPPELLACCI UGO – Coalizione: Il Popolo della Liberta’ 47,40% 786
Lista Percentuale Voti
Sardegna Unita UDS 1,67% 22
Psd’Az 4 Mori 2,13% 28
Popolo della Liberta’ 19,37% 254
UDC 10,45% 137
Riformatori Sardi 15,71% 206
Insieme per le Autonomie 0,76% 10
Totale liste 50,11% 657
Lista Percentuale Voti
SOLLAI GIANFRANCO – Coalizione: Unidade Indipendentista 0,36% 6
Lista Percentuale Voti
Unidade Indipendentista 0,15% 2
Totale liste 0,15% 2

[en passant dalle bidde] miscellanea

Dicembre 9, 2008 Giampaolo 2 commenti

[FURTEI] Lo leggiamo prima sul sito di Ad Maiora Media:  la Sardinia Gold Mining concessionaria per l’estrazione dell’oro di Furtei cessa l’attività estrattiva di punto in bianco; poi però della fine dell’Eldorado di Furtei ne parla pure Davide Madeddu, ne L’Unità. A quanto pare, a spingere gli azionisti a chiudere bottega ci sarebbe, oltre che la cattiva congiuntura internazionale, il diniego ricevuto da un’amministrazione comunale (e quale?) e dall’Esercito per l’apertura di due nuove miniere.
Vabbè. Magari avranno anche tutte le ragioni (economiche) per chiudere. Ma i siti sventrati adesso chi li bonifica?

Non è che siamo di nuovo alla stessa storia? Non è che adesso questi spariscono e ci lasciano il territorio di Furtei così, tutto “corrovato”, bucato, rivoltato e sconvolto? Eh?
Oh?

[BURCEI, SETTIMO SAN PIETRO, SAN SPERATE, VILLASOR] Le amministrazioni comunali di Burcei, Settimo San Pietro, San Sperate e Villasor aderiscono al bando proposto dalla provincia di Cagliari per la promozione e valorizzazione della lingua sarda. Beati loro! Se volete saperne di più leggete qui .

[AGRI-CULTURA] 22 aziende agricole e agroalimentari sarde, su oltre 50 aziende italiane se ne sono andate a Bucarest, per incontrare i rumeni del commercio, della ristorazione e della stampa, nell’ambito del workshop di promozione delle produzioni.
E hanno fatto un gran bene.
Di quali paesi erano queste aziende?
Ploaghe, Nulvi, Dorgali e Pozzomaggiore, di Cagliari, di Codrongianos, Oliena, Nuoro, Usini, di Baratili S.Pietro, di Oristano e di Senorbì e di Ittiri (con una folta rappresentanza), Tempio, Arbus e S. Gavino Monreale.
Il futuro è questo qui. Peccato per chi non c’era.  Per maggiori info leggi qui.

[NURAMINIS] L’amministrazione comunale di Nuraminis non ha ancora provveduto a rimuovere il penoso sito internet istituzionale del comune che, a detta di molti, non solo non fornisce alcun servizio alla cittadinanza, ma ne danneggia gravemente l’immagine. Speriamo che gli amministratori provvedano quanto prima a rimuoverlo e a sostituirlo con qualcosa di più adatto. Torniamo sull’argomento in seguito alle numerose richieste dei nostri lettori e anche… per carità di patria.

[QUARTUCCIU] E’ quasi pronto il nuovo teatro comunale di Quartucciu. Un grande palcoscenico, una gradinata con 300 posti e altri spazi ricreativi. Il nuovo spazio culturale, dalla prossima estate, ospiterà rassegne teatrali, cinema e concerti. Davvero auguri e complimenti!

[SERRENTI] Per venerdì 12 dicembre 2008 è convocata  a Serrenti la conferenza programmatica per l’analisi dei “PROVVEDIMENTI E LAVORI NEL TERRITORIO DI SERRENTI IN SEGUITO AD ALLUVIONI DEL 4 E 28 NOVEMBRE 2008”. Alla conferenza programmatica sono stati invitati: Prefettura, Giunta Regionale, Servizio regionale Protezione Civile, Genio Civile, Servizio della sostenibilità ambientale e valutazione impatti RAS, Consorzio Bonifica Sardegna Meridionale, Provincia Medio Campidano, Protezione Civile Medio Campidano, ANAS Sardegna, Abbanoa, Comune di Serrenti. E’ stato invitato a partecipare ai lavori della conferenza programmatica anche un rappresentante dei cittadini residenti nelle zone colpite dalle alluvioni di novembre e dicembre. La conferenza programmatica sarà chiamata a pronunciarsi sulla fattibilità tecnica ed economica di alcuni lavori che l’Amministrazione comunale ritiene utile eseguire per evitare ulteriori allagamenti nel territorio comunale e in particolare nel centro abitato in prossimità del Rio Cardaxiu. In allegato è possibile leggere la nota tecnica che verrà sottoposta alla valutazione della Conferenza programmatica [da Serrentinforma n. 163].

[Nuraminis] Cronaca di un alluvione – Il Video

Novembre 4, 2008 Giorgio 3 commenti

Questo è il video girato stamane a Nuraminis, Villagreca e le campagne adiacenti.

L’articolo lo trovate qui

Gli aggiornamenti della situazione li trovate qui

Giorgio Ghiglieri

[Nuraminis] Le strane storie delle cave/5 (di Giorgio Ghiglieri)

Ottobre 5, 2008 Giorgio 2 commenti

Bia Segariu: L’epilogo (?)
Nell’ultimo articolo sulla vicenda della cava di Bia Segariu ci si fermava al decreto di sospensione dell’attività di cava effettuato dal Corpo Forestale e notificato al Comune di Nuraminis con lettera indirizzata alla stessa in data 14/08/2008. Tale decreto si basava sulla violazione degli articoli 19,20,21 e 42 della L.R. 30 del 07/06/1989 e relativo ricorso al TAR da parte della ditta Locci, titolare dei permessi di estrazione della cava di Bia Segariu.

Le situazione è rimasta in stallo per circa un mese sino a quando, il 13 settembre la scavatrice della ditta Locci ha ripreso i lavori quasi all’altezza della cima di Monte Crucuris. Lavori che non sono passati inosservati e sono stati subito segnalati al Comune di Nuraminis e al Corpo Forestale che hanno provveduto subito a monitorare la situazione.

Nel frattempo ho cercato di ottenere delle dichiarazioni da parte dei responsabili della ditta Locci i quali, dopo aver rinviato (per oltre due mesi) di settimana in settimana l’appuntamento, alla fine mi hanno comunicato la loro decisione di  non rilasciare alcuna dichiarazione sino a quando la situazione, dal punto di vista legale, non sarebbe stata più chiara.

L’altro attore di questa vicenda, ovvero il Comitato per la difesa di Monte Crucuris, nella persona del prof. Carmelo Spiga non ha ritenuto importante rilasciare dichiarazioni o interviste (cfr. mail del 08/09/2008).

Al contrario, l’Amministrazione comunale di Nuraminis mi ha fornito l’ulteriore documentazione che mi ha permesso di ricostruire gli avvenimenti di questa vicenda sino ad oggi.
Mentre la scavatrice della ditta Locci continua i lavori sul costone del monte, in data 18/09/2008 l’Amministrazione di Nuraminis riceve una lettera, per conoscenza, destinata all’Assessorato all’Industria della RAS con oggetto:“Piano integrato per risanamento e valorizzazione di Monte Crucuris nel comune di Nuraminis” a firma del prof. Carmelo Spiga quale portavoce del “Comitato per la difesa del Monte Crucuris”.

Questo è, in sintesi, il contenuto:
“L’intervento del comitato è finalizzato alla composizione pacifica e ragionata in ordine agli interventi nell’area così pesantemente deturpata. La popolazione rivendica il doveroso e legittimo diritto dell’informazione su fatti di tale portata perciò chiede al sindaco di essere informato su tutti gli sviluppi della vicenda anche per dare un supporto qualora le circostanze lo richiedessero, Si fa presente che in data 14/06 u.s. è stato presentato il libro “Villa dei Greci”….. da cui si evince con dovizia di documentazione scientifica che l’area comprendente monte Crucuris è di primaria importanza archeologica oltreché ambientale.

Si lamenta la mancanza di interessamento da parte delle associazioni preposte alla tutela del territorio e del patrimonio archeologico.
Tenuto conto che sia la zona in questione che l’intero comune di Nuraminis non ha mai beneficiato di interventi di rimboschimento e la zona si caratterizza come semidesertica, si avanza la proposta di un piano integrato di interventi che veda coinvolti la RAS, il comune di Nuraminis, la ditta F.lli Locci (titolare della cava), la Soprintendenza, le associazioni ambientaliste al fine di valorizzare l’intera area comprendente Su Padru, Monte Crucuris, Serra Cannigas e Sa Corona.

Il discorso delle responsabilità non fa parte degli interessi immediati del comitato. A firma del portavoce del comitato Carmelo Spiga.”.

Per dovere di cronaca sarà bene sottolineare alcune cose:
1- Il comitato risulta essere spontaneo, ovvero senza alcuna valenza legale.
2- Dalla documentazione ufficiale esistente su studi effettuati delle aree archeologiche nel territorio, non risulta assolutamente nessuna valenza archeologica nell’area della cava.
4- Propone un piano di valorizzazione che esula completamente dall’emergenza affrontata con Bia Segariu, allargando l’ipotetico piano di intervento ad aree estranee alla vicenda della cava.

In data 19/09/2008 la Ditta Locci fa pervenire all’Amministrazione di Nuraminis (cfr da ditta F.lli Locci a Assessorato Industria e p/c Comune di Nuraminis) una lettera dove, in sintesi, dice che durante i lavori di gradonamento (nella parte alta di Monte Crucuris) oltre al materiale terroso si è dovuto procedere all’abbattimento di un blocco di materiale argilloso che porta intralcio allo svolgimento del lavoro, quindi quest’argilla, nella fase transitoria dei lavori, verrà conferita alla bonifica presso la discarica industriale della Syndial a Macchiareddu (con cui hanno già un contratto di bonifica, ragione dell’esistenza della cava di Bia Segariu) e concludono appellandosi alla valenza di interesse pubblico del loro lavoro il quale, se interrotto, provocherebbe un grave danno economico non solo alla società (non viene specificato se per società si intenda solo la ditta F.lli Locci o la comunità e, se è così, quale).

[Nota: Il precedente decreto di sospensione dell'attività di cava prevede, oltre al fermo dei lavori estrattivi, il divieto assoluto di portare fuori dalla cava il materiale estratto e la sua commercializzazione].

Vien da sè che, in base a questa normativa, il Corpo Forestale, monitorizzando quotidianamente i lavori, non appena intercetta un camion carico di argilla che esce dalla cava, lo blocca e mette sotto sequestro sia i mezzi meccanici che la cava, come risulta da lettera inviata all’Amministrazione di Nuraminis in data 23/09/2008.

Il giorno dopo (24/09/2008) l’avvocato Andrea Pubusa (legale della ditta F.lli Locci) invia una istanza di dissequestro della cava di Bia Segariu e dei mezzi meccanici facendo presente di aver inviato il ricorso al TAR per il provvedimento di sequestro e richiede il dissequestro dei mezzi meccanici (autotreno IVECO e scavatrice). Fa inoltre presente che il sequestro ha interrotto la messa in sicurezza del costone che è a rischio frane.

L’aver indirizzato questa istanza al Sindaco di Nuraminis ha la sua ragione di essere in quanto, in base alla L.R. del 2006 le competenze sanzionatorie e la gestione dei sequestri effettuati dal Corpo Forestale vengono gestiti dall’Amministrazione Comunale competente per territorio.
In base a questa normativa, il Sindaco di Nuraminis sta predisponendo un’ordinanza di dissequestro del camion (ndr: il camion appartiene ad un padroncino che è stato ingaggiato dalla ditta F.lli Locci per i trasporti, quindi estraneo alla vicenda) e, per quanto riguarda la scavatrice subordinarne il dissequestro al lavoro da svolgere sul costone.

Ossia, speiga il Sindaco Luciano Cappai, se la scavatrice deve essere dissequestrata affinchè essa debba essere utilizzata per mettere in sicurezza il costone, l’ordinanza prevederà il dissequestro, diversamente no.
In data 29/09/2008 la ditta F.lli Locci invia all’Amministrazione Comunale una lettera in cui, a causa del sequestro della cava e dei mezzi, quindi al blocco totale della cava, declina ogni responsabilità in merito a qualsiasi danno a cose, persone o animali dovuti alla possibilità di frane.
In data 02/10/2008 vi è stata un’ispezione da parte dei tecnici dell’Assessorato all’Industria della RAS per verificare il rischio concreto di frane e decidere quindi il da farsi, ispezione effettuata insieme ai tecnici dell’Amministrazione Comunale di Nuraminis.

Nel frattempo il Sindaco sta approntando un’ordinanza che obbliga la Ditta Locci alla recinzione completa della cava, l’apposizione dei regolamentari cartelli di indicazione di pericolo e l’immediato gradonamento della parte superiore del colle e ripiantumazione della stessa area.

Mi spiegava il Sindaco che si è deciso di far iniziare i lavori dalla parte alta del colle perchè, in caso di piogge continue diventerebbe pericoloso lavorare sulla parte alta e, non iniziando i lavori dalla parte alta, risulterebbe impossibile realizzare correttamente i lavori di messa in sicurezza della cava. Con tutti i rischi che una mancata messa in sicurezza comporterebbe.
Questa la situazione ad oggi della cava di Bia Segariu.

C’è da dire che il 10 ottobre il TAR dovrà emettere la sentenza sul blocco della cava ed annullamento del permesso di cava attuato dal Corpo Forestale. In qualsiasi caso le parti potranno rivolgersi al Consiglio di Stato per un eventuale ricorso; questo comporterebbe un ulteriore allungamento dei tempi in caso di irrigidimento delle posizioni delle controparti e, nel frattempo l’autunno avanza e con esso la stagione delle piogge, aumentando i rischi di frane e spostamento a valle del materiale terroso depositato ai piedi di monte Crucuris.

Restiamo in attesa della sentenza del TAR al riguardo, sperando che non si debba ricorrere al Consiglio di Stato, che la stagione delle piogge arrivi il più tardi possibile e che la ditta F.lli Locci metta definitivamente in sicurezza il sito nel più breve tempo possibile. Diversamente ci si potrebbe trovare a dover fronteggiare qualcosa di più grave di una cava abbandonata.
(Giorgio Ghiglieri)

[Nuraminis] Dialoghi impossibili: intervista alla Cava.

Ottobre 1, 2008 Giampaolo 18 commenti

Ma chi ci capisce niente? Questa cava è chiusa o no? Ripristinano i luoghi oppure no? Ah, se non ci pensiamo noi a farci ’ste domande. Scherzo, scherzo. Non è vero, ci pensa anche qualcun altro. Speriamo di non dovere andare ad uno ad uno in Comune a chiedere ragguagli alle massime istituzioni comunali, per sapere qualcosa di più su questo benedetto territorio.

Intanto, noi ci facciamo le nostre interviste, assurde. Prendi la cava, ad esempio. Hai mai provato ad interrogarla? A prenderla per mano, farla sedere, parlarci, chiedendole tutti i perché che ti vengono in testa?

Guarda che se lo fai funziona. La cava parla sul serio, e ti risponde. E ti racconta che non è mica un caso che lei – e le altre che dormicchiano intorno a Nuraminis – stiano così tanto vicine ai siti archeologici.

“Perché?” – le ho chiesto.
E lei – incredibile – lei mi ha risposto, e mi ha spifferato tutto, anche se un po’ sottovoce.
“Tutti sappiamo benissimo – dice – che ai Sardi non gli serviva mica che un Mussolini fondasse Carbonia, per rendersi conto che la loro isola aveva un potenziale sotterraneo impressionante”.
“Che vuoi dire?”.
“Lo hai letto il libro di Marco Tangheroni La città dell’argento ?”
“No”.
“Male! Leggilo! È un libro bellissimo. La città d’Argento di cui parla Tangheroni è Iglesias. Una città fondata dai pisani proprio per sfruttarne il suo potenziale minerario. Pensa che in città i pisani ci avevano fatto pure una zecca per coniare monete, con l’argento estratto da quelle cave-miniere”.
“Oh perbacco!”.
“Eggià, però non è nel XII secolo che inizia questa storia. Nell’iglesiente e in tutta la Sardegna l’uomo cavava materiali dalla pancia di Madre Terra già dall’età del bronzo, anzi anche da prima”.
“Come da prima?”
“Prima, prima… Monte Arci è molto di più di un boschetto dove andare a fare pasquetta: era una miniera di ossidiana. Un giacimento che faceva della Sardegna una specie di Arabia Saudita del tempo: l’ossidiana, allora, era importante quanto il petrolio oggi”.
“Senti Cava, possiamo darci del tu?”
“Certo, che scherzi…”
“Perfetto… mmm vedi… è interessante quello che dici, ma mi spieghi cosa c’entra con te, con le cave di qui di Nuraminis e Villagreca?”
“Volevo solo fare qualche esempio, per farti capire un pochino meglio per quale motivo noi cave stiamo spesso così vicine ai siti archeologici”.
“Spiegati meglio…”
“Secondo te, pure qui a Nuraminis, i vostri antenati da dove le hanno prese le pietre con cui hanno costruito le torre-capanna di Sa Korona, le tombe megalitiche di Serra Cannigas o il pozzo di Santa Maria?”
“Non lo so… da dove?”
“Le prendevano da antichissime cave, antenate mie, che stavano qui, dove sto io adesso, oltre Genna Siutas, proprio dove adesso c’è quel buco incredibile proprio a ridosso de Sa Korona”.

Non ci avevo mai pensato, a questa cosa qui. Che prima delle nostre cave, ce n’erano delle altre, che c’è una continuità forte, nel territorio, anche in questo piccolo particolare.
La Cava mi ha parlato per ore. Alla fine non avevo più foglietti di block notes dove prendere appunti.

Mi ha fatto chiudere gli occhi per provare a immaginare uno di quei scalpellini nuragici che infilavano degli spessorini nelle crepe della cresta granitica e poi battevano col martello, fino a quando non producevano il distacco del megalite, che veniva poi trasportato dove si voleva tirare su una tomba, un pozzo, una torre abitativa.

Torno a casa un po’ scosso.

Non capita tutti i giorni di parlare con una cava. E proprio mentre rientro, mi ricordo di aver letto da qualche parte, non ricordo dove, che ancora in pieno Novecento a Nuraminis c’era una famiglia di pica pedreris, di scalpellini, che staccavano blocchi di granito da madreterra. Una famiglia che si era passata il mestiere di padre in figlio.

Le continuità, le cave di ieri, quelle di oggi. Le cave che si storicizzano, diventano, cioè, esse stesse, storia del territorio. Se studi una cava dell’età del bronzo puoi comprendere molte cose della vita degli uomini e delle donne di quel tempo.

Chi ci aveva mai pensato? Solo una cava poteva farmelo notare.

Ci dormo su una notte intera. E il giorno dopo mi sveglio e mi ricordo che, però, non sono mica così ingenuo. Non è che devi credere a tutto quello che ti dicono, o che non ti dicono. C’è una cosa che la cava ha omesso di dirmi. Non avrebbe potuto farlo: dirmela sarebbe stato contro il suo stesso interesse.

Millenni e secoli fa il livello tecnologico dei nostri cavatori era in grado di scalfire solo in minima parte il territorio. Oggi, invece, abbiamo un potere tecnologico che ci rende padroni di spostare una montagna, di cancellarla o di farla saltare in aria.

Per gli antichi solo un dio avrebbe potuto tanto.

Eccola qui, la discontinuità che c’è in certe continuità. Eccola qui, la differenza che si marca quando provi ad affiancare il passato e l’oggi. È una differenza forte, enorme. Prima la montagna la scalfivano appena: oggi, se vuoi, pigi un pulsante e salta in aria tutto.

Allora, cos’è che ferma tutto questo? Cos’è che ci impedisce di mangiarci le montagne, o che ci permette di fare delle cave senza distruggere il paesaggio, l’archeologia del territorio?

Io non lo so più, adesso. Datevela da voi, la risposta.

p.s. volete vedere quali sono e dove sono tutte le cave in questo momento attive a Nuraminis? Se  la risposta è si cliccate QUI.

[Nuraminis]: Federico, born in N.S.I. – di Giorgio Ghiglieri

Settembre 26, 2008 Giorgio 1 commento

Federico Zara, born in N.S.I. (Nuraminis Sardinia Island) è un sardo doc sul cui biglietto da visita, alla voce attività, potrebbe scrivere ‘Artista del riciclaggio‘.
Riciclaggio in senso ecologico non come reato. Che avete capito?

Difatti Federico, prima di essere un artista (aggettivo che preferisce non venga usato nei suoi confronti), è un acceso sostenitore dell’ambiente. Nulla si crea, nulla si distrugge: tutto si trasforma.

Questo concetto si applica perfettamente al nostro artista poco più che trentenne alla perenne ricerca di se stesso (e di un posto di lavoro stabile) con una passione per la fantascienza intelligente (Lovercraft, Asimov, Orwell), privo di risposte pronte e con una bella collezione di dubbi.

Potrei definire Federico Zara uno scultore in quanto le sue opere possono essere assimilate a sculture ma sarebbe sicuramente riduttivo; in realtà trattasi di composizioni a carattere tecnologico-cibernetico create con una tecnica personalissima che porta a dei risultati, sicuramente, originalissimi e sorprendenti.

La cosa funziona più o meno così: Federico inizia ad osservare i vari apparati ‘rottamati’ che si possono trovare in un qualsiasi deposito di rifiuti. Inizia a smontarli e nel frattempo osserva i vari pezzi. A questo punto, presumo, dovrebbe scattare l’idea geniale (la classica lampadina del fumetto) e così il nostro artista, armato di saldatore, colle & vernici inizia ad assemblare i pezzi più disparati presi da oggetti altrettanto disparati. Da questo lavoro nascono creazioni che non hanno nessuna parentela con gli oggetti primigeni.

Avete mai visto la statua di un guerriero tecnologico di un futuro remoto venire fuori da pezzi di un videoregistratore e di una stampante? Vedere per credere.
La materia prima utilizzata da Federico ha una sua precisa ragione di essere. Ritiene, a ragione, che ciascuno di noi, vittima di un consumismo oramai esasperato, spreca letteralmente le risorse gettando via tante di quelle cose che potrebbero avere ancora un loro ciclo di vita reincarnandosi in forme diverse e sempre fruibili.

L’esempio è dato dalla quantità incredibile di ’spazzatura elettronica’ che produciamo: dal videoregistratore obsoleto dopo due anni al computer passato di moda; dal telefonino alla stampante e via elencando. Tutto questo materiale, continua a raccontare Federico, viene buttato via come materiale inutile ed ingombrante aumentando così la massa di rifiuti che, giorno dopo giorno, ci stanno sommergendo.

Nel suo piccolo, quindi, contribuisce alla diminuzione dello spreco di risorse, riutilizzando materiali di scarto ed ottenendo, nel contempo, dei notevoli risultati artistici.
Mi spiegava Federico che il concetto base su cui basa la realizzazione delle sue opere è facilmente trasportabile anche sul piano pedagogico. La sua idea sarebbe di poter realizzare degli workshop nelle scuole elementari dove poter insegnare l’arte della creazione di nuovi oggetti ai bambini, partendo da materiale di recupero.

Tale progetto avrebbe due finalità: la prima quella di stimolare le capacità artistiche e manuali dei bambini; la seconda di insegnare l’ecologia mostrando, nella pratica, come dei materiali, normalmente gettati via perché considerati inutili, possano essere riutilizzati e rinascere a nuova vita e nuovo utilizzo.

L’unico mio problema, conclude Federico, è che non so esattamente dove rivolgermi per proporre questo progetto. Dicendo questo mi sorride con l’aria di chi ha bussato a molte porte che si sono rifiutate di aprirsi. L’idea di questi workshop con i bambini mi sembra abbastanza buona: in questa epoca in cui è fondamentale trovare uno sviluppo sostenibile, iniziare a farlo capire sin da piccoli non può che fare bene. Gli diamo una mano?

Giorgio Ghiglieri

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[Nuraminis] Dialoghi (im)possibili con quelli che eravamo

Settembre 17, 2008 Giampaolo Lascia un commento

Provateci a immaginarne le facce, le mani, i vestiti. Non è difficile, se ogni tanto date uno sguardo a quelle ricostruzioni che pubblica Focus Storia. E se vi viene difficile è perché ancora è forte l’immagine che degli antichi sardi ci hanno dato i libri che sfogliavamo quando eravamo piccoli.

Però, invece, non molto tempo fa, scopri che – forse forse forse – questi sardi nuragici non erano proprio dei pecorai trogloditi, vestiti con pelle di pecore, rinchiusi in un monte, spalle al mare, pronti solo a farsi guerra tra loro.

Macché. Scopri (scoprono) che questi – forse forse forse – navigavano. Se ne andavano in giro per tutto il Mediterraneo a spargere bronzetti nuragici e nuraghi un po’ dappertutto.

Forse, forse, forse, erano parte di quella federazione di popoli del mare che minacciava perfino i faraoni d’Egitto, che erano un po’ gli Stati Uniti dell’epoca.

Bo. Io, che non sono mai stato né nazionalista né tanto patriottico, anche io, ci provo quasi gusto adesso a scoprire che – forse, forse, forse!! – questi sardi antichi facevano paura perfino a Ramses, che perfino lui se li prendeva come mercenari, facendone la sua guardia personale (un po’ come Carlo V faceva con i lanzichenecchi svizzeri e come poi fa, ancora oggi, il Papa).

Se te ne vai al nuraghe de Sa Korona, dopo queste rivelazioni qui, certo che la vedi con occhi diversi, quella stazione nuragica abbandonata dai nuraminesi.

Perché adesso è come se te li vedessi davanti, che camminano, litigano, mangiano, fanno all’amore quegli uomini, quelle donne, quei bambini dell’età del bronzo antico.

Te li immagini – te li raccontano – quasi uguali a te. Se non uguali uguali, proprio simili: scuri, olivastri, non molto alti, sardi. Già sardi, belli e fatti: occhi e naso vicino-orientali.

Vestiti diversi. Cultura diversa. Però le stesse paure. E gli stessi misteri. Una fede, una religione.

Eccoli qui: non ce l’hanno più quella nebbia di primitivismo che li avvolgeva, non li vedo più alla stregua di uomini pre-primitivi, con un’andatura scimmiesca, con una chiacchiera difficile e gesticolata.

Macchè. Hanno i capelli corti questi qui, si vestono in pelle lavorata finemente, indossano un elmo anche, con le corna che spuntano, una spada in bronzo, corta, molto tagliente, molto facile da maneggiare. Uno scudo tondo. Basta guardare un bronzetto. O i graffiti nel tempio di Medinet Habu a Tebe, in Egitto.

Certo che lo vedo diversamente, adesso, il panorama che ti si spiana sotto Sa Korona, il nuraghe demolito che svetta sopra Villagreca: che forse è simile, molto simile a quello che hanno visto loro quando han deciso di piazzarci su nuraghe, tombe megalitiche e villaggio, laggiù a valle, dove c’è ancora un pozzo nuragico, quello di Santa Maria, anche se sommerso da una colata di cemento e di indifferenza.

Certo che le vedo con altri occhi, quelle immagini che mi raccontano cosa ci hanno trovato, gli archeologi, in questa terra dimenticata da chi ci abita. Non vedo più un’abitazione monocircolare, massi di calcare, un nuraghe arcaico, né resti di pasto, ossa, valve di molluschi marini. Né ceramiche decorate, o pesi da telaio, fusaiole fittili, punte di freccia, raschiatoi in ossidiana, lame di pugnale in rame, spillone e anelli in rame e d’argento.

Non vedo né resti, né reperti.

Vedo persone.

Che decoravano ceramiche, usavano il telaio, scheggiavano punte di freccia nei loro raschiatoi in ossidiana, e lame di pugnale in rame; e confezionavano spillone e anelli in rame, e altri anelli d’argento.

Vedo uomini, donne, bambini. Che litigano, si incazzano, dormono, si difendono, cacciano. Coltivano. Il grano, e la vite (… e venitemi a parlare di tradizioni, poi).

Li hanno trovati là, tutti morti e sepolti. Le donne erano agghindate con anelli in rame e argento e collane di conchiglie. Gli uomini, soldati, erano stati sdraiati con corredi di frecce in ossidiana e pugnali di rame. E pure i bambini, c’erano: l’hanno capito perché le testoline che sono riemerse dopo l’affondo dell’aratro avevano i segni delle prime dentizioni e tutto intorno c’erano dei vasetti giocattolo.

Certo che ti incazzi di più quando nel reperto non ci vedi un reperto, ma ci vedi una persona, un antenato, la tua storia. Cosa faresti se trattassero a colpi di aratro la tomba di un tuo avo? Non ti arrabbieresti?

Ma con gli avi è diverso – potreste obiettare. Ci scommettiamo che siamo parenti di sangue, noi e loro?

E non lo dico per dire. Non ricordo dove – almeno qui mi prendo la libertà di non citare la fonte, non me la ricordo, e poi tanto lo so che vi fidate di quello che dico – era stato mostrato che gli attuali abitanti di un paesino britannico erano discendenti diretti del più antico uomo là rinvenuto: un uomo del paleolitico.

Ci scommettiamo che con quei defunti primo-nuragici siamo parenti stretti? Parenti biologici? Magari uno studio un giorno dimostrerà che ho ragione.

Intanto, però, c’è una cosa che ci lega, forte.

Una parola.

Che però è un tuono.

Noi chiamiamo quella regione su cui siamo cresciuti come loro. La chiamiamo Nur. Nur è la stessa radice della parola Nuraghe. Non ci credete alla balla che il nome ce l’hanno messo i fenici. Ce lo siamo messi noi, Nur. I fenici son venuti dopo. Nur è una parola vicino orientale, che insieme a molti altri costruisce – sta costruendo, negli studi più recenti, linguistici e archeologici – una parentela, un collegamento tra i libanesi e i sardi, tra anatolici e sardi, tra l’Occidente e l’Oriente del Mediterraneo.

Cazzate, direte voi. Meglio una strada asfaltata, o un piano traffico che non funziona.

Meglio una cava, che porta lavoro.

Ma sì. – forse forse forse – hanno ragione loro, quelli che alzano le spalle da trent’anni: chi accidenti se ne frega di quella donna che 2500 anni fa stava seduta sulla cima de Sa Korona con una conchiglia appesa al collo, lasciandosi affondare nel tramonto che incendiava già allora i monti di Villacidro?

E già, meglio asfaltare una strada, o fare un nuovo buco sotto il nuraghe, che quello, almeno, porta lavoro (… e venitemi a parlare di tradizioni, poi).

Le notizie sui ritrovamenti nei siti di Sa Korona, Serra Kannigas e Genna Siutas son tratti dal recente volume di Enrico Atzeni, Ricerche preistoriche in Sardegna, Edizioni AV, Cagliari 2005. Un’interessante iconografia degli Shardana/Sardi appare nel numero di Focus Storia che se uscite ora e andate in edicola fate ancora in tempo a vedervela a scrocco.

[Nuraminis] L’elenco dei biglietti estratti

Settembre 16, 2008 Giampaolo 5 commenti

Visto che ci tempestate di richieste, credo/crediamo di fare cosa utile e gradita pubblicando l’elenco completo dei numeri estratti in occasione della notevole (e  riuscita) manifestazione di Solidarietà e beneficenza Nuraminis in festa, che si è conclusa sabato scorso. Una manifestazione della quale chi ci segue ha già sentito parlare, leggendone in questo post.

Chi fosse interessato a conoscere i biglietti estratti (e relativi premi) deve cliccare qui: manifesto_ufficiale_elenco_biglietti_estratti.

Per qualsiasi altra segnalazione, correzione, o appunto potete lasciare un commento qui sotto, oppure scrivere una mail a subarralliccu@gmail.com.

Aggiornamento uno: I possessori dei biglietti vincenti della Lotteria di Solidarietà e Beneficenza “Nuraminis in Festa” possono contattare Roberto Mudu al n° telefonico 3479446309 per concordare le modalità di ritiro del premio. Qualora la vincita consista in un servizio (viaggio, albergo, ristorante, etc.) sarà consegnato l’apposito buono per contattare direttamente i soggetti, agenzie o imprese, che hanno messo in palio i relativi premi.

Aggiornamento due: l’elenco dei biglietti è disponibile anche su www.acranuraminis.org.

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Nuraminis: I nostri anziani (di Giorgio Ghiglieri)

Settembre 15, 2008 Giorgio Lascia un commento

Quando scatti una foto sei lì dietro al mirino pronto a cogliere l’attimo senza soffermarti troppo poi, una volta terminato, riguardi le immagini cercando di capire cosa c’è dietro ogni espressione.
A questo punto inizi a pensare ed un lavoro che è nato come documentazione fotografica diventa un serio spunto di riflessione.
Guardi le espressioni malinconiche e tristi di questi (uso il termine con infinito affetto) vecchi che passano i loro giorni dentro una casa di riposo a guardare muri e televisione per passare il tempo, sempre in attesa di una qualsiasi novità che rompa la monotonia di giornate sempre uguali. I nostri vecchi, i nostri nonni, quelli che, per tacitare coscienze pelose bisognose di giustificazioni, vengono definiti in termini “politicamente corretti” anziani e poi scaricati in un ospizio, anche questo definito in modo “politicamente corretto”, casa degli anziani e poi dimenticati lì in attesa che termini la loro vita per poi riavvicinarsi a loro per l’ultima volta ed archiviarli definitivamente.
Ho visto visi scolpiti dal tempo e dalle vicissitudini della vita, ciascuno con la sua storia che si intravede se soltanto ci si ferma ad osservarli, ciascuno con la sua esperienza di sacrifici fatti per creare la propria vita, crescere i figli e giocare con i nipoti; con le loro storie da raccontare e leggende da tramandare, con la voglia di vivere e trovare chi ascolti le loro storie che, sono certo, sono interessantissime. Tutta gente che non si vuole arrendere allo scorrere di giorni tutti uguali fatti di muri bianchi e solitudine ed aspetta pazientemente, così come ha sempre fatto nella sua vita sino ad ora, che qualcosa cambi, che ci si ricordi di loro, che gli si ascolti.
Anche se preziosissimo, a poco vale il lavoro svolto dagli operatori sociali che seguono questi anziani, nonostante la loro dedizione non potranno mai surrogare la vicinanza dei figli, dei nipoti, dei vicini di casa, di chiunque faceva parte della loro vita e che adesso non vedono più o quasi.
Per quanto si possano impegnare gli operatori sociali non potranno mai alleviare la consapevolezza acquisita  da questi vecchietti di essere stati abbandonati al loro destino, per quanto gli sia stato garantito un tetto, un’assistenza ed un letto caldo.
E’ l’essere stati emarginati dalla società che fa loro male, l’essere stati messi in un angolo come cose vecchie ed inutili, il non avere più il loro spazio vitale in cui svolgere i piccoli riti della vita quotidiana, il sentirsi ancora utili e non avere più nessuno (o quasi) vicino.
Eppure questi vecchi sono la nostra memoria storica, un’autentica miniera di informazioni su quanto c’era prima di noi, uno scrigno di cultura dove per cultura non viene soppesato il titolo di studio ma la conoscenza di fatti e luoghi; conoscenza mai documentata (sopratutto nei piccoli centri) che scomparirà per sempre alla loro morte.
Eppure basta poco per farli rivivere e risvegliare il loro interesse; è bastato lo scatto di una foto ed un sorriso e subito hanno iniziato a parlare e, in qualche caso, a sorridere; sono bastate poche parole per dare la stura a racconti di alcuni episodi della loro vita, magari con voce malferma e con qualche dettaglio incomprensibile ma con tutta la fierezza che portano ancora dentro.
Basterebbe poco: stargli più vicino, coinvolgerli in qualcosa, ascoltarli, farli sentire ancora utili e, in qualsiasi caso, non farli mai sentire abbandonati.
Non dimentichiamoli.
Non  lo meritano.

Giorgio Ghiglieri

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