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Archivio per la categoria ‘LIBRI’

[Serrenti] Librando nel Medio Campidano.

Ottobre 4, 2009 Giampaolo Lascia un commento

librando mediocampidano 2009

Per il prossimo fine settimana è prevista un’iniziativa da non perdere: LIBRANDO NEL MEDIO CAMPIDANO. Una nuova occasione di parlare di libri, per i libri, con i libri. A SERRENTI, presso l’Ex Mattatoio, in  Via Nazionale 270.

Non mancate. Cliccando qui potete scaricarvi l’intero programma della manifestazione.

[Selargius] Fatti e misfatti nella Selargius del 1700-1800

Novembre 2, 2008 kirc Lascia un commento

Leggo con piacere in questi giorni il libro “Processi e sentenze del Regio Consiglio Selargius 1700-1800, di cui si è tenuta da poco la presentazione presso la Sala Consiliare del Comune di Selargius.

Gli autori sono Carlo Desogus e Luigi Suergiu, due Selargini che hanno fatto opera meritoria alla loro comunità nel ricercare pazientemente e nel raccogliere in questo volume avvenimenti di microcriminalità che hanno come protagonisti personaggi comuni della società selargina del ’700 e dell’800. Questi, dopo la sentenza pronunciata dalla Curia, il tribunale minore che a Selargius era sito nella via chiamata in passato S’Arziada ‘e caserma, venivano giudicati in via d’appello dalla Reale Udienza, supremo tribunale del Regno di Sardegna, attraverso la sala che trattava le cause criminali, appunto il Regio Consiglio.

I documenti raccolti sono tanti e suddivisi nel libro per tipo di reato o per argomento: evasioni, furti, condanne, sparatorie, tumulti, adulteri, rapine a mano armata, omicidi. Alcuni sono divertenti e curiosi, come ad esempio il lancio di ortaggi avvenuto contro due cittadini di Quartucciu in occasione di balli pubblici nella piazza parrocchiale di Selargius, testimone dei difficili rapporti tra gli abitanti dei due vicini paesi, oppure i furti di sale, all’origine del detto “Cerexinu fura Sali”, e ancora le denunce e i tentati omicidi connessi all’adulterio.
Insomma per dirla con le parole dei due autori essi sono “ritagli di storia e del costume della nostra società, che danno uno spaccato di vita della nostra comunità del tempo. È stato come aprire una finestra sulle vicende quotidiane della società selargina”.
È un libro rivolto in primo luogo ai selargini, ma incuriosirà e sarà apprezzato senz’altro anche da un pubblico più vasto.

[Cagliari] Grazia va alla maratona (?)

Ottobre 10, 2008 adaspina 6 commenti

In tempi di maratona regionale sarda di lettura, encomiabile iniziativa, sorge spontaneo domandarsi: chissà che libri si leggeranno, in codesta maratona.

Ognuno avrà il suo libro prediletto. Una volta che la maratona sarà conclusa sapremo anche cosa è andato per la maggiore. Probabilmente molti “correranno” con pagine di autori sardi sottobraccio. Probabilmente Sergio Atzeni andrà, a buon diritto, non è mai abbastanza detto, per la maggiore.

E la Deledda? Qualcuno leggerà un brano tratto da qualche romanzo di Grazia Deledda? Il Nobel nostrano ci piace o non ci piace?

Ci sgomenta, siamo sinceri. Noi comuni lettori. Noi che non siamo né di quelli che la Deledda non è letteratura sarda perché è scritta in italiano né di quelli che la Deledda tralascia di rappresentare la modernità irrompente nel mondo sardo a lei contemporaneo e nemmeno di quelli che la Sardegna della Deledda è una metafora. Non me ne vogliano i letterati lettori e mi perdonino le semplificazioni. Ma semplificare aiuta a suggerire l’idea.

Noi. Quelli che ora, da grandi, quando avrò un bambino lo chiamerò Elias. Eh, si, come Elias Portolu. Perché no? Come Elias Portolu. (Del resto, al mondo ci sono generazioni di Veronica -come la Castro).

Noi comuni lettori, terrorizzati per buona parte dell’infanzia e dell’adolescenza dalla foto a mezzo busto della scrittrice pettinata come la zia di Pollyanna. Noi, in un pomeriggio d’agosto degli anni tra ottanta e novanta, atterriti dalle prime, insormontabili, dieci pagine del libro assegnato per le vacanze: Cosima.

Questo è il nocciolo della questione. A tredici anni ci misero in mano Cosima di Grazia Deledda. Manco a dirlo non riuscimmo ad arrivare alla fine. E dire che eravamo un terreno fertile, per questi esperimenti, noi che ci bevevamo di tutto purché fosse stampato su un libro. Vergognosamente, nei successivi dieci anni, noi non osammo avvicinarci nemmeno al frontespizio, dei romanzi della Deledda.

Ci sono libri che ti danno una mano nello sviluppo della sensibilità letteraria. Che, anche se te li sciroppi all’amorfa età di tredici anni, può darsi che ti lascino un mucchietto di brace a covare sotto la cenere del cervello. Brace che prenderà fuoco al momento opportuno, anni dopo. Io credo che la Deledda non sia fra questi. Ci sono libri che vanno letti da “grandi”. Prima, è necessaria un’educazione letteraria. Un libro come Cosima ha bisogno di anni di allenamento perché si impari ad affrontarlo. Anni di vita o di lettura. Sino al giorno in cui, quando hai già letto un bel po’ o quando sei semplicemente adulto, ti capita fra le mani Elias Portolu. La dolorosa battaglia nella coscienza di Elias fra tentazione e terrore del peccato, fra desiderio del bene e abbandono al male.

E lì capisci. E vuoi leggere subito anche Cosima.

A volte l’insegnamento della letteratura è (era? La si insegna ancora?) vittima di un grave equivoco. Quello per cui è salutare iniettarla nelle menti amorfe di ragazzini inermi come una medicina – perché fa bene. La Deledda è forse una delle vittime più celebri dell’equivoco. Per quelli della mia generazione, se dici Deledda, in un buon numero di casi si apre un baratro nero, una domanda attraversa gli sguardi, come davanti agli episodi di violenza più gratuiti.

Diciamolo: perché? Certe violenze non pagano. Non sarebbe stato più proficuo educare quelle menti di ragazzini innocenti a che un giorno, persa l’innocenza, aprissero spontaneamente e vogliosamente, un romanzo della Deledda?

[Ca-SS-Nu] La Maratona Regionale di Lettura

Ottobre 9, 2008 reginamadry 3 commenti

Ricordate quando a scuola ci facevano leggere a voce alta? Per alcuni era una scocciatura, ma c’erano anche quelli che amavano dare voce alle storie, raccontare nel silenzio partecipe, e non provavano imbarazzo quanto divertimento nel leggere per gli altri.

La Maratona regionale di lettura si svolgerà l’11 ottobre (sabato) nel quartiere di S.Elia a Cagliari, ma già oggi e domani (giovedì e venerdì) sono stati organizzati al Lazzaretto dalle 18 alle 20 due laboratori di lettura e narrazione ai quali potranno partecipare tutte le persone interessate per prepararsi agli eventi della giornata della Maratona. Potrebbe anche essere una buona occasione di “socialità”, al di là delle finalità specifiche del progetto: sarà interessante verificare quali sono gli autori più amati, i libri che ci hanno fatti più emozionare e che vogliamo condividere con gli altri, scoprendone a nostra volta degli altri che magari non abbiamo mai considerato abbastanza.

E’ per questo che sono indecisa fra “Alice nel Paese delle Meraviglie” di Lewis Carroll (nonostante le apparenze, un libro per adulti) e il sottovalutato (rispetto alle altre opere)  “Il quinto passo è l’addio” di Atzeni.

Partecipiamo, magari anche soltanto per curiosare e vedere cosa succede…

La filosofia del progetto è quella di mettere al centro dell’iniziativa i cittadini di differenti realtà sociali invitati a condividere, con gli autori ed alti ascoltatori e lettori, brani letterari che li hanno particolarmente interessati o che hanno rappresentato segni importanti per la loro esistenza.

Il progetto è curato dal Teatro Actores Alidos, aggiudicatario del bando regionale, e coinvolgerà tre centri della Sardegna scelti per la presenza di realtà urbane e suburbane dove è vivo il disagio sociale e dove gli abitanti versano in una situazione di emarginazione anche culturale: a Cagliari il quartiere di Sant’Elia, a Sassari il quartiere di Latte Dolce e a Nuoro Badu ‘e Carros.

Si inizierà nella mattinata con letture in luoghi pubblici di particolare concentrazione o luoghi di disagio come ospedali e case di riposo. Si proseguirà con la realizzazione di dipinti su tele di grandi dimensioni dove i partecipanti potranno riportare brevi frasi estrapolate dai libri più amati e disegni ispirati ai soggetti delle letture preferite. Al termine dell’animazione pittorica le tele dipinte andranno a decorare la “Biblioteca Virtuale”, simbolo dello spirito dell’iniziativa secondo cui la lettura, la cultura, l’incontro e la condivisione non conoscono luoghi privilegiati ma possono esistere ovunque.

L’attività della serata sarà inaugurata in ogni città da un autore sardo: a Cagliari Michela Murgia, a Sassari Alberto Capitta, a Nuoro Gavino Ledda. Le vie del quartiere saranno costellate di “stazioni di lettura”. Durante il percorso la Carovana effettuerà delle soste in luoghi di vita quotidiana dove i partecipanti daranno voce ai brani tratti dal libro da loro prescelto.

Il Cerchio della Lettura sarà il momento conclusivo maggiormente aggregante e coinvolgente della Maratona: esso vuol essere un richiamo alla tradizione del cortile, quando la gente si riuniva alla fine di una dura giornata di lavoro per raccontare aneddoti, leggende e fatti realmente accaduti. Un’opportunità per scambiare esperienze e rompere l’abituale isolamento facendo della cultura uno strumento di solidarietà sociale.

(Da Sardegna Biblioteche e Sardegna Spettacolo.it)

the art of being biddaiu

Settembre 14, 2008 pipps 3 commenti

Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti.

Cesare Pavese, La luna e i falò

Categories: FUORIUSCITI, LIBRI, sArDegNa

Di Sardegna e dittature argentine.

Giugno 30, 2008 mrmontag 10 commenti

L\'uomo che volle essere Peron

Chi se ne frega alla fine se Peron, Juan Domingo Peron il dittatore argentino, era davvero o no Giovanni Piras, l’emigrante sardo? Ecco quello che ho pensato quando sono arrivato alla fine del libro di Giovanni Maria Bellu, L’uomo che volle essere Peron. Ho pensato questo e anche bellissimo, perchè il libro di Bellu è bellissimo. Perchè la storia del Peron/Piras è affascinante d’accordo, e forse poteva pure bastare, Bellu è bravo, sa scrivere, poteva sicuramente bastare. Invece ecco che la storia del Peron forse sardo diventa un pretesto, un pretesto per parlare di una terra e di un popolo, per parlare di Sardegna e di Sardi.

Per parlare del carattere sardo, questa cosa che l’Isola ha plasmato e fuori ci dicono che siamo cocciuti e testardi e noi diciamo determinati, ma in fondo è che siamo duri e che la Storia ci ha insegnato a sbattere la testa sulle cose, finché non si piegano loro, altrimenti passienzia, ci pieghiamo pure noi alla fine, ma proprio alla fine.

Un pretesto per parlare di rapporti padre/figlio che non sono mai facili ma in certe epoche e in certi luoghi, negli anni settanta, in Sardegna sono diventati paradigma della difficoltà.
Un pretesto per parlare anche di Sessantotto e riscoprire la bontà di certo conservatorismo reazionario, almeno la sua coerenza, da sbattere in faccia a certi (molti, troppi) Sessantottini: non c’è nulla di più squallido di una generazione di fanatici che diventa una generazione di cinici.
Un pretesto per parlare di giornalismo e inchiesta, anche.

Pretesti a parte, il libro di Bellu è un saggio, un romanzo, un giallo. E’ avvincente, molto ben scritto, documentato.

Dopo tutto questo e molto altro, chi se ne frega alla fine se Peron, Juan Domigo Peron il dittatore argentino, era davvero o no Giovanni Piras, l’emigrante sardo? E in fondo poi, sarebbe tutto questo vanto?

[Ghilarza] De Roma presenta la sua nuova fatica

Giugno 25, 2008 adaspina Lascia un commento

[Libri] Una Nouvelle Vague Sarda?

Giugno 21, 2008 Giampaolo Lascia un commento

[Cagliari-Pirri] Alessandro De Roma presenta “la fine dei giorni”

Giugno 13, 2008 Giampaolo Lascia un commento

Andrea Mameli ci avvisa di nuovi appuntamenti che riguardano i libri.

Giovedì 19 giugno alle ore 18,30, verrà presentato “Hinterland 6″ di Enrico Pili alla libreria Murru di Cagliari. Qualche giorno dopo, il 24 giugno alle 19:00, sarà presentato alla Ex-vetreria di Pirri La fine dei giorni – Il Maestrale, 2008 - il nuovo romanzo di Alessandro De Roma.

Perdita di memoria collettiva, sparizioni, controllo delle menti… non aggiungo altro per non bruciare la voglia di leggerlo: è L’atmosfera è quella tipica della Distopia (l’utopia negativa resa celebre da 1994 di Orwell) dalla quale emerge il tentativo di resistenza alla follia dilagante intorno al protagonisto e alla sua stessa demenza. Sullo sfondo un progetto di controllo sociale che sarebbe riduttivo definire allucinante. alessandro de roma

Alessandro De Roma è nato nel 1970 a Carbonia (padre di Boroneddu, non lontano da Ghilarza, dove nacque Antonio Gramsci, mentre la madre è di Villacidro, luogo natale di Giuseppe Dessì).
Dopo la laurea in Filosofia, a Cagliari, Alessandro ha insegnato a Nuoro, poi ha vissuto a Londra e a Torino (dove è ambientato il nuovo romanzo) e oggi è di nuovo in Sardegna, ma sta per ripartire…
Prima però dovrà presentare il libro a Cagliari: l’appuntamento è il 24 giugno.

segnalazione e testi di Andrea Mameli.

[BuGGeRru] Presentazione di “Miniere al sole”.

Giugno 11, 2008 Giampaolo 2 commenti

Sabato 14 giugno, alle ore 10 presso la sala congressi del comune di Buggerru, “La Centrale”, sotto l’egida del Consorzio del Parco Geominerario Storico e Ambientale della Sardegna, verrà presentata la Guida culturale bilingue (italiano/inglese) “Miniere al Sole”, di Susanna Lavazza, Edizioni AM&D, dedicata ai siti minerari visitabili in Sardegna.

Parteciperanno alla manifestazione il commissario straordinario del Parco Geominerario Storico e Ambientale della Sardegna Giampiero Pinna, il sindaco di Buggerru Silvano Farris, il presidente della Comunità del Parco Pier Luigi Carta, il presidente della Provincia di Carbonia-Iglesias Pier Franco Gaviano, il presidente Anci Sardegna Salvatore Cherchi, il vescovo della diocesi di Iglesias Giovanni Paolo Zedda, il responsabile collane scientifiche AM&D Stefano Pira, il preside della facoltà di scienze politiche dell’università di Cagliari Raffaele Paci, il direttore del Parco Geominerario Luciano Ottelli, il rettore dell’università di Cagliari Pasquale Mistretta.

All’evento sarà presente l’autrice, Susanna Lavazza giornalista professionista, collaboratrice de Il Corriere della Sera, Anna, Dove.

“Miniere al Sole” è una guida bilingue (la parte in inglese è stata curata da Mark Andrew Grace) alle miniere visitabili in Sardegna, che costituiscono un raro esempio di patrimonio convertito al turismo slow e tematico in uno degli scenari più emozionanti del Mediterraneo.

Nel volume c’è la storia di ciascun sito: Ingurtosu (Arbus), Galleria Henry (Buggerru), Serbariu (Carbonia), Funtana Raminosa (Gadoni), Montevecchio Guspini, Monteponi e Santa Barbara (Iglesias), Porto Flavia (Iglesias Masua).
Sono descritti e raccontati tutti i siti minerari aperti, i musei, i templi e le grotte nei dintorni, le escursioni al mare o nell’entroterra, le feste e le rassegne culturali, i luoghi dell’accoglienza e della buona tavola: una guida a una Sardegna insolita e selvaggia, ma anche ricca di esperienze per il turista curioso.

* * *

ne parlano anche su il giornale.it , la Gazzetta di Sondrio, CultNews.

[inter-viste] “Rubare il respiro”. Intervista a Marinella Saiu.

Maggio 19, 2008 Giampaolo Lascia un commento

Venerdì 23 maggio alle 17.30 presso l’aula magna del liceo ginnasio statale Siotto, in V.le Trento, 103 a Cagliari, Marinella Saiu presenterà il suo nuovo libro, “Rubare il respiro“. Oltre all’autrice saranno presenti l’On. Federico Palomba e l’attrice Tiziana Pani, che leggerà alcune parti volume. Non mancate: ci sarà, oltretutto, una buona parte della redazione di questo blog.

* * *

Giornalista Rai, sarda di origine, Marinella abbiamo avuto modo e piacere di incontrarla nei giorni scorsi e da quella chiacchierata è nata questa breve intervista.

Da dove nasce questo libro? perchè l’esigenza di parlare di un tema così delicato come quello della pedofilia?

E’ nato da un fatto di cronaca: nel 2000 il Tg1 e Tg3 mandarono in onda delle immagini terribili di bambini stuprati. La mia amica Giulia ne fu così scossa che decise di raccontarmi la sua storia di molestie subite dagli undici ai quattordici anni. E la sua esigenza si è sposata con la mia sensibilità verso i bambini che vedo sempre meno protetti da questa società.

Sul libro aleggia una cupezza che solo raramente lascia spazio a spiragli di luce. E’ davvero possibile, dopo un’esperienza come quella vissuta da Giulia – la protagonista del tuo libro – tornare ad una vita “normale”, positiva, luminosa?

Giulia dà un segnale di speranza, ma soltanto a un patto: quella esperienza deve essere rielaborata, capita. Deve, come dice Giovanni Bollea, ridursi a quella che è: una violenza subita. Ossia spogliarla dai sensi di colpa, da tutte le tipiche sovrastrutture che, inevitabilmente, si creano nella psiche dei bambini molestati. Un esempio sono le persone che stuprano perché stuprati durante loro infanzia.

Il mondo di oggi – diciamo così – è molto diverso dalla società tradizionale che traspare dal racconto di Giulia. Tra quel mondo e quello di oggi c’è la rivoluzione sessuale, il femminismo, la laicizzazione dei costumi e dei valori. Ma perchè allora, ancora oggi, è così socialmente difficile affrontare il tema della pedofilia?

Perché, nonostante le rivoluzioni di cui tu parli, la nostra è ancora una società sessuofobica. Nessun genitore è disposto a pensare che i propri bambini nascano sessuati. E il non riconoscerlo significa anche non capire i segnali che arrivano dagli adulti verso i bambini e viceversa. Credo che genitori più consapevoli potrebbero fare un grande lavoro di prevenzione, non certo spaventando i bambini, ma educandoli a parlare dei propri sentimenti di felicità e di disagio, insegnare loro a distinguere quello che gli piace da quello che li disgusta per poter allontanarsi più facilmente davanti al “mostro” che spesso non si presenta certo come mostro, ma come persona che ti vuole bene. Le statistiche parlano chiaro: la pedofilia si consuma principalmente tra le pareti domestiche e con persone che i bambini conoscono. Forse è anche questa una ragione per cui si preferisce non affrontare il problema.

Una domanda, proprio perché ci ospita questo blog, ce la dobbiamo e te la dobbiamo. Tu sei quella che noi chiameremmo una “fuoriuscita”
sarda. Cos’è per te la Sardegna?: un’immagine sfocata di un passato che non c’è più, un luogo in cui tornare, o uno dal quale fuggire sempre? o cos’altro?

La Sardegna è un po’ tutto questo. Io e la mia terra ci odiamo e ci amiamo. Mi aspetto da lei promesse che non vengono mai mantenute e io la ripago fuggendone il prima possibile. Vorrei che un giorno riuscissimo a riconoscerci pacificamente: la Sardegna accettando il mio essere fuoriuscita e non volermi continuamente imporre alcuni aspetti antichi e violenti che trovo inaccettabili e da parte mia impegnarmi, prima di fuggire, a cercare quella parte piena di movimento, stimoli, intelligenze, che so essere più che presente e che mi inorgoglisce anche da lontano. Il mio dramma è che il desiderio di rimanere più a lungo me lo ispirano principalmente gli anziani, con i loro racconti, con la quella antica e viscerale pacatezza, con i loro sguardi profondissimi mai del tutto decifrabili, con gesti che solo chi è sardo riconosce. Ma il tempo passa e la morte è inevitabile. Così trovo sempre meno parenti anziani con i quali ho trovato sempre una comunanza: la predisposizione all’ascolto e al racconto, che ci ha regalato grandi gioie.

[Libri] CARTAS DE LOGU. Scrittori sardi allo specchio

Aprile 27, 2008 fior 1 commento

Quando Giulio Angioni richiama gli scrittori alle proprie responsabilità è difficile, quasi impossibile negarsi. Cartas de logu. Scrittori sardi allo specchio è una bella foto di gruppo con uno sfondo di mare, montagne e colline sarde. Il meglio della produzione letteraria sarda contemporanea.

Vi faccio alcuni nomi per farvi venire l’appetito letterario: Milena Agus, Giuseppe Marci, Giorgio Todde, Michela Murgia, Marcello Fois, Rossana Copez, Maria Giacobbe, Nicola Lecca…e tanti altri. Notate qualcosa? Io sì, nessuno ha chiamato Niffoi. Va beh, andiamo avanti. Ma quali sono, in realtà le responsabilità di uno scrittore e in particolare di uno scrittore sardo? Non so, forse solo quella di esprimersi nel modo che gli appartiene di più: le parole.

Mi piace questo testo, parla del futuro da progettare, non di passati mitici, non di vellutini da indossare ancora o di una giudicessa senza volto. Mi piace quando a parlare di identità (oddio che ansia questa parola!), di scuola, di politica culturale, delle arti, dell’informazione sono gli scrittori, è un pò come quella vecchia storia di un governo di tecnici..

Ho scoperto leggendo che l’identità sta tutta dentro una borsa o una zaino, un sorriso, una smorfia, la puoi facilmente portare con te, mostrarla quando scendi da un aereo o hai un incontro importante, quello che ti cambia la vita. Vi lascio alcune parole di Michela Murgia e vi invito alla lettura di questo confronto di vite: “C’è una statua vicina a casa mia, con un corpo di donna e dieci volti di pietra tutti rivolti al mare. I turisti allocchi dicono che i volti guardano il tramonto, ma il sole tramonta dall’altra parte, e comunque io lo so cosa fanno quelle donne di pietra: pregano, che qui si fa così, perché il mare è un tempio e chi non ha mai sentito il bisogno di invocare davanti alla sua ferita aperta non è interrotto, o non sa di esserlo. Io sono una di quelli che lo sanno e credo che il saperlo si chiami identità, che davvero non è un dono che può stare in mano a chi si crede intero senza esserlo”.

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[Libri] Se ti trovi Niffoi in libreria. Riflessioni marginali e contaminate.

Aprile 24, 2008 Giampaolo 21 commenti

22 aprile 2008 Libreria Feltrinelli Piazza Colonna Roma.

Arrivo con qualche minuto di ritardo. In realtà, quando mi sono preparato per uscire pensavo di farlo per andare ad ascoltare Vinicio Capossella. Questo perché leggo i messaggi troppo in fretta (a volte nemmeno li leggo) e dunque ho confuso l’appuntamento delle 18.30 con quello delle 21.

Mi fa dunque un certo effetto appena arrivo trovare Salvatore Niffoi che presenta il suo nuovo romanzo Collodoro. La sala che ospiterà la logorrea dell’ormai arcinoto scrittore di voga sardo è abbastanza gremita. Tanto gremita e calda, che di lì a poco una signora in prima fila viene giù per un malore.

“Vedi l’effetto che fa Niffoi” mi sussura all’orecchio un mio amico maligno.
Mi sarebbe piaciuto davvero che fosse solo una battuta.
Invece è vero che Niffoi fa davvero un effetto da capogiro.
Ma non nel senso di un innamoramento.

Nel giro di pochi istanti, mentre le signora di una certa età giaceva ancora al suolo, il nostro scrittore di voga sardissimo (anzi barbaricinissimo) inanella una serie di quelle che il mio amico più caustico non esiterebbe a definire “bordate contro la crocerossa”.

Ne dice tante, grosse, tutte di fila, e io – abbiate pazienza – me le ricordo così un pò confusa-mente, alla rinfusa, rintro-nato.
Che la Costa Smeralda è un posto fatto per le “Veline che non sanno dove finire di fare le puttane”.
Che l’Unione Sarda va avanti “a massoneria e cemento armato”.
Che chi è stato a Forte Village non è stato in Sardegna.
Che i barbaricini sono abituati da millenni a riciclare tutto, a non sprecare nulla.
Che la Sardegna è stata dominata per Cinquecento anni dagli “Spagnoli”.
Che la Sardegna ai “Piemontesi non gliela diamo più”.

Peggio del previsto, sentenziava il mio amico vicino a me con un sorriso a forma di leppa.

Peggio, perchè la sua logorrea non perde nemmeno un soffio della leziosità della sua scrittura, nemmeno un grammo in meno di tutta quella sua enfasi immaginifica. E nemmeno le sue metafore più ridanciane riescono a celare la sua terribile incapacità di non prendersi sul serio.

Anzi, è quasi mistica la sua convinzione di dovere improrogabilmente assolvere alla funzione di vate della sardità, di coltivatore diretto delle radici, di difensore civico-civile delle moralità dominanti (in Sardegna).

E’ quasi dannunziana la sua foga retorica e, tra le sue mani, la Sardegna sembra divenire una novella Fiume, la quale, com’è noto, non chiese mai a D’Annunzio di essere salvata.

Se la prende con tutto e tutti, anche con l’Italiano (“io non do il culo all’Italiano”) che è troppo contaminato, troppo zeppo di parole estranee, straniere (lui stesso però usa una paio di volte il termine “imprinting“)

Io una volta per il mio dottorato, ho seguito un bellissimo seminario di Filippo La Porta, il quale ci parlava in un caldo pomeriggio di questa Roma delle meraviglie e dei furori.
Parlando del Verano, lo definì un luogo di congedi: un’immagine bellissima per raccontare un tratto sfuggente di questa città nel quale si intrecciano, quasi timidamente, una stazione ferroviaria e un cimitero.

Parlando della lingua, disse del valore del suo essere sporca, frammischiata, bastarda, negletta, bistrattata, bassifondata: quella è una lingua viva, una lingua che raccoglie il contributo di tutti, anche degli ultimi, dei periferici, dei dimenticati alla civiltà di e dei popoli, civiltà di cui la lingua è il monumento aereo più identificante e duraturo.

Davanti a questo insegnamento – che mi porto dietro sempre – i discorsi di Niffoi che affiancano le categorie di “giusto” e “sbagliato” alla lingua mi sono sembrate di una rozzezza intellettuale molto rara, e di un meccanicismo ideologico tipico dei regimi autoritari e paternalistici.

Ma Niffoi è un carro-armato lanciato contro tutto e tutti. La sua provocazione va avanti e non risparmia nessuno.

La punta polemica diventa se possibile più acuminata quando si rivolge contro la nouvelle vogue sarda.
Niffoi, c’era da aspettarselo, dice di esserne stato il “cattivo maestro”: non basta – dice – mettersi un orecchino e davanti al computer per potersi dire scrittori, per potere parlare della Sardegna.

Ogni riferimento a Flavio Soriga non è assolutamente casuale.

Eppure, signori lettori e dolcissime signorine, io la Sardegna di Flavio Soriga (quella raccontata nel suo Sardinia Blues – che titolo infelice, però) la conosco. La conosco perchè l’ho vissuta, è mia. Mi sento un pezzo pulsante e calciante di quella Sardegna contaminata, sporca, che mette il velluto e però suona canzoni di rock’n'roll.
Mi sento parte di quella Sardegna dei Campidani e delle città che è Sardegna almeno quanto la tanto decantata Barbagia da Niffoi.
Chi non è sardo non può capire (fino in fondo) quello che voglio dire.

E cioè che Niffoi è un pacco gigantesco.
Perchè la Sardegna che lui racconta non esiste. E’ un mito, come la Padania, come la Vittoria Mutilata che ha dato aria alle bocche del fascimo in Italia.

La sua retorica sull’identità è una roba talmente vecchia da sembrare nuova. E dietro l’esaltazione identitaria e nazionalista di Niffoi, dietro il suo rifiuto della Sardegna raccontata da Soriga, c’è il rifiuto e la negazione dell’altra Sardegna, di quella Sardegna nata e fatta di un sapere contadino che si è armonizzato o distinto al/dal “moderno” secondo dinamiche differenti e complementari a quelle barbaricine.

Quella Sardegna che è anche mondo urbano, vivo, aperto, corrotto, umano, sporco, che si manifesta nelle splendide archittetture volanti di Cagliari, o dentro il liquido svenimento che regala la fiera antichità di Oristano.

Dietro il rifuto di questa Sardegna, che conta tanto ma con meno arroganza e boriosità di certa barbaricina, si nasconde l’antico e stupido pregiudizio che una parte dei sardi ha coltivato verso la stragrande maggioranza degli altri: contro tutti coloro che non vivono in Barbagia.
Un pregiudizio che, come tutti, nasce dalla debolezza, dal non confronto, dall’adesione acritica a dei miti ideologici costruiti ad arte.

Quando Niffoi va alle Invasioni barbariche e dice che la vera Sardegna è la Barbagia, ripete sostanzialmente quel “gli altri sardi non contano” che scrisse ne “Il giorno del giudizio” Salvatore Satta.
Ma questo non diminuisce il tasso di infamia di quella affermazione. Nemmeno di un pò.

Mi rimane un cruccio: che non ho fatto le domande che avrei voluto allo scrittore in super-voga sardissimo.
Ma come diavolo facevo a dire tutte queste cose? E sarei stato comunque male a non potergliele dire tutte.

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scritto ascoltando “burden in my hand” di Soundgarden (pezzo notoriamente identitario).

Fabrizio De Andrè. HOTEL SUPRAMONTE

Gennaio 11, 2008 pipps 3 commenti

Copertina_libro_di_R._Saba.jpg

Roma, sabato 12 gennaio 2008, Libreria Rinascita, ore 19.

RAFFAELLA SABA presenta il suo libro, Hotel Supramonte. Fabrizio de Andrè e i suoi rapitori, Editrice Zona, 2007 (per info clicca qui )

ROMA – Libreria Rinascita
via Prospero Alpino, 48 (traversa Circonvallazione Ostiense)
sabato 12 gennaio 2008 ore 19
L’autrice Raffaella Saba
presenta
HOTEL SUPRAMONTE
FABRIZIO DE ANDRE’ E I SUOI RAPITORI
ZONA
Interviene all’incontro Giorgio Galleano
della redazione cultura del TG3
Al termine, musica dal vivo con cover di Fabrizio De André

HOTEL SUPRAMONTE. FABRIZIO DE ANDRE’ E I SUOI RAPITORI
di Raffaella Saba (ZONA – Collana “L’Italia Criminale” – pp. 160, euro 16)
“Mi sento più contadino che musicista. Questo è il mio porto, il mio punto d’arrivo. Qui voglio vivere, diventare vecchio…”. Fabrizio De André scelse la Sardegna come luogo di vita, non solo di vacanza, perché se ne sentiva figlio. Amava la sua natura atavica, gli orizzonti illimitati, i profumi e i colori intensi, ma anche quella povertà millenaria che a volte induce forme di criminalità tristemente originali. Perché – come una “janas” dal duplice volto, mezza strega e mezza fata – l’isola incantata è anche la terra matrigna del “banditismo sardo”. Lì Faber venne sequestrato insieme alla sua compagna il 27 agosto 1979. Restarono prigionieri dei loro rapitori per ben centodiciassette giorni. Da quella esperienza il cantautore genovese seppe trarre e trasmettere una grande lezione, artistica e di vita. In questo libro si racconta quella storia: il sequestro, la prigionia, le trattative, i personaggi, le vicende giudiziarie, le canzoni che ce ne hanno reso lo spirito. E la Sardegna, i suoi banditi, i rapimenti più famosi.
Raffaella Saba, sarda d’origine, vive e lavora a Palermo. Laureata in scienze politiche con una tesi sul banditismo sardo, ha scritto numerosi articoli per quotidiani e periodici sulla vicenda del sequestro De André. Hotel Supramonte è il suo primo libro.

Flavio Soriga sul Venerdi di Repubblica

Gennaio 6, 2008 pipps 1 commento

Soriga_Il VenerdiTrasmetto qui una piccola recensione di Sardinia Blues di Flavio Soriga, sul Venerdi di questa settimana. Per leggerla, cliccate sull’immagine.

Soriga_Il Venerdi

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