
Alzi la mano chi è a conoscenza della reale esistenza degli archivi e degli archivisti! Realtà e professione di cui pochi sono a conoscenza.
Per molti archivio è solo un modo di dire: “Sai, ieri ho archiviato la storia con Pamela!”, “il caso dell’omicidio di Tizio è stato archiviato!”. Ma non tutti sanno che archivio è un luogo realmente esistente, in ogni realtà locale oltre che statale, pubblica o privata. Di parole per esprimere il concetto di archivio ce ne sono tante: archivio è innanzitutto il locale in cui un ente conserva il complesso dei documenti prodotti nel corso della sua attività, il suo archivio. Quindi archivio è il luogo, ma è anche l’insieme dei documenti.

Sono archivista da ormai due anni. Ho studiato, frequentato una Scuola di Archivistica, Paleografia, Diplomatica presso l’Archivio di Stato di Cagliari. Ho, a conclusione del biennio, sostenuto un faticosissimo esame finale e conseguito il mio sudatissimo titolo di Archivista.

Nella mia faticosa esperienza lavorativa mi sono accorta che non solo i comuni mortali non sono a conoscenza di questa realtà ma ahimè!, nemmeno gli amministratori di molti enti locali e non.
Il più delle volte, quando amici e conoscenti, parenti o perfetti estranei, mi chiedono che lavoro faccio e io rispondo “archivista”, la loro prima reazione è, “quindi lavori in biblioteca? Che bello. Beata!”. Biblioteca un corno! Senza togliere niente alle biblioteche, sia ben chiaro! Mi verrebbe da rispondere, ma sorrido e cerco di spiegare loro che c’è differenza tra la biblioteca e l’archivio. Tra documenti e libri. Ma non sempre capiscono. Che senso ha lavorare in archivio? Cosa si farà mai in un archivio? Si spolvera? Qualcosa del genere!
Ma la cosa più drammatica è che neppure nelle pubbliche amministrazioni sanno cosa sia un archivio, anzi, cosa più grave!, credono che sia un deposito, un magazzino, uno sgabuzzino!
Collaboro da tempo con la Soprintendenza Archivistica per la Sardegna (ww.archivi.beniculturali.it) l’organo che si occupa della vigilanza sulla conservazione, sull’ordinamento e sullo scarto degli archivi degli Enti Locali (enti pubblici territoriali), cioè Comuni, Province e Regioni e degli archivi degli enti pubblici e privati (enti ospedalieri, istituti di credito, enti di beneficenza, etc.).
L’organo che si occupa della tutela dei documenti dello Stato e degli Enti Pubblici in possesso altrui, che vigila e valorizza il patrimonio documentario degli Enti Pubblici e dei privati (familiare, personale, di industrie, partiti, etc.), che controlla sul commercio e l’esportazione del materiale documentario.
Collaboro, da oltre un anno, con la Soprintendenza Archivistica per la Sardegna, come collaboratrice esterna, al progetto SIUSA, il Sistema Informativo Unificato per le Soprintendenze Archivistiche (siusa.signum.sns.it). Sino ad oggi io e le mie colleghe ci siamo occupate degli archivi dei Comuni della Sardegna. Tutti i Comuni della Sardegna. Ed è stato come scoprire un intero e vasto universo ignoto e sconosciuto. Tanto vicino eppure così lontano! Non solo perché ero all’oscuro dell’esistenza di molti paesi e centri, nonostante viva da ben 34 anni in Sardegna!, ma anche perché ho scoperto che in ogni centro della nostra bella e soleggiata isola, c’è un archivio ricco di storia e di documenti.
Purtroppo sono veramente pochi gli archivi riordinati o semplicemente collocati in locali adeguati, con le dovute norme di sicurezza. Quasi nessun Comune ha nell’organico un archivista che si occupi dell’archivio, della gestione dei documenti. E non solo di quelli storici che raccontano l’origine dei singoli centri, piccoli e grandi che siano. Ma anche di quelli correnti e di deposito. Di tutte le numerose pratiche, sparse senza ordine, qua e là, nei vari uffici e che si perdono in continuazione. Si perdono e così il lavoro si ferma, si blocca e i contribuenti aspettano.
Ho visto e sentito di archivi di Enti Locali in piccole stanze o sottotetti o sottoscala umidi e bui, sporchi e disordinati, infestati di varie specie di insetti e topi, in cui accanto alla documentazione storica e di deposito, accanto a registri, buste e faldoni, riposano vecchie sedie, confezioni di toner per stampanti e fotocopiatrici, vecchi computer, scatole e scatoloni.
Ho visto e sentito di documentazione storica di un comune, vergognosamente ammucchiata, senza ordine, nei locali della scuola elementare che fungeva anche da spogliatoio e mensa degli operai di un’impresa di ristrutturazione.
Ho visto impiegati che furtivamente entravano nei locali destinati ad archivio dell’ente e abbandonare, senza scrupoli, registri e faldoni su vecchi tavoli o sul pavimento e scappare via veloci. Come si faceva nel passato, quando si abbandonavano i bambini davanti ai portoni delle chiese o dei conventi. E se anche gli abitanti dei Comuni della Sardegna non si rendono conto del valore dell’archivio e della sua reale funzione, è ben più grave il fatto che sono gli stessi amministratori, sindaci e dirigenti, che ne sono all’oscuro.
Forse non sanno che le visite ispettive che gli archivisti della Soprintendenza fanno periodicamente hanno un preciso significato?
Forse non hanno ancora capito che sono colpevoli di violazione di capitoli di legge e dell’incuranza del patrimonio identitario-documentario della comunità che rappresentano?
Forse non sono al corrente che esiste una legislazione archivistica che detta tutta una serie di norme da seguire in materia di archivi e documenti?
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