Archivio

Archivio per la categoria ‘L'archivio che non c'era’

[Memorie archivi identità] Come sta l’archivio storico del tuo comune?

Ottobre 2, 2008 Giampaolo 15 commenti

Non è mica solo questione di nuraghi e tombe bizantine o villaggi abbandonati. L’assenza di politiche di valorizzazione tocca altri aspetti, se possibile anche più importanti di quelli relativi ai beni di tipo archeologico.

Pensate agli archivi. Andateci dal vostro sindaco e chiedetegli se nel suo Comune c’è la sezione storica dell’archivio. Se è riordinata, inventariata e liberamente fruibile da parte della cittadinanza. Chiedetegli se ci sono gli strumenti di corredo che guidano i cittadini alla consultazione della documentazione storica conservata nel comune. E se c’è una sala di studio dove studiare i documenti. E se – infine – ad assistere gli studiosi c’è il personale qualificato previsto dalla legge.

Dalla legge?

Dalla legge.

Forse non tutti sanno che il codice Urbani disciplina, tra le altre cose, proprio questa materia. I comuni devono permettere alla cittadinanza di accedere liberamente – sulla base di un orario stabilito dall’amministrazione – all’archivio storico. Questo accesso è un diritto individuale il cui esercizio non può essere impedito dall’amministrazione.

Provateci, se avete interesse alla storia del vostro paese, ad entrare nell’archivio storico del vostro comune. Chiedete, e pretendete che la legge vi venga applicata.

Sono ancora tanti i comuni che non riordinano i fondi storici del proprio archivio, che non permettono un libero accesso alla documentazione, che non assumono personale qualificato per la gestione di una sala studio dove accogliere gli studiosi.

Perché?

Perché non ci sono soldi, rispondono. Però anni fa è stata stanziata dall’Unione Europea una cifra enorme, che avrebbe permesso ai comuni sardi di dotarsi di queste strutture a costo zero. Solo che a concorrere sono stati meno di venti comuni in tutta la Sardegna.

Perché?

Il perché non lo so.

Comunque provateci, chiedete, informatevi. E se vi va, fateci sapere quali sono i comuni dove gli archivi sono restituiti alla cittadinanza, alla cultura, al dibattito. Fateci sapere dove le politiche culturali ci sono davvero e non sono ridotte ad una bandierina da mostrare venti giorni prima delle amministrative.

[L'archivio che non c'era] Lettera di protesta al Presidente Soru contro il blocco del progetto SIADARS

Settembre 20, 2008 kirc 3 commenti

Agli inizi di maggio, si è tenuta a Cagliari una giornata di studio dedicata all’importante progetto di censimento degli archivi di deposito della Regione Sardegna (leggi qui), in cui sono stati illustrati i risultati positivi raggiunti in tre anni di lavoro da parte di un gruppo di giovani archivisti.

Questi, oggi, indirizzano una lettera aperta di protesta al Presidente Soru, lamentando l’interruzione, a partire dal 30 giugno, del progetto, non ancora portato a termine, nonostante vi sia la disponibilità di risorse finanziarie che, se non saranno impiegate, andranno perdute.

Pubblico la lettera che ho recuperato da una lista di discussione per archivisti: cliccate qui per leggerla o scaricarla.

[L'Archivio che non c'era] Storia, memoria e diritti dei cittadini: “il potere degli archivi”

Giugno 22, 2008 kirc Lascia un commento

Si è tenuto venerdì 6 giugno a Cagliari il convegnoStoria, memoria, diritti dei cittadini: gli archivi della Regione Autonoma della Sardegna, una giornata di studio e di riflessione dedicata in particolare al progetto di censimento degli archivi di deposito dell’Amministrazione regionale e conclusa con la discussione sul volume Il potere degli archivi. Usi del passato e difesa dei diritti nella società contemporanea, della Mondadori, scritto tra gli altri dal dott. Stefano Vitali dell’Archivio di Stato di Firenze, il quale ha ottenuto di recente anche l’incarico per lo studio di fattibilità per la realizzazione dell’Archivio Storico della nostra Regione (vedi il documento).

L’incontro è stato aperto da un intervento del Presidente Soru, seguito da quello dell’Assessore per la Pubblica istruzione e beni culturali Maria Antonietta Mongiu (cliccando qui è possibile vedere il video dei due interventi).

Quindi sono stati esposti i risultati del censimento avviato nel 2005 degli archivi di deposito regionali, volto alla conoscenza della loro struttura e consistenza. Sono stati individuati chilometri di documentazione sparsa in diverse sedi, in alcuni casi in pessimo stato di conservazione e per sessant’anni abbandonata a se stessa.

E questa situazione degli archivi sardi non è isolata, ma rispecchia appieno l’immagine da sempre attribuita all’archivio di deposito: quella di un magazzino in cui le pratiche concluse, che non rispondono più a pressanti esigenze amministrative, vengono accumulate in disordine e spesso giacciono dimenticate, con conseguenze negative in termini di efficienza amministrativa e tutela dei diritti dei cittadini.

Una sorta di limbo per la documentazione, in attesa di quella che sarà la sua destinazione finale: il passaggio all’archivio storico o lo scarto.

Esso invece è un momento delicatissimo in cui occorre conservare in ordine le carte che possono in qualsiasi momento essere nuovamente richieste, effettuare periodiche operazioni di scarto, individuare la documentazione che dopo quarant’anni può essere versata all’archivio storico, riordinata e resa così disponibile ai ricercatori.

La Regione Sardegna solo di recente ha tentato di elaborare una politica sui depositi dando vita a due iniziative fondamentali: da un lato appunto il loro censimento, dall’altro la pubblicazione delle Disposizioni per l’organizzazione e la gestione degli archivi di deposito (vedi il documento).


Il progetto di censimento è stato avviato attraverso la collaborazione di giovani archivisti, che nel corso del convegno hanno esposto metodi, fonti e procedure di lavoro. Tali figure professionali risultano tuttora assenti all’interno dell’Amministrazione regionale e per avviare e portare avanti questa importante iniziativa ci si è avvalsi di collaboratori esterni, reclutati con il tanto discusso metodo delle short list e che ora rischiano di essere mandati tutti a casa.

C’è da augurarsi in ogni caso che non si interrompa il lavoro portato avanti finora e che la Regione Sarda possa realizzare quanto prima il suo archivio storico.

(Quasi) Nessuno si preoccupa della fine che stanno fecendo gli archivi storici dei comuni sardi

Novembre 4, 2007 Giampaolo 5 commenti

archividigit.jpg

Chi ha visto la puntata del 28 ottobre 2007 di Report, su Rai tre, ha potuto costatare come in tutti i Paesi Scandinavi, dal diciottesimo secolo, sia in vigore una legge che vincola ogni Istituzione Pubblica a rendere liberalemente accessibili a chiunque i documenti che genera o riceve.

Questo per permettere ai cittadini di verificare in ogni momento le attività dei suoi rappresentanti, l’entità e la ragione delle spese da questi effettuate nell’esercizio delle sue funzioni.

Durante il suo semestre di presidenza, la Svezia ha ottenuto che un analogo meccanismo di trasparenza venisse adottato anche per le tre principali istituzioni dell’Unione Europea: Commissione, Consiglio, Parlamento.

Un fatto rivoluzionario.

L’Italia sotto questo profilo è un Paese in via di sviluppo: del resto, nessuna forza politica – eccezion fatta forse per i radicali – lotta oggi per introdurre in italia analoghe misure atte a permettere al cittadino di verificare nel profondo l’attività dei pubblici amministratori.

Pensate che in Sardegna un gran numero di comuni non permette neppure l’ingresso alla sezione storica degli archivi, figurarsi a quella corrente, dove pure alcune forme di verifica e controllo da parte del cittadino sono previste dalla legge.

Se si valuta anche solo il ritardo dei comuni sardi sul versante degli archivi storici si scopre che esso è enorme e gravissimo.

Rispetto ad una tale situazione, il richiamo alle radici, all’indentità, alla sardità appaiono del tutto strumentali e demagogici, anche perchè non sono precedeuti nè seguiti da azioni di concreta valorizzazione di quel portato identitario che si dice di volere esaltare durante i comizi elettorali e le interviste sui media.

Allo stato attuale, non solo non è possibile entrare e consultare gli archivi storici di numerosi comuni della Sardegna, ma spessissimo questi archivi storici comunali versano in uno stato di assoluto disordine e completo abbandono.

Del resto, anche quando i riordini son stati fatti, questi non sono stati funzionali alla valorizzazione della documentazione, che permane in un ordinato stato di inacessibilità.

E’ il caso di Nuraminis, dove ad un archivio storico comunale riordinato non è corrisposta la creazione da parte del comune di una struttura capace di mettere gli eventuali studiosi nelle condizioni di studiare i fondi storici del comune.

Per entrarvi è stato necessario chiedere un’autorizzazione al segretario comunale, giunta dopo settimane di attesa e, una volta entrati, muoversi dentro il compactus senza la guida offerta da un qualsiasi strumento di corredo. Inoltre, non esisteva uno spazio apposito per la consultazione della documentazione, non erano previsti orari di apertura e chiusura della struttura.

In altre parole, tutta la normativa relativa al libero accesso alla documentazione storica di un comune è rimasta disapplicata.

Il punto è che se pure la legge obblighi l’Ente a rendere accessibili i fondi, la stessa normativa non prevede alcuna sanzione qualora il Comune non adempia agli obblighi di legge: è questa circostanza che ha permesso a gran parte dei nostri sindaci e amministratori di divenire dei veri e propri latitanti sul versante degli archivi.

Del resto, la situazione è favorita dall’indifferenza dell’opinione pubblica, che non preme su chi governa per ottenere il godimento di un diritto che le è riconosciuto in via meramente formale.

Ciò che si può fare per cambiare lo stato delle cose è premere sui comuni, chiedere non solo di potere individualmente accedere alla documentazione d’archivio, ma ottenere che dopo questo accesso sia possibile una consultazione agevole della documentazione: come si può studiare stando in piedi, o dentro sgabuzzini fatiscenti o nei corridoio tra il personale amministrativo del comune?

Prendersi la briga di andare al proprio Comune con la normativa in mano per verificare come e se venga permesso il libero accesso alla documentazione storica dell’Ente, è il primo fondamentale passo di un cammino che potrebbe portare alla reale e non parolaia valorizzazione di una componente irrinunciabile del nostro patrimonio identitario.

post scriptum:

sappiamo che il nostro blog è letto da diversi amministratori locali: ci piacerebbe sapere cosa e se hanno fatto nei loro comuni per difendere, valorizzare gli archivi storici comunali. Saremmo lieti di pubblicare notizie positive su un tema a noi così caro. Siamo qui anche per questo….

[L'archivio che non c'era] Archivi, questi ScoNoSciUTi. parte II

Luglio 24, 2007 nennaprinc 3 commenti

d

Approfitto per ancora pochi istanti della vostra attenzione sul mondo degli archivi. Per quanto possibile e nell’ambito del mio lavoro vi proporrò delle schede sui Comuni e sui loro archivi.

Per raccontarvi e raccontarci un po’ di storia, di quella storia che non conosciamo e per introdurvi in un mondo che è così ben archiviato che nessuno ne sa proprio niente! Perché gli archivi custodiscono la nostra memoria storica e senza memoria storica che storia ci sarebbe?!

Abbiamo attivato questo spazio, “archivi memorie identità“, dedicato agli archivi in Sardegna, in particolare a quelli dell’ente Comune.

Molti tra di voi si occupano di cultura e hanno variamente a che fare con gli archivi, che sono un aspetto fondamentale della vita di tutti.

Vi invitiamo, però, caldamente a verificare la condizione degli archivi del vostro Comune e parlarne, a valorizzare le iniziative che vengono prese in questo senso dai Comuni o l’assenza di politiche archivistiche presso gli stessi.

Ricordiamoci che il più delle volte un Comune spende milioni in festival (cosa che fa numero, porta le masse e massimizza i consensi) e non spende nulla per gli archivi (tema poco sensibile per la gente, pure in termini elettorali ha poca ricaduta).

Signori, quello degli archivi non è un vezzo è un tema centrale.

Parliamone, parlatene, facciamone parlare. Facciamolo sapere.

Esistono milioni di euro della C.E.E. ma i vostri sindaci nemmeno presentano i progetti.

[L'archivio che non c'era] Archivi, questi ScoNoSciUTi. parte I

Luglio 23, 2007 nennaprinc 3 commenti

Alzi la mano chi è a conoscenza della reale esistenza degli archivi e degli archivisti! Realtà e professione di cui pochi sono a conoscenza.

Per molti archivio è solo un modo di dire: “Sai, ieri ho archiviato la storia con Pamela!”, “il caso dell’omicidio di Tizio è stato archiviato!”. Ma non tutti sanno che archivio è un luogo realmente esistente, in ogni realtà locale oltre che statale, pubblica o privata. Di parole per esprimere il concetto di archivio ce ne sono tante: archivio è innanzitutto il locale in cui un ente conserva il complesso dei documenti prodotti nel corso della sua attività, il suo archivio. Quindi archivio è il luogo, ma è anche l’insieme dei documenti.

Sono archivista da ormai due anni. Ho studiato, frequentato una Scuola di Archivistica, Paleografia, Diplomatica presso l’Archivio di Stato di Cagliari. Ho, a conclusione del biennio, sostenuto un faticosissimo esame finale e conseguito il mio sudatissimo titolo di Archivista.

Nella mia faticosa esperienza lavorativa mi sono accorta che non solo i comuni mortali non sono a conoscenza di questa realtà ma ahimè!, nemmeno gli amministratori di molti enti locali e non.

Il più delle volte, quando amici e conoscenti, parenti o perfetti estranei, mi chiedono che lavoro faccio e io rispondo “archivista”, la loro prima reazione è, “quindi lavori in biblioteca? Che bello. Beata!”. Biblioteca un corno! Senza togliere niente alle biblioteche, sia ben chiaro! Mi verrebbe da rispondere, ma sorrido e cerco di spiegare loro che c’è differenza tra la biblioteca e l’archivio. Tra documenti e libri. Ma non sempre capiscono. Che senso ha lavorare in archivio? Cosa si farà mai in un archivio? Si spolvera? Qualcosa del genere!

Ma la cosa più drammatica è che neppure nelle pubbliche amministrazioni sanno cosa sia un archivio, anzi, cosa più grave!, credono che sia un deposito, un magazzino, uno sgabuzzino!

Collaboro da tempo con la Soprintendenza Archivistica per la Sardegna (ww.archivi.beniculturali.it) l’organo che si occupa della vigilanza sulla conservazione, sull’ordinamento e sullo scarto degli archivi degli Enti Locali (enti pubblici territoriali), cioè Comuni, Province e Regioni e degli archivi degli enti pubblici e privati (enti ospedalieri, istituti di credito, enti di beneficenza, etc.).

L’organo che si occupa della tutela dei documenti dello Stato e degli Enti Pubblici in possesso altrui, che vigila e valorizza il patrimonio documentario degli Enti Pubblici e dei privati (familiare, personale, di industrie, partiti, etc.), che controlla sul commercio e l’esportazione del materiale documentario.

Collaboro, da oltre un anno, con la Soprintendenza Archivistica per la Sardegna, come collaboratrice esterna, al progetto SIUSA, il Sistema Informativo Unificato per le Soprintendenze Archivistiche (siusa.signum.sns.it). Sino ad oggi io e le mie colleghe ci siamo occupate degli archivi dei Comuni della Sardegna. Tutti i Comuni della Sardegna. Ed è stato come scoprire un intero e vasto universo ignoto e sconosciuto. Tanto vicino eppure così lontano! Non solo perché ero all’oscuro dell’esistenza di molti paesi e centri, nonostante viva da ben 34 anni in Sardegna!, ma anche perché ho scoperto che in ogni centro della nostra bella e soleggiata isola, c’è un archivio ricco di storia e di documenti.

Purtroppo sono veramente pochi gli archivi riordinati o semplicemente collocati in locali adeguati, con le dovute norme di sicurezza. Quasi nessun Comune ha nell’organico un archivista che si occupi dell’archivio, della gestione dei documenti. E non solo di quelli storici che raccontano l’origine dei singoli centri, piccoli e grandi che siano. Ma anche di quelli correnti e di deposito. Di tutte le numerose pratiche, sparse senza ordine, qua e là, nei vari uffici e che si perdono in continuazione. Si perdono e così il lavoro si ferma, si blocca e i contribuenti aspettano.

Ho visto e sentito di archivi di Enti Locali in piccole stanze o sottotetti o sottoscala umidi e bui, sporchi e disordinati, infestati di varie specie di insetti e topi, in cui accanto alla documentazione storica e di deposito, accanto a registri, buste e faldoni, riposano vecchie sedie, confezioni di toner per stampanti e fotocopiatrici, vecchi computer, scatole e scatoloni.

Ho visto e sentito di documentazione storica di un comune, vergognosamente ammucchiata, senza ordine, nei locali della scuola elementare che fungeva anche da spogliatoio e mensa degli operai di un’impresa di ristrutturazione.

Ho visto impiegati che furtivamente entravano nei locali destinati ad archivio dell’ente e abbandonare, senza scrupoli, registri e faldoni su vecchi tavoli o sul pavimento e scappare via veloci. Come si faceva nel passato, quando si abbandonavano i bambini davanti ai portoni delle chiese o dei conventi. E se anche gli abitanti dei Comuni della Sardegna non si rendono conto del valore dell’archivio e della sua reale funzione, è ben più grave il fatto che sono gli stessi amministratori, sindaci e dirigenti, che ne sono all’oscuro.

Forse non sanno che le visite ispettive che gli archivisti della Soprintendenza fanno periodicamente hanno un preciso significato?

Forse non hanno ancora capito che sono colpevoli di violazione di capitoli di legge e dell’incuranza del patrimonio identitario-documentario della comunità che rappresentano?

Forse non sono al corrente che esiste una legislazione archivistica che detta tutta una serie di norme da seguire in materia di archivi e documenti?

[Selargius] L’archivio digitale del Comune di Selargius

Giugno 16, 2007 kirc 8 commenti

Da qualche mese due archivisti dell’Archivio Comunale di Selargius lavorano ad un progetto di digitalizzazione di parte della documentazione dell’archivio storico del paese, allo scopo di pubblicarla e renderla liberamente fruibile sul web.

I documenti selezionati a tal fine, raggruppati in serie omogenee in base alla loro tipologia, sono relativi al periodo 1820-1926, anche se della prima metà dell’Ottocento si conserva solo un atto di transazione tra le chiese delle comunità di Selargius e di Settimo San Pietro.

Grande importanza è stata assegnata alle deliberazioni del Consiglio e della Giunta comunale, che offrono un quadro della vita del paese della seconda metà dell’Ottocento e delle caratteristiche del vecchio abitato. Figurano così vari provvedimenti relativi:

  • ai lavori pubblici: costruzione della prima fontanella pubblica in bia de Serdiana nel 1860, restauri eseguiti nella chiesa parrocchiale, nelle strade, nella casa del municipio e nel carcere aragonese, provvedimenti in difesa dell’abitato in seguito alle ripetute alluvioni abbattutesi nel paese, l’acquisto dei primi fanali nel 1872 per illuminare le vie;
  • alle comunicazioni: costruzione della tramvia del Campidano, che collegava i paesi di Pirri, Selargius e Quartu a Cagliari, il servizio postale affidato al “pedone della corrispondenza”, la creazione dell’ufficio telegrafico nel 1888, l’impianto del telefono nel 1903;

  • alla scuola: nomina di maestri elementari, edifici adattati ad aule scolastiche;

  • all’economia;

  • alla Giudicatura del Mandamento, dove operava il conciliatore, organo competente per le controversie di materia civile di modico valore;

  • alla polizia urbana e rurale: regolamenti della polizia municipale, nomina e capitolati della Compagnia barracellare;

  • alla sanità e all’igiene: il medico dei poveri, l’apertura della farmacia, le vaccinazioni contro il colera, la levatrice del paese, regolamenti per la vendita della carne nella beccheria.

Il sito www.biblioselargius.it/sezione.php?sez=15 verrà aggiornato quotidianamente. Per ora sono state inserite alcune delibere della Giunta degli anni 1860 e 1864 e alcune notizie sulla storia dell’archivio comunale.