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Archivio per la categoria ‘INTER-VISTE’

[Suoni dallo scoglio] Elena Ledda intervista Elena Ledda

Novembre 9, 2009 ziddicca Lascia un commento

La soprano di anima folk Elena Ledda, referente della musica sarda nel mondo, mercoledì scorso ha fatto un concerto nel prestigioso Palau della Musica Catalana all’interno del ciclo “musiche della Mediterrania”.

Ziddicca l’ha intervistata

Come descriverebbe la musica che fa a chi non la conoscesse?

Direi che è una musica sarda e mediterranea, che vorrebbe raccontare quello che è il popolo sardo in questo momento. Quando canto è questo che cerco di rappresentare.

E che cos’è la Sardegna di oggi?

Una piccola terra in mezzo al Mediterraneo, che soffre le stesse pene e ha gli stessi desideri di tutto il mondo e che si porta dietro una storia millenaria, una cultura ed una lingua oggi fortemente attaccate dalla globalizzazione.

Quindi la scelta di cantare in sardo – che nasce “istintivamente” essendo la lingua della sua infanzia -  ha anche un valore politico e sociale?

Certamente col tempo lo ha assunto. Noi in questo momento abbiamo la necessità di esprimerci nella nostra lingua, di cantarla, di rappresentare la nostra cultura ed abbiamo anche il dovere di difenderla.

Quali crede che siano gli elementi che possono rendere la sua musica universale?

Io credo che già la musica fatta bene sia universale perché così è la lingua dell’arte è universale. Non ho mai avuto difficoltà, devo dire, a suonare a Singapore piuttosto che a Barcellona e che qualcuno mi dicesse “non ho capito quello che fai”.  Quando tu rappresenti onestamente i tuoi  sentimenti credo non ci sia bisogno di traduzioni.

Lei ha collaborato con artisti di tutto e il mondo e molto diversi tra loro (Noa, Richar Galliano, Lester Bowie, Andrea Parodi tra gli altri). Quali sono gli elementi, il punto di vista comune che vi unisce?

Onestamente credo quello dell’arte, della musica sia un mondo privilegiato. A me non è mai successo di sentire un musicista inneggiare alla guerra o parlare della superiorità di un popolo su un altro. Noi ci muoviamo nello spazio del dialogo – del compromesso, come in tutte le arti, aggiunge Simonetta Soro sua compagna professionale inseparabile -  mentre il mondo fuori è sordo. Gli artisti riescono a dialogare. Perché i politici non si siedono, si guardano negli occhi e si ascoltano?

Magari perché non ne hanno l’interesse?

Forse non hanno le orecchie (risa).

[Capoterra] Un anno dopo. Intervista a Giorgio Plazzotta

Novembre 5, 2009 Giampaolo Lascia un commento

L'Asilo di Rio S. Gerolamo: poteva essere una strage.

È passato poco più di un anno dall’alluvione che, il 22 ottobre scorso, ha colpito duramente Capoterra. Anche noi, nel nostro piccolo, ci eravamo occupati della vicenda, contribuendo alla mobilitazione per aiutare le persone colpite da quel disastro terribile.

Dopo un anno, torniamo sulla vicenda, e lo facciamo intervistando Giorgio Plazzotta, che è stato uno di coloro che nei mesi successivi alla tragedia ha cercato di mantenere alta l’attenzione sulla sua comunità. Giorgio è un informatico di professione e per hobby si occupa di pubblicazione telematica dal 1996, quando realizzò uno dei primi portali comunitari della Sardegna (www.isolasarda.it). Abitando a Capoterra, nella frazione di Poggio dei Pini, ha ideato due anni fa un blog dedicato a quel territorio (poggiodeipini.blogspot.com).

L’alluvione del 22 ottobre 2008 ha fatto sì che questo blog diventasse un importante punto di riferimento per la popolazione che voleva informarsi, capire ed incontrarsi. Un gruppo di persone conosciutesi nel blog ha così deciso di fondare l’Associazione 22 Ottobre e di impegnarsi concretamente per fare conoscere cosa è accaduto a Capoterra quel giorno e perchè, e anche per sollecitare affinché il territorio venga messo in sicurezza.

Ciao Giorgio, in primo luogo, per capire, per far capire proviamo a ricordare sinteticamente che cosa è successo un anno fa circa a Capoterra?

Si è verificato l’evento meteorologico più intenso mai registrato in Sardegna da quando esistono i pluviometri (1920). Certamente anche uno dei più intensi degli ultimi secoli. Su Capoterra sono caduti 450 mm di pioggia in sole tre ore. Si consideri che mediamente ne piovono 550 in un anno intero. In pratica sul capoterrese, in un’area piuttosto ristretta si è abbattuto un ciclone mediterraneo. Il bacino del Rio S. Girolamo, fiume che ha un regime torrentizio, ha raccolto questa vera e propria cascata d’acqua e si è ingrossato fino ad assumere portate (600 mc/sec alla foce) che lo hanno fatto diventare, per alcune ore, il secondo fiume più ampio d’Italia dopo il Po. Questa valanga d’acqua e di fango ha percorso i pochi chilometri che separano i monti dal mare travolgendo tutto ciò che ha trovato. Non solo alberi, pietre e cespugli, ma anche ponti e, nella zona della foce, anche molte case che sono state costruite in quello che viene definito “letto di piena” di questo fiume.

Quante sono state le persone colpite dall’alluvione?

Innanzitutto e prima di ogni cosa voglio ricordare le 5 vittime e le loro famiglie. Non c’è danno materiale che possa essere paragonabile alla perdita che hanno subito, ed è proprio perché non accada di nuovo una tragedia simile che alcuni di noi si sono mobilitati.

Tutti i 25 mila capoterresi hanno avuto danni più o meno gravi, perché nessuna infrastruttura era preparata a raccogliere quella quantità d’acqua. I disagi maggiori sono stati sopportati da chi abita nella zona esondata (circa 10 mila abitanti) ed in particolare nelle frazioni di Rio S. Girolamo, Frutti d’Oro 2 e Poggio dei Pini.

Sono state tutte risarcite?

Non completamente. La maggior parte ha avuto un risarcimento pari al 75% del danno subito, ma in alcuni casi, essendoci un massimale, questa percentuale è risultata inferiore. C’è da dire, tra gli aspetti positivi, che rispetto ad altre situazioni simili, i rimborsi sono stati erogati molto rapidamente dalla Regione Sardegna. Deve anche essere sottolineata la quasi totale assenza del governo italiano, che ha erogato una somma veramente esigua, solo 6 milioni.Se vi fosse stato un intervento più sostanzioso forse anche i danni, perlomeno quelli materiali, sarebbero stati risarciti in modo più consistente. Il fatto poi che tanti milioni di euro siano stati utilizzati per rimborsare le popolazioni danneggiate dovrebbe fare riflettere sul costo sociale che certe speculazioni edilizie hanno per la tasche di tutti i contribuenti.

Cosa nella vicenda è da imputare all’imprevidibilità della natura e cosa invece alla trascuratezza o alla mancata ?

Non c’è assolutamente niente che non fosse prevedibile. Il fiume è sempre passato di là. Quello era il suo alveo naturale. Ogni tanto se lo riprendeva. Ricordiamoci che ci sono state altre esondazioni minori nel 1985, nel 1999 e nel 2005, quindi ben più di un avvertimento. Un serio studio geologico della zona avrebbe evidenziato quale era il letto del fiume, ma ormai cerano già le case e quindi con un colpo di pennarello ecco che il rischio viene messo, tolto o spostato. Si è giocata un’assurda roulette russa spinta dalla speculazione edilizia sulle spalle della gente che ignara ha comprato la sua casa, spesso con i risparmi di una vita, in una zona a rischio. Qualcuno ha provato a dare la colpa alla natura, parlando di evento imprevedibile ed eccezionale e confidando sul fatto che la natura, i fiumi, i laghi, non possono replicare.

Prima o poi si pronuncerà anche la magistratura che applicherà le leggi dell’uomo, con tutti i loro cavilli, le eccezioni, le prescrizioni etc. La natura ha invece le sue leggi immutabili. Sarà meglio che impariamo a conoscerle e a rispettarle.

Sono stati portati a termine tutti i lavori di messa in sicurezza dei siti colpiti un anno fa? Ci sono ancora delle abitazioni che potrebbero rimanere coinvolte nel caso in cui dovesse verificarsi una nuova alluvione?

In realtà nessuno degli interventi finanziati sino al 15 ottobre scorso era destinato alla messa in sicurezza del territorio. I soldi non erano molti e le delibere riguardavano soprattutto interventi di urgenza sulla viabilità, sulle infrastrutture, sulle reti tecnologiche. Per questo motivo, qualora si verificasse una precipitazione di dimensioni analoghe, il rischio per le abitazioni che sono state allagate lo scorso anno è oggi lo stesso o ancora più elevato, dato che l’alveo si presenta in condizioni di maggiore degrado e con minore vegetazione.

Non dimentichiamo, poi, che la maggior parte delle vittime sono state travolte dalla furia dell’acqua mentre attraversavano strade con ponti inadeguati.

A proposito di opere non realizzate non posso non citare l’incredibile mancata costruzione del “Ponte di Pauliara” che costringerà, per il secondo inverno, i 500 residenti di un intero quartiere ad allucinanti pellegrinaggi nel fango. Solo l’ultimo stanziamento della Regione del 15 ottobre (35 milioni lordi) sarà destinato a interventi per la messa in sicurezza. Non si conosce ancora il dettaglio ma ci vuole poco per capire che quella cifrà non sarà sufficiente. Non so quindi quanto realmente servirà un intervento parziale a scongiurare il rischio.

Il disastro del 22 ottobre ha avuto delle conseguenze politiche? Ha cioè influenzato l’esito delle elezioni amministrative scorse a Capoterra?

Direi di no. A mio avviso la vittoria del centrodestra, che è stata piuttosto netta nel centro storico di Capoterra, ma incerta nelle frazioni, è legata soprattutto ad altri temi come ad esempio il rapporto della giunta Soru con il mondo dell’edilizia, settore che conta molti addetti in questo comune. Per quanto riguarda l’alluvione, i cittadini sono ancora choccati per quello che è successo e non hanno ben chiaro cosa sia successo negli anni ’70, quando sono stato commessi i gravi errori urbanistici che hanno portato alle conseguenze che tutti conosciamo. Si tratta comunque di eventi lontani difficilmente riconducibili alle formazioni politiche attuali. In questi casi ho l’impressione che, come dicono a Napoli, “chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato”.

Voi vi siete subito mobilitati per cercare di mantenere viva l’attenzione dell’opinione pubblica e delle istituzioni su “Capoterra”. In particolare che cosa chiedete?

Chiediamo che la messa in sicurezza del territorio e della popolazione venga effettuata nel più breve tempo possibile. Ci sono state molte perdite di tempo ed intoppi in questi 12 mesi e noi siamo spesso intervenuti per sollecitare gli enti all’intervento e per segnalare possibili azioni da effettuare.

Chiediamo che la cittadinanza non subisca passivamente decisioni calate dall’alto e che invece possa partecipare attivamente. Temiamo che le opere di messa in sicurezza utilizzino criteri non ecocompatibili trasformando l’alveo del S. Girolamo in un orribile ed invivibile canale di cemento e invitiamo invece a utilizzare le tecniche dell’ingegneria naturalistica, che lo trasformerebbero in un Parco, perlomeno nei tratti in cui questo è possibile. Chiediamo un progetto globale per il territorio che garantisca e incrementi la naturalità del territorio boschivo, preservato dalla desertificazione anche grazie alla presenza dei laghi collinari, perché è proprio questa naturalità che garantisce un minore impatto erosivo dell’acqua e riduce i sedimenti che vengono poi trascinati negli alvei.

È per questo che avete deciso di lanciare una petizione? A chi è rivolta, cosa chiede, dove la possiamo trovare?

Chiediamo al Comune di Capoterra e alla Protezione Civile di poter disporre di un efficiente Piano di Sicurezza compatibile con l’alto rischio che è stato assegnato a questo territorio.

Tra i vari attori di questa emergenza ce n’è uno che è stato clamorosamente assente. Il governo nazionale ha erogato solo 6 milioni. Sappiano che in occasione di altri disastri nazionali. L’intervento governativo è stato, e sottolineo giustamente, molto più cospicuo. Perché? Forse noi sardi siamo meno italiani? Oppure contiamo di meno elettoralmente? Eppure quei fondi, anche se tardivi, adesso servirebbero per completare quell’opera che la Regione sta iniziando. Forse una petizione online è un modo anomalo per chiede l’intervento dei decisori istituzionali, però’ è ora che i sardi (di destra, di sinistra, di centro, di sotto e di sopra) si sveglino a facciano sentire la loro voce anche in questo modo, perche no?

L’indirizzo della petizione è: http://www.petizionionline.it/petizione/sicurezza-per-capoterra/123

[Villacidro] «Faccio le valigie e vado via. Questo non è un Paese per gay»

Marzo 22, 2009 Giampaolo Lascia un commento

Da “L’Unione Sarda” del 22/03/2009 di PAOLO PAOLINI


VILLACIDRO «Non solo pugni. Mi hanno insultato per l’omosessualità. Sono certo: è gente del posto». Roberto Collu ha trent’anni e un taglio profondo che deforma il sopracciglio. È un cuoco che ha lavorato ai fornelli di alberghi e ristoranti inglesi, tedeschi e italiani: «A Londra e Leicester giravo col mio compagno e nessuno ha mai avuto niente da dire, compresi manager e colleghi».

Momentaneamente disoccupato, arrotola una sigaretta dietro l’altra mentre progetta di far le valigie per trasferirsi definitivamente in Spagna: «In Inghilterra la vita è troppo cara, lavori per pagare le tasse e l’affitto».

Chi l’ha aggredita? «Non lo so, non li ho visti. Non ho neppure sospetti».

Sicuro che non avrebbero picchiato chiunque? «Sì. E gli insulti ne sono la prova».

È riuscito a presentare la denuncia? «Sono andato tre volte in caserma, ma erano giorni particolari, con i carabinieri impegnati in indagini ben più importanti».

L’hanno snobbata? «Non c’è stata una mancanza da parte loro: mi hanno dato anche supporto morale, tanto di cappello».

La vita di provincia per un omosessuale dichiarato? «La verità è spesso nascosta da un fidanzamento di comodo, una ragazza che fa fare bella figura con gli altri quando vai a fare una passeggiata in paese. Poi, senza che si sappia, si va a Cagliari perché lì la vita è più tranquilla».

Sicuro? «Ho fatto una serata vestito da drag queen al Magnolia e nessuno mi ha importunato, neppure alla stazione».

L’atteggiamento che le dà più fastidio? «Non essere rispettato. Nelle mie poesie scrivo che l’amore non ha corpo, non si può imporre di amare questa o quell’altro. Amo chi sento di amare. Mi innervosiscono anche quelli che, senza vergognarsi, ripetono l’equazione l’omosessualità uguale malattia».

Come reagisce? «Non mi sento propriamente entusiasta».

Le prime esperienze? «Lontano da Villacidro: qui avevo paura di perdere gli amici».

Cattolico? «Non credo nella Chiesa, sulla religione ho un’idea tutta mia. Il parroco lo conosco pochino, mi è capitato di parlarci qualche volta. Sono convinto che il Vaticano abbia una grande responsabilità nelle nostra discriminazione. Se il Papa prendesse un altro bel periodo di vacanza ad Avignone forse la situazione migliorerebbe».

Discriminazioni sul lavoro? «In Trentino mi dicevano: “Sei un bravo cuoco, ti impegni, però sei speciale”. Tradotto: sei così particolare che, una volta finita la stagione, sarai licenziato».

Quando l’ha scoperto? «L’ho sempre saputo».

La reazione dei genitori? «A loro l’ho spiegato nel 2004. Ero stanco di bugie. Inizialmente mio padre e mia madre sono rimasti choccati. Non sono il tipo che va in giro sculettando, se non lo dico è difficile capirlo. Per loro è stata una sorpresa. Trascorsi i primi giorni, mi hanno fatto un discorso chiaro: “È la tua vita, l’importante è che non porti nessuno a casa”. E per rispetto non lo faccio».

Gli amici? «L’hanno saputo nel 2002. La reazione unanime è stata: “Fai quello che ti rende felice”».

Un consiglio a chi si nasconde? «Uscite allo scoperto, non vergognatevi. Il segreto vi condanna a soffrire, bisogna imparare a non vergognarsi. Più siamo uniti e maggiori possibilità abbiamo di far capire che siamo persone normali».

La politica? «Sono di sinistra, ma i politici non vanno mai oltre le frase di circostanza. A caldo dicono “mi dispiace” e cose di questo tipo, ma tutto finisce lì. In Inghilterra ci sono i cartelli all’ingresso degli spogliatoi: vietato insultare gli altri per la razza, la religione, la sessualità. Qui non li ho mai visti. A Londra un cameriere marocchino è stato licenziato in tronco per avermi insultato durante il lavoro».

Quanto ha influito il pestaggio sulla voglia di andare via? «Le botte dell’altro giorno sono state benzina gettata sul fuoco. Ora la voglia di partire è tanta: costruirò la mia vita in un altro Paese».

Categories: INTER-VISTE, VilLaCidRo

[Nuraminis] Intervista a Raimondo Foddi

Marzo 22, 2009 Giampaolo Lascia un commento

Ecco un altro video interessante tratto da Sardegna Digital Library: l’intervista al sig. Foddi Raimondo, che racconta la sua esperienza di vita e di lavoro nella Nuraminis del 900…. Non mancano, inoltre, alcune considerazioni particolarmente critiche sull’attuale condizione del paese.

Su Sardegna Digital Library è presente un’intervista per ogni paese sardo: fateci un salto nel caso vogliate vedere anche quella relativa al vostro paese.

Buona visione.

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[Ghilarza] Il tempo della fotografia

Gennaio 26, 2009 adaspina Lascia un commento

logoKairòs è una parola greca: il momento opportuno, il momento giusto, il tempo di Dio. E nell’arte della fotografia quel momento a volte è tutto, perché lo “scatto”sia buono.

Kairòs è ora il nome di un associazione culturale fotografica nata a Ghilarza nell’agosto del 2008.

 

L’hobby della fotografia, un’amicizia in comune, un pomeriggio di maggio: Damiano Ceron di Macomer e Gioele Pinna di Ghilarza si incontrano e nei due mesi successivi mettono in piedi l’associazione. Dieci membri appena.  Nessuno si occupa di fotografia a tempo pieno. Tutti i soci sono di diversa formazione: studenti, lavoratori, pensionati. “Attualmente una mera passione per tutti, nessuno lo fa per lucro. In futuro forse potrà essere anche una professione per qualcuno di noi. Chi vivrà vedrà”. Così ci dice Gioele, che ha gentilmente accettato di rispondere alle nostre domande.

 

Perchè nasce Kairós?

Nasciamo per condividere “realmente” e non “virtualmente”, così come vuole il web, questa grande passione per la fotografia. Anche con l’ambizione di promuovere e divulgare la cultura della fotografia nelle nostre comunità.

Perché un’associazione fotografica a Ghilarza? Che significato può avere un’iniziativa del genere in una piccola comunità?

Ghilarza si è sempre contraddistinta per il suo forte impegno nell’associazionismo. Segno evidente che si tratta di una comunità fatta di persone che hanno iniziativa e voglia di fare. Kairòs conferma questa tradizione, con la novitàvisto che mancava di offrire un’opportunità ma anche un servizio a chi nel nostro territorio vuole avvicinarsi o approfondire la cultura fotografica, attraverso corsi di apprendimento diversificati per livelli di conoscenza e di esperienza e attraverso l’organizzazione di eventi quali mostre e concorsi.

Che prospettive vedono i membri di Kairós nella loro iniziativa?

In primis crescere sempre più come numero di soci, poi moltiplicare l’organizzazione e la realizzazione di eventi… Kairòs nel tempo dovrà essere una realtà capace di fare cultura.

A dicembre Kairos ha fatto il suo ingresso in società con “Prime”, esposizione collettiva dei soci: un bilancio di questa prima esperienza?

Il bilancio è da considerarsi sicuramente positivo: abbiamo avuto centocinquanta visitatori in meno di una settimana, tanto quanto è durata la nostra esposizione. Ci sarebbe piaciuto averla pubblicizzata di più. Ma il budget non ce l’ha permesso.

Prossime iniziative?

Nell’imminente vorremo organizzare dei corsi di primo livello, e magari quest’estate curare un’altra mostra.

 

Kairòs: pochi mesi di vita eppure già voglia di crescere: “Ancora non abbiamo avuto la possibilità di stringere collaborazioni con altre associazioni. Abbiamo bisogno di tempo per affiatarci fra di noi”, dice Gioele, “Ma rientra nei nostri progetti trovare delle forme di collaborazione con altre realtà come le nostre”. E aggiunge: “Chiudersi significa autolimitarsi”.

 

Categories: INTER-VISTE, gHiLarZa

[inter-viste] “Rubare il respiro”. Intervista a Marinella Saiu.

Maggio 19, 2008 Giampaolo Lascia un commento

Venerdì 23 maggio alle 17.30 presso l’aula magna del liceo ginnasio statale Siotto, in V.le Trento, 103 a Cagliari, Marinella Saiu presenterà il suo nuovo libro, “Rubare il respiro“. Oltre all’autrice saranno presenti l’On. Federico Palomba e l’attrice Tiziana Pani, che leggerà alcune parti volume. Non mancate: ci sarà, oltretutto, una buona parte della redazione di questo blog.

* * *

Giornalista Rai, sarda di origine, Marinella abbiamo avuto modo e piacere di incontrarla nei giorni scorsi e da quella chiacchierata è nata questa breve intervista.

Da dove nasce questo libro? perchè l’esigenza di parlare di un tema così delicato come quello della pedofilia?

E’ nato da un fatto di cronaca: nel 2000 il Tg1 e Tg3 mandarono in onda delle immagini terribili di bambini stuprati. La mia amica Giulia ne fu così scossa che decise di raccontarmi la sua storia di molestie subite dagli undici ai quattordici anni. E la sua esigenza si è sposata con la mia sensibilità verso i bambini che vedo sempre meno protetti da questa società.

Sul libro aleggia una cupezza che solo raramente lascia spazio a spiragli di luce. E’ davvero possibile, dopo un’esperienza come quella vissuta da Giulia – la protagonista del tuo libro – tornare ad una vita “normale”, positiva, luminosa?

Giulia dà un segnale di speranza, ma soltanto a un patto: quella esperienza deve essere rielaborata, capita. Deve, come dice Giovanni Bollea, ridursi a quella che è: una violenza subita. Ossia spogliarla dai sensi di colpa, da tutte le tipiche sovrastrutture che, inevitabilmente, si creano nella psiche dei bambini molestati. Un esempio sono le persone che stuprano perché stuprati durante loro infanzia.

Il mondo di oggi – diciamo così – è molto diverso dalla società tradizionale che traspare dal racconto di Giulia. Tra quel mondo e quello di oggi c’è la rivoluzione sessuale, il femminismo, la laicizzazione dei costumi e dei valori. Ma perchè allora, ancora oggi, è così socialmente difficile affrontare il tema della pedofilia?

Perché, nonostante le rivoluzioni di cui tu parli, la nostra è ancora una società sessuofobica. Nessun genitore è disposto a pensare che i propri bambini nascano sessuati. E il non riconoscerlo significa anche non capire i segnali che arrivano dagli adulti verso i bambini e viceversa. Credo che genitori più consapevoli potrebbero fare un grande lavoro di prevenzione, non certo spaventando i bambini, ma educandoli a parlare dei propri sentimenti di felicità e di disagio, insegnare loro a distinguere quello che gli piace da quello che li disgusta per poter allontanarsi più facilmente davanti al “mostro” che spesso non si presenta certo come mostro, ma come persona che ti vuole bene. Le statistiche parlano chiaro: la pedofilia si consuma principalmente tra le pareti domestiche e con persone che i bambini conoscono. Forse è anche questa una ragione per cui si preferisce non affrontare il problema.

Una domanda, proprio perché ci ospita questo blog, ce la dobbiamo e te la dobbiamo. Tu sei quella che noi chiameremmo una “fuoriuscita”
sarda. Cos’è per te la Sardegna?: un’immagine sfocata di un passato che non c’è più, un luogo in cui tornare, o uno dal quale fuggire sempre? o cos’altro?

La Sardegna è un po’ tutto questo. Io e la mia terra ci odiamo e ci amiamo. Mi aspetto da lei promesse che non vengono mai mantenute e io la ripago fuggendone il prima possibile. Vorrei che un giorno riuscissimo a riconoscerci pacificamente: la Sardegna accettando il mio essere fuoriuscita e non volermi continuamente imporre alcuni aspetti antichi e violenti che trovo inaccettabili e da parte mia impegnarmi, prima di fuggire, a cercare quella parte piena di movimento, stimoli, intelligenze, che so essere più che presente e che mi inorgoglisce anche da lontano. Il mio dramma è che il desiderio di rimanere più a lungo me lo ispirano principalmente gli anziani, con i loro racconti, con la quella antica e viscerale pacatezza, con i loro sguardi profondissimi mai del tutto decifrabili, con gesti che solo chi è sardo riconosce. Ma il tempo passa e la morte è inevitabile. Così trovo sempre meno parenti anziani con i quali ho trovato sempre una comunanza: la predisposizione all’ascolto e al racconto, che ci ha regalato grandi gioie.

[Suoni dallo Scoglio] inTervista a CaVoona

Aprile 30, 2008 Giampaolo 5 commenti

Primo (e speriamo nn ultimo) incontro per la nostra rubrichetta Suoni dallo Scoglio. A parlare senza filtri o mediazioni CaVooNa giovane band che ci suona un rock’n'roll all’artiglio. Buona audiovisione.

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[Decimomannu] Intervista al sindaco Leopoldo Trudu

Dicembre 15, 2007 sonolaico 2 commenti

Signor sindaco, è possibile tracciare un bilancio complessivo della sua esperienza amministrativa, magari indicando le priorità che la stessa avrà nel 2008? 
Personalmente, posso definirla un’esperienza positiva. Per chi è impegnato in politica, infatti, essere sindaco del proprio paese riempie d’orgoglio e responsabilità. Quello che più  mi interessa è il contatto con i cittadini, con le scuole, con la gente. Conoscere i problemi dei decimesi e fare del mio meglio per risolverli sono sempre stati la mia bussola durante questi cinque eanni. Entrando più nel particolare, le priorità del 2008 sono il completamento degli importanti progetti avviati, come la casa anziani, la sistemazione di alcune vie importanti del paese (ad esempio Viale Italia) e la realizzazione di una pista da skate per i ragazzi. Principalmente, però, il nostro scopo sarà rispondere alle aspettative e i problemi del cittadino, cercando di fronteggiare le nuove povertà che in questi anni sono emerse. 

A un anno a questa parte, quale scenario politico vede per Decimomannu? E, nel dettaglio, che ruolo pensa ricoprirà? 

Essendoci le elezioni, non si può essere certi di nulla! Tuttavia, mi auguro che la gente abbia fiducia nel nostro gruppo politico, e posso dire certamente che non verrà meno il mio impegno politico a livello comunale e provinciale (Leopoldo Trudu è anche consigliere provinciale, ndr). Una cosa è certa: sarò nel Partito Democratico. Mi auguro si mettano da parte i problemi di questi anni, e che anche a Decimomannu la costituzione del comitato cittadino del nuovo partito sia fatta mettendo da parte personalismi da Prima repubblica. 
 

Dato che lei ne è uno dei massimi esponenti, quali sono i pregi e i difetti della politica cittadina? 
Storicamente, purtroppo, Decimo non è mai uscita dalla prima repubblica. Personalismi, rivalità fra quelli che un tempo chiamavamo democristiani e comunisti, inquinano tuttora la nostra politica. Questo ha portato due conseguenze: un vero centrosinistra, che segua le tendenze regionali e nazionali, non è mai nato, così come l’unità di intenti, nelle proposte politiche di opposizione al nostro operato, fra settori di destra e di sinistra rappresenta un’anomalia che non fa bene ai nostri cittadini. Un pregio, sicuramente, è il fatto che Decimo è tornata, grazie alla politica, alla ribalta su scala regionale e nazionale: viene dalla nostra scuola, infatti, un assessore regionale, e stiamo avendo centralità nel territorio a livello di servizi ai cittadini non solo decimesi. 

In questa era, emerge la necessità di comunicare con il “paese reale”. Dal punto di vista dell’informazione, come si è mossa l’amministrazione per stare a contatto con i cittadini? 
 Avvertiamo la necessità di comunicare ai cittadini quanto di buono (e non solo) abbiamo fatto, e in questo spero gli organi di informazione in futuro si rivelino più obiettivi. Proprio per far capire ai decimesi le nostre politiche, invieremo ad ogni famiglia il bilancio di fine mandato, sia in supporto cartaceo che su internet. Ci saranno poi altri incontri pubblici, al Centro Sociale, perchè stare a contatto con i cittadini, informarli di ciò che sindaco e giunta fanno per loro, è una questione cruciale. 

Quale augurio si sente di fare, a sè e alla comunità, in vista del nuovo anno? 
Per quanto mi riguarda, sarei folle a non augurarmi di vincere le elezioni! Qualunque sia il ruolo che mi vedrà partecipe. Ai decimesi, auguro di continuare, chiunque vinca la prossima primavera, ad avere un’amministrazione comunale che li pone al centro della propria azione politica. Fra le tante cose, vorrei ci fosse una campagna elettorale serena, dove le giuste contrapposizioni fra schieramenti non siano inquinate da offese o colpi bassi. In questo contesto, la nascita del PD decimese sarebbe funzionale a riportare questa serenità. (Matteo Portoghese, Vulcano n°54)

da “Vulcano“, periodico di Decimomannu, Assemini, Villasor e Villaspeciosa (arci.vulcano@tiscali.it)

[San vERo miLiS] “L’identità non si baratta!” Intervista alla consigliera comunale Sara Diana.

Novembre 29, 2007 Giampaolo 8 commenti

 

 

Finalmente riusciamo a varare anche questa sezione del nostro gioco corale dedicata alle inter-viste. Romperà il ghiaccio una giovane donna, meno di trent’anni, laurea in filosofia, oggi consigliera del Comune di San Vero Milis, eletta nella lista civica “San Vero identità e progresso”: Sara Diana.

 

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Sara, com’è maturata questa tua elezione?
Nel 2004 ho preso parte ad una serie di incontri. C’era molto fermento per le imminenti elezioni amministrative. Nel mio paese al “potere” c’è da trent’anni sempre la stessa gente.

C’era…
Il gruppo che si è proposto come alternativo alla “lobby dei geometri” era allora in minoranza. Nei primi mesi del 2005 si è concretizzata la possibilità di candidarmi, semplicemente perché chiudere una lista, cioè trovare 12 persone disposte a candidarsi a volte è più difficile che scindere l’atomo.

A questa candidatura è seguita una campagna elettorale appassionante o no?
Insomma. Io all’inizio ero una semplice sostenitrice del gruppo alternativo all’amministrazione uscente, poi come ho detto, un po’ per forze di causa maggior, un po’ perché volevo vedere le cose da vicino, mi sono candidata.

Per il resto, posso dire che in una realtà così piccola la campagna elettorale si fa casa per casa, come per la battaglia di Stalingrado.

Quali temi hanno caratterizzato il tuo gruppo in campagna elettorale?
Il recupero del centro storico, il verde pubblico, lo sviluppo turistico e culturale e la promozione dell’artigianato locale.

Qual’è invece un punto programmatico su cui tu in particolare ti sei impegnata in campagna elettorale e su cui ti stai impegnando ora?
Attualmente sono membro della commissione politiche sociali. Il mio interesse quindi è orientato prevalentemente in questo campo. Sollecito l’attuazione di progetti di inclusione sociale delle categorie svantaggiate (anziani, minori, disabili).

Risultati?
Qualcosina si è smossa. È stata creata una cooperativa sociale di tipo b.

Che si occupa di cosa?
Gestisce quel po’ di verde pubblico che c’è.
Inoltre sono la referente per la scuola civica di musica. Nel mese scorso hanno preso il via i corsi di chitarra. Nel complesso la scuola civica permette di abbattere i costi per le famiglie che vogliano incoraggiare le attitudini musicali dei figlioli. Il Comune copre infatti oltre la metà dei costi, fornisce strutture e coperture assicurative, paga gli insegnanti. Siamo e sono convinta che la musica debba poter essere accessibile a tutti.

Al di là della tua attività: quali sono i problemi che stanno impegnando l’amministrazione che tu sostieni?
Non abbiamo un P.U.C.; non abbiamo un piano urbanistico. Quindi il problema fondamentale è l’edilizia.

E lo state affrontando?
Sì certo. In accordo con la Regione Sardegna abbiamo fatto il piano particolareggiato per il recupero del centro storico. Ma ci siamo dovuti scontrare con una fortissima opposizione.

Da parte di chi?
Da parte dei geometri. Tutti.

Parli dei geometri dell’ufficio tecnico del Comune?
No! Parlo dei privati.

Perché c’è questa opposizione che tu definisci “fortissima”?
In primo luogo perché la cultura del recupero è completamente assente. In secondo luogo, le costruzioni in ladiri sono difficili da recuperare e non ci sono professionisti nel paese con competenze tali da permettere un recupero che sia rispettoso delle tradizioni costruttive.

E dunque?
Dunque, è molto più facile proporre al committente di buttare giù e ricostruire, piuttosto che imbarcarsi in un recupero troppo complesso.
Ma così facendo negli anni si è perso completamente il dna del paese. Che non conserva più quasi nessuna delle specificità di San Vero. Diventa un paese anonimo: potrebbe essere trenquillamente Silì o Simaxisi.

Si certo, capisco perfettamente. Ma per la tracciatura dei confini del centro storico come vi siete mossi? Quale documentazione avete consultato?
Un documento di fine 800, il vecchio catasto per il nucleo più ristretto, poi si è proceduto con un’analisi degli isolati, dal centro verso l’esterno. E proseguiremo cercando di salvare il salvabile, recuperandolo.

Quindi se non ho capito male i geometri si oppongono perchè temono che altri professionisti più qualificati arrivino a lavorare in paese?
Beh… sì… hanno la coda di paglia. Ma soprattutto il restauro non viene caldeggiato; si cerca piuttosto di convincere i titolari di abitazioni nel centro storico a venderle, per acquistare terreni nelle zone b, dove è possibile fabbricare senza vincoli: in questo modo il guadagno del geometra è totale!

Ma in questo modo il centro si spopola e si crea un paese col buco al centro?
Bravo!
Grazie.

E infatti, poi, arrivano gli stranieri e comprano. Quest’estate ho lavorato in un agriturismo. Sei clienti, dico 6 clienti abituali, hanno comprato una piccola casa nel centro storico di San Vero. Case che restaureranno e utilizzeranno d’estate, come residenza per le vacanze. San vero è appetibile anche per i golfisti: c’è il campo da golf qua vicino.

Eppoi c’è il mare.
Certo! Questa è comunque solo la prima e fondamentale battaglia che riguarda il Sinis. Ce ne sono altre. Ad esempio, appena insediati abbiamo approvato il piano regolatore delle zone agricole. Abbiamo stabilito che per costruire una casa agricola si debba essere agricoltore, e vincolare almeno 2 ettari: il tutto in accordo con la legge regionale (che però è meno restrittiva: 1 solo ettaro).

Che senso ha questa regolamentazione?
L’idea di fondo è tutelare un terreno a vocazione prevalentemente agricola, che negli ultimi anni è diventato oggetto di speculazione edilizia. I contadini vendevano a prezzo d’oro i terreni a chi voleva costruirsi una casa agricola.

Che poi magari si trasformava in una villa di campagna magari con piscina?
Esatto!!!

Reazioni?
Anche qui critiche, volantini anonimi, marcia dimostrativa per le vie del paese a maggio di quest’anno. I detrattori sostengono che “non è mica vero che il Sinis è un territorio agricolo, chi vuole dev’essere libero di costruire!”.
Insomma… ci dipingono come una giunta e una maggioranza contrari alla proprietà privata!!!

Non è così?
No. In realtà è un problema di vocazione. Ci sono altre zone dove poter costruire. Le case agricole inoltre non pagano nemmeno l’Ici.

Io però potrei anche fare l’avvocato del diavolo e chiederti: chi decide la vocazione di un terreno o di una regione?
La storia! Prima di tutto!

In che senso?
Tra la marina e il centro abitato di san vero c’è sempre stata quest’area agricola di stacco. E va tutelata! Altrimenti diventerà un continuum tra San Vero e Putzu Idu, una vera e propria urbanizzazione cammuffata. Dove adesso c’è la casa agricola potranno poi chiedere il cambio di destinazione d’uso e per il comune saranno problemi seri. Si dovrà provvedere a infrastrutture costosissime e via discorrendo.

Insomma l’identità non si baratta con gli interessi particolari?
No! Soprattutto quand’è così fragile.

Senti Sara, uno dei temi di cui si discute oggi è la distanza dei cittadini dalle istituzioni: voi fate qualcosa per avvicinarli o è meglio che la gente non si occupi di politica?
Su ogni tema scottante promuoviamo sempre un’assemblea pubblica. San vero è uno dei pochi paesi che non ha aderito ad Abbanoa. Quando ne abbiamo parlato in Consiglio comunale la sala era gremita. Tuttavia, non c’è un’azione progettuale di informazione e coinvolgimento sistematico dei cittadini.
Stavamo pensando al consiglio comunale dei giovani.

Anche con la rete o con un giornale potreste chiamare la gente al dibattito. Avete l’adsl a San Vero?
Sì. Abbiamo il sito istituzionale del comune, con gli indirizzi di posta.

Bene andremo subito a vedere com’è e se è di nostro gradimento !!
umh…

Pubblicate le sedute del consiglio? le delibere?
Io curavo un bollettino informativo, nell’ultima pagina, con anche le delibere. Ma per fare un lavoro ad hoc è necessario un direttore editoriale e dobbiamo denunciare la testata al tribunale. Troppo lungo e non se n’è fatto più nulla.Tu sai se esiste un modo per aggirare questa cosa?

Il comune di Serrenti ha attivato un servizio di newsletter che aggiorna gli iscritti di tutte le attività del comune. Mi sembra un buon modo per fare informazione ottimale a costi ridotti.
Ci penseremo. Comunque la nostra gente non rimane a corto di informazioni, complice anche la nostra opposizione, che è molto agguerrita.

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per saperne di più:

 

 

[Villacidro] Magusu: promesse non mantenute

Giugno 27, 2007 missgrace 1 commento

Nel numero de La Gazzetta del Medio Campidano del 12 novembre 2004 venne pubblicata un’intervista che feci al Sindaco di Villacidro, mi parlò della cessione dei territori della foresta di Magusu all’Ente Foreste, tale cessione suscitò non poche perplessità e anche polemiche tra i cittadini.

Alcuni formarono un comitato che volle raccogliere firme per indire un referendum, in maniera tale che il paese potesse decidere sull’argomento. Il Sindaco volle tranquillizzare la cittadinanza e in quest’intervista non fece altro che descrivere quali sarebbero stati i benefici che avrebbe portato la cessione…mah…

MAGUSU ALL’ENTE FORESTE: IL SINDACO RISPONDE

Su L’Unione Sarda del 31 ottobre abbiamo tutti potuto leggere la notizia di una possibile cessione della foresta di Magusu all’Ente Foreste, una delibera d’intenti della Giunta Comunale riguardante tale argomento risale all’11 gennaio del 2002, anno in cui il Sindaco era il signor Giorgio Danza, ciò significa che l’Amministrazione Comunale conosce ormai da tempo questa situazione che, fino a poco tempo fa era solo una possibilità, ora può diventare certezza.

 Ma la gente conosce questa tematica? Tra i giovani intervistati nessuno ne era a conoscenza, Stefania Giorri, venticinquenne, afferma: “Io non sapevo di questa possibilità, non hanno il diritto di cedere Magusu a meno che non ci diano delle garanzie che questa cessione serva per migliorare l’ambiente e che possiamo comunque continuare a servircene”.

Magusu è infatti una delle mete preferite dai giovani villacidresi soprattutto per la Pasquetta. In generale comunque molti sono all’oscuro; ci si chiede soprattutto se sarà possibile continuare a passeggiare senza impedimenti di alcun genere (cancelli o recinzioni), se si potranno effettuare le consuete escursioni alle cascate di Piscina Irgas o Muru Mannu oppure ci sarà bisogno di qualche autorizzazione.

Il sindaco Franco Sedda risponde: “Nella bozza del contratto che dovremmo stipulare con l’Ente Foreste abbiamo stabilito che non ci saranno né cancelli e né recinzioni di alcun tipo, inoltre ogni modifica e decisione dell’Ente Foreste verrà presa di comune accordo con il Comune di Villacidro.

Rendiamoci conto che il territorio che ricopre la foresta di Magusu è molto ampio e noi non riusciamo a curarlo. I boschi sono abbandonati a sé stessi e l’intervento dell’Ente Foreste migliorerebbe i valori ambientali del territorio e creerebbe  strutture per la popolazione come per esempio aree pic-nic e sentieri.

Uno degli scopi di questo ente è proprio quello di mettere i cittadini nella condizione di poter usufruire del territorio, non di privargliene l’utilizzo. Abbiamo inoltre chiesto che vengano riaperti i cancelli che ci sono ora, almeno il sabato e la domenica e l’ente si è mostrato disponibile”.

Il numero dei posti di lavoro che verranno creati valgono eventuali limitazioni che ci verranno poste in ordine all’utilizzo del territorio?
“Secondo la legge possiamo disporre di 1 posto di lavoro ogni 50 ettari, ciò significa che, con i 1060 ettari di Magusu, verranno creati 21 posti di lavoro, ma ciò che più ci preoccupa è soprattutto salvaguardare la foresta.

Ripeto comunque, e voglio ben sottolinearlo, che la fruibilità attuale verrà salvaguardata, l’Ente Foreste poi creerà sentieri nuovi, ma le strade e i percorsi che esistono fino ad oggi non verranno chiusi”.
Il Consiglio Comunale ha già deciso o ci si sta basando ancora sulla delibera d’intenti della legislatura Danza?

“La Giunta ha già deciso, siamo favorevoli, anche la Commissione Agricoltura si è espressa favorevolmente. Il Consiglio invece non ha ancora deciso, ma ciò succederà al più presto”.

I cittadini sono stati debitamente informati?

Ricordiamoci che la foresta di Magusu ha un valore affettivo non indifferente per tutti noi, oltretutto nel Medio Campidano è una delle poche aree naturali di tali dimensioni e bellezza, quindi sarebbe giusto informare e soprattutto consultare i cittadini.

“Lei ha ragione, io ne avevo intenzione, ma un’Amministrazione Comunale ha tanto da fare, comunque in futuro creeremo un sito internet che ci permetterà di informare maggiormente tutti”.
Cosa ne pensa della possibilità di un referendum?

“Anche se mi piacerebbe consultare la popolazione, un referendum non ce lo possiamo proprio permettere. Varie leggi, come il Patto di Stabilità o il Decreto Tagliaspese, ci costringono a centellinare i fondi e le risorse. Quindi le spese per un referendum il Comune non le può sostenere.

Spero comunque che i cittadini capiscano l’importanza di una cessione di questo tipo che non toglierà loro alcuna possibilità di usufruire del territorio di Magusu, ma migliorerà un bene che noi villacidresi possediamo e che dobbiamo difendere”.

Tra le promesse più importanti, emerge quella delle assunzioni (l’ente Foreste è pubblico, le assunzioni si fanno per concorso e i 21 posti di lavoro ancora non sono stati creati); le migliorie al territorio ancora non si vedono, durante la mia ultima escursione nell’aprile scorso ho anzi potuto appurare lo stato di abbandono totale di alcune aree (immondezza, alcuni pannelli di legno con le indicazioni sono stati divelti, i sentieri per niente curati); inoltre ho sentito escursionisti lamentarsi di alcuni cancelli chiusi che impedivano il passaggio in alcune aree della montagna. A conti fatti questa cessione non ha dato i risultati sperati e le promesse non sono state mantenute, chi, nel 2004, affermava che sotto l’accordo potesse esserci  un fine più che altro economico-politico forse non aveva visto male.

Miss Grace