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Archivio per la categoria ‘gAvOi’

[Gavoi] Isola delle Storie 2009

Luglio 12, 2009 Giampaolo Lascia un commento

Ce l’abbiamo fatta anche quest’anno, anche se solo per poche ore, a fare un salto al festival di letteratura di Gavoi. Quello che abbiamo visto è meglio raccontarlo con le foto che abbiamo fatto. Abbiamo scelto le più significative per voi. Mai come questa volta ci pare che un’immagine possa dire più di mille parole (scritte). Buona visione.

[Gavoi] SuBarralliccu nell’Isola delle storie ‘09

[Gavoi] Un giorno dentro un festival

Luglio 13, 2008 Giampaolo 5 commenti

Pubblico un piccolo resoconto di una giornata passata a Gavoi in occasione dell’ultimo festival internazionale di letteratura. In attesa che l’autrice del pezzo si decida a farsi l’account per pubblicare sul blog. buona lettura (sulla foto vedete Zadie Smith e un amico dell’autrice del post).

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Arriviamo a Gavoi in tarda mattinata (non sia mai che una volta tanto riesca ad arrivare ad un orario adeguato..) e subito ci immergiamo tra le viuzze colorate del paese, pronti ad iniziare la nostra giornata letteraria.

Dopo aver sbranato un panino gigante, in piena digestione, ci avviamo alla ricerca della casa museo che accoglie L’evento immobile (incantamenti): ci perdiamo tra le sue stanze. Veniamo rapiti da una sorta di mobiletto il cui interno, fatto di specchi, riflette un mondo intero. E ci colpisce una video-istallazione  in cui due gambe attraversano le strade più improbabili su tacchi vertiginosi.

Dopo una breve sosta a Sa Domu e’ Tiu Maoddi, filiamo dritti verso il Giardino Comunale, già gremito di persone. Tutte più previdenti di noi, hanno cercato una sedia al riparo dal sole cocente del primo pomeriggio per assistere al reading di Diego De Silva che presenta il suo libro “Non avevo capito niente”.

Salito sul palco, l’autore inizia a leggere: “L’amore è la malattia della dignità” e continua, con una valanga di verità che descrivono alla perfezione l’idiozia dell’uomo innamorato, in balia della malinconia cosmica e infuriato contro quelle stronze che godono di una sorta di immunità sentimentale.

Entusiasta e un po’ stizzita per non avere avuto a mio tempo questa magica esenzione, mi trascino dietro i due fanciulli che mi accompagnano in questo caldo pomeriggio e con loro corro verso il Giardino Scuola elementare.

Recidivi, arriviamo per assistere agli Esordi quando tutti si sono trovati una sedia all’ombra dei grandi alberi o, intelligentemente, si sono seduti per terra, sopra fogli di giornale che con previdenza si sono portati dietro.

Io, logicamente, finisco per sedermi su un gradino di pietra e, con il sole che mi punta dritto in faccia. La moderatrice è scoppiettante e con abilità intervista i suoi ospiti esordienti: il premio strega per “La solitudine dei numeri primi” Paolo Giordano, Caterina Serra con il suo “Tilt” e Anilda Ibrahimi, sorridente e affascinante, autrice di “Rosso come una sposa”.

L’attenzione è tutta su Giordano, scrittore giovane e carino. Le ragazzine, e non solo, sono in fermento. Scattano fotografie e aspettano con ansia il loro beniamino con tanto di libro in mano, in attesa di un autografo. Io ci provo ad avvicinarmi a quel banchetto dove si vendono i libri ma “quelli di Giordano sono finiti ormai da ore” mi dicono i ragazzi là dietro. Così, estremamente incuriosita anche dal libro della Serra decido di comprare quello.

Il mio amico dice che dobbiamo far autografare il libro e, anche se posso sicuramente farne a meno, ne approfitto per fare qualche domanda alla seducente Caterina:
“Queste persone, hanno delle manifestazioni sistemiche della malattia? E come come si manifestano? Non viene inserita tra nessuna delle categorie nosologiche della medicina? ci sarà pure un motivo?”

Lei risponde gentilmente alle mie domande e dopo aver scritto con la sua penna gel sul Nostro libro ci saluta.

Mancano due ore al nostro prossimo appuntamento, così, dopo esserci riposati un po’, aver scattato qualche foto e mangiato due pizzette ci avviamo verso Sant’Antiocru dove ci aspettano le Storie di altri luoghi”.

Nel tragitto vengo letteralmente rapita da una figura, sarà alta un metro e ottanta, che avanza tra due uomini: è una donna bellissima, dalla pelle scura, i capelli coperti da una sorta di turbante color bronzo, che le incornicia i lineamenti perfetti. Mi giro verso i miei amici e chiedo se anche loro l’hanno vista: la loro espressione dice tutto.

Arrivati a Sant’Antiocru, riusciamo miracolosamente a prendere posto in una sedia (anche se, adesso che il sole non c’è più, mi potrei sedere ovunque). Sul palco Sergio Dogliani presenta l’ospite della serata, Zadie Smith che tutti mi sarei aspettata essere tranne la pseudo-modella che mi è passata accanto poco prima.

Il suo libro più famoso è “Denti bianchi” ma stasera presenta “L’uomo autografo” che il mio amico si fionda ad acquistare, nonostante un secondo prima nessuno di noi l’avesse mai sentita nominare. Di padre londinese e madre giamaicana, Zedie vive a Londra, e pubblica il suo primo libro “Denti bianchi” a 23 anni. Ora ne ha 32, insegna ad Harvard e racconta come per lei scrivere sia vivere una grande emozione, ma nella tranquillità.

to be continued…

[GaVOi] L’ISOLA DELLE STORIE 2008

Giugno 9, 2008 fior Lascia un commento

Gavoi anche quest’anno apre le pagine del suo libro più prezioso: il festival letterario l’isola delle storie. La quinta edizione (che si terrà come di consueto a Gavoi, dal 4 al 6 luglio duemilaotto) si assume il pretenzioso compito di spostare i centri, affinchè attraverso la letteratura ogni punto sia il centro di qualcosa, per un mondo senza periferie…

Il festival è articolato in varie sezioni: un programma dei Grandi, uno per i piccoli, ci sarà inoltre spazio per spettacoli musicali e mostre espositive.

Per maggiori info e per contattare direttamente l’organizzazione potete cliccare qui.

UGLIO - ORE 21:30

Tutto il mondo è paese, o meglio bidda: viaggio in Laos

Maggio 5, 2008 pipps 2 commenti

Il punto fondamentale, avrei dovuto capirlo da subito, è che Oudomxay fa quasi rima con Gavoi.

Sono arrivata a Oudomxay poche ore prima di cena. Primi incontri, primi colleghi I cui nomi assurdi avrò imparato forse il giorno prima di partire.

Ci sediamo tutti intorno ad un tavolo basso, sembrerebbe una riunione seria. La prima lezione che mi spiegano è questa: i laotiani mangiano tutto ciò che ha quattro gambe, esclusi i tavoli, tutto ciò che vola esclusi gli aerei, tutto ciò che nuota escluse le navi.

Già così la riunione serissima aveva preso un’altra piega, in effetti…Poi viene aperta una bottiglia, di quelle per l’acqua depurate, onnipresenti qui. Dentro però non c’è acqua ma un liquido verdastro. È un medicinale – mi spiegano. Cura la malaria, la febbre dengue, il jet lag, la nostalgia di casa…Più tardi scoprirò che, all’occorrenza, il lao lao cura anche il gravissimo mal di mercoledì, le piattole, il mal di denti e praticamente qualunque altra scusa si possa trovare per berlo. “Sa di alcool”, dice l’innocente italiana annusandolo. “Ah si, in effetti è alcool”, le spiegano. Ma comunque non si può rifiutarlo.

Ok, primo giro. Primo lavaggio di apparato digerente, dopo il quale mi spiegano che, siccome nessuno si regge su una gamba sola, devo berne un secondo bicchiere. Ok, secondo giro. Il terzo invece è perchè i numeri pari non vanno bene. Ok, terzo giro. A questo punto arriva Rick, del WFP, che rifiuta il suo lao lao. E così il quarto giro è perchè lui è mio college, e se lui rifiuta devo sostituirlo. Ok, quarto giro.

Quando mi alzo mi sento molto leggera. Deve essere guarito il jet lag che non ho avuto, penso.

Ma mi consolo pensando che almeno è finite, la mia parte l’ho fatta e ora basta. Invece si va a cena, a mangiare riso accompagnato dalle solite cose non meglio identificate ma buonissime, e a tavola spunta, immancabile, la Beerlao. Dopo la performance di poco prima, dire che non bevo sarebbe una scusa un po’ debole. Dire che la birra chiara non mi piace sarebbe vero ma equivale a una bestemmia.

Provo a dire che non mi va.

Ma voi avete mai provato a farvi offrire un bicchiere a Gavoi e a rispondere “No, grazie”? Beh, io ho provato, molti anni fa, e avrei dovuto imparare meglio la lezione. La reazione, a Oudomxay, è più o meno la stessa. Sguardi meno torvi, forse, ma un “Oooh” inequivocabile.

Il punto deve essere nella rima.

PS: in seconda fila, chiusa da un elastico, la bottiglia di lao lao

[Gavoi] L’isola delle storie 2007.

gavoi2.jpg

Ci sono certe esperienze che non si possono raccontare. E ci sono sensazioni, per esprimere le quali non ci sono parole!

 

C’è un borgo nel cuore della Barbagia, Gavoi, incantevole e magico dove da ormai quattro anni per tre giorni, a cavallo tra la fine di giugno e l’inizio di luglio, si svolge il festival della letteratura, “L’isola delle storie”.

L’idea nacque nel 2004 ad un gruppo di scrittori e abitanti di Gavoi, che insieme pensarono ad una kermesse di tre giorni d’incontri, letture, laboratori, mostre, interviste, per piccoli e grandi.

È così è stato!

 

Anche quest’anno, dal 29 giugno al 1° luglio, durante i quali si sono svolti una serie di incontri quotidiani con scrittori, illustratori, editori, giornalisti e autori che lavorano nel mondo della letteratura, dell’arte e del cinema, compresi il concerto inaugurale Superbanda della Banda Osiris, mostre fotografiche, una mostra di video arte contemporanea a cura del MAN (Museo Arte Nuoro), mostre di illustrazione.

  

Ogni giorno dalle 10 del mattino alle 22 della sera e sino a notte fonda, immersi in una dimensione fuori dallo spazio e dal tempo. Dove tutte le facce sono sorridenti e curiose, dove ti ritrovi a passeggiare o chiacchierare, come tra vecchi amici, con grandi scrittori di cui hai sempre sentito solo parlare e di cui hai sempre letto tutto con avidità! Dove i grandi e i piccoli convivono.

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Dove c’è spazio per tutto e tutti, uniti dalla curiosità e la passione per la lettura e non solo.

 

Anche quest’anno ai grandi nomi si sono affiancati quelli di giovani e interessanti esordienti. Ogni incontro un suo tema da affrontare e prima di ogni incontro, la lettura di alcune delle pagine più belle dei nostri autori sardi e dolci intermezzi musicali.

 

Anche quest’anno il successo ha superato le aspettative e le previsioni. Ed è già tutto pronto per il prossimo anno. E poiché non esistono parole per descrivere al meglio questa incantevole manifestazione un solo consiglio: non lasciatevela scappare il prossimo anno.

 

Lasciatevi rapire anche voi. In un posto incantato e magico dove l’accoglienza è per tutti, dove il tempo è fresco e mite, dove la gente del posto è gentile e disponibile.

Dove l’organizzazione è impeccabile e non sbaglia un colpo. Dove un esercito di 140 magliette rosse (Più storie per tutti) ha lavorato ininterrottamente “per amore e quest’amore rompe le acque della diffidenza, per far passare fino a trentamila di uomini e donne e bambini”.

 

E non è solo un festival letterario. È anche un punto d’incontro per gli amanti della natura e della nostra isola, la più isola del Mediterraneo, la Sardegna. E oltre ai tanti sardi anche turisti e curiosi dalla penisola e dal resto del mondo tutto.

 

È un posto incantato dove tutto è genuino. Dove tutto è pulito. Dove c’è spazio per tutti e per tutto. Dall’arte alla letteratura, dal cinema ai giochi per bambini, dalle fotografie alla buona cucina gavoiese.

 

E tu appena arrivi vieni risucchiato da tutto ciò e ti lasci trascinare, anzi trasportare dall’onda.

E vai felice e sorridente. Ti fermi, ti siedi, se trovi posto, e ascolti. Ascolti le voci, i pensieri, le parole dei tuoi autori preferiti, degli scrittori, dei giornalisti, degli editori. Che ti sei sempre e solo immaginato. Che non hai mai conosciuto.

 

E poi ti ritrovi in un piccolo paese della Barbagia, una sera d’estate, ad ascoltare proprio lui, il suo humour, la sua voce, la sua vita. O le voci lontane e al contempo così vicine della Svezia e della Finlandia.

 

O magari in un pomeriggio caldo e soleggiato all’ombra della verde chioma di un imponente albero a chiacchierare con autrici e autori emergenti, quasi sconosciuti, quasi fossero tuoi amici da sempre. O sotto un grande e bianco gazebo ad ascoltare i racconti di giovani autori, arrivati per l’occasione, un po’ da tutta l’Italia, tanto lontana ma mai così vicina come a Gavoi! E tu sei nel pubblico.

 

In mezzo al pubblico più silenzioso e paziente, educato e attento alle parole altrui. Ti ritrovi seduto, se sei stato fortunato, con alla tua destra un panorama di montagna dei più belli che madre natura potesse regalarci e alla tua sinistra la vecchia chiesetta di Sant’Antioco. Con un cielo così azzurro e così vicino.

 

Con una luna così sorridente e luminosa. E sorridi in silenzio dentro e fuori, lontano dalla tua vita e dai tuoi pensieri, seduto e sorridente ad ascoltare. Ad ascoltare, seduto e sorridente. Mentre la fuori tutto corre veloce e vorticosamente.

Che meraviglia, quei vicoli, quelle vie, quelle piazze che piano piano con il passare dei giorni si sono riempite sino a raggiungere le 30.000 presenze di domenica.

 

Quelle vie e quelle piazze abbellite, se abbellire si potevano ulteriormente!, con l’esposizione delle fotografie degli ospiti delle precedenti edizioni del festival, S’istranzadura.

 

Quelle vie e quelle piazze con le case fatte di marzapane e decorate, nei balconi, da vasi fioriti e colorati. Quelle vie e quelle piazze attraversando le quali incontri le porte aperte e saluti gentili e cordiali dei loro abitanti. Affettuosi e accoglienti. Sorridenti e premurosi. Tutti indistintamente, giovani e vecchi, uomini e donne. Tutti.

 

È così ragazzi e se non ci siete mai stati, non potete capirlo. Andateci. Anche solo per mezza giornata. Anche solo per poche ore. O per tutti e tre i giorni. Andateci e godetevi questa meravigliosa incantevolezza. Perché sono poche le gioie della vita.

 

E il festival letterario “l’isola delle storie” di Gavoi è sicuramente una di queste. Un posto incantevole e fatato. Dove la natura incontaminata e profumata la fa da padrona. Dove l’uomo moderno, grazie al cielo, non è ancora arrivato. Dove speriamo, non ci arrivi mai!

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[Gavoi] E’ morto Antonio Piras. Era l’homine ‘e mesu.

Giugno 10, 2007 Giampaolo Lascia un commento

 

[da IlSardegna 08.06.07] - ”E parlatene bene che lo merita, ha fatto tanto per tanta gente nonostante tutto il male che ne hanno detto. Non lo meritava quel trattamento”. Il parente che esce dalla villetta di via Palmiro Togliatti dove si è spento,ieri mattina alle dieci per un malore a 78 anni, l’avvocato Antonio Piras vuole un ricordo alto di uno degli uomini più discussi e chiacchierati di Barbagia. 
Nel bene, ha tolto le castagne dal fuoco a un bel po’ di gente, e nel male, spesso nel mirino della magistratura per il suo interessamento a numerosi fatti di cronaca: sequestri di persona in particolare.

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