Archivio

Archivio per la categoria ‘Dialoghi impossibili’

[Dialoghi impossibili] Monumenti Aperti nel Basso Campidano…2009

Maggio 20, 2009 Giampaolo Lascia un commento
http://subarralliccu.files.wordpress.com/2008/06/tomba.jpg?w=494&h=370

Tomba bizantina in agro di Villagreca

Ne parlammo già l’anno scorso, delle difficoltà di reperire informazioni adeguate in merito ai “monumenti aperti” dei comuni dell’Unione del Basso Campidano. Siti internet fantasma o imbarazzanti, mancanza di coordinate geografiche etc etc: e ricordiamoci che questa Unione del Basso Campidano non ha un sito internet: forse usano ancora i piccioni).

Quest’anno i comuni di questa Unione ci riprovano: se fate un salto a Cagliari troverete i cartelloni pubblicitari – alcuni molto grandi – che pubblicizzano l’apertura dei monumenti nei comuni di Monastir, Nuraminis, Samatzai, San Sperate, Ussana, Villasor.

Però, pure quest’anno le informazioni sono scarsine. Qualche indicazione sui nostri comuni la troviamo solo sul sito ufficiale della manifestazione (www.monumentiaperti.com) e per la precisione in questa pagina dove sta scritto:

“I Monumenti saranno visitabili gratuitamente il pomeriggio di sabato 7 giugno dalle 16:00 alle 20:00 e la domenica 8 giugno dalle 10:00 alle 13:00 e dalle 16:00 alle 20:00. Nelle chiese le visite verranno sospese durante le funzioni religiose”.
Bo. Andando poi a vedere le pagine dedicate ai monumenti visitabili per ogni singolo paese si nota che, ad esempio a Nuraminis, si possono visitare solo chiese: unicamente chiese. Sarà per il fervore religioso che incendia la comunità?
-
O forse perchè la tomba bizantina trovata anni fa in agro di Villagreca giace sepolta sotto mezzo metro di terra?  O perchè il pozzo  nuragico di Santa Maria sta sotto una colata di cemento? O perchè la stazione de Sa Korona e i nuraghi che punteggiano il territorio del paese sono abbandonati da sempre? Misteri della fede.
-
Lo so che siamo dei cialtroni a scrivere queste cose. Però, infondo, stiamo solo cercando di conoscere e capire. Forse a fine maggio verrà presentato il nuovo sito del Comune di Nuraminis: e non vediamo l’ora!!
Abbiamo atteso per lunghi anni questo momento: la prima volta che lo abbiamo recensito era (forse) il 2002, ovviamente bocciandolo. Dopo circa 7 anni di lavoro deve essere un sito che, come minimo, ti permette di scaricarti in formato pdf anche il sindaco e la giunta! Non vediamo l’ora (di recensirlo).
-
Speriamo che quel sito diventi l’occasione per mettere in luce, almeno in modo virtuale, i pezzi di storia dimenticata del paese, che giacciono da decenni, sommersi dall’indifferenza della gente e delle istituzioni locali (troppo fighe queste frasi ad effetto….).

LINK (in)UTILI:

http://www.monumentiaperti.com

http://new.monumentiaperti.com/newssegue.php?id=241&cat=stampa&p=

Monumenti aperti a San Sperate

Monumenti aperti a Samatzai

Monumenti aperti a Monastir

Monumenti aperti a Nuraminis

Monumenti aperti a Ussana

http://www.facebook.com/home.php#/group.php?sid=7456f0c326424d931870d745a720658b&gid=45853590830&ref=search

[Nuraminis] Dialoghi impossibili: intervista alla Cava.

Ottobre 1, 2008 Giampaolo 18 commenti

Ma chi ci capisce niente? Questa cava è chiusa o no? Ripristinano i luoghi oppure no? Ah, se non ci pensiamo noi a farci ’ste domande. Scherzo, scherzo. Non è vero, ci pensa anche qualcun altro. Speriamo di non dovere andare ad uno ad uno in Comune a chiedere ragguagli alle massime istituzioni comunali, per sapere qualcosa di più su questo benedetto territorio.

Intanto, noi ci facciamo le nostre interviste, assurde. Prendi la cava, ad esempio. Hai mai provato ad interrogarla? A prenderla per mano, farla sedere, parlarci, chiedendole tutti i perché che ti vengono in testa?

Guarda che se lo fai funziona. La cava parla sul serio, e ti risponde. E ti racconta che non è mica un caso che lei – e le altre che dormicchiano intorno a Nuraminis – stiano così tanto vicine ai siti archeologici.

“Perché?” – le ho chiesto.
E lei – incredibile – lei mi ha risposto, e mi ha spifferato tutto, anche se un po’ sottovoce.
“Tutti sappiamo benissimo – dice – che ai Sardi non gli serviva mica che un Mussolini fondasse Carbonia, per rendersi conto che la loro isola aveva un potenziale sotterraneo impressionante”.
“Che vuoi dire?”.
“Lo hai letto il libro di Marco Tangheroni La città dell’argento ?”
“No”.
“Male! Leggilo! È un libro bellissimo. La città d’Argento di cui parla Tangheroni è Iglesias. Una città fondata dai pisani proprio per sfruttarne il suo potenziale minerario. Pensa che in città i pisani ci avevano fatto pure una zecca per coniare monete, con l’argento estratto da quelle cave-miniere”.
“Oh perbacco!”.
“Eggià, però non è nel XII secolo che inizia questa storia. Nell’iglesiente e in tutta la Sardegna l’uomo cavava materiali dalla pancia di Madre Terra già dall’età del bronzo, anzi anche da prima”.
“Come da prima?”
“Prima, prima… Monte Arci è molto di più di un boschetto dove andare a fare pasquetta: era una miniera di ossidiana. Un giacimento che faceva della Sardegna una specie di Arabia Saudita del tempo: l’ossidiana, allora, era importante quanto il petrolio oggi”.
“Senti Cava, possiamo darci del tu?”
“Certo, che scherzi…”
“Perfetto… mmm vedi… è interessante quello che dici, ma mi spieghi cosa c’entra con te, con le cave di qui di Nuraminis e Villagreca?”
“Volevo solo fare qualche esempio, per farti capire un pochino meglio per quale motivo noi cave stiamo spesso così vicine ai siti archeologici”.
“Spiegati meglio…”
“Secondo te, pure qui a Nuraminis, i vostri antenati da dove le hanno prese le pietre con cui hanno costruito le torre-capanna di Sa Korona, le tombe megalitiche di Serra Cannigas o il pozzo di Santa Maria?”
“Non lo so… da dove?”
“Le prendevano da antichissime cave, antenate mie, che stavano qui, dove sto io adesso, oltre Genna Siutas, proprio dove adesso c’è quel buco incredibile proprio a ridosso de Sa Korona”.

Non ci avevo mai pensato, a questa cosa qui. Che prima delle nostre cave, ce n’erano delle altre, che c’è una continuità forte, nel territorio, anche in questo piccolo particolare.
La Cava mi ha parlato per ore. Alla fine non avevo più foglietti di block notes dove prendere appunti.

Mi ha fatto chiudere gli occhi per provare a immaginare uno di quei scalpellini nuragici che infilavano degli spessorini nelle crepe della cresta granitica e poi battevano col martello, fino a quando non producevano il distacco del megalite, che veniva poi trasportato dove si voleva tirare su una tomba, un pozzo, una torre abitativa.

Torno a casa un po’ scosso.

Non capita tutti i giorni di parlare con una cava. E proprio mentre rientro, mi ricordo di aver letto da qualche parte, non ricordo dove, che ancora in pieno Novecento a Nuraminis c’era una famiglia di pica pedreris, di scalpellini, che staccavano blocchi di granito da madreterra. Una famiglia che si era passata il mestiere di padre in figlio.

Le continuità, le cave di ieri, quelle di oggi. Le cave che si storicizzano, diventano, cioè, esse stesse, storia del territorio. Se studi una cava dell’età del bronzo puoi comprendere molte cose della vita degli uomini e delle donne di quel tempo.

Chi ci aveva mai pensato? Solo una cava poteva farmelo notare.

Ci dormo su una notte intera. E il giorno dopo mi sveglio e mi ricordo che, però, non sono mica così ingenuo. Non è che devi credere a tutto quello che ti dicono, o che non ti dicono. C’è una cosa che la cava ha omesso di dirmi. Non avrebbe potuto farlo: dirmela sarebbe stato contro il suo stesso interesse.

Millenni e secoli fa il livello tecnologico dei nostri cavatori era in grado di scalfire solo in minima parte il territorio. Oggi, invece, abbiamo un potere tecnologico che ci rende padroni di spostare una montagna, di cancellarla o di farla saltare in aria.

Per gli antichi solo un dio avrebbe potuto tanto.

Eccola qui, la discontinuità che c’è in certe continuità. Eccola qui, la differenza che si marca quando provi ad affiancare il passato e l’oggi. È una differenza forte, enorme. Prima la montagna la scalfivano appena: oggi, se vuoi, pigi un pulsante e salta in aria tutto.

Allora, cos’è che ferma tutto questo? Cos’è che ci impedisce di mangiarci le montagne, o che ci permette di fare delle cave senza distruggere il paesaggio, l’archeologia del territorio?

Io non lo so più, adesso. Datevela da voi, la risposta.

p.s. volete vedere quali sono e dove sono tutte le cave in questo momento attive a Nuraminis? Se  la risposta è si cliccate QUI.

[Nuraminis] Dialoghi (im)possibili con quelli che eravamo

Settembre 17, 2008 Giampaolo Lascia un commento

Provateci a immaginarne le facce, le mani, i vestiti. Non è difficile, se ogni tanto date uno sguardo a quelle ricostruzioni che pubblica Focus Storia. E se vi viene difficile è perché ancora è forte l’immagine che degli antichi sardi ci hanno dato i libri che sfogliavamo quando eravamo piccoli.

Però, invece, non molto tempo fa, scopri che – forse forse forse – questi sardi nuragici non erano proprio dei pecorai trogloditi, vestiti con pelle di pecore, rinchiusi in un monte, spalle al mare, pronti solo a farsi guerra tra loro.

Macché. Scopri (scoprono) che questi – forse forse forse – navigavano. Se ne andavano in giro per tutto il Mediterraneo a spargere bronzetti nuragici e nuraghi un po’ dappertutto.

Forse, forse, forse, erano parte di quella federazione di popoli del mare che minacciava perfino i faraoni d’Egitto, che erano un po’ gli Stati Uniti dell’epoca.

Bo. Io, che non sono mai stato né nazionalista né tanto patriottico, anche io, ci provo quasi gusto adesso a scoprire che – forse, forse, forse!! – questi sardi antichi facevano paura perfino a Ramses, che perfino lui se li prendeva come mercenari, facendone la sua guardia personale (un po’ come Carlo V faceva con i lanzichenecchi svizzeri e come poi fa, ancora oggi, il Papa).

Se te ne vai al nuraghe de Sa Korona, dopo queste rivelazioni qui, certo che la vedi con occhi diversi, quella stazione nuragica abbandonata dai nuraminesi.

Perché adesso è come se te li vedessi davanti, che camminano, litigano, mangiano, fanno all’amore quegli uomini, quelle donne, quei bambini dell’età del bronzo antico.

Te li immagini – te li raccontano – quasi uguali a te. Se non uguali uguali, proprio simili: scuri, olivastri, non molto alti, sardi. Già sardi, belli e fatti: occhi e naso vicino-orientali.

Vestiti diversi. Cultura diversa. Però le stesse paure. E gli stessi misteri. Una fede, una religione.

Eccoli qui: non ce l’hanno più quella nebbia di primitivismo che li avvolgeva, non li vedo più alla stregua di uomini pre-primitivi, con un’andatura scimmiesca, con una chiacchiera difficile e gesticolata.

Macchè. Hanno i capelli corti questi qui, si vestono in pelle lavorata finemente, indossano un elmo anche, con le corna che spuntano, una spada in bronzo, corta, molto tagliente, molto facile da maneggiare. Uno scudo tondo. Basta guardare un bronzetto. O i graffiti nel tempio di Medinet Habu a Tebe, in Egitto.

Certo che lo vedo diversamente, adesso, il panorama che ti si spiana sotto Sa Korona, il nuraghe demolito che svetta sopra Villagreca: che forse è simile, molto simile a quello che hanno visto loro quando han deciso di piazzarci su nuraghe, tombe megalitiche e villaggio, laggiù a valle, dove c’è ancora un pozzo nuragico, quello di Santa Maria, anche se sommerso da una colata di cemento e di indifferenza.

Certo che le vedo con altri occhi, quelle immagini che mi raccontano cosa ci hanno trovato, gli archeologi, in questa terra dimenticata da chi ci abita. Non vedo più un’abitazione monocircolare, massi di calcare, un nuraghe arcaico, né resti di pasto, ossa, valve di molluschi marini. Né ceramiche decorate, o pesi da telaio, fusaiole fittili, punte di freccia, raschiatoi in ossidiana, lame di pugnale in rame, spillone e anelli in rame e d’argento.

Non vedo né resti, né reperti.

Vedo persone.

Che decoravano ceramiche, usavano il telaio, scheggiavano punte di freccia nei loro raschiatoi in ossidiana, e lame di pugnale in rame; e confezionavano spillone e anelli in rame, e altri anelli d’argento.

Vedo uomini, donne, bambini. Che litigano, si incazzano, dormono, si difendono, cacciano. Coltivano. Il grano, e la vite (… e venitemi a parlare di tradizioni, poi).

Li hanno trovati là, tutti morti e sepolti. Le donne erano agghindate con anelli in rame e argento e collane di conchiglie. Gli uomini, soldati, erano stati sdraiati con corredi di frecce in ossidiana e pugnali di rame. E pure i bambini, c’erano: l’hanno capito perché le testoline che sono riemerse dopo l’affondo dell’aratro avevano i segni delle prime dentizioni e tutto intorno c’erano dei vasetti giocattolo.

Certo che ti incazzi di più quando nel reperto non ci vedi un reperto, ma ci vedi una persona, un antenato, la tua storia. Cosa faresti se trattassero a colpi di aratro la tomba di un tuo avo? Non ti arrabbieresti?

Ma con gli avi è diverso – potreste obiettare. Ci scommettiamo che siamo parenti di sangue, noi e loro?

E non lo dico per dire. Non ricordo dove – almeno qui mi prendo la libertà di non citare la fonte, non me la ricordo, e poi tanto lo so che vi fidate di quello che dico – era stato mostrato che gli attuali abitanti di un paesino britannico erano discendenti diretti del più antico uomo là rinvenuto: un uomo del paleolitico.

Ci scommettiamo che con quei defunti primo-nuragici siamo parenti stretti? Parenti biologici? Magari uno studio un giorno dimostrerà che ho ragione.

Intanto, però, c’è una cosa che ci lega, forte.

Una parola.

Che però è un tuono.

Noi chiamiamo quella regione su cui siamo cresciuti come loro. La chiamiamo Nur. Nur è la stessa radice della parola Nuraghe. Non ci credete alla balla che il nome ce l’hanno messo i fenici. Ce lo siamo messi noi, Nur. I fenici son venuti dopo. Nur è una parola vicino orientale, che insieme a molti altri costruisce – sta costruendo, negli studi più recenti, linguistici e archeologici – una parentela, un collegamento tra i libanesi e i sardi, tra anatolici e sardi, tra l’Occidente e l’Oriente del Mediterraneo.

Cazzate, direte voi. Meglio una strada asfaltata, o un piano traffico che non funziona.

Meglio una cava, che porta lavoro.

Ma sì. – forse forse forse – hanno ragione loro, quelli che alzano le spalle da trent’anni: chi accidenti se ne frega di quella donna che 2500 anni fa stava seduta sulla cima de Sa Korona con una conchiglia appesa al collo, lasciandosi affondare nel tramonto che incendiava già allora i monti di Villacidro?

E già, meglio asfaltare una strada, o fare un nuovo buco sotto il nuraghe, che quello, almeno, porta lavoro (… e venitemi a parlare di tradizioni, poi).

Le notizie sui ritrovamenti nei siti di Sa Korona, Serra Kannigas e Genna Siutas son tratti dal recente volume di Enrico Atzeni, Ricerche preistoriche in Sardegna, Edizioni AV, Cagliari 2005. Un’interessante iconografia degli Shardana/Sardi appare nel numero di Focus Storia che se uscite ora e andate in edicola fate ancora in tempo a vedervela a scrocco.

[Nuraminis-Villagreca] Chi se ne frega delle cave? (provoc.acti-one….)

Settembre 11, 2008 Giampaolo 10 commenti

Ce ne vuole di coraggio. E ce ne vuole di incoscienza. Per lasciare che un proto-nuraghe risalente al bronzo antico venga lasciato così, da solo, solissimo a fronteggiare l’ignoranza dei tombaroli o i dissesti del territorio che stanno venendo dalle cave.

Ce ne vuole di coraggio a scrivere nei programmi elettorali – facendolo per quanti anni? dieci? Quindici? Trenta? che se si vinceranno le elezioni ci si impegnerà a valorizzare la storia e i beni archeologici del paese, per poi seguitare a fregarsene.

Andateci in campagna a vedere i siti archeologici sventrati, andateci e provateci adesso a far corrispondere un toponimo a questa nuova conformazione dei nostri territori, che dopo secoli, non sono più gli stessi: svuotati, stravolti, rivoltati.

Se tornassero i nostri nonni non li riconoscerebbero i luoghi: su logu esti totti corrovau. Cun d’unu fueddu, con una parola, da sola, erano capaci di descrivere un’intera regione, cogliendone le principali caratteristiche morfologiche e rinvenendoci quelle che gli specialisti, oggi, chiamano con una parolaccia “emergenze culturali”. Provateci a farvi una plastica facciale e poi a farvi riconoscere dai vostri amici o dai vostri di vecchi. Provateci.

E provateci pure a tentare di capire di chi è la colpa di tutto questo disastro. Del Comune? Della regione? Dello Stato? Della gente che sta muta e non dice nulla?

Bo. Chi ci capisce nulla. Come puoi capire qualcosa se, nemmeno si è presa coscienza di quello che succede, che già ci si divide per rivendicare il primato di una protesta contro le cave?

Come fai a capire qualcosa, se tutto l’oggetto dell’interessamento di sindaci e comitati anti-cava si concentra solo sulla cava, anzi, solo su UNA cava? Come se davvero interessasse a qualcuno sapere chi è stato il primo a porre il tema delle cave a Nuraminis. Come se davvero interessasse a qualcuno delle cave. Come se fosse importante.

Sono le cave il problema? Macché. Qui la luna è spuntata dal monte – cavato – ma tutti guardano il dito. Chi se ne frega delle cave? È il territorio, il problema, il tema, il fine. I suoi nuraghi affogati nell’indifferenza della gente, il suo pozzo nuragico inghiottito da una colata di cemento, la sua tomba bizantina sorvegliata dai carciofi, i suoi villaggi medievali dimenticati, arati, spostati da intense operazioni di spietramento.

La terra è il problema. Non le cave. La terra.

Mi ricordo che tempo fa li pagavano i ragazzini per spietrare i terreni. Ci sarò andato pure io, qualche volta. Ma lo sapevi cosa erano, a volte, quelle pietre? No che non lo sapevi. Forse era un pezzo di muro basso medievale, o la copertura di una tomba, o era un pezzo di nuraghe quel masso venuto giù da quella strana collina che dominava sul terreno. E quei vasi che saltavano fuori ogni tanto da un sotto un aratro, cos’erano? Non lo sapevi. Nemmeno te lo ponevi il problema che potesse essere qualcosa di più di un semplice masso. Non se lo chiedeva nessuno, cosa fossero quelle cose che saltavano fuori come formiche dai terreni: eppure ci avremmo potuto riempire l’ennesimo museo di paese, volendo.

Adesso, però, ti vengono a dire che sulla cava si muovono già da mesi. Epperò, qui la cosa che importa davvero non è la cava, ma il fatto che il dissesto di questo territorio, la sistematica rimozione della sua storia, non è mica una cosa di mesi. Sono anni, trenta, più di trenta, gli anni di assoluta mancanza di attenzione e cura per il territorio. Altro che cave. Altro che mesi.

Tanino Mura, uno dei pochissimi nuraminesi che si sia davvero impegnato nella valorizzazione dell’identità storico culturale del paese – scrivendoci un libro che poi tutti hanno scopiazzato senza mai citarlo – già nel 1976, a proposito della stazione nuragica di Santa Maria scriveva: “il colpo di grazia a tutta la zona, verrà certamente dalla Cementeria, che sta violentando le poche colline che da sole costituiscono gli unici rilievi di questo territorio [...] c’è da augurarsi che questo sia l’ultimo attentato al già misero patrimonio naturale di questo paese”.

Figurati se gli hanno dato retta. I governanti del paese l’avranno mai letto il suo libro? Bo. Però, dopo 30 anni siamo punto e a capo. Mica sembra il 2008. Macché! Sembriamo ancora in pieno 1976.

Cosa te ne fai di amministrazioni così, che per decenni se ne fregano di nuraghi, tombe, pozzi? Te ne fai che le bocci. Le bocci tutte, compresa quella attuale, solo per questo motivo.

Va bene, le bocci. Ma la gente dov’era? I nuraminesi e i villagrechesi dov’erano? Chi ha lottato – scrivendo, chiedendo, votando – per la storia di questo territorio?

Dov’era la gente? E oggi dov’è? Pensate che debba essere sempre un sindaco o un governo a levarvi le castagne dal fuoco? Non ce n’era gente o associazioni che protestavano, che si indignavano per la dissoluzione della sua storia.

In una situazione così, ce ne vuole di coraggio, poi, a riempirsi la bocca di identità, stabilendo in piazza chi è il “vero nuraminese”. Ce ne vuole di cinismo a rifotocopiare per l’ennesima volta il programma elettorale di 5 anni prima, pronti pronti per la prossima campagna elettorale da vincere, pronti pronti per rifilare altri 5, 10, 15 anni di silenzioso disinteresse per una storia millenaria.

Però è colpa pure tua, che non fai un accidenti di nulla per cambiare le cose. Altro che cave, altro che comitati anti-cava, altro che sindaci sui giornali: qui è tutta una tendenza che va invertita, una cultura che va costruita, una sensibilità che va trasformata in programmazione e azione culturali, consapevoli e informate.

Noi ci siamo inventati questa cosa del blog, figlio illegittimo di quella schifezza cartacea che circolava per il paese anni fa. Ma non basta, non serve, è inutile. Però almeno questo, almeno parlarne santo nuraghe!

E se ai nuraminesi non gliene impippa nulla, lo diciamo ai nostri 80 mila lettori all’anno cosa diavolo ci siamo persi, e ci stiamo perdendo, a Nuraminis. Almeno a quelli, un po’ di indignazione gli sarà rimasta, forse.

[Siamo tutti tombaroli!] Ma prima o poi ne becco uno…

Giugno 25, 2008 Giampaolo 1 commento

Acchiappa il tombarolo.
Cosa succede quando un ente locale non valorizza il proprio patrimonio archeologico e culturale?
Succede che ci pensa qualcun altro.
Di notte.

Ritrovamenti
Le cose indicate all’art. 10 Codice dei beni culturali e del paesaggio da chiunque e in qualunque modo ritrovate nel sottosuolo (…), appartengono allo Stato e, a seconda che siano immobili o mobili, fanno parte del demanio o del patrimonio indisponibile, ai sensi degli articoli 822 e 826 del codice civile.

Premio per il ritrovamento
Il ministero corrisponde un premio non superiore al quarto del valore delle cose ritrovate:
a) al proprietario dell’immobile dove è avvenuto il ritrovamento;
b) al concessionario dell’attività di ricerca, ai sensi dell’articolo 89*;
c) allo scopritore fortuito che ha ottemperato agli obblighi previsti dall’articolo 90*.

Combatti il tombarolo
Il tombarolo distrugge i siti archeologici.
E rapina una comunità della sua storia, della sua identità, delle sue radici.
Vende la tua storia e le tue radici, ne fa smercio, baratto, guadagno.
Sei d’accordo con me o col tombarolo?

Siamo tutti tombaroli!
Non si può pensare che tutto debbano farlo le istituzioni. E’ (anche) la gente che deve presidiare il suo territorio, difenderlo, fotografarlo, conoscerlo, farlo conoscere. Ma se una comunità lascia che i suoi siti archeologici vengano rivoltati, svuotati e infine distrutti dai tombaroli, quella comunità è connivente con i tombaroli.
Siamo tutti tombaroli!

Gli articoli citati sono quelli del “Codice dei beni culturali e del paesaggio”, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 45 del 24 febbraio 2004 – Supplemento Ordinario n. 28

[Nuraminis - Samatzai] Siti archeologici allo sbando

Giugno 12, 2008 Giorgio 2 commenti

Allora è un’abitudine.
Il nostro Giorgio, che sta raccogliendo documentazione per un’inchiesta sui siti archeologici presenti nell’area di Nuraminis, si è imbattuto in altre situazioni archeologiche poco distanti che hanno lo stesso comune denominatore: il completo disinteresse per i siti da parte della Soprintendenza Archeologica di Cagliari.
Si tratta dei siti presenti nel territorio di Samatzai, paese confinante con Nuraminis.
Siti snobbati completamente dalla S.A., situati in zone di difficile accesso causa mancanza di strade percorribili ed, ufficialmente inesistenti.
Da testimonianze raccolte dal nostro inviato risulta la presenza, sia nel paese che nel territorio adiacente, di notevoli e numerose situazioni archeologiche mai censite dalla S.A..
Inoltre sono state raccolte testimonianze secondo cui scavando in alcuni terreni si ha la possiblità di fare dei rinvenimenti di oggetti archeologici di un certo pregio che, sempre secondo le voci del paese, finiscono nelle mani dei tombaroli che arrivano sul territorio a fare man bassa di tesori che dovrebbero essere tutelati dalla S.A. e difesi dalle forze dell’ordine.
Categorie che, dicono sconsolatamente nel paese, non si sono mai viste nonostante le innumerevoli denunce fatte.
Ma, si sa, a chi importa delle piccole realtà locali?
Non c’è trippa per gatti.
A buon intenditore….

[Nuraminis-Villagreca] Le favette alla Bizantina/2: il ritrovamento

Giugno 6, 2008 Giampaolo 2 commenti

Ecco come venne segnalato dall’Unione Sarda il ritrovamento della pregevole tomba bizantina, nell’agro tra Nuraminis e Villagreca (perdonateci, ma non siamo riusciti a reperire la data esatta di pubblicazione dell’articolo, a causa di un file parzialmente danneggiato). Ecco l’articolo:

Nuraminis. L’archeologa: è stata già visitata vandali. Scoperta tomba bizantina. Campagna di scavi della Soprintendenza

Importante scoperta archeologica nelle campagne fra Nuraminis e Villagreca. Una sepoltura dell’alto periodo medievale (bizantino) è stata rinvenuta e portata alla luce nella zona Is Perderas con una campagna di scavo concertata tra il comune e la Soprintendenza ai beni archeologici di Cagliari.

La tomba, a camera interrata e con pozzo d’accesso, è costruita in blocchi di tufo e con pietrame più piccolo. «Una tomba dalla fattura molto accurata», dice Donatella Salvi, che ha diretto gli scavi di Is Perderas, «purtroppo già visitata dai tombaroli prima delle nostre operazioni».

Sconvolte dalle incursioni dei tombaroli le ossa (più di un individuo vi era sepolto) e nessuna traccia di eventuali suppellettili e arredi funerari.

Non arrivano a dieci in tutta la Sardegna le tombe di questo genere. Sant’Antioco, Villasor, Quartucciu, Decimoputzu, Samassi, Siapiccia, Tratalias e Cagliari (San Saturno) gli altri luoghi di rinvenimento. «Tombe che si trovano in un’area di espansione alle spalle di Cagliari», aggiunge Donatella Salvi, «in corrispondenza di altre testimonianze bizantine».

E proprio la posizione della tomba di Is Perderas (Marinella Olla, Marco Piras, Lucio Cabras ed Elisabetta Melis gli altri artefici degli scavi) va a confermare le indicazioni sulla presenza nella zona di una chiesa altomedievale dedicata a San Costantino (da qui l’agiotoponimo rimasto ancora oggi nella zona campestre a sudest di Villagreca) di cui nella parrocchiale di Nuraminis si conservano alcuni frammenti di un archetto di ciborio.

Ora, come ha auspicato l’archeologa Salvi, per questa importante testimonianza del nostro passato urge un’adeguata sistemazione. Una recinzione, la copertura ed un pannello con l’indicazione dei dati salienti.
Ignazio Pillosu

*******

Per qualche anno il sito è stato coperto da tavole di legno, e circondato da una molto provvisoria rete metallica. L’anno scorso ho cercato di tornare a trovarlo, per vedere “come stava”. Ma era ormai sommerso da una piantagione di carciofi.

[Nuraminis-Villagreca] Le favette alla Bizantina

Giugno 5, 2008 Giorgio 17 commenti

Non si finisce mai di stupirsi.
L’amico Giorgio, che è diventato il mio”occhio sul mondo”, reduce dall’ennesima passeggiata a Su Nuraxi (che vi racconterò quanto prima) continua ad imbattersi in una marea di vestigia antiche, ai più sconosciute.
La cosa incredibile è che tutti i siti archeologici sull’agro di Nuraminis sono stati catalogati anni orsono dalla Soprintendenza Archeologica di Cagliari per conto dell’Amministrazione del Comune di Nuraminis e poi dimenticati.

Esiste anche un sito internet (lentissimo) dove sono descritti parte di questi siti archeologici con addirittura i percorsi da fare per poterli visitare.
Purtroppo questo sito web è praticamente irragiungibile nel senso che ci si arriva (forse) solo dopo una ricerca su Google sapendo quello che si cerca (oppure per sbaglio).
Per il resto non esiste neppure uno straccio di cartello che indichi l’ubicazione, si va per sentito dire o, se preferite, all’avventura (magari chiedendo informazioni a pastori o agricoltori nell campagne).
E’ incomprensibile.

In un periodo dove i posti di lavoro scarseggiano e l’economia è asfittica, l’avere tanto ben di Dio archeologico è un po’ come aver fatto 6 al Superenalotto.
Valorizzati come si deve questi siti possono portare molti posti di lavoro (cantieri di scavo) e tanto turismo, quindi un incremento economico del paese, cosa che, di questi tempi, non è da buttare via.

Ma questo sarà oggetto di un prossimo articolo.
Torniamo ai nostri siti e ad uno in particolare: la tomba bizantina del VII-VIII secolo, preziosissima e fatta anche oggetto di studi e (se non ricordo male) parzialmente restaurata, attualmente si trova sotto una piantagione di fave.
Invece il pozzo sacro di Santa Maria adesso ha cambiato professione: attualmente fa la discarica abusiva.
Ma si può?

[nURAMINIs] Il Nuraghe di Nuraminis

Giugno 1, 2008 Giorgio 10 commenti

In data 19 Maggio ho scritto un articolo dal titolo “C’era una volta un nuraghe?” in cui pubblicavo delle immagini satellitari ricavate da Google Earth di una zona in agro Nuraminis in cui si vede benissimo la pianta caratteristica di alcuni nuraghi.

Inoltre ho inviato le immagini ad alcuni archeologi ottenendo come risposta i soliti “non si capisce bene, occorrerebbe vedere da vicino, servono foto più dettagliate, eccetera”. Insomma, si sono prudentemente defilati (fa più notizia ed è più comodo vedere tombe inesistenti e sparare sulla Soprintendenza Archeologica).
Non convinto, ho fatto esaminare le immagini ad alcuni analisti di immagini aeree che mi hanno confermato la sicura presenza dei resti di un insediamento nuragico.
Ho quindi contattato l’amico Giorgio con cui stiamo lavorando per realizzare una serie di video di prossima pubblicazione e l’ho pregato di fare un sopralluogo in zona per capire meglio la situazione e questo è quanto mi ha raccontato:

“Ciao, ho effettuato un sopralluogo sulle coordinate che mi hai inviato e, in effetti, c’è qualcosa di importante in loco. Ed anche inquietante.
Quanto rilevato dalle immagini satellitari corrisponde in loco ad una collinetta con dei resti di pietre poste circolarmente ed inequivocabilmente non di origine naturale.
Da una prima serie di fotografie scattate si intravede la base di un nuraghe sulla cima della collinetta; giunto su questa sommità, osservando attentamente si vedono in basso altri resti di strutture quasi completamente coperti da vegetazione selvatica.

Sulla base della struttura sita sulla collina si vedono chiaramente i segni lasciati da mezzi di scavo sulle pietre (probabilmente benne di una escavatrice), inoltre sulla cima della collinetta, al centro della circonferenza ideale della struttura di è un chiaro segno di scavo in profondità franato di recente.

Da notare che sul bordo esterno della struttura in cima alla collina vi sono dei picchetti utilizzati per riferimento a delle misurazioni.
Capirai che non ci vuole molto a capire che lo scavo in questione non è stato fatto per cercare acqua. Sicuramente si tratta di scavi fatti da tombaroli alla ricerca di manufatti.
Invece la cosa inquietante è data dalla presenza di due cave nelle immediate vicinanze (forse 200 metri in linea d’aria).
Momentaneamente ti invio due immagini giusto per farti vedere la situazione attuale; tieni presente che sono a scopo puramente indicativo. Le prossime te le invierò a giorni, non appena ritornerò sul luogo con apparati fotografici e di ripresa più adatti.
Giorgio”

Un’indagine fatta in loco mi ha permesso di appurare alcune cose che vi vado ad elencare:
1- Sino ad una ventina di anni orsono, la struttura nuragica era pressochè intatta e i più anziani del paese mi hanno raccontato che è stata distrutta dagli scavi indiscriminati e dai tombaroli.

2- Il sito nuragico è stato catalogato dalla Soprintendenza Archeologica di Cagliari ma non si capisce bene come mai non sia stato tutelato.

3- Non si capisce bene come mai l’amministrazione locale non abbia fatto nulla per tutelare quell’area, visto che sono state (evidentemente) autorizzate ben due cave nelle immediate vicinanze.

4- Che cosa hanno mai fatto le associazioni ambientaliste da Italia Nostra in poi per evitare un simile scempio (Il problema non faceva abbastanza notizia oppure non c’erano consulenze abbastanza interessanti?).

A questo punto mi rivolgo sia all’Assessore Mongiu che al Governatore Renato Soru, paladini dichiarati della salvaguardia dei beni storico-ambientali della Sardegna, per avere una risposta concreta sul come e perchè di questo scempio e, soprattutto, su chi ha permesso si arrivasse a questo punto di degrado.
SeuDeu


[Dialoghi Impossibili] La Dis-Unione dei Comuni del Basso Campidano

Maggio 30, 2008 Giampaolo 7 commenti

Noi ci proviamo a pubblicizzare le cose, nonostante tutto.
Pubblichiamo la locandina che segnala l’adesione dell’Unione dei Comuni del Basso Campidano a Monumenti Aperti 2008.
Tuttavia, questa stessa locandina non dà nessuna coordinata utile a comprendere in che modo questi comuni aderiranno all’iniziativa. E cioè a dire, non si capisce quali monumenti apriranno, in quali orari il pubblico potrà visitarli, né si capisce bene chi guiderà lo stesso pubblico alla guida dei frammenti del passato che queste comunità custodiscono.

Siccome non ci arrendiamo, allora decidiamo di andare a cercarcele da soli queste informazioni. Ovviamente ci buttiamo nella rete, da consumati cybernauti quali siamo.

Per prima cosa scopriamo con nostro sommo dispiacere che l’Unione dei Comuni del Basso Campidano NON ha un sito internet, a differenza della cugina e limitrofa Unione dei Comuni del Parteolla e Basso Campidano. Non esiste quindi un portale che permetta al cittadino di mettersi in contatto con questa struttura.

I paesi che la formano, com’è noto, sono Samatzai, Ussana, Monastir, Nuraminis, San Sperate e Villasor.
Ci tuffiamo allora nei loro siti internet per vedere se almeno là sarà possibile trovare delle notizie.

Sul primo sito che ri-visitiamo non scommetteremmo nemmeno un soldo bucato: il sito internet del comune di Nuraminis, come da noi denunciato ormai da anni, si trova ancora in un stato di sconsolante e vergognoso abbandono.

Dopo il disordine spaventevole della home page di Nuraminis, entrare a Monastir è quasi un sollievo.
Ordinato – pure troppo – e chiaro. Sulla destra troviamo subito il link a Monumenti aperti 2008.
Anche qua non si sono certo sprecati. Nella pagina troviamo altri due link ad altrettante schede descrittive dei monumenti visitabili. Ma non quello che può interessare al turista: gli orari delle visiti, il percorso per giungere ai monumenti, ad esempio.

Non ci arrendiamo e proviamo ancora, stavolta con San Sperate. Direttamente sulla homepage si legge: “7-8 Giugno San Sperate Monumenti Aperti”. Però non c’è nessun link. Anche qui nessuna delle informazioni che cerchiamo.

Il comune di Ussana ha il sito in costruzione.

Samatzai non fa il minimo cenno all’evento.

Finalmente entriamo a Villasor e qui troviamo subito e in bella evidenza la stessa locandina che noi abbiamo pubblicato con questo post. Ci clicchiamo sopra e finalmente, fantasticamente troviamo quello che stavamo cercando.
Una pagina tutta dedicata all’avvenimento, dove ci sono tutte le informazioni che un cittadino-turista ha bisogno di conoscere prima di recarsi a vedere un sito monumentale di interesse storico o culturale.
Villasor si cura bene di indicare l’apertura delle esposizioni, i titoli delle stesse, perfino chi le cura. Pregevole, inoltre, il fatto che del contesto offerto da Monumenti aperti, la comunità approfitti per offrire al pubblico prensetazioni di libri – tra cui alcuni di notevole interesse – manifestazioni enogastronocmiche, mostre fotografiche, persino manifestazioni sportive.
Una cosa fatta davvero bene, insomma.

Giustamente, Villasor pubblicizza solamente le sue giornate. Questo fatto, che dovrebbe essere normale, come si vede è perfino eccezionale, dal momento che molti altri comuni non fanno nemmeno questo: anzi ci siamo dovuti impegnare per riuscire a sapere qualcosa di più di questi eventi.

Ma, nonostante il buon lavoro di Villasor, non siamo riusciti ad avere un quadro completo delle manifestazioni nell’ambito dell’Unione dei Comuni. L’assenza di un portale capace di dare pubblicità all’evento nelle sue dimensioni trans-comunali, di fatto snatura il senso di un’iniziativa.

Una presentazione ordinata e unitaria dei monumenti aperti dell’Unione avrebbe avuto il merito di restituire al territorio della stessa Unione – alla sua storia, ai suoi monumenti – quella unitarietà che si è costrutita nella condivisione di una storia sociale ed economica comune, che va dunque oltre i confini dei singoli comuni.
Peccato, un’altra occasione buttata al vento.

[Silanos] Salviamo Orolio

Novembre 18, 2007 Giampaolo Lascia un commento

Rigiro ai nostri lettori la mail che abbiamo ricevuto dagli amici di www.conchidortos.org. Continuiamo a sostenere la loro iniziativa per la difesa del nuraghe Orolio.

E se non avete firmato la petizion fatelo subito!!

Cari web-amici,

Noi utenti del forum www.conchidortos.org abbiamo avviato una mobilitazione per fermare la rovina del Nuraghe Orolio (o Madrone) di Silanus. Abbiamo avviato una petizione su internet: www.petitiononline.com/orolio/petition.html da inviare al ministro per i beni culturali;

alla nostra campagna hanno aderito numerosi siti internet che ci stanno aiutando a raccogliere le firme. Si sono interessati all’iniziativa, spontanea e senza alcun fine di lucro, i quotidiani locali e anche le TV, compresa la Rai che ha realizzato un bel servizio per Rai3.

Sabato prossimo, 24 novembre, abbiamo organizzato un convegno con la partecipazione di archeologi e appassionati per chiedere a gran voce che il nostro nuraghe venga restaurato e messo in sicurezza, visto che le istituzioni non si muovono ci mobilitiamo noi!

[Ghilarza] Su Cantaru. Brandy o cicuta?

giardinosucantaru.jpg

Parto da poche premesse, essenziali, intercambiabili (previa una buona capacità di sintesi che purtroppo a me manca).

Prima premessa. Quest’estate, un’amica mi faceva notare che Ghilarza non ha piazze. Oltre a constatare quale cattivo osservatore fossi, ho dovuto prendere atto, mio e nostro malgrado, che lei, la mia amica, aveva ragione. Eccezion fatta per la piazza di San Palmerio che, trovandosi in una posizione marginale alla vita del paese, assolve le sue funzioni solo pochi giorni l’anno.

Seconda premessa (ovvia, ma necessaria). Le piazze sono notoriamente punti di aggregazione, nel bene e a volte nel male. Il male in questo frangente non ci riguarda, a noi interessa l’aggregazione, interessa che una buona architettura cittadina sforni buoni cittadini felici in grado di comunicare. So che l’immagine potrebbe evocare una lobotomia di massa, una schiera di cittadini con sorrisi spastici, che tradiscono il marciume, ma, a scanso di equivoci, non è questa la mia idea. Nessuna Utopia o cittadina del sole.

Terza premessa. Nella parte bassa di Ghilarza che prelude alla zona industriale, c’è un piccolo appunto che la campagna circostante ha voluto lasciare al paese. Su Cantaru. Uno spazio verde tutto alberi e auto dondolanti, per lo più abbandonato.

Al centro di Su Cantaru, spicca un parco di dubbia bellezza de-limitato da un muro di cinta di ferro e cemento armato. All’interno del parco, oltre alle vertigini di qualche altalena, si può godere la vista di una vecchia, splendida fontana opera delle maestranze locali. Credo uno dei simboli del paese.

Tempo fa, forse una giunta filosovietica ha avuto la singolare idea di valorizzare parco e fontana costruendo – a detta di qualcuno – una pista di pattinaggio in autentico cemento armato, per lo più inutilizzata e inutilizzabile – a detta mia e di molti altri – un appunto del cattivo gusto e dell’imbecillità umana.

Quarta e ultima premessa. Due direzioni, due possibilità sono meglio di una.

Seguitemi ancora per un istante. Le quattro premesse possono essere sintetizzate in una proposta secca e semplice, forse economicamente ambiziosa, ma a mio parere ragionevole. Partendo dal dato che Ghilarza scarseggia di piazze, e quindi di punti di incontro, che non siano bar o squallidi muretti lungo la via principale, sarebbe legittimo chiedere al comune la creazione di spazi, la restituzione degli spazi dovuti, magari con un’azione radicale. Perché non radere letteralmente al suolo la pista di pattinaggio totalmente inutile? Perchè non restituire la fontana e un parco vivibile ai cittadini?

I vantaggi sarebbero molteplici, credo. In primo luogo uno spazio critico di incontro, uno spazio ludico, culturale, che renderebbe possibile cinema all’aperto (relegato in luoghi poco adatti), concerti, e altro.

In secondo luogo si sposterebbe almeno in parte il baricentro del paese, sbilanciato in un’unica direzione e si comincerebbe a rivivere una parte di Ghilarza completamente dimenticata. Se c’è la possibilità di una crescita, in due direzioni perché privilegiarne una sola?

Forse intuisco la risposta, ma non mi piace.

Categories: Dialoghi impossibili

[Nuraminis] Su Padru

Giugno 15, 2007 Giampaolo Lascia un commento

aprile-2007-143.jpg

Herrschwein, il blogger dal nick impronunciabile, con il suo ultimo post mi ha dato uno spunto fantastico. Lo voglio fare mio e trasformarlo in un altro dei miei modi possibili di scrivere di un paese della Sardegna, il mio.

Perchè, leggendo Herrschwein mi sono reso conto che non voglio raccontarne solo gli aspetti da fucilare, che sono tanti e sempre di più, ma pure i tratti dolci, che sono poi quelli che me lo rendono sempre e comunque, nonostante tutto, casa.

Inizierò parlando della collina più alta di Nuraminis.

Continua a leggere…