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[Capoterra] Un anno dopo. Intervista a Giorgio Plazzotta

Novembre 5, 2009 Giampaolo Lascia un commento

L'Asilo di Rio S. Gerolamo: poteva essere una strage.

È passato poco più di un anno dall’alluvione che, il 22 ottobre scorso, ha colpito duramente Capoterra. Anche noi, nel nostro piccolo, ci eravamo occupati della vicenda, contribuendo alla mobilitazione per aiutare le persone colpite da quel disastro terribile.

Dopo un anno, torniamo sulla vicenda, e lo facciamo intervistando Giorgio Plazzotta, che è stato uno di coloro che nei mesi successivi alla tragedia ha cercato di mantenere alta l’attenzione sulla sua comunità. Giorgio è un informatico di professione e per hobby si occupa di pubblicazione telematica dal 1996, quando realizzò uno dei primi portali comunitari della Sardegna (www.isolasarda.it). Abitando a Capoterra, nella frazione di Poggio dei Pini, ha ideato due anni fa un blog dedicato a quel territorio (poggiodeipini.blogspot.com).

L’alluvione del 22 ottobre 2008 ha fatto sì che questo blog diventasse un importante punto di riferimento per la popolazione che voleva informarsi, capire ed incontrarsi. Un gruppo di persone conosciutesi nel blog ha così deciso di fondare l’Associazione 22 Ottobre e di impegnarsi concretamente per fare conoscere cosa è accaduto a Capoterra quel giorno e perchè, e anche per sollecitare affinché il territorio venga messo in sicurezza.

Ciao Giorgio, in primo luogo, per capire, per far capire proviamo a ricordare sinteticamente che cosa è successo un anno fa circa a Capoterra?

Si è verificato l’evento meteorologico più intenso mai registrato in Sardegna da quando esistono i pluviometri (1920). Certamente anche uno dei più intensi degli ultimi secoli. Su Capoterra sono caduti 450 mm di pioggia in sole tre ore. Si consideri che mediamente ne piovono 550 in un anno intero. In pratica sul capoterrese, in un’area piuttosto ristretta si è abbattuto un ciclone mediterraneo. Il bacino del Rio S. Girolamo, fiume che ha un regime torrentizio, ha raccolto questa vera e propria cascata d’acqua e si è ingrossato fino ad assumere portate (600 mc/sec alla foce) che lo hanno fatto diventare, per alcune ore, il secondo fiume più ampio d’Italia dopo il Po. Questa valanga d’acqua e di fango ha percorso i pochi chilometri che separano i monti dal mare travolgendo tutto ciò che ha trovato. Non solo alberi, pietre e cespugli, ma anche ponti e, nella zona della foce, anche molte case che sono state costruite in quello che viene definito “letto di piena” di questo fiume.

Quante sono state le persone colpite dall’alluvione?

Innanzitutto e prima di ogni cosa voglio ricordare le 5 vittime e le loro famiglie. Non c’è danno materiale che possa essere paragonabile alla perdita che hanno subito, ed è proprio perché non accada di nuovo una tragedia simile che alcuni di noi si sono mobilitati.

Tutti i 25 mila capoterresi hanno avuto danni più o meno gravi, perché nessuna infrastruttura era preparata a raccogliere quella quantità d’acqua. I disagi maggiori sono stati sopportati da chi abita nella zona esondata (circa 10 mila abitanti) ed in particolare nelle frazioni di Rio S. Girolamo, Frutti d’Oro 2 e Poggio dei Pini.

Sono state tutte risarcite?

Non completamente. La maggior parte ha avuto un risarcimento pari al 75% del danno subito, ma in alcuni casi, essendoci un massimale, questa percentuale è risultata inferiore. C’è da dire, tra gli aspetti positivi, che rispetto ad altre situazioni simili, i rimborsi sono stati erogati molto rapidamente dalla Regione Sardegna. Deve anche essere sottolineata la quasi totale assenza del governo italiano, che ha erogato una somma veramente esigua, solo 6 milioni.Se vi fosse stato un intervento più sostanzioso forse anche i danni, perlomeno quelli materiali, sarebbero stati risarciti in modo più consistente. Il fatto poi che tanti milioni di euro siano stati utilizzati per rimborsare le popolazioni danneggiate dovrebbe fare riflettere sul costo sociale che certe speculazioni edilizie hanno per la tasche di tutti i contribuenti.

Cosa nella vicenda è da imputare all’imprevidibilità della natura e cosa invece alla trascuratezza o alla mancata ?

Non c’è assolutamente niente che non fosse prevedibile. Il fiume è sempre passato di là. Quello era il suo alveo naturale. Ogni tanto se lo riprendeva. Ricordiamoci che ci sono state altre esondazioni minori nel 1985, nel 1999 e nel 2005, quindi ben più di un avvertimento. Un serio studio geologico della zona avrebbe evidenziato quale era il letto del fiume, ma ormai cerano già le case e quindi con un colpo di pennarello ecco che il rischio viene messo, tolto o spostato. Si è giocata un’assurda roulette russa spinta dalla speculazione edilizia sulle spalle della gente che ignara ha comprato la sua casa, spesso con i risparmi di una vita, in una zona a rischio. Qualcuno ha provato a dare la colpa alla natura, parlando di evento imprevedibile ed eccezionale e confidando sul fatto che la natura, i fiumi, i laghi, non possono replicare.

Prima o poi si pronuncerà anche la magistratura che applicherà le leggi dell’uomo, con tutti i loro cavilli, le eccezioni, le prescrizioni etc. La natura ha invece le sue leggi immutabili. Sarà meglio che impariamo a conoscerle e a rispettarle.

Sono stati portati a termine tutti i lavori di messa in sicurezza dei siti colpiti un anno fa? Ci sono ancora delle abitazioni che potrebbero rimanere coinvolte nel caso in cui dovesse verificarsi una nuova alluvione?

In realtà nessuno degli interventi finanziati sino al 15 ottobre scorso era destinato alla messa in sicurezza del territorio. I soldi non erano molti e le delibere riguardavano soprattutto interventi di urgenza sulla viabilità, sulle infrastrutture, sulle reti tecnologiche. Per questo motivo, qualora si verificasse una precipitazione di dimensioni analoghe, il rischio per le abitazioni che sono state allagate lo scorso anno è oggi lo stesso o ancora più elevato, dato che l’alveo si presenta in condizioni di maggiore degrado e con minore vegetazione.

Non dimentichiamo, poi, che la maggior parte delle vittime sono state travolte dalla furia dell’acqua mentre attraversavano strade con ponti inadeguati.

A proposito di opere non realizzate non posso non citare l’incredibile mancata costruzione del “Ponte di Pauliara” che costringerà, per il secondo inverno, i 500 residenti di un intero quartiere ad allucinanti pellegrinaggi nel fango. Solo l’ultimo stanziamento della Regione del 15 ottobre (35 milioni lordi) sarà destinato a interventi per la messa in sicurezza. Non si conosce ancora il dettaglio ma ci vuole poco per capire che quella cifrà non sarà sufficiente. Non so quindi quanto realmente servirà un intervento parziale a scongiurare il rischio.

Il disastro del 22 ottobre ha avuto delle conseguenze politiche? Ha cioè influenzato l’esito delle elezioni amministrative scorse a Capoterra?

Direi di no. A mio avviso la vittoria del centrodestra, che è stata piuttosto netta nel centro storico di Capoterra, ma incerta nelle frazioni, è legata soprattutto ad altri temi come ad esempio il rapporto della giunta Soru con il mondo dell’edilizia, settore che conta molti addetti in questo comune. Per quanto riguarda l’alluvione, i cittadini sono ancora choccati per quello che è successo e non hanno ben chiaro cosa sia successo negli anni ’70, quando sono stato commessi i gravi errori urbanistici che hanno portato alle conseguenze che tutti conosciamo. Si tratta comunque di eventi lontani difficilmente riconducibili alle formazioni politiche attuali. In questi casi ho l’impressione che, come dicono a Napoli, “chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato”.

Voi vi siete subito mobilitati per cercare di mantenere viva l’attenzione dell’opinione pubblica e delle istituzioni su “Capoterra”. In particolare che cosa chiedete?

Chiediamo che la messa in sicurezza del territorio e della popolazione venga effettuata nel più breve tempo possibile. Ci sono state molte perdite di tempo ed intoppi in questi 12 mesi e noi siamo spesso intervenuti per sollecitare gli enti all’intervento e per segnalare possibili azioni da effettuare.

Chiediamo che la cittadinanza non subisca passivamente decisioni calate dall’alto e che invece possa partecipare attivamente. Temiamo che le opere di messa in sicurezza utilizzino criteri non ecocompatibili trasformando l’alveo del S. Girolamo in un orribile ed invivibile canale di cemento e invitiamo invece a utilizzare le tecniche dell’ingegneria naturalistica, che lo trasformerebbero in un Parco, perlomeno nei tratti in cui questo è possibile. Chiediamo un progetto globale per il territorio che garantisca e incrementi la naturalità del territorio boschivo, preservato dalla desertificazione anche grazie alla presenza dei laghi collinari, perché è proprio questa naturalità che garantisce un minore impatto erosivo dell’acqua e riduce i sedimenti che vengono poi trascinati negli alvei.

È per questo che avete deciso di lanciare una petizione? A chi è rivolta, cosa chiede, dove la possiamo trovare?

Chiediamo al Comune di Capoterra e alla Protezione Civile di poter disporre di un efficiente Piano di Sicurezza compatibile con l’alto rischio che è stato assegnato a questo territorio.

Tra i vari attori di questa emergenza ce n’è uno che è stato clamorosamente assente. Il governo nazionale ha erogato solo 6 milioni. Sappiano che in occasione di altri disastri nazionali. L’intervento governativo è stato, e sottolineo giustamente, molto più cospicuo. Perché? Forse noi sardi siamo meno italiani? Oppure contiamo di meno elettoralmente? Eppure quei fondi, anche se tardivi, adesso servirebbero per completare quell’opera che la Regione sta iniziando. Forse una petizione online è un modo anomalo per chiede l’intervento dei decisori istituzionali, però’ è ora che i sardi (di destra, di sinistra, di centro, di sotto e di sopra) si sveglino a facciano sentire la loro voce anche in questo modo, perche no?

L’indirizzo della petizione è: http://www.petizionionline.it/petizione/sicurezza-per-capoterra/123

[Capoterra] C’è ancora bisogno di aiuto.

Ottobre 28, 2008 Giampaolo 1 commento

Sindaco e amministrazione comunale di Capoterra comunicano l’apertura di un conto corrente bancario e di un conto corrente postale sul quale sarà possibile versare un piccolo/grande contributo per aiutare le numerose famiglie che sono rimaste vittime dell’alluvione del 22 ottobre scorso.

Cerchiamo di diffondere la notizia e di dare un mano.

- C.C. POSTALE n° C/C: 92678523 ( IBAN: IT 52 Q 07601 04800 000092678523) intestato a  “COMUNE DI CAPOTERRA – EMERGENZA ALLUVIONE’, CON CAUSALE: *PRO EMERGENZA ALLUVIONE;

- C.C. BANCARIO PRESSO BANCO DI SARDEGNA filiale di CAPOTERRA IBAN: IT 08 R 01015 44080 000070182144 INTESTATO A *COMUNE DI CAPOTERRA EMERGENZA ALLUVIONE” CON CAUSALE: “PRO EMERGENZA ALLUVIONE”;

- scarica il comunicato stampa di sindaco e amministrazione comunale di Capoterra.

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[Capoterra] La situazione torna alla “normalità”.

Ottobre 24, 2008 Giampaolo 1 commento

La mobilitazione ha avuto successo. Moltissime persone si sono spese per aiutare Capoterra, sia precipitandosi nel luogo, sia inviando nel paese indumenti e acqua. La mobilitazione è stata così intensa da rischiare da divenire essa stessa un problema, poiché il crescente afflusso di persone e merci inizia a costituire un problema organizzativo.

Per questo, oggi il sindaco di Capoterra ha emesso un’ordinanza con la quale chiede un stop all’arrivo dei volontari e all’invio di aiuti: la grande generosità dimostrata da tutti ha infatti permesso di raggiungere un numero di volontari e di viveri/acqua/indumenti sufficiente a far fronte all’emergenza.

Ecco il comunicato stampa che ha seguito l’Ordinanza di cui sopra.

Facendo seguito all’Ordinanza con la quale è stata disposto su tutto il territorio comunale il divieto di utilizzo dell’acqua per usi umani si precisa che è vietato solo ed esclusivamente l’uso potabile dell’acqua, mentre sono consentiti tutti gli altri utilizzi: pulizia personale, lavaggio di panni e di stoviglie etc.
L’acqua potabile verrà fornita a mezzo di autobotti e con la distribuzione di acqua preconfezionata.
I sistemi di soccorso sono in grado di garantire piena assistenza alla popolazione colpita per cui non vi é alcun bisogno né di cibo né di vestiario.

Si ritiene inoltre di segnalare che il Comune non ha autorizzato alcuna raccolta di fondi né per cui si declina ogni responsabilità circa le somme che dovessero venire richieste o raccolte attraverso tali iniziative.
Il Sindaco ringrazia inoltre tutti coloro che hanno fornito solidarietà e collaborazione e inviato generi di conforto.

Capoterra, 24 ottobre 2008
IL SINDACO: Giorgio Marongiu  [scarica il comunicato in formato pdf.]

 

Siamo tutti pregati di informare i nostri contatti del contenuto di questo comunicato stampa. Per ogni ulteriore chiarimento e prima di prendere qualsiasi iniziativa è doverso contattare il numero telefonico 070.7239233

1. Nuovo comunicato stampa del sindaco di Capoterra in merito alla imminente demolizione della diga di Poggio [ clicca qui per leggere il comunicato in formato pdf].

2. è di nuovo attivo il sito del Comune di Capoterra. Là si trovano news e aggiornamenti sull’evolversi della situazione.

3. La SS 195 è stata riaperta al traffico: per arrivare a Capoterra non è più obbligatorio passare dalla zona industriale di Macchiareddu.

[Capoterra] Alluvione. C’è un grande bisogno di volontari (e di vestiti)

Ottobre 23, 2008 nennaprinc 8 commenti

Capoterra 23.10.2008 – A Capoterra si cammina ancora nel fango e le forze locali non sono in grado da sole di fronteggiare la situazione. C’è bisogno di volontari che si rechino là per dare una mano a risollevare la situazione.

1. Per ogni informazione è stato attivato un numero di telefono dell’unità di crisi che è il 070.7239233.

2. Chiunque voglia dare una mano può recarsi a Capoterra e dirigersi direttamente nella scuola di Via Amendola (clicca per vedere/scaricare la mappa). Là la Protezione Civile smisterà i volontari distribuendoli dove ce n’è più bisogno. Prima di partire telefonate al numero 070.7239233 e chiedere ulteriori delucidazioni.

3. Ricordate che la SS 195 è stata cancellata dall’alluvione. L’unico modo di arrivare a Capoterra è passare dalla zona industriale di Macchiareddu (visualizzazione ingrandita della mappa).

4. C’è assoluto bisogno di vestiti: vestiti possibilmente non vecchi, in buone condizioni. In particolare sono richiesti abiti per bambini, la biancheria intima uomo/donna e pannolini… ( chi ne avesse a disposizione chiami il num. unità di crisi: 070.7239233).

5. C’è bisogno anche di acqua potabile, perché la rete idrica comunale non è più disponibile.

6. SuBarralliccu ha innescato una catena di Sant’Antonio via mail per diffondere queste notizie e cercare volontari che vogliano dare una mano. Cliccate qui per scaricare il testo della mail in pdf e diffondetelo tra i vostri contatti.

Non restiamo indifferenti, diamo tutti una mano.

[Capoterra] Diario di un’apocalisse

Ottobre 23, 2008 nennaprinc Lascia un commento

Brutto risveglio oggi (ieri NDR), a causa di un violento nubifragio, abbattutosi dalle prime ore dell’alba su Cagliari ed il suo hinterland, causando numerosi danni con allagamenti e disagi ai trasporti (auto, treni e aerei).  

Solo nella tarda mattinata l’intensità della pioggia é diminuita ma la situazione resta critica, con allagamenti e blocchi delle strade. A causa di un fulmine che ha colpito una centralina, è mancata, per diverse ore e in diverse zone, l’energia elettrica mentre in alcuni centri, i più colpiti Capoterra e Monserrato, senza dimenticare Sestu, Cagliari, Assemini ed Elmas, numerose le case allagate e per soccorrere gli abitanti, alcuni dei quali rifugiati sul tetto, sono dovuti
intervenire i mezzi anfibi dei Vigili del Fuoco.

Alcune strade di collegamento con Cagliari sono bloccate, altre chiuse, altre ancora hanno subito limiti alla circolazione.

Numerose difficoltà anche nei trasporti: un treno con 500 pendolari é rimasto bloccato vicino alla stazione di Cagliari e solo grazie ai tecnici delle Ferrovie è stato possibile giungere al capolinea; mentre alcuni voli sono stati cancellati dall’aeroporto di Elmas o dirottati verso l’aeroporto di Alghero. Nelle zone più colpite dal nubifragio stanno operando uomini e mezzi della Brigata Sassari, oltre a Polizia, Carabinieri e Vigili del Fuoco.

Purtroppo da segnalare anche tre vittime e un disperso: due donne e un uomo. Speranza Sollai, di 85 anni è annegata nella sua abitazione di Capoterra. Altre due persone, un uomo e una donna, sono state trovate morte nel pomeriggio: un allevatore di 66 anni, Mariano Spiga, affogato nella propria auto nei pressi di Sestu, mentre percorreva una strada secondaria, e Alicia Zucca, trovata anche lei morta per annegamento a Frutti d’Oro. Antonello Porcu, inizialmente dato per morto, sarebbe ancora disperso. La notizia del rinvenimento del suo corpo – fanno sapere dalla prefettura – è dovuta ad una errata interpretazione della comunicazioni radio.

Io stamattina presto sono stata bloccata dal tempestivo e miracoloso intervento del buon Matteo, “Non ti venga in mente di venire a Capoterra. Secondo me succede un’altra alluvione. C’è un casino! Piove e ci sono le strade come fiumi … è impensabile mettersi alla guida con questa pioggia. È spaventosa a vederla!”, che insistendo perché non mi muovessi da Cagliari mi ha evitato il peggio.

Una collega, infatti, ignara dell’apocalisse, si è messa in viaggio ed è stata sbalzata con l’auto dall’acqua (la strada che percorriamo ogni giorno verso Capoterra è tra il mare e lo stagno) fuori strada in cunetta. L’auto si è ribaltata e lei grazie all’arrivo in quel momento di due giovani è stata salvata.

C’è una mobilitazione generale, tutti a lavorare insieme con la Protezione Civile, anche se la colpa come tutti dicono è del Comune che non ha fatto nulla per evitare la situazione. E’ il commento più frequente, a parte la disperazione. Solo brutte notizie: “Guarda … un’apocalisse … non ti puoi immaginare, fango e strade distrutte, gente che si svuota le case dal fango! Pietre e detriti dappertutto”.

Senza trascurare la grave notizia del pericolo del livello dell’acqua della diga di Santa Lucia, nelle montagne che sovrastano Capoterra, che è salito tanto da poter rendere necessaria l’evacuazione della parte più bassa del paese.

Poche ore fa anche la notizia della SS 195: eroso dalla violenza dell’acqua che continua a defluire in direzione del mare, è crollato un tratto della carreggiata della statale 195, la strada che collega Cagliari con Capoterra e tutte le località sulla costa sud-occidentale
della Sardegna. Il manto stradale si è letteralmente dissolto, lasciando solo una piccolissima striscia, percorribile con pericolo anche a piedi, a poche decine di metri dal bivio per Capoterra.

Nel tratto di strada crollato la 195 passa tra una zona palustre (l’area occidentale dello stagno di Santa Gilla), e il mare. Dopo l’interruzione della provinciale 91 e della 195, Capoterra può essere raggiunta solo attraverso le bretelle di collegamento con l’area industriale del Casic e la statale 130.

Mai avuto così tanta paura. Mai sentita così terrorizzata. Quando ho visto la pioggia che cadeva insistente e minacciosa dal cielo. Un cielo nero e grigio che faceva paura anche al demonio. Quando ho visto l’acqua fangosa che scorreva lungo la via cancellando il nero dell’asfalto. Quando ho sentito la povera Monica sconvolta per aver rischiato di morire. Quando ho ascoltato il racconto terribile di Marcella che mi raccontava della macchina sbalzata via dalla forza dell’acqua e ribaltata come una foglia secca. Quando ho ricevuto la notizia di quel palazzo all’ingresso del paese crollato sotto la forza impetuosa dell’acqua e all’idea che lì dentro ci fosse qualcuno a me caro.

È stato terribile. È stato terribile e doloroso. Terribile e così lo è ogni istante che passa e ricevo gli aggiornamenti. Adesso il cielo è azzurro e c’è un sole alto e luminoso e caldo, ma non c’è da fidarsi!
Adesso è notte e c’è una strana atmosfera. La mobilitazione è generale. C’è silenzio. e rumore al contempo. un silenzio pesante che fa temere altra pioggia prevista per la notte. ma per ora niente.

Rumore di solidarietà e di gente instancabile che sembra darsi da fare per far passare al più presto questa notte. Chi può si dà da fare e dà una mano con le mani nude o con i propri mezzi o semplicemente dando la sua voce e la sua mano per rispondere al telefono o dare informazioni o smistare richieste d’aiuto e fare le stime dei primi danni.

Il sindaco ha la faccia sfatta e la stanchezza è decisamente l’ultimo dei suoi pensieri.

Si parla del più e del meno si cerca di non pensare al peggio ma l’occhio e la mente non fanno che andare sempre lì a quelle immagini e il tuo cuore per quanto forte per quanto tu gli dica di farsi forte in certi momenti te lo senti sciogliere e vorrebbe scappare via per non sopportare più.

Speriamo che la notte passi al più presto possibile il più tranquilla possibile. Speriamo che arrivi presto un altro giorno e gli aiuti che si aspettano. Aiuti seri di uomini e mezzi.

Per adesso è tutto. sono profondamente colpita da quello che sta succedendo che se anche non sono cittadina di capoterra è ormai la mia seconda patria.


[Cagliari,Assemini,Capoterra] E’ successo un nubifragio

Ottobre 22, 2008 Giampaolo 2 commenti

Stamattina il Sud Sardegna sembrava divenuta una terra tropicale. Ore e ore di pioggia ininiterrotta, pioggia a dirotto; il cielo buio: era giorno, ma sembrava notte; le strade trasformate in torrenti; acque stagnanti il cui livello cresceva a ritmo impressionante.

Qualcuno di noi ha cercato di documentare quello che succedeva. Quella che vedete è una delle diverse foto che abbiamo raccolto (racconta il crollo del muro che circonda il Parco di Monteclaro, a Cagliari). Presto ne verranno delle altre. Se avete materiale da spedire (audio-video o fotografico) non esitate a farlo.

Non è stato solo un nubifragio, ma anche e soprattutto una tragedia. E’ morta una persona, stamattina, e un’altra è grave all’ospedale.

Le previsioni dicono che stanotte non andrà meglio. Se siete in una delle zone ” a rischio” prendete tutte le precauzioni del caso.

[Capoterra] Domani in un luogo segreto a Capoterra il concerto di ultradestra. In Sardegna sbarca il Mussolini rock

Agosto 4, 2007 Giampaolo 6 commenti

CAGLIARI, (03 agosto 2007) . Roma, Milano, Monza, Sassari. Si muove compatta la galassia dell’ultradestra (musicale e non solo). E sbarca nell’isola, destinazione Capoterra. Appuntamento: domani pomeriggio, ore 18, in un distributore di benzina. Alle porte del paese in provincia di Cagliari.

Luogo dell’evento: privato e segreto fino all’ultimo minuto. Ingresso: gratuito. Previo gradimento da parte dei tre gruppi organizzatori. Da contattare tramite numero di cellulare reperibile in rete.

Nome dell’evento: «Sei diventata nera». Polemiche: tante.IL CONCERTO.

Le band che suoneranno sono sette. Due da Roma: i “Macchina targata paura” e “La peggio gioventù”, nota soprattutto per l’ode a Luciano Liboni, il rapinatore soprannominato “Il Lupo” che nell’estate del 2004, dopo l’uccisione di un carabiniere, terrorizzò l’Italia, prima di essere a sua volta ucciso. Gli altri: “Esperia”, quatto ragazze di Monza, “Skoll” di Milano e tre sardi: i sassaresi “Kuntra” e “Indole” e “Ultimatum” di Capoterra.

LE POLEMICHE. La notizia che un raduno rock di ultradestra si sarebbe tenuto nella zona di Cagliari il 4 agosto appare in rete all’inizio di luglio. Il posto non è specificato. Ma subito si scatenano le polemiche. Inizia Rifondazione. Che definisce la matrice politica del concerto «inaccettabile e contraria alle leggi». Poi il Pdci e i Ds. Tutti parlano di «palese propaganda filo fascista che non ha diritto di espressione» e chiedono che l’autorizzazione venga negata.

In realtà i Comuni interessati (Cagliari e Capoterra) non ricevono nessuna richiesta, e nemmeno la questura. Le forze politiche organizzano un sit-in sotto la Prefettura il 16 luglio. Nel mentre gli organizzatori correggono la rotta. La ragazza con in mano una pistola che campeggiava nel manifesto viene sostituita da una formosa pin-up. Il termine raduno con il più innocuo festa. «Sardegna Skinheads», «Rock in fiamme production» e «Blocco studentesco» (costola universitaria di Fiamma tricolore) reclamano il loro diritto a «fare una festa, senza nessunna marcia, nessuna svastica e nessun Mussolini rock».

In realtà la forte connotazione politica dell’evento non si dicute. Anche se c’è da registrare lo smarcamento dell’organizzazione di destra radicale «Forza Nuova», figlia però di problemi interni con Fiamma Tricolore e non di distanza ideologica.

LA SEGRETEZZA. Dopo giorni di polemiche e botta e risposta su giornali e internet l’organizzazione del concerto sparisce dalla scena. Nessuna richiesta di autorizzazione viene depositata. Non si parla più del luogo dell’evento.

Nel sito www.seidiventatanera.com l’unica cosa che scorre è il conto alla rovescia del tempo che manca al raduno, confermato per il 4 agosto. Dopo giorni di silenzio gli organizzatori rispondono a un numero di cellulare. Si scopre che il luogo del raduno sarà privato. In un terreno non meglio specificato tra Assemini e Capoterra. L’unico modo per avere informazioni più precise sarà andare all’appuntamento fissato per le 18 di domani in un distributore di benzina alle porte del paese.

Da lì gli organizzatori porteranno gli spettatori nel luogo del concerto. Altro appuntamento per band e simpatizzanti provenienti da fuori. Incontro alle 13 e spuntino offerto dagli organizzatori nel posto scelto per l’esibizione.

LA PREOCCUPAZIONE. «Il fatto che sia stato scelto un luogo privato crea ancora maggiori preoccupazioni». A parlare è Efisio Demuru, segretario della federazione dei Ds di Cagliari e assessore a Capoterra. «Temiamo inanzitutto per la nostra incolumità. Non sappiamo in che maniera la Polizia abbia intenzione di controllare l’evento. Anche se i partecipanti saranno solo poche centinaia chi può garantire che, dopo qualche birra di troppo, non facciano qualche bravata. Magari spaccando le sedi di quelle organizzazioni che si sono mobilitate contro questo concerto?».

IL CIRCUITO. Tutte le band fanno parte del cosiddetto circuito «Rac» (Rock against comunism), nato in Inghilterra negli anni ’70 e sbarcato in Italia nei primi anni ’80. Alla produzione musicale è legato un vasto giro d’affari che fa capo ad alcune etichette discografiche: la maggiore è la War Sound già Tuono Records di Vicenza, collegata al VFS e a Blood & Honour, responsabile ogni estate dell’organizzazione del Veneto Summer Fest (evento che richiama in Italia centinaia di naziskin).

Esistono oggi oltre 100 gruppi e solisti italiani impegnati nel circuito la cui produzione viene diffusa soprattutto attraverso Internet.

IL POSTO. Capoterra non è stata scelta a caso. È il paese con il maggior numero di affiliati al gruppo «Skinheads Sardegna». Movimento nato nel 1982, praticamente sciolto nel 1995 e di nuovo in auge dalla fine degli anni ’90. Nel maggio 2006 un candidato di Sardegna skinheads (che oggi conta circa un centinaio di aderenti) si è candidato alle amministrative del paese nella lista di Fiamma Tricolore, risultando il più votato.

GIOVANNI BUA per l’Espresso-La Nuova Sardegna
In Sardegna sbarca il Mussolini rock – Local | L’espresso

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