Sono ormai circa tre settimane che è partito questo esperimento nuovo de SuBarralliccu.
Oltre tremila contatti in pochissimi giorni, con punte giornaliere che vanno oltre i 250.
Il gruppetto iniziale de SuBarralliccu è cresciuto ulteriormente. Molti devono ancora inserire il loro primo contributo, e la rosa dei partecipanti è destinata ad allargarsi ulteriormente.
E noi lo speriamo.
Su Barralliccu (forse ce la facciamo) sta piano piano prendendo le forme della creatura che abbiamo pensato di plasmare: un contenitore unico per parole, racconti, disegni, foto sulla, della, dalla realtà locale di chi ci scrive.
I paesi toccati finora sono (come potete vedere dai tag cloud alla vostra destra) nuraminis, ghilarza, bauladu, gavoi, villacidro, samatzai, soddì, assemini e selargius. Come dicevamo altri corrispondenti stanno per pubblicare nuovi interventi su altre realtà locali.
E noi ci crediamo.
Crediamo che sia possibile non perdere un punto di osservazione sul proprio paese di origine, anche se se ne vive lontano, anche se si è stati costretti a lasciarlo per andare in cerca di una propria sicurezza economica, sentimentale, professionale o artistica, altrove.
Tra i nostri corrispondenti c’è gente che sta nello stivalone, gente che vive nella grande-piccola Casteddu, gente che non sta da nessuna parte perchè sempre in viaggio, da un areoporto all’altro, gente infine che ha deciso di restare, per cercare di cambiare quello che non va.
Anche se siamo così distanti, la tecnologia ci permette di mantenere un filo, un dialogo, tra di noi e con i posti che ci hanno visto crescere.
Perchè anche se siamo emigrati, forse avremmo preferito restare, e pensiamo che potere scegliere di tornare, un giorno, rientri nella sfera dei nostri diritti inviolabili.
Mantenere viva l’attenzione sui luoghi che ci hanno fatti, anche se a volte lo facciamo con ferocia, polemicamente, è in fondo un atto d’amore.
E chi rinuncia a farlo per presunti o reali troppi impegni, forse non ama abbastanza, o forse non capisce l’importanza di non perdere il contatto con i posti delle nostre infanzie, che invece, secondo me, è un pò come salvarsi.
Avere un luogo in cui tornare, anche solo virtualmente e quando non sia possibile farlo fisicamente, è salvarsi, è portarsi in spalla la radice che ci pianta al suolo e ci rende forti.
Per noi sardi poi, questa cosa è tanto più vera.
Lo ha scritto Pipps una volta. Per un sardo partire, restare, l’identità, non sono come per un milanese o un campano.
Partire, restare, l’identità sono per un sardo categorie dello spirito, qualcosa che trascende la vita quotidiana, e ha a che fare con la terra, con queste pianure millenarie, con questi monti del mistero disabitante, con questo mare delle rotte semitiche.
Se volete collaborare con noi non ci sono questioni: basta iniziare a farlo.
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