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Archivio per la categoria ‘aSuNi’

[Appuntamenti] tre segnal.azioni quattro

Settembre 23, 2008 Giampaolo Lascia un commento

Prima. La mia amica DiMonja ci avvisa che venerdì 26 settembre alle ore 20.30, presso il Teatro del Conservatorio in Piazza Ennio Porrino 1 (angolo via Baccaredda ) a Cagliari, si terrà una conferenza pubblica in cui presenzieranno il prof. Abruzzese (cardiochirurgo collaboratore del progetto Salam a Khartoum) e Gino Strada (fondatore di Emergency). E aggiunge che siete tutte/i invitati a partecipare.

Seconda. Poi c’è Giorgio Ghiglieri, che scrive di pugno e ci chiede di pubblicare. E noi, ossequiosi, pubblichiamo integralmente.

Cagliari, sabato Tuvixeddu si mette in mostra.
Una mostra per conoscere la vera storia di Tuvixeddu e dei suoi reperti. Sulla necropoli in questi mesi tutti hanno espresso il loro punto di vista, più o meno opinabile. Tutti ad esclusione della Soprintendenza Archeologica di Cagliari accusata da più parti dello “scempio di Tuvixeddu”. La Soprintendenza Archeologica si è chiusa in un silenzio istituzionale ed ha scelto un molto efficace per ribattere le accuse piovutele addosso: una mostra su Tuvixeddu.
Mostra che, oltre ad esporre vari reperti rinvenuti nell’area, ripercorrerà tutta la storia degli scavi e rinvenimenti archeologici con dovizia di documentazione grafica e fotografica.
Si tratta quindi di un’occasione imperdibile per tutti coloro i quali hanno interesse a conoscere la storia di questo luogo di cui tanto si è parlato ma poco si è visto.  L’apertura della mostra è fissata per sabato 27 settembre alle ore 17 presso la Cittadella dei Musei di Cagliari e sarà preceduta, la mattina, da una conferenza stampa. (Giorgio Ghiglieri)

Terza. Il Comune di Asuni in collaborazione con la Pro Loco di Asuni e con il contributo dell’Assessorato della Pubblica Istruzione, Beni Culturali, Informazione, Spettacolo e Sport della Regione Autonoma Sardegna e con il sostegno del  Consorzio Sa Perda ‘e Iddocca presenta Asuni 2008 Festa della Letteratura e delle Arti-quarto anno, in programma dal  26 al 28 settembre ad Asuni (OR).

Il tema di quest’anno ruota attorno ai due concetti di radici e sradicamento. Cultura metropolitana e rurale come relazione ideale fra due periferie: quella dei grandi centri e quella geograficamente decentrata.

Qui trovate il programma di questa bella manifestazione (io ci vado).

Quarta. Gli amici de su Sotziu culturale Salvamos Orolìo – Salvamos sos Nuraghes, ci avvisano invece che venerdi 3 ottobre 2008 avrà inizio “Ormìnas de sos Mannos”, una serie di incontri quindicinali sulle tracce dell’identità, della cultura e della storia della Sardegna.
Si parte col Sacerdote Giovanni Chirra, che parlerà del percorso dal paganesimo al cristianesimo. Il 17 ottobre il Prof. Franciscu Sedda presenta il libro “La vera storia della bandiera dei Sardi”. Il 31 ottobre, la Prof. Rina Manca e l’archeologa Noemi Cappai discuteranno del nuraghe Orolio e le risorse archeologiche di Silanus. Il 14 novembre, Michela Murgia preenta il libro “Viaggio in Sardegna”. Il 28 novembre, sarà la volta del Prof. Alfonso Stiglitz che ci spiegherà perché la Sardegna non è Atlantide (speriamo che dica anche dove, secondo lui, siano da collocare le colonne d’Ercole).
Tutte queste belle cose troveranno il loro spazio a Silanus, presso l’Auditorium Comunale “Giuseppe Fiori”.

[Asuni] Lettera aperta e letta a voce alta n.2

Luglio 21, 2007 Giampaolo Lascia un commento

Su Barralliccu è tra i blog che ha dato da subito sostegno all’impegno di Alberto Masala finalizzato a destare l’attenzione della politica regionale sul festival che ogni anno nasce e matura nella piccola comunità “resistente” di Asuni. Nonostante la mobilitazione di molte persone, le istituzioni continuano a negare attenzione (e finanziamenti) all’importante esperimento culturale asunese.

Alberto Masala ha inviato a noi, a loro, a tutti una nuova lettera per tentare di portare a casa il risultato: far sopravvivere il festival suo, nostro, vostro, di tutti.

La pubblichiamo adesso, qui. A voi.

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Niente. Nessun segnale. Neanche un soldo.

Cari amici, ho aspettato a ringraziarvi della vostra presenza solidale in attesa di segnali più concreti.
Ed ora sono arrivati: segnali di silenzio. Che nei codici comunicativi della politica, soprattutto in Sardegna, sono segnali di alterigia e disprezzo.
Per il nostro progetto? Non credo. Neppure lo conoscono… potrei sbagliarmi, ma sono convinto che non l’abbiano mai guardato.
Qualcosa di personale? Molto difficile. A scanso di malintesi involontari, non ho dati per pensarlo. Chi, come noi, procede alla luce del sole, normalmente non si aspetta di avere nemici.
Segnale politico? Impossibile: un’idea basata sul riscatto di una zona interna con progetti artistici e culturali non può essere politicamente sbagliata. Per nessuno che dica di governare.

Comunque, ciò che abbiamo ottenuto è silenzio… Nessuna risposta… Nulla…

Un silenzio accidioso? inerte? Non più… no: è ormai diventato astioso e punitivo. Perché?

Un detto popolare indicherebbe chiaramente la direzione in cui rivolgere lo sguardo: “addaghi l’iscumbatas cun su giagu bi ‘essit soru meda e casu pagu” (quando finalmente tenti di quagliare, viene fuori molto siero e poco formaggio)…

Dunque, per non lasciarmi trasportare da sfumature devianti, ne deduco che: avendo provato a quagliare da ben quattro anni e vedendo che si ottiene poca sostanza, mentre sempre più si evidenzia la figura decisionale del Presidente Renato Soru, provo ad indirizzargli il seguente messaggio.

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Egregio Presidente,

visti i risultati negativi del nostro rapporto con le Istituzioni da Lei rappresentate, tento con questo autodafé di analizzare le mie mancanze, le chiedo anticipatamente scusa, spero vivamente di essere da Lei perdonato.

Forse ho mancato geograficamente.
Ma la distanza non può essere un parametro… Marcello abita a pochissima distanza da casa mia, eppure fa il progetto di Gavoi… e, per essere precisi, in linea d’aria io sono più vicino di lui alla Sardegna di almeno tre o quattrocento metri. Mi favoriscono anche i sensi unici: ci metto un po’ meno ad arrivare in aeroporto. Non parliamo poi di Paolo: lui abita addirittura un quartiere più in là. Se ragionassimo così, dovrebbe organizzare Berchidda in Veneto. E poi, nonostante una Entità Perversa cerchi di impedirmelo (ma prima o poi scopriremo chi è…), io sto ostinatamente cercando di tornarmene in Sardegna.

Allora ho mancato socialmente.
Ma anche qui la colpa non è mia: ho la consapevolezza di non essere adatto per stare a corte. La colpa è di mia madre, che mi ha condizionato fin dalla nascita dicendomi: “Ricordati: noi non dobbiamo niente a nessuno. Tutto quello che vedi qui viene dal lavoro di tuo padre”.
E come può crescere un bambino allevato in maniera così distorta? Se poi si aggiunge che vengo dalla cultura dell’interno, pastori… gente senza padroni che, almeno ai miei tempi, non chinava mai la testa… Non mi si può imputare le colpe di una società così fatta… Sarebbe come rimproverare ad un viado brasiliano di essere cresciuto per strada. Che colpa ne ha? Io sono nato lì. Fra i duri sardi dell’interno. Ormai è troppo tardi per porvi rimedio. Mi perdoni… Ho anche provato a correggermi, ma senza riuscire.

Le racconto un episodio chiarificatore.

Una quindicina d’anni fa la mia agente, agendo (per questo si chiamano agenti) sui miei sensi di colpa, mi convinse che un poeta deve frequentare i salotti, stare con la gente che conta. Se non lo fa, non esiste, e la poesia ci perde. Io, sebbene scettico, dubbioso, titubante… ma volonterosamente spinto dal senso del dovere… accettai un invito.
Una bellissima villa sui colli, salone con caminetto centrale aperto su due lati (le passo un’idea d’arredamento). Un pranzo pantagruelico: già agli aperitivi ero satollo. Se aggiunge il fatto che da trent’anni non pranzo più se non per dovere di cortesia… può immaginare in quali condizioni mi trovavo. Stordito dai fumi dell’alcool (almeno dieci assaggi di vini diversi) e devastato dall’assalto spietato dei succhi gastrici, dopo le innumerevoli portate cominciai a sentire la palpebra pesante. Ebbene: un qualche Lucifero aveva predisposto proprio dietro le mie spalle la sedia a dondolo padronale. Un trono enorme, ottocentesco, davanti al camino scoppiettante. Vi caddi quasi privo di sensi e dormii profondamente per almeno tre ore disattendendo completamente le aspettative dei numerosi ospiti che avrebbero voluto un poeta attivo, compiacente, divertente, à la page, all’altezza della situazione. Ma, come lei certamente sa, per definizione carmina non dant panem. E se il poeta non è allenato al pane, s’immagini al companatico! Il disastro era completo: spero almeno di non aver russato.
A mia discolpa devo dire che i cortesi ospiti non facevano niente per tenermi sveglio. Un dato ormai verificato è che la noia e la banalità pervadono i consessi di chi, troppo preso ad accumulare danaro e potere, non ha avuto tempo per coltivare lo spirito. Non bisogna fargliene una colpa, ma – par condicio – chiedo che non venga nemmeno fatta una colpa a chi, come me, a corte si annoia. Ci ho provato: non ci riesco. L’agente mi mollò quel pomeriggio stesso senza nemmeno salutarmi. Da allora, per non ripetere la brutta figura, evito tutte le corti e frequento solo persone che intellettualmente riescono a tenermi sveglio.

Presidente, mi appello alla sua comprensione: gli Asunesi non devono pagare per me, non hanno peccato. Non sanno nemmeno di questa lettera. Punisca solo me: decida come devo comportarmi per sanare il mio deficit di adattabilità sociale e proverò a farlo. Ho tanta buona volontà.
Poi, se Le rimarrà tempo, umilmente Le parlerò anche di progetti… Scusi ancora se ingenuamente ho avuto la presunzione di pensare che, come lasciava intuire il suo programma elettorale (da me apertamente sostenuto), finalmente si potesse partire dalla dignità delle idee….
Non so proprio stare a corte.

Prima di congedarmi, le chiedo un segnale di magnanimità, ne ho davvero un urgente bisogno:
sto per andare a San Francisco, invitato ufficialmente dal Sindaco Gavin Newsom. Sarò la Sardegna nel Festival Internazionale di quella Capitale mondiale della poesia. Senza il Suo benevolo sguardo su di me, mi sento inadatto… Già da molti anni rappresento immeritatamente la Sardegna in contesti internazionali. Ormai ho paura di essere sfuggito al Suo paterno controllo. Mi sento solo… La prego, mi aiuti a riprendere coscienza della realtà: mi affianchi qualcuno di Sua fiducia, magari proprio chi Le riferisce del PROGETTO ASUNI… quella mente illuminata mi insegnerà a comportarmi nel consesso degli umani.

Se non lo farà, mi avrà sulla coscienza.

Con deferenza,

Alberto Masala

[Asuni] un festival che non ha diritto al sostegno della regione. Perchè?

Luglio 11, 2007 Giampaolo Lascia un commento

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[ilSardegna 11/07/07] Giunto al quarto anno il festival di Asuni rischia di saltare. Si tratta di un festival di qualità, sullo sfondo di un paesino di poco più di quattrocento abitanti che cerca di affermare la sua “dignità di villaggio dell’interno che decide di produrre cultura”. È diretto dal poeta Alberto Masala e quest’anno avrebbe dovuto basarsi sul tema dell’incontro fra cultura metropolitana e rurale.

Ma anche quest’anno la manifestazione è stata lasciata fuori dal piano dei finanziamenti regionali. Finora si era andati avanti “grazie all’investimento professionale della direzione, agli sforzi esemplari dei volontari e delle Associazioni, a un impegno grande dell’Amministrazione Comunale”, come ha scritto il poeta in una lettera indirizzata agli amministratori regionali chiedendo attenzione.

Come scrive con amarezza Masala, “niente di tutto ciò che abbiamo proposto è stato visto o valutato di livello adeguato dagli operatori pubblici della cultura”. La lettera è diventata anche un appello ospitato nel blog albertomasala.blogspot.com, a cui hanno aderito finora, tra gli altri, Giulio Angioni, Massimo Carlotto, Giorgio Todde, Michela Murgia. 

Intanto i progetti non mancano: resiste l’Asuni film festival e nasce Logos, un Centro residenziale di produzione artistica e progettazione culturale.

altre info su: http://albertomasala.blogspot.com/search/label/asuni