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Archivio per la categoria ‘aRcHiVi mEmoRie iDeNTità’

[San Sperate] 40 anni fa …

Ottobre 24, 2009 officinevida Lascia un commento

40 anni fa scegliere di rettificare e allargare le strade del centro storico era comprensibile. A quel tempo non era ancora radicata nella gente la consapevolezza del patrimonio storico e culturale.

Ma al giorno d’oggi questo suona abbastanza assurdo.


Il consiglio comunale di San Sperate, svoltosi il
24 ottobre 2009, ha approvato e difeso la scelta di snaturare il centro storico, addiritura incentivandola con degli sgravi fiscali.
Le testimonianze delle origini contadine del nostro paesemuseo, in pochi anni, verranno perse.

Le strade del centro storico che hanno una larghezza inferiore ai 7 m sono considerate “compromesse”, saranno quindi permessi ed incentivati gli allargamenti della sezione stradale.

Generalmente è previsto che sia l’ufficio tecnico comunale, sentita la Sovraintendenza, a decidere le variazioni strutturali al tessuto urbano del centro storico.

Con la scelta di ieri questo potere passa ai singoli cittadini, nel cui buonsenso confidiamo. Speriamo che l’Amministrazione, in questo caso, non rispecchi la comunità.

Siamo veramente sconcertati.

E’ possibile scaricare la planimetria delle demolizioni autorizzate cliccando qui


una strada del centro storico di San Sperate
una strada del centro storico di San Sperate
Una strada con la larghezza proposta di 7 m
Una strada di San Sperate con la larghezza proposta di 7 m

[Selargius] Mostra storico documentaria

Ottobre 24, 2009 kirc Lascia un commento

Mostra Selargius
Martedì sera è stata inaugurata nell’Aula consiliare del Comune di Selargius la mostra storico documentaria “Storia di Selargius dal 1848 al 1950″, allestita dall’Archivio storico comunale e dalla Biblioteca comunale.

I cento anni di storia dell’abitato sono raccontati direttamente attraverso i documenti dell’archivio storico, divisi per argomenti: 

storia, con documenti che testimoniano il coinvolgimento del Comune e dei selargini ad avvenimenti riguardanti l’Italia intera o la Sardegna, come le delibere che attestano i soccorsi prestati alle famiglie bisognose dei militari, sardi e italiani, partiti di volta in volta in guerra; 

territorio, ha come temi la toponomastica, con l’attestazione del toponimo Selargius in documenti del XIV-XV secolo, l’uso del territorio in passato, le ripetute inondazioni, che l’abitato subì in conseguenza alle piogge torrenziali, e ancora i danni prodotti alle coltivazioni dalla siccità e dalle cavallette e le conseguenti carestie, la filossera che distrusse i vigneti, le comunicazioni e i trasporti, con riferimento particolare alla tramvia del Campidano, la linea che collegava Cagliari con Pirri, Monserrato, Selargius, Quartucciu e Quartu Sant’Elena, infine la cura che riservava il Comune al buon mantenimento e restauro delle strade dell’abitato;

cartografia, comprende una serie di piante di alcune vie interne ed esterne all’abitato di Selargius, e alcune carte dell’abitato risalenti ai primi decenni del ‘900, dove è possibile leggere i vecchi nomi delle strade; 

vecchio abitato e società, invece, comprende documenti relativi ad alcuni  luoghi pubblici e costruzioni, come il cimitero, la giudicatura, il carcere mandamentale, le chiese, la beccheria (il vecchio nome della macelleria). Altri temi trattati sono la rete idrica con le fontanelle, l’illuminazione, la prima farmacia, le  festività religiose, la scuola e l’asilo, la spesa per l’abbonamento del telefono, gli esercizi pubblici; 

comune e suoi servizi, ha come temi l’acquisto della casa comunale, il personale del Comune, con alcune figure oggi scomparse come il banditore comunale, il servizio sanitario con riferimento al medico dei poveri (Antioco Farris e Bernardino Puxeddu, ricompensati per avere prestato assistenza nel corso dell’epidemia di colera del 1867) e ai medicinali per i poveri somministrati dal farmacista;

istituzioni di pubblica utilità, raccoglie documentazione relativa alla Compagnia barracellare, alla Cassa Rurale di prestito, alla Congregazione di carità, e al Giudice Conciliatore;

ventennio fascista, affronta il periodo che va dalla perdita dell’autonomia di Selargius e della sua annessione al Comune di Cagliari alla successiva ricostituzione a Comune autonomo.

Completano la mostra una raccolta di articoli di quotidiani e di foto messe a disposizione dalla cittadinanza e una mostra sulla prima e sulla seconda guerra mondiale, organizzata dall’Associazione corale “Perosi”.

La mostra è visitabile nell’Aula consiliare in piazza Cellarium fino al 29 ottobre, dal lunedì al venerdì ore 9 -13, 16 – 19.

 

[Selargius] Raccolta di fotografie

Ottobre 2, 2009 kirc 2 commenti

Il Comune di Selargius ha avviato un lavoro di recupero delle fotografie del passato dell’abitato fino al 1950, finalizzato alla ricostruzione visiva della storia del paese.
Le persone in possesso di foto di ambienti, persone, luoghi, eventi o qualsiasi altro soggetto attinente alla realtà selargina e interessate a collaborare alla realizzazione di questo album fotografico collettivo, possono recarsi al punto prestito al primo piano della Biblioteca Comunale.
L’immagine sarà scannerizzata e restituita immediatamente. Al proprietario sarà richiesto l’eventuale autore, la descrizione del soggetto ritratto, l’anno, anche approssimativo, di riferimento, e verrà fatta firmare una liberatoria per l’utilizzo dell’immagine.
Infatti le foto raccolte potranno essere utilizzate:

- nella mostra della storia di Selargius, che si terrà tra qualche settimana (dal 19 al 30 ottobre) presso l’aula consiliare del Comune e in eventuali successive esposizioni a cura della Biblioteca e dell’Archivio
- in un’eventuale pubblicazione nel sito internet della Biblioteca
- in un’eventuale pubblicazione cartacea sulla storia di Selargius
- all’interno dell’Archivio Storico del comune di Selargius, consultabile quindi dal pubblico dello stesso

Per tutte le informazioni:
Biblioteca Comunale di Selargius, via Gallus 2, Piazza Si’e Boi, tel. 070/842643
info@biblioselargius.it

Orario in cui è possibile portare le fotografie
lunedì 9.00-13.00
martedì 9.00-13.00 / 16.00-19.00
mercoledì 9.00-13.00
giovedì 9.00-13.00
venerdì 9.00-13.00

[Colonne d'Ercole] Secondo me stavano dove dice Sergio Frau.

Settembre 28, 2009 Giampaolo 3 commenti

Molto si è detto e molto si è scritto sul volume – secondo me bellissimo – di Sergio Frau sulle colonne d’Ercole. Son successe molte cose da allora, son state scritti altri volumi, son state realizzate manifestazioni di prestigio per celebrare i risultati dell’appassionante lavoro di quel giornalista-archeologo.

Un libro di storia scritto bene, dove al rigore della ricerca si fonde una scrittura brillante, gradevole, lontana mille leghe da certi testi impastoiati con i quali spesso bisogna combattere per approfondire un argomento di storia.

Eppoi, davvero in basso alla nostra classifica degli eventi venuti dopo, grazie e a causa di questo volume di Sergio Frau,  c’è quell’appello – così ridicolo e patetico, così stucchevole e  imbarazzante (per loro, per me, per l’umanità) – contro la lettura di quel libro.

Eh sì. Ci hanno provato a fare i brucia-libri. In molti non gli hanno dato retta. E fra questi spicca e riluce il grande Giovanni Lilliu che quell’appello si è rifiutato di firmarlo.

Non spicchiamo e non facciamo notizia, e giustamente, noi, che  non ci abbiamo pensato manco per un secondo a dare retta o peso a simili stupidaggini da scuola media.  Non ci passa manco per l’anticamera del cervello di dare credito a questo modo barbarico e intollerante di negare il confronto. Non accetto la censura da parte di chichessia, figurarsi se poi essa viene da istituzioni dello stato, cioè dal potere costituito.

Sono state pagine molto brutte, quelle, sia per la cultura sarda che per quella italiana. Delle quali, per fortuna, ci dimenticheremo in fretta. Perchè noi e quelli che come noi si sono appassionati a quel libro, nonostante alcuni aspetti che ci paiono meno convincenti, vorremmo sottometterlo all’impietoso vaglio di moltissimi esperti, al dibattito, facendone occasione di discussione e approfondimento.

Vorremmo che di queste cose si discutesse, a costo di vedere totalmente – scientificamente e non stupid-ideologicamente – demolita l’immagine – struggente e drammatica – che le tesi offerte da quel libro di Frau  ci danno della storia del Mediterraneo.

[I simboli e la politica] Cappellacci restaura la bandiera che Soru aveva cambiato

Marzo 30, 2009 Giampaolo Lascia un commento

I quattro mori adottati da Soru

CAGLIARI – Addio allo semplice bandiera con i Quattro Mori e ritorno al vecchio stemma della Sardegna. La Giunta regionale di Ugo Cappellacci ha deciso, con una delibera del 24 marzo, di ripristinare il simbolo adottato col Dpr del 5 luglio1952. Accantonata, quindi, la rappresentazione scelta dalla Giunta Soru: lo scudo con la croce rossa in campo bianco con le teste dei quattro mori rivolte a destra e con la benda sulla fronte. Si ritorna al vecchio stemma con i Mori racchiusi in un orlo dorato con una corona sovrastante. Non è ancora chiaro se i Mori ritorneranno a volgersi verso sinistra e avranno gli occhi bendati.

LA DELIBERA DELLA REGIONE – ”Il Presidente – si legge nella delibera – ritenendo il predetto stemma patrimonio identitario, che per portata storica e valenza simbolica contribuisce a preservare la memoria e dà continuità al patrimonio archivistico degli atti dell’Amministrazione regionale, propone di ripristinarne l’utilizzo in tutti gli atti interni ed esterni della Regione Autonoma della Sardegna”.

Stemma della Regione ripristinato da Cappellacci

“Per garantire coerenza e omogeneità all’immagine complessiva dell’Ente – continua il documento – il Presidente propone, inoltre, che lo stemma sia utilizzato anche nel portale istituzionale dell’Amministrazione, nei siti tematici e negli speciali in esso ricompresi ed in tutte le produzioni grafiche che contraddistinguono le attività di comunicazione istituzionale dell’Ente ivi compresi gli usi applicativi connessi alla partecipazione della Regione Sardegna a fiere, rassegne, convegni, mostre a livello nazionale ed internazionale”.

Il ‘nuovo’ stemma dovrà essere adottato entro 10 giorni dalla data di pubblicazione della delibera, da tutti gli atti ufficiali della Regione, compresi gli enti strumentali. Dovrà essere utilizzato dagli enti, agenzie, aziende e società della Regione e nei timbri in uso presso le diverse strutture.

26 / 03 / 2009 – fonte: www.ecodisardegna.com

Convegno e libro sulla Sardegna ebraica

Novembre 16, 2008 kirc Lascia un commento

candelabro

Dal 17 al 20 Novembre 2008 si svolgerà a Cagliari il Convegno internazionale Gli ebrei in Sardegna nel contesto Mediterraneo. La riflessione storiografica da Giovanni Spano ad oggi in occasione del settantesimo anniversario della promulgazione delle leggi razziali in Italia.
La manifestazione si propone l’obiettivo di realizzare un momento di riflessione e di sintesi sugli studi compiuti negli ultimi cento anni  sul tema della presenza ebraica in Sardegna, dall’epoca romana all’età contemporanea, in relazione al più ampio contesto mediterraneo. Relatori del convegno saranno i maggiori studiosi di storia ebraica provenienti da Università nazionali e internazionali.
Sarà presentato inoltre il 2° volume sulla storia degli Ebrei in Sardegna della prof.ssa Cecilia Tasca dell’Università di Cagliari: Ebrei e società in Sardegna nel XV secolo. Fonti archivistiche e nuovi spunti di ricerca.

Visualizza la locandina

[Selargius] Fatti e misfatti nella Selargius del 1700-1800

Novembre 2, 2008 kirc Lascia un commento

Leggo con piacere in questi giorni il libro “Processi e sentenze del Regio Consiglio Selargius 1700-1800, di cui si è tenuta da poco la presentazione presso la Sala Consiliare del Comune di Selargius.

Gli autori sono Carlo Desogus e Luigi Suergiu, due Selargini che hanno fatto opera meritoria alla loro comunità nel ricercare pazientemente e nel raccogliere in questo volume avvenimenti di microcriminalità che hanno come protagonisti personaggi comuni della società selargina del ’700 e dell’800. Questi, dopo la sentenza pronunciata dalla Curia, il tribunale minore che a Selargius era sito nella via chiamata in passato S’Arziada ‘e caserma, venivano giudicati in via d’appello dalla Reale Udienza, supremo tribunale del Regno di Sardegna, attraverso la sala che trattava le cause criminali, appunto il Regio Consiglio.

I documenti raccolti sono tanti e suddivisi nel libro per tipo di reato o per argomento: evasioni, furti, condanne, sparatorie, tumulti, adulteri, rapine a mano armata, omicidi. Alcuni sono divertenti e curiosi, come ad esempio il lancio di ortaggi avvenuto contro due cittadini di Quartucciu in occasione di balli pubblici nella piazza parrocchiale di Selargius, testimone dei difficili rapporti tra gli abitanti dei due vicini paesi, oppure i furti di sale, all’origine del detto “Cerexinu fura Sali”, e ancora le denunce e i tentati omicidi connessi all’adulterio.
Insomma per dirla con le parole dei due autori essi sono “ritagli di storia e del costume della nostra società, che danno uno spaccato di vita della nostra comunità del tempo. È stato come aprire una finestra sulle vicende quotidiane della società selargina”.
È un libro rivolto in primo luogo ai selargini, ma incuriosirà e sarà apprezzato senz’altro anche da un pubblico più vasto.

[Cagliari] Grazia va alla maratona (?)

Ottobre 10, 2008 adaspina 6 commenti

In tempi di maratona regionale sarda di lettura, encomiabile iniziativa, sorge spontaneo domandarsi: chissà che libri si leggeranno, in codesta maratona.

Ognuno avrà il suo libro prediletto. Una volta che la maratona sarà conclusa sapremo anche cosa è andato per la maggiore. Probabilmente molti “correranno” con pagine di autori sardi sottobraccio. Probabilmente Sergio Atzeni andrà, a buon diritto, non è mai abbastanza detto, per la maggiore.

E la Deledda? Qualcuno leggerà un brano tratto da qualche romanzo di Grazia Deledda? Il Nobel nostrano ci piace o non ci piace?

Ci sgomenta, siamo sinceri. Noi comuni lettori. Noi che non siamo né di quelli che la Deledda non è letteratura sarda perché è scritta in italiano né di quelli che la Deledda tralascia di rappresentare la modernità irrompente nel mondo sardo a lei contemporaneo e nemmeno di quelli che la Sardegna della Deledda è una metafora. Non me ne vogliano i letterati lettori e mi perdonino le semplificazioni. Ma semplificare aiuta a suggerire l’idea.

Noi. Quelli che ora, da grandi, quando avrò un bambino lo chiamerò Elias. Eh, si, come Elias Portolu. Perché no? Come Elias Portolu. (Del resto, al mondo ci sono generazioni di Veronica -come la Castro).

Noi comuni lettori, terrorizzati per buona parte dell’infanzia e dell’adolescenza dalla foto a mezzo busto della scrittrice pettinata come la zia di Pollyanna. Noi, in un pomeriggio d’agosto degli anni tra ottanta e novanta, atterriti dalle prime, insormontabili, dieci pagine del libro assegnato per le vacanze: Cosima.

Questo è il nocciolo della questione. A tredici anni ci misero in mano Cosima di Grazia Deledda. Manco a dirlo non riuscimmo ad arrivare alla fine. E dire che eravamo un terreno fertile, per questi esperimenti, noi che ci bevevamo di tutto purché fosse stampato su un libro. Vergognosamente, nei successivi dieci anni, noi non osammo avvicinarci nemmeno al frontespizio, dei romanzi della Deledda.

Ci sono libri che ti danno una mano nello sviluppo della sensibilità letteraria. Che, anche se te li sciroppi all’amorfa età di tredici anni, può darsi che ti lascino un mucchietto di brace a covare sotto la cenere del cervello. Brace che prenderà fuoco al momento opportuno, anni dopo. Io credo che la Deledda non sia fra questi. Ci sono libri che vanno letti da “grandi”. Prima, è necessaria un’educazione letteraria. Un libro come Cosima ha bisogno di anni di allenamento perché si impari ad affrontarlo. Anni di vita o di lettura. Sino al giorno in cui, quando hai già letto un bel po’ o quando sei semplicemente adulto, ti capita fra le mani Elias Portolu. La dolorosa battaglia nella coscienza di Elias fra tentazione e terrore del peccato, fra desiderio del bene e abbandono al male.

E lì capisci. E vuoi leggere subito anche Cosima.

A volte l’insegnamento della letteratura è (era? La si insegna ancora?) vittima di un grave equivoco. Quello per cui è salutare iniettarla nelle menti amorfe di ragazzini inermi come una medicina – perché fa bene. La Deledda è forse una delle vittime più celebri dell’equivoco. Per quelli della mia generazione, se dici Deledda, in un buon numero di casi si apre un baratro nero, una domanda attraversa gli sguardi, come davanti agli episodi di violenza più gratuiti.

Diciamolo: perché? Certe violenze non pagano. Non sarebbe stato più proficuo educare quelle menti di ragazzini innocenti a che un giorno, persa l’innocenza, aprissero spontaneamente e vogliosamente, un romanzo della Deledda?

[Tharros-Gonnesa] Che succede all’archeologia in Sardegna?

Settembre 27, 2008 Giampaolo 6 commenti

Il Messaggero riporta la notizia. Dopo quasi due secoli di ipotesi e di ricerche, gli archeologi avrebbero finalmente individuato i resti del porto di Tharros, la città fenicio punica sulla costa occidentale della Sardegna, considerata da alcuni la seconda Cartagine del Mediterraneo.

Era “solo” una città fenicio punica? Non sarà mica quella Tartesso che si cerca da secoli in Spagna? Oltre le colonne di Gibilterra? E se avesse ragione Sergio Frau quando scrive che le colonne stavano al Canale di Sicilia? Molti studiosi di caratura internazionale hanno condiviso questa sua intuizione, che poi costituisce la prima parte del suo amato/odiato volume “Le colonne d’Ercole”.

E’ bellissima, in ogni caso, la notizia annunciata, in conferenza stampa, dagli archeologi Raimondo Zucca (Università di Sassari) e Carla Del Vais (Università di Cagliari).

Nelle stesse ore, però, La Nuova Sardegna ci informa che la Procura della Repubblica di cagliari ha indagato l’ex sovrintendente archeologico Vincenzo Santoni (uomo chiave della controversa vicenda legata all’edificazione di Tuvixeddu.

L’ex sovrintendente è indagato per concorso in abuso d’ufficio, usurpazione di funzione pubblica e violazione delle norme del Codice Urbani che regolano le ricerche archeologiche. La contestazione della Procura è riferita all’articolo 175 della legge 42 (Codice Urbani) che punisce con l’arresto fino a un anno chi esegue ricerche archeologiche senza concessione e chi non denuncia le cose ritrovate fortuitamente o non provvede alla loro conservazione temporanea. L’inchiesta giudiziaria della Procura riguarda anche l’archeologo Ginetto Bacco e il geometra comunale di Gonnesa Angelo Floris.

Si perché l’inchiesta concerne proprio il furto di tre reperti archeologici dal villaggio nuragico di Seruci, denunciato il 14 febbraio ai carabinieri di Gonnesa.

Sono due fatti, quelli di Tharros e di Gonnesa, molto diversi, ma entrambi epocali, per certi veri. Che succede all’archeologia in Sardegna?

Per una via democratica… e del rimpianto per l’Unità.

Settembre 22, 2008 Giampaolo 4 commenti

Ve li ricordate i comunisti? Quelli che erano contro la Nato, contro la CECA, contro Euratom, contro l’inserimento dell’Italia dentro lo schieramento occidentale?
Vi ricordate che manifestavano contro la guerra in Vietnam, senza avere mai alzato un dito contro le repressioni di Pol Pot o quelle di Fidel Castro (anzi si infilavano la magliettina del Che, per marcare la giusta appartenenza).

Ve li ricordate?
Un giorno crolla il muro di Berlino e decidono che si erano sbagliati. Che il Comunismo era una gran fregatura, che non ci avevano capito nulla.

Mettono da parte il glorioso nome (partico comunista) e se ne appiccicano addosso uno davvero bruttino: PDS. Ti ritrovavi davanti ad un Occhetto che parlava di liberalismo, nella campagna elettorale del 1994, e ti sembrava una cosa da non crederci.

D’un botto, erano diventati euroatlantici, filo-americani, proNato.
Ma non tutti, non subito. Ancora parecchi anni dopo, quando ad un congresso Veltroni disse che Togliatti aveva sbagliato e che Rosselli aveva ragione, bordate di fischi, bordate a non finire: tutta la sala a imprecargli contro.
Ve lo ricordate?

E gli avversari di sempre, la DC e i socialisti? Ve li ricordate quelli che scrivevano i cartelli: “sono tornati”, dopo la fine di tangentopoli, e che poi invece ci si sono alleati?
Il compromessino storico, l’ha chiamato qualcuno.

E ce l’avete presente?: dopo una serie interminabile e sfiancante di capogiri, ci fanno pure un partito insieme? Ve li ricordate o no?

E ve la ricordate la gloriosa festa dell’Unità, che ci si metteva mezzo paese a farla, che era una delle più riuscite, sempre, in un anno solare in una bidda dove succedevano poche cose?
Adesso non esiste più. La festa democratica la chiamano, adesso.
Che nostalgia, però.

Che è successo, compagni?
Avevate sbagliato tutto? Vi siete presi un abbaglio lungo ottant’anni?

Quando eravate comunisti, togliattiani, e appendevate le gigantografie di Lenin o Mao in sezione, era tutto uno sbaglio? E quando davate alle vie del paese il nome di Togliatti, anche allora era uno sbaglio? O perché lo facevate?

Meglio, meglio così, dice qualcuno. Anche io lo penso, meglio così. Eppoi, meglio chiamarla democratica, la festa, perché di unità non ce n’è mica.
Oggi meno che mai.

Meno male che questo PD doveva risolverle, le questioni secolari della disunione di sinistra. Accidenti. Vi ricordate quando Gramsci se ne andò…. dal congresso dei socialisti…. era il 21 gennaio del 1921.
vabbè.

A Samatzai faranno la festa democratica. Ma tutti la chiamano ancora dell’Unità. La faranno anche a Nuraminis? Si chiamerà “democratica”? Forse, non lo so, è possibile. Dappertutto si chiamerà così? E’ scomparsa l’Unità? Ma non doveva nascere, l’unità? Boh, non ci capisco più nulla.

Che storia è questa? Ce li dobbiamo dimenticare i comunisti, oppure ci sono ancora? E quale unità, l’unità di Cabras e Barraccio? E quale democrazia, quella di un leader che si auto-sceglie senza primarie?

Boh. Se vi siete sbagliati, però, cambiatelo il nome alla via Togliatti di Nuraminis. E se siete alla guida di un qualsiasi paese dove c’è una via che si chiama così, – che si chiama Lenin – e siete democratici, cambiatelo quel nome. Date un segnale.

Sostituitolo col nome di uomini o donne che, quando voi eravate comunisti, erano già liberali già federalisti, già anti-dittattoriali, già laici, che già si battevano per la tutela dei diritti civili.

Ce ne sono tanti, di maestri così.
Sai che bello se, invece che a Togliatti, quella via la intitolaste a Carlo Rosselli, a Nello Rosselli, a Piero Calamandrei, o a Ernesto Rossi.
Pensateci, se avete cambiato idea. Se l’avete fatto cambiatele il nome a quella via: un paese democratico con Togliatti, cosa c’entra?

p.s.

Se ci mandate i calendari ve le pubblicizziamo tutte le feste dell’unità/democratiche. E se cambiate i nomi a certe vie, vi regaliamo pure un barralliccu fatto da noi.

[L'archivio che non c'era] Lettera di protesta al Presidente Soru contro il blocco del progetto SIADARS

Settembre 20, 2008 kirc 3 commenti

Agli inizi di maggio, si è tenuta a Cagliari una giornata di studio dedicata all’importante progetto di censimento degli archivi di deposito della Regione Sardegna (leggi qui), in cui sono stati illustrati i risultati positivi raggiunti in tre anni di lavoro da parte di un gruppo di giovani archivisti.

Questi, oggi, indirizzano una lettera aperta di protesta al Presidente Soru, lamentando l’interruzione, a partire dal 30 giugno, del progetto, non ancora portato a termine, nonostante vi sia la disponibilità di risorse finanziarie che, se non saranno impiegate, andranno perdute.

Pubblico la lettera che ho recuperato da una lista di discussione per archivisti: cliccate qui per leggerla o scaricarla.

Una petizione per la lingua sarda

Settembre 5, 2008 adaspina 3 commenti

Sa limba est sa tua puru! A questo grido è attiva in rete una petizione rivolta alla Regione Sardegna per una nuova legge di politica linguistica per il sardo “chi càstiat a is mègius esperièntzias fatas dae àteras minorias, bolet narrer a pigare a modellu sa lege avanzada meda chi ant preparadu in Friuli”

 

Chi fosse interessato al tema può visitare il seguente indirizzo:

 

http://www.petitiononline.com/limba001/

 

Riportiamo qui di seguito le motivazioni del movimento:

 

Pro fàghere de su sardu una limba normale, tocat a fàghere intèndere sa boghe de sa gente normale. Immoi tenimus bisòngiu de una lege noa chi permitat de fàghere una pianificatzione linguìstica chi isterrat sa bia pro su tempus benidore. Una lege noa chi càstiat a is mègius esperièntzias fatas dae àteras minorias, bolet narrer a pigare a modellu sa lege avanzada meda chi ant preparadu in Friuli. Serbit una lege chi permitat de fàgher intrare su limba sarda in totu sa sotziedade sarda: in is ufìtzios pùblicos cun una norma, in sa televisone, in is giornales e mescamente in s’iscola. Una lege chi torrat su prestìgiu a sa limba nostra e chi permitat a chie su sardu non dd’ischit ancora de dd’imparare. Tando, pone sa firma tua pro pedire a sa Regione Autònoma de sa Sardigna una lege de polìtica linguistica.

 

Per fare del sardo una lingua normale bisogna far sentire voce della gente normale. Abbiamo bisogno di una nuova legge che permetta di attuare una pianificazione linguistica che apra la strada per il futuro. Una nuova legge che guardi alle migliori esperienze delle altre minoranze significa prendere a modello la legge avanzata del Friuli. Serve una legge che permetta di fare entrare la lingua sarda in tutta la società sarda: negli uffici pubblici con una norma, nella televisione, nei giornali e soprattutto nella scuola. Una legge che renda prestigio alla nostra lingua e che permetta a chi non lo sa di imparare il sardo. Quindi metti la tua firma per chiedere alla Regione Autonoma della Sardegna  una legge di politica linguistica.

 

Please sign here to sustain the promulgation of an act by the Autonomous Region of Sardinia that favours the general use of Sardinian Language and in particular within the school system. It should be based on the example of the law adopted by the Regional Government of Friuli Venezia Giulia.

 

Di Sardegna e dittature argentine.

Giugno 30, 2008 mrmontag 10 commenti

L\'uomo che volle essere Peron

Chi se ne frega alla fine se Peron, Juan Domingo Peron il dittatore argentino, era davvero o no Giovanni Piras, l’emigrante sardo? Ecco quello che ho pensato quando sono arrivato alla fine del libro di Giovanni Maria Bellu, L’uomo che volle essere Peron. Ho pensato questo e anche bellissimo, perchè il libro di Bellu è bellissimo. Perchè la storia del Peron/Piras è affascinante d’accordo, e forse poteva pure bastare, Bellu è bravo, sa scrivere, poteva sicuramente bastare. Invece ecco che la storia del Peron forse sardo diventa un pretesto, un pretesto per parlare di una terra e di un popolo, per parlare di Sardegna e di Sardi.

Per parlare del carattere sardo, questa cosa che l’Isola ha plasmato e fuori ci dicono che siamo cocciuti e testardi e noi diciamo determinati, ma in fondo è che siamo duri e che la Storia ci ha insegnato a sbattere la testa sulle cose, finché non si piegano loro, altrimenti passienzia, ci pieghiamo pure noi alla fine, ma proprio alla fine.

Un pretesto per parlare di rapporti padre/figlio che non sono mai facili ma in certe epoche e in certi luoghi, negli anni settanta, in Sardegna sono diventati paradigma della difficoltà.
Un pretesto per parlare anche di Sessantotto e riscoprire la bontà di certo conservatorismo reazionario, almeno la sua coerenza, da sbattere in faccia a certi (molti, troppi) Sessantottini: non c’è nulla di più squallido di una generazione di fanatici che diventa una generazione di cinici.
Un pretesto per parlare di giornalismo e inchiesta, anche.

Pretesti a parte, il libro di Bellu è un saggio, un romanzo, un giallo. E’ avvincente, molto ben scritto, documentato.

Dopo tutto questo e molto altro, chi se ne frega alla fine se Peron, Juan Domigo Peron il dittatore argentino, era davvero o no Giovanni Piras, l’emigrante sardo? E in fondo poi, sarebbe tutto questo vanto?

[L'Archivio che non c'era] Storia, memoria e diritti dei cittadini: “il potere degli archivi”

Giugno 22, 2008 kirc Lascia un commento

Si è tenuto venerdì 6 giugno a Cagliari il convegnoStoria, memoria, diritti dei cittadini: gli archivi della Regione Autonoma della Sardegna, una giornata di studio e di riflessione dedicata in particolare al progetto di censimento degli archivi di deposito dell’Amministrazione regionale e conclusa con la discussione sul volume Il potere degli archivi. Usi del passato e difesa dei diritti nella società contemporanea, della Mondadori, scritto tra gli altri dal dott. Stefano Vitali dell’Archivio di Stato di Firenze, il quale ha ottenuto di recente anche l’incarico per lo studio di fattibilità per la realizzazione dell’Archivio Storico della nostra Regione (vedi il documento).

L’incontro è stato aperto da un intervento del Presidente Soru, seguito da quello dell’Assessore per la Pubblica istruzione e beni culturali Maria Antonietta Mongiu (cliccando qui è possibile vedere il video dei due interventi).

Quindi sono stati esposti i risultati del censimento avviato nel 2005 degli archivi di deposito regionali, volto alla conoscenza della loro struttura e consistenza. Sono stati individuati chilometri di documentazione sparsa in diverse sedi, in alcuni casi in pessimo stato di conservazione e per sessant’anni abbandonata a se stessa.

E questa situazione degli archivi sardi non è isolata, ma rispecchia appieno l’immagine da sempre attribuita all’archivio di deposito: quella di un magazzino in cui le pratiche concluse, che non rispondono più a pressanti esigenze amministrative, vengono accumulate in disordine e spesso giacciono dimenticate, con conseguenze negative in termini di efficienza amministrativa e tutela dei diritti dei cittadini.

Una sorta di limbo per la documentazione, in attesa di quella che sarà la sua destinazione finale: il passaggio all’archivio storico o lo scarto.

Esso invece è un momento delicatissimo in cui occorre conservare in ordine le carte che possono in qualsiasi momento essere nuovamente richieste, effettuare periodiche operazioni di scarto, individuare la documentazione che dopo quarant’anni può essere versata all’archivio storico, riordinata e resa così disponibile ai ricercatori.

La Regione Sardegna solo di recente ha tentato di elaborare una politica sui depositi dando vita a due iniziative fondamentali: da un lato appunto il loro censimento, dall’altro la pubblicazione delle Disposizioni per l’organizzazione e la gestione degli archivi di deposito (vedi il documento).


Il progetto di censimento è stato avviato attraverso la collaborazione di giovani archivisti, che nel corso del convegno hanno esposto metodi, fonti e procedure di lavoro. Tali figure professionali risultano tuttora assenti all’interno dell’Amministrazione regionale e per avviare e portare avanti questa importante iniziativa ci si è avvalsi di collaboratori esterni, reclutati con il tanto discusso metodo delle short list e che ora rischiano di essere mandati tutti a casa.

C’è da augurarsi in ogni caso che non si interrompa il lavoro portato avanti finora e che la Regione Sarda possa realizzare quanto prima il suo archivio storico.

[Libri] Una Nouvelle Vague Sarda?

Giugno 21, 2008 Giampaolo Lascia un commento