[Lettere a Sancho] 11 Settembre 2011: una spy-story sarda.


Ignaro Governatore,

le cose ci capitano sotto gli occhi e sotto al culo. La storia ha mani materne. In un bisbiglio scioglie ansie, curiosita’, brame, fobie. E noi lo sappiamo pure che non c’e’da fidarsi. Ma stentiamo, sconfitti dal giorno. E, quando con i fusi delle dita e quel profumo di sapone sfiora le palpebre che combattono l’oblio, ci abbandoniamo al buio, un mare infinito, la nostra natura: il sogno, la pigrizia, la deriva. E’ qui che interviene Papa’. Dico mica nulla di nuovo, Sancio. Pensa al povero Dedalus. Chiudi gli occhi e te lo sbattono nel culo, insomma. La Storia ci stupra da millenni. Notte dopo notte. Molti non s’accorgono di nulla, e continuano a camminare a chiappe larghe per tutta la vita. Sono i piu’. Sono i piu’ sciagurati. Altri si svegliano durante la trasfusione notturna, soffocano le lacrime e fanno finta di dormire. Altri aspettano che papa’ arrivi. Poi si voltano di colpo col coltello in mano e gli occhi di fiera. Insani bambini.

Alcuni perdono il sonno, e vagano senza meta nella notte, lontano dai monumenti, dai lampioni, dai cafe’, dalla gente, dal tempo. Sono gl’insonni. Sono i saggi. Noi purtroppo abbiamo un sonno piuttosto regolare. Ma alle volte, alle volte Sancio, ci ritroviamo fra le strade che portano fuori citta’, quelle vaste, infinite, ad aprire i polmoni alla luna e la bile all’asfalto. Lumache urlanti scagazziamo il nostro siero in una traccia madreperlacea. E’ la memoria del nostro tentativo di fuga.

 Ma non so perche’ ti dico ste fregnacce. Ah, si. Oggi ti scrivo per raccontarti di un affare curioso. Una robetta mica grave. Niente Casablanca niente Humphrey Bogart. Cionondimeno, una robetta succosa. Apri le orecchie e smettila di fare il saccente. Che il culo rotto ce lo abbiamo tutti, ma molti non largo abbastanza da liberarsi del dolore.

Che e’ cominciato tutto quando il prof. Tuzi Kobraini ha prenotato una stanzuccia in un alberghetto sulla costa nord-orientale della Sardegna. Iraniano, lui. Iraniana pure la mogliettina, Bisha, e l’assistente, Kabir. Insoma sto terzetto prenota due stanze che c’e’ un convegno sulle energie da quelle parti e l’Iran qualcosa da dire ce l’ha, che tutto il mondo si snerva per sta storia delle centrali nucleari. Gli yankees mica gli hanno mai perdonato l’affare dello Scia’. Fino al ’79 culo e camicia poi la rivoluzione poi la guerra con l’Iraq e loro, i cowboys ci davano pure il gas nervino al baffone, insieme ai crucchi, poi l’isolamento, poi una e due guerre in Iraq, che anche Saddam era amico ma poi no, e’ diventato una carta da poker. Fanno e disfano, questi contadini arricchiti. Ed il mondo s’e rotto gli zebedei. Io ci ho parlato cogl’arabi, Sancio, sciiti o sunniti che siano. Ne hanno piene le tasche. Basta pensare alla Palestina. Che tre mesi fa Obama ciarlava dei confini del ’67 ed ora minaccia Abbas di levargli quei pochi piccioli se presenta le carte per il riconoscimento dello stato di Palestina all’ONU. Le cose gli vanno a puttane a casa e Nathanyau ci ha parlato, con le lobbies di Sion newyorkesi. Ma questa e’ un’altra storia.

 Insomma, il prof. Kobraini ha prenotato una stanza che e’ un professoruccio dell’Universita’ di Teheran e ci interessano gli idrocarburi. Il punto e’ che il giorno dopo la prenotazione via mail il proprietario dell’alberghetto riceve una telefonata dalla signora Beatrice Sesterzi, questore del ministero degli interni. Ed il giorno successivo si presenta nel giardino de “Is Bomboneras”, l’alberghetto, vestita d’arancio col cappello e la borsa di paglia. Un donnone mica male, un po’ di acne mai risolto sugli zigomi ma tutto sommato una bella topona. Una turista in cerca di bagnini, a non conoscerla.

 “Signor Malimbrogli, sono qui per chiedere la sua collaborazione. Fra tre giorni sara’ l’11 settembre. Lei sa cosa significa”.

 “Come no. Come le dicevo, avra’ tutto il supporto di cui sono capace”.

 “Lo stato italiano deve preservare la propria sicurezza. Abbiamo la necessita’ di capire quali sono i legami diplomatici ed accademici del prof. Kobroini. L’Italia ha bisogno di tenere gli occhi aperti. Sono tempi un po’ strani. Ognuno deve fare la sua parte. Spero le faccia la sua”.

 “Ehm..certo, si. Mi faccia sapere cosa. Le ho gia’ detto dottoressa. Non ci sono problemi”.

 “Nei prossimi giorni incontrera’ due miei colleghi. Faccia tutto quel che le chiedono. Per favore. Le saremo molto grati. Questo e’ il mio biglietto da visita. Se ha un problema, di qualsiasi genere, in futuro, mi faccia uno squillo”.

 E poi, il 9 settembre, il terzetto e’ arrivato, nella tarda mattinata. Kobraini, sessantenne, con il suo riporto e le sue ascelle incrostate di yogur rancido. La mogliettina col suo velo ed il suo inglese stentato. L’assistente col suo ancillare silenzio. I coniugi nella stanza undici, l’assistente nella dieci. Non si fanno vedere per tutto il giorno. Di sera scendono verso il risorante dell’albergo solo per chiedere delle coche diet. Mangiano di sopra, nonostante il divieto del proprietario. Kobraini ha degli occhi vacui, distratti. Ma a momenti s’accendono, davanti al televisore al plasma, per esempio. E le palle degli occhi s’inchiostrano, inchiodando le notizie del telegiornale della sera. O forse solo la tecnologia del 42 pollici. La mattina successiva, alle 8.15, si fa traghettare al convegno insieme all’assistente. La moglie rimane in camera per tutto il giorno.

 La sera vengono convinti a sperimentare la pizza. Una vegetariana per i coniugi ed una “Is Bomboneras” per l’assistente. Cozze, vongole, tonno e bottarga. Naturalmente il proprietario non si premura di informarli sull’ingrediente che rende quella de “Is Bomboneras” la migliore pizza della zona: una sana scucchiaiata di strutto nell’impasto.

In segno reverenziale l’assistente ritaglia uno spicchio per il maestro.

Kobraini ama camminare, s’informa sulla geografia del litorale circostante, si fa accompagnare nella spiaggia piu’ vicina, dopo cena. Rimane a contemplare il mare, sigaretta fra le dita, per oltre un’ora, mentre l’albergatore imbufalito lo attende in macchina, tenuto sveglio da tuttoilcalciominutoperminuto. Il Cagliari batte la Roma a Roma. Non troppo lontano le lingue di fuoco delle raffinerie si allungano nel silenzio della notte settembrina.

 Il giorno seguente stessa roba. Sveglia presto, accademici al convegno, moglie in camera.

E’ il dieci settembre. Arrivano Starsky ed Hutch, i colleghi della signora Sesterzi. Ubaldo e Giancarlo. Birri d’accento pariolino stanno imbaglioniti, cioe’ non s’arendono ar tempo. Ciuffo rossastro Ubardo, capa pelata e pizzetto Gianca’. Camicia di lino per l’uno, grassoccio, e maglia nera aderente pell’artro, che sta mmesso bbene.

 “Li mortacci loro ma dimme te avevo gia’ fatto le valiggie pe la Calabbria e mo’ sto qua. Pe sto morto de fame. Comunque non ce mettiamo tanto. Aspettiamo il momento bono”, fa Ubardi’.

 E’ mezzogiorno e i birri siedono con Malimbrogli, nel salotto in vimini del giardino.

 “Apprezziamo il suo aiuto, Malimbrogli- interviene Gianca’.

“Sta gente e’ pericolosa. Sembrano boni e cari. Ma non te poi fidare. E poi sono sporchi e pieni de fregnacce. Mi dica lei che se convincono che se muoiono nel martirio vanno in paradiso e trovano 70 vergini da scopa’. E poi ti fanno ste cazzate come a New York e Londra. E il Ramadam. Ubba’?! Ma cce pensi? Un mese senza bagna’r’ biscotto”.

 “Mai Gianca’, me faccio esplode piuttosto…”.

 Se la ridono Starsky ed Hutch. Malimbrogli li guarda divertito, collaborativo. E’ un uomo d’affari, lui. E manco i birri so’ stupidi e ‘gnoranti. Si recita con complicita’. Relazioni internazionali, accordi diplomatici, servizi segreti, birri, scienziati ed imprenditori: una bella burattinata cosmica, un’occhio ai fili ed uno alla baracca.

Arrivano due molossi lattigginosi, occhiali a specchio lui e lei. Malimbrogli si solleva per precederli al desco dell’accettazione. Mr. and Mrs. William Douglas. Michigan. Fuckin’A. Ubaldino e Giancarlo so’ tutti un fremito.

 “Malimbrogli anche i nome dei ‘mericani di Kansas City, graazzie.

Ce mancano pure questi, adesso. Ma lei ci pensa, Malimbrogli, che per ogni persona seguita dal ministero vengono impiegate 10 persone? E spesso sai che? So tutti dei poracci peggio de noi”.

 “Ma signori, chiedo scusa, un’osservazione. Ma perche’ piuttosto che fare tutte questi casini da telefilm non avete prenotato una camera? La dodici, quella attigua a Kobraini e’ libera, per esempio”. Ormai sono amici, i tre.

 Starsky ed Hutch si guardano. E’ Ubaldino a parlare:

 “Malimbro’, ma che pensi che so stupidi ar ministero? Se cce mannano qua o sanno che ce ne annamo ar mare….”.Ridono. Ancora una volta fanno i burini. Ma mica hanno risposto a Malimbrogli. Dieci persone per Kobraini, Sancio. Un regalino per il popolo, in tempi di recessione economica.

 “Ce vediamo domani Malinbro’ che e’ er giorno bbono”.

 E hanno ragione. Undici settembre. Questa volta saltano tutti e tre sulla macchina. Hanno voluto un taxi. Sono le nove. Starsky ed Hutch erano gia’ li’, per colazione. Dopo due minuti arrivano altri due birri. La scientifica. Dopo mezz’ora arrivana una chiamata. I tre sono al convegno.

 “Malinbro’- fa Giancarlo- accompagna i colleghi sopra, per piacere. Noi stiamo qua”.

 Malinbrogli spalanca la porta della numero 11, i birri che scalpitano dietro: uno scempio di abiti sparsi ovunque, profumi e batterie di make-up all’intorno manco sputati da una mitragliatrice automatica. Un grande lenzuolo verde smeraldo davanti al letto. Le preghiere. Filtri sgocciolanti di te’ ovunque, granelli di zucchero sul canterano, lattine di coca, cicche, scartoffie, cartelle, brochures. Lo scalda acqua….per riuscire a connettersi alla presa il prof ha dovuto fare una modifica…sdruciti i fili dalla spina li ha attorcigliati attorno due fiammiferi, bypassando le gomme che proteggono i marmocchi dalle scosse, con innesto contemporaneao…

 “Porca Mad…..”, esclama Malimbrogli.

“Sti cazzo di beduini vogliono mandarmi a puttane il locale! Brutti stronzi! Quando tornano gli faccio un culo cosi’…maledetti barbari….”

 “Mi spiace direttore, ma preferiremmo che la stanza non venisse riordinata oggi…dobbiamo fare dell prove di reazione chimica e sarebbe meglio che gli oggetti rimanessero cosi’ come li lasciamo. Sono sicuro che avra’ altre occasioni per far notare ai suoi clienti il pericolo di questi…ponti elettrici…. Ora la preghiamo di scusarci. Non abbiamo tanto tempo a disposizione”.

 L’altro birro nel frattempo si e’ gia’ avventato sul computer portatile. Malimbrogli esce, dopo aver lasciato loro le chiavi della camera dell’allievo.

 Starsky ed Hutch sono di sotto, che rispondono al cellulare ogni 5 minuti. Si allontanano sempre, per ciarlare. Uno per ogni angolo dell’edificio stanno in piedi cosi’, tesi, gajardi, sorridenti, per tre ore e mezzo.

 “Malinbro’, grazie de tutto allora- dice Ubaldo.

“Se c’hai quarche problema facce uno squillo. E di ar fijo de Brunetto Conti d’annassene a fanculo, che se vedemo al’ Olimpico”. Se ne vanno i birri, sulla loro Opel bianca.

 Tre pizze “Is Bomboneras” per il prof., la moglie e l’allievo, a cena. Strutto abbondante.

 “Grazie di tutto Mr. Malaibretti”, sorride Kobraini all’aeroporto.

 “Siamo stati benissimo. Amo la vostra terra. Mi ricorda tanto l’Iran. Dovrebbe venire a visitarlo, un giorno. Si stupirebbe di quanto le nostre culture siano simili. Mi faccia sapere se decide di venire a Teheran, con la sua signora”.

 Malimbrogli stringe la mano sudaticcia dell’allievo. Realizza di non averne mai sentito la voce. Poi si volta verso la signora. Allunga la mano.

 “No! No! No! Please! Please! Lei e’ pazzo! ”- urla Kobraini.

 La signora si ritrae terrorizzata. Kobraini ha gli occhi spalancati di furore. Malaimbrogli non sa mica che fare. Sta li come un baccala’.

 “Nella nostra cultura e’ vietato! Vietatissimo!Arriverderci! Arrivederci!”.

 Il professore inforca i bagagli e trascina i due, verso il check-in, senza voltarsi.

 “Si fotta – pensa Malaimbrogli. “Io per non sbagliare non gli ho mica detto dello strutto. E poi le camere facevano 400, non 550. Si fottano, lui, i birri e i servizi segreti e gli arabi e le guerre. Meglio i gringos della 5. Non mi fracassano le palle e mi lasciano pure la mancia. Mica come sti pezzenti qui, italiani o arabi che siano”.

 Abbiam truccato solo i nomi, Sancio.

About these ads

Esprimi la tua opinione

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...