[Lettere a Sancho] Breve invito a parlare del suicidio. Lettera dal Bastione di ST. Remy.


Sancio,

tu non sai, ma una volta il Pittore compose una poesia. E si, perche’ e’ anche poeta, e scultore. Tornava a casa in macchina, a notte fonda. E fra l’opale dei fari che si gettavano nel buio vide delle piccole schegge impazzite, filamenti, brevi interruzioni nell’allucinazione dell’asfalto ingollato dalla macchina. Erano moscerini. Scrisse il Pittore che cercando la luce trovavano la morte. Il significato e’ chiaro. E’ l’umore che pone dei dubbi. Che potresti farti anche due sonore risate davanti a sti grumi di cellulle che si smarmellano in un fanale, magari di concorrenza. Oppure potresti contemplare con stoico distacco, vagheggiare con metaforica sospensione sugli ossimori dell’esistenza. O  tremare nel midollo, perche’ una ragna d’ombre ti si muove fra il cuore e le coste.

Di solito si scende dalla macchina, a viaggio concluso, e schiarendosi la gola dopo il lungo silenzio con una bella bestemmia si piglia lo straccio nel cofano e si spazza via quello scempio di budelli entomologici. Non so. Ma il Pittore ci aveva pigliato. Lo fa sempre. Solo non lo dice.

 Davanti al De Candia, Bastione di St. Remy, Cagliari, anche un bastardello ha fatto la stessa fine. Cercava di riempirsi lo stomaco con uno dei piccioni infetti del centro. Era febbraio.Gli esseri umani, a quanto pare, sono ispirati dall’estate. La coscienza dell’homo sapiens e l’affilato istinto ameboide si ritrovano proprio li’, nella luce.

Siro stilla dalle tempie mentre riempie una bowl di ghiaccio tritato. Fra breve arriveranno gli incamiciati e spegnereanno questo incendio settembrino con due o tre bicchieri di prosecco.

 “Lavoro qui da 6 anni. Avro’ visto almeno venti tentativi. Sei o sette andati a buon fine, purtroppo. Solo la settimana scorsa una signora si e’ accasciata la’, dove il cornicione ruota intorno all’arcata.Riempita di farmaci, si e’ rannicchiata. Come una bimba. Diceva di voler dormire. 50 anni, portati male. Abbiamo parlato a lungo con lei. Cercavamo di farla ragionare. Io, il pizzaiolo ed un turista tedesco. Con una scusa siamo riusciti a muoverla in una posizione piu’ favorevole. Appena a tiro il pizzaiolo l’ha afferrata. E’ tornata la settimana successiva, per ringraziarci.

 “Ma non finisce sempre cosi’. Un mese fa’ un ragazzo di 37 anni e’ rimasto in bilico per un’ora. Poi si e’ gettato nel vuoto. Un signore, era forse il 2006. Entro’ a prendere un caffe’. Uscito incontro’ lo sguardo di una mia collega, che attendeva ai tavoli: “Bella giornata!”, disse, col sorriso sulle labbra, andando diritto verso il parapetto. E’ sparito oltre il cornicione, senza nemmeno fermarsi. Ne ho visti solo due o tre buttarsi di notte.

Cercano tutti la luce. Capita una volta ogni due o tre mesi, almeno. Nessuno ne parla. I giornali non scrivono. Spesso vengono dai paesi, sti cristiani. So mica perche’.”

 Lo staff degli american bars del piazzale Umberto I e’ ormai avezzo alle dinamiche del Salto. I ragazzi del Caffe’ degli Spiriti raccontano:

 “Ricordo il Laureato. I genitori gli avevano gia’ preparato la festa. Non so quale fosse il problema. Si e’ spappolato il cranio sulle scale. O il tipo delle valigie. Si, sto zio, avra’ avuto 60nni, s’e’ tuffato con le valigie in mano. Da viaggio. Inutile introdurre le barriere protettive. Se volessero troverebbero un altro trampolino. Come non fa nessuna differenza se ne scrivono o meno. E’ gente che ha deciso, molto spesso.”

 Siamo scesi dabbasso Sancio, ma la prospettiva non cambia.

 “Direi che sono almeno cinque o sei all’anno- dice Manuela Locci, 30 anni, titolare dell’edicola in piazzetta Costituzione.

“E ti posso garantire che nei giornali non appare nulla. Ma credo sia giusto cosi’. Non per i ritorni emulativi. Piuttosto per una questione di privacy. E’, sebbene palesemente dimostrativa, una scelta maturata nel tempo. Va rispettata. Recentemente una signora e’ stata li’ nel cornicione per almeno due ore. Si e’ formato un capannello di spettatori armati di telefoni, macchine fotografiche e video camere. Orribile.

 “Ricordo in particolare la vecchietta. Si butto’ sulle scale con la borsetta in mano. Molti fanno il segno della croce, lassu’. Poi un urlo, ed un tonfo. Una sequenza che gela il sangue nelle vene, ogni volta. Ogni citta’ ha il suo “luogo terminale”. Ho vissuto per diversi anni a Como. La’ si tuffano nel lago. Originariamente sono di Seulo. Qui si lanciano dal ponte”.

 Ogni moscerino ha la sua macchina in corsa, Sancio.

 Salvatore Depau, 80 anni, e’ il veterano dei voli. Ornitologo abituato ai pulcini cascati dal nido. Da 50 anni gestisce “Da Salvatore”, Palazzo Valdes, piazza Costituzione.

 “Ne ho visto centinaia. Suicidi, o morti per errore.

Quel cornicione e’ un  posto…non so…”- dice guardando oltre le fronde degli alberi, sorridendo poi agli yankees seduti al tavolo.

 “Due anni fa’un ragazzo correva sul bordo, per gioco. E’ caduto. La madre, accorsa sul piazzale non ha resistito all’immagine. Lo ha seguito.

O il drogato, salvatosi atterranndo sul tettuccio di una citroen. E’ morto un mese dopo in un incidente stradale. Per tanti anni sono stato io a coprirli con la tovaglia, in attesa che il giudice arrivasse. Ora non lo faccio piu’. Ne ho visto troppi. Troppo costoso”.

 Capisco Manuela, quando dall’ovatta stampata del suo chiosco dice: “Hai idea di quante persone si suicidano, ogni anno, a Cagliari? In silenzio voglio dire…”

 E’ una parola difficile da pronunciare, soprattutto per coloro che hanno lasciato incustodito il nido, anche solo per andare a procacciare i vermi. La morte ci conforta, e si fotta Schopenhauer quando dice che e’ l’estremo atto di liberta’. Vero, si, per pochi eletti. La morte inevitabile, voluta dall’Olimpo o dal caso. Il suicidio un incesto divino, uno stupro impronunciabile. Mai parlarne. E’ stato un errore, e’ scivolato.

 Temo che non sia solo l’emulazione a frenare i giornali. E’ un senso di colpa tanto oscuro da essere impenetrabile. Lo si giustifica con la prevenzione. “Esiste un limite a tutto, anche alla conoscenza.”…Abbiamo ancora dei fagioli medievali, per tante cose, Sancio. Perche’ sai, io invece sono curioso. Io voglio sapere che storie li hanno condotti la’, sul marmo che rilascia tepore nella sera, come il mare. Si Sancio, perche’ ovunque ti volti c’e’ il mare oltre il marmo, ben oltre l’asfalto. Invece no, il silenzio li ha uccisi due volte.

Prima spingendoli lassu’, poi cancellandone la storia. S’infrangono al suolo come melograni, spargendo rossi semi di pudore. E’ la paura a fotterli. Quella degli altri. E’ la paura a fottere il mondo. Quello degli altri.

 Di’ pure al Pittore che sto bene. Si, sto bene. Ho la macchina ricoperta di fottuti moscerini.

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