[Acidi e Basi] L’undicisettembre.


Gli eventi dell’11 settembre sono spesso paragonati agli eventi di un incubo. Si tratta di un’analogia sorprendentemente astuta, perché ascoltare qualcuno che racconta i suoi ricordi del mattino dell’11 settembre non è diverso dal sentire qualcuno che inizia una conversazione con le parole: “Ho fatto un sogno stranissimo, stanotte”. Se qualcuno vi vuole raccontare un sogno, non potete dire: “Non mi interessa”. Dovete mostrare interesse. Dovete restare lì ad ascoltare, perché le persone che parlano dei loro sogni cercano in realtà di dirvi cose sul loro conto che non oserebbero mai ammettere durante una normale conversazione.
Chuck Klosterman

Dieci anni fa stavo ancora a casa dei miei. Pomeriggio, avrei dovuto preparare non so quale esame. Mia madre andò da mia nonna, che abitava al piano di sotto, e lasciò la televisione accesa su RaiDue: a quell’ora avrebbe dovuto esserci qualcosa tipo la Cronaca o la Vita o chissà cosa in Diretta. E invece ecco una torre in fiamme, New York, e poi un altro aereo, sull’altra torre, e sotto le news della CNN che parlavano di altri aerei e autobombe e spazio aereo chiuso e America sotto attacco. E io scesi a chiamare mia madre, perché volevo che vedesse quello che stava succedendo, perché non lo capivo e quello che non si capisce, in fondo, fa paura, sembrava che da un momento all’altro dovessero chiudere lo spazio aereo di Fenosu, che non so nemmeno se l’avessero mai aperto, lo spazio aereo di Fenosu. Comunque anche lei, mia madre, giù da mia nonna, guardava le stesse immagini e pensava le stesse cose.

Sembrava un film, tipo Indipendence Day.
Praticamente tutti

Sembrava un film di quelli catastrofici, di quelli americani, con gli effetti speciali. L’hanno pensato tutti e il giorno dopo Alessandro Baricco su Repubblica ci fece un pezzo dei suoi, anche bello, ma comunque un pezzo dei suoi. E diceva così, che sembrava uno di quei film americani catastrofici in cui qualcuno, i Russi, gli alieni, le forze della Natura, attacca gli Stati Uniti e Bruce Willis o chi per lui è un muscoloso impiegato, ex marines, reduce del Vietnam e con un disastro familiare alle spalle che si ritrova a salvare la città, il Paese e, in fondo, il Mondo.
E tutti o quasi pensavano la stessa cosa e forse si potrebbero dire tante cose intelligenti sul fatto che tutti o quasi hanno pensato la stessa cosa ma poi si sono detti che doveva essere tutto vero, perché gli americani gli effetti speciali li sanno fare molto meglio.

E’ stato come lo sbarco della luna al contrario
Un’amica

Quando me l’ha detto, la mia amica, non l’ho capita, anche se era bella come frase da dire sull’11 settembre. Allora me la sono fatta spiegare. E aveva ragione. Come lo sbarco sulla Luna è stato l’evento televisivo che ha raccontato e segnato la forza della potenza statunitense, della potenza tecnologica statunitense, della sua superiorità sull’Unione Sovietica, così l’11 settembre ne ha rappresentato tragicamente la vulnerabilità. La superpotenza che si scopre attaccabile, la superpotenza in ginocchio di fronte al primo attacco su suolo americano dai tempi di Pearl Harbor, per quanto Pearl Harbor non sia certo assimilabile a New York, è evidente.

L’obiettivo primario di coloro che hanno attaccato il Pentagono e il World Trade Center non era l’economia globale. E’ l’America il bersaglio della loro furia. E’ la patina lucidissima della nostra modernità. E’ la spinta della nostra tecnologia. E’ il nostro evidente laicismo. E’ la forza arrogante della nostra politica estera. E’ il potere della cultura americana di penetrare ogni muro, ogni casa, ogni vita e ogni mente.
Don DeLillo

I festeggiamenti in Medio Oriente di fronte alle immagini delle Torri che crollavano, i sì va beh di che si lamentano, quanti Palestinesi muoiono ogni anno, ora anche gli americani sanno cosa si prova e alla fine se la son cercata. Dopo l’incredulità c’è l’interpretazione. E l’interpretazione è stata anche questo, è stata se la son meritata. E’ stata è colpa dell’imperialismo americano. Tipicamente, si finiva col ricordare l’11 settembre 1973, Pinochet, il Cile, Salvador Allende. E clamorosamente gli stessi a dare quest’interpretazione furono quelli che dalla settimana successiva cominciarono a raccontare l’altro 11 settembre, quello delle cariche esplosive nel World Trade Center, quello degli attacchi organizzati da Bush stesso. Ma anche quelli che non c’erano ebrei fra i morti delle Torri, perché son stati gli ebrei o perché il Mossad sapeva e li aveva avvertiti, a seconda del grado di antisionismo.

–    Ma perché tu hai visto l’aereo sul Pentagono?
–    Sì
–    Tu hai visto l’aereo?
–    Sì che l’ho visto, certo!
Due  colleghi.

E la propaganda, certo. Su entrambi i fronti. Da una parte l’amministrazione Bush, con la sua ricostruzione oggettivamente piena di falle e le due assurde guerre scatenate in pochi anni. Dall’altra l’antiamericanismo militante, con la sua sottile soddisfazione nel vedere finalmente il gigante statunitense in lacrime, e la controricostruzione dietrologica e complottistica. Un vortice di interpretazioni, documentari, pubblicazioni di vario genere che ha accompagnato gli ultimi dieci anni senza mai scalfire veramente la versione ufficiale – l’onere della prova è veramente arduo, se si pensa alla miriade di soggetti coinvolti in quello che sarebbe il più clamoroso complotto di sempre, governi e servizi di Paesi diversi, eserciti, magistrati, giornalisti, persino gente comune – fino all’uccisione, pochi mesi fa, del supremo colpevole, Osama bin Laden, e fino alla disarmante verità alternativa di Giulietto Chiesa: Al Qaeda non esiste.

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2 pensieri su “[Acidi e Basi] L’undicisettembre.

  1. Pingback: [Track 110] The National Anthem – Radiohead | this is RADIO MONTAG

  2. Negli anni Novanta, dopo il crollo del muro di Berlino e delle dittature comuniste dell’est Europa, sembrava che la storia fosse finita. L’11 settembre 2001 tutti hanno capito – in diretta TV – come invece avesse ripreso a scorrere.

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