Lettera al Governatore


Egregio Governatore,

Ho teste’ lasciato la tua isola, ed ho visto, poco si, ma ho visto: ho visto le genti straniere.

Gli algerini senza nome che si fracassano il cranio pur di non tornare in patria, dal secondo piano, per la seconda volta, nel centro d’accoglienza di Elmas. Ho chiesto alla polizia, e sono stato sballottato fra cinque centrali diverse. Ho raggiunto l’ispettore accorso sul luogo, il 29 di luglio. Mi ha detto: “Sono in polizia da 30 anni. Ti racconterei solo cazzate”.

Una circolare ministeriale impedisce a qualsiasi notizia di fuoriuscire da questi gentili casermoni. Ho chiesto alle associazioni caritatevoli, e mi hanno detto che loro, gli algerini, sono delinquenti e non hanno nessuna speranza di ottenere il visto. Ho chiesto all’ambasciata algerina, e gli amministratori bofonchianti mi hanno abbandonato in un labirinto borgesiano di numeri telefonici. E poi, diciamolo, quante copie di carta può dare questo stronzo che s’e’ divelto il grugnaccio e spezzata la schiena in un sogno di libertà?

Ho visto le pupe dell’Est, scendere le scale in un effluvio di profumi in offerta, scivolare dentro la macchina tirata a lucido di un tamarro, pronto a sfoggiare la carne gelida in una gelida sedia davanti ad un gelido long island. Ho visto le cameriere dell’Est dare ordini, o saltare sulle moto di un gaglioffo ringalluzzito dai mojitos e tagliare l’afa notturna di Cagliari. Ho visto i loro capelli fiottanti mutare in una sintassi maldestra su facebook.

Ho visto una giovane Rom, in dolce attesa, venire insultata per la strada. Lei ed il suo figlio bastardo devono tornarsene a casa. Ho visto una famiglia di somali autoinvitarsi a casa di un buonuomo per il primo compleanno di un bimbetto che avrà la pelle d’ebano e l’accento casteddaio.

Ho visto i nigeriani parlare con le ombre, dopo chilometri e chilometri di sabbia nelle scarpe e legni sulle mani.

Ho visto gli amori.

Una testa ossigenata rintuzzare fra i piloni di un cavalcavia in un amore da 30 euro. Gli amori proletari, scannarsi nelle notti e nei meriggi, nella vendetta per esperienze mai avute. Ho visto gli amori borghesi, morire fra le sigarette ed i Martini cocktail nei tavolini di un bar, per le troppe esperienza. Ho visto gli amori giovani, quelli vecchi, quelli colti, ma mai un bacio fra le schiume di un grigio mare in tempesta, Sancio.

 Ho visto il mare.

Tignoso e rachitico del Poetto, le mie memorie d’infante uccise dalla mala amministrazione e dai soldi della Comunità Europea. Facevamo parte del progetto UNO. Abbiamo confermato tutte le aspettative. Sparso merda sulla spiaggia più estesa del Mediterraneo. Ma i “baretti” no, quelli no. Quelli devono essere in regola. E una ruspa cancellerà ogni bugia, col primo mare d’inverno. Ho visto il sole innescare l’esplosione del tramonto, a Piscinas. Ed un silenzio umido, fra i pochi spettatori pazienti.

 Ho visto poco, e non ho visto te,

Governatore, anima sapiente fra le cicale assordanti. Ho lasciato senza speranza messaggi in tutti i tuoi uffici, e tutte le tempie colanti mi dicono che taci, e speri nei bimbi, i bimbi che s’inzaccherano di pastelli e tracciano i confini malcerti della tua bella isola. Ti lascio un appunto, il dolore e la speranza di tornare.

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