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Di Sardegna e dittature argentine.

Posted by: mrmontag on: Giugno 30, 2008

L\'uomo che volle essere Peron

Chi se ne frega alla fine se Peron, Juan Domingo Peron il dittatore argentino, era davvero o no Giovanni Piras, l’emigrante sardo? Ecco quello che ho pensato quando sono arrivato alla fine del libro di Giovanni Maria Bellu, L’uomo che volle essere Peron. Ho pensato questo e anche bellissimo, perchè il libro di Bellu è bellissimo. Perchè la storia del Peron/Piras è affascinante d’accordo, e forse poteva pure bastare, Bellu è bravo, sa scrivere, poteva sicuramente bastare. Invece ecco che la storia del Peron forse sardo diventa un pretesto, un pretesto per parlare di una terra e di un popolo, per parlare di Sardegna e di Sardi.

Per parlare del carattere sardo, questa cosa che l’Isola ha plasmato e fuori ci dicono che siamo cocciuti e testardi e noi diciamo determinati, ma in fondo è che siamo duri e che la Storia ci ha insegnato a sbattere la testa sulle cose, finché non si piegano loro, altrimenti passienzia, ci pieghiamo pure noi alla fine, ma proprio alla fine.

Un pretesto per parlare di rapporti padre/figlio che non sono mai facili ma in certe epoche e in certi luoghi, negli anni settanta, in Sardegna sono diventati paradigma della difficoltà.
Un pretesto per parlare anche di Sessantotto e riscoprire la bontà di certo conservatorismo reazionario, almeno la sua coerenza, da sbattere in faccia a certi (molti, troppi) Sessantottini: non c’è nulla di più squallido di una generazione di fanatici che diventa una generazione di cinici.
Un pretesto per parlare di giornalismo e inchiesta, anche.

Pretesti a parte, il libro di Bellu è un saggio, un romanzo, un giallo. E’ avvincente, molto ben scritto, documentato.

Dopo tutto questo e molto altro, chi se ne frega alla fine se Peron, Juan Domigo Peron il dittatore argentino, era davvero o no Giovanni Piras, l’emigrante sardo? E in fondo poi, sarebbe tutto questo vanto?

10 Risposte a "Di Sardegna e dittature argentine."

bella recensione, quasi quasi lo leggo

Sarebbe certamente un grande vanto. Perchè la Sardegna da molto tempo, cerca una sua dignità, cerca di mostrare al mondo che non è stata solo terra di dominati e di malaria, ma anche luogo in cui si sono formate personalità che hanno dato, nel bene e nel male, un contributo essenziale alla civiltà nazionale e mondiale. Per dare lustro a questa terra decaduta e povera, in pieno ottocento si inventavano falsi idoletti nuragici, o le false carte di arborea – in cui forse era coinvolto anche un certo DeCastro al quale poi intitoleranno un tanto decantato liceo.
Oggi ci si sforza di dimostrare che i popoli del mare erano Sardi, che forse la Sardegna era Atlantide, che forse questa terra esprimeva una flotta navale temibile, anche per i faraoni egiziani.
Non voglio dire che tutto sia inventato, ma pur nella sincera ricerca di una passato “diverso”, non da sottomessi, si cela sempre il desiderio di esaltarsi più che per la ricostruzione obiettiva della vicenda storica nel rinvenimento di un momento di gloria che ci renda almeno pari -se non superiori – agli altri popoli.
Gli stessi miti di fondazione di molti villaggi sardi rimandano ad origini principesche, troiane, nobili, elevatissime per rango e prestigio.
Recentemente è stato presentato a Sanluri un volume nel quale si diceva di dimostrare le origini sanluresi di Cristoforo Colombo.
Mostrare di avere dato i natali ad un grande della storia ha l’ovvio fne di esaltare anche il paese natio. Anche se spesso ci si dimentica che dal villaggio l’eroe tutto sommato è fuggito e che se là fosse rimasto non avrebbe probabilemente mai fatto ciò che lo ha reso celebre.
La stessa cosa la potremmo dire per Gramsci, Lussu, Berlinguer, Cocco-Ortu e tanti altri. Chissà quanto è contato in loro l’essere sardi e l’essere nati in Sardegna, e quanto invece l’essere andati via dall’isola e aver visto il mondo.

In effetti, senza voler svelare nulla del giallo Piras/Peron, Bellu parla anche di questa voglia di mettersi all’inizio delle storie e di riflesso al centro della Storia.
Per quanto riguarda il problema di dove nasce l’eroe e dove diventa tale, per così dire, mi sembra giusto quello che dici: l’essere andati via conta parecchio, soprattutto per gli eroi che hai citato. In fondo Berlinguer se fosse rimasto a Sassari che eroe sarebbe stato? E Cossiga? Ecco, perchè Cossiga non ci è rimasto?

Ciao, io di libro ho letto quello di Peppino Canneddu, “Piras-Peron, due nomi una persona?”.
Ci sto scrivendo una canzone, e non di certo celebrativa: per me non sarebbe un gran vanto, se Peron fosse stato davvero Piras di Mamojada…oltre perchè comunque è stato un dittatore che ha preso il potere con la forza, almeno la prima volta, soprattutto perchè per diventare “qualcuno” ha buttato via la propria identità e le proprie radici…cosa che il popolo sardo ostenta e protegge sempre e comunque orgogliosamente.
Lui ha rinnegato la propria sardità, per avere il potere: per me, questo basta per non essere fiero di averlo come conterraneo.
Correggetemi se sbaglio….
Gianluca

In realtà uno degli indizi che hanno fatto pensare al Peron sardo pare sia proprio il suo ostentare le sue lontane origini sarde, quindi in quel caso non avrebbe proprio rinnegato le sue radici.

ha cambiato nome, identità etc etc per arrivare “in alto”.Un dittatore, in ogni caso un dittatore, che (almeno la prima volta)ha conquistato il paese con un colpo di stato…anche questo, per me, è un motivo per non essere orgoglioso,se fosse un mio conterraneo…

Non sono intervenuto per dichiararmi orgoglioso, non lo sono e mi stupisco che qualcuno possa esserlo. Sono intervenuto per dubitare del fatto che abbia rinnegato le proprie radici.

che poi alla fine probabilmente non era nemmeno sardo, e dunque non ha rinnegato nulla e allora, tra il vedere e il non vedere, che ci scaldiamo a fare?

Sul fatto che fosse sardo, ormai c’è quasi certezza,pare…
Non volevo certo scaldare gli animi, semplicemente sentire pareri diversi su questa vicenda.
Non riuscivo a finire la canzone e domani la devo cantare per l a prima volta…mi mancano un paio di strofe, e mi stavo indirizzando proprio sul fatto che abbia, in qualche modo, rinnegato le proprie origini: cambiando nome e spacciandosi per natio argentino (sennò non avrebbe potuto ne entrare dell’esercito, quindi nemmeno diventare presidente), per me lo ha comunque fatto…

sto leggendo il libro anche io. devo dire che ciò che mi ha spinta a comprarlo è stata proprio la curiosità di approfondire l’ipotesi Peron-Sardegna.. mi domandavo come potesse essere possibile una cosa tanto inverosimile, vista la distanza (geografica, culturale) tra i due popoli e i due paesi. in verità, poi, in Argentina ci sono stata… solo a Buenos Aires e.. beh, in effetti tutta sta distanza su alcuni tratti non c’è: l’orgoglio di essere unici (che può essere inteso come cocciutaggine o arroganza o indisponenza) mi è sembrato molto simile, se non uguale.

concordo con la recensione: è molto ben scritto ed è un intreccio di tematiche varie, quasi la storia di Piras-Peron fosse solo un pretesto.

e mi ha fatto venire voglia di approfondire la storia e le dinamiche del peronismo, così come la storia dell’Argentina prima del Processo di Riorganizzazione Nazionale – l’unico capitolo a cui mi fossi interessata fino a ora.

quindi, che dire? Grazie Bellu.

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