Si è tenuto venerdì 6 giugno a Cagliari il convegno “Storia, memoria, diritti dei cittadini: gli archivi della Regione Autonoma della Sardegna”, una giornata di studio e di riflessione dedicata in particolare al progetto di censimento degli archivi di deposito dell’Amministrazione regionale e conclusa con la discussione sul volume “Il potere degli archivi. Usi del passato e difesa dei diritti nella società contemporanea”, della Mondadori, scritto tra gli altri dal dott. Stefano Vitali dell’Archivio di Stato di Firenze, il quale ha ottenuto di recente anche l’incarico per lo studio di fattibilità per la realizzazione dell’Archivio Storico della nostra Regione (vedi il documento).
L’incontro è stato aperto da un intervento del Presidente Soru, seguito da quello dell’Assessore per la Pubblica istruzione e beni culturali Maria Antonietta Mongiu (cliccando qui è possibile vedere il video dei due interventi).
Quindi sono stati esposti i risultati del censimento avviato nel 2005 degli archivi di deposito regionali, volto alla conoscenza della loro struttura e consistenza. Sono stati individuati chilometri di documentazione sparsa in diverse sedi, in alcuni casi in pessimo stato di conservazione e per sessant’anni abbandonata a se stessa.
E questa situazione degli archivi sardi non è isolata, ma rispecchia appieno l’immagine da sempre attribuita all’archivio di deposito: quella di un magazzino in cui le pratiche concluse, che non rispondono più a pressanti esigenze amministrative, vengono accumulate in disordine e spesso giacciono dimenticate, con conseguenze negative in termini di efficienza amministrativa e tutela dei diritti dei cittadini.
Una sorta di limbo per la documentazione, in attesa di quella che sarà la sua destinazione finale: il passaggio all’archivio storico o lo scarto.
Esso invece è un momento delicatissimo in cui occorre conservare in ordine le carte che possono in qualsiasi momento essere nuovamente richieste, effettuare periodiche operazioni di scarto, individuare la documentazione che dopo quarant’anni può essere versata all’archivio storico, riordinata e resa così disponibile ai ricercatori.
La Regione Sardegna solo di recente ha tentato di elaborare una politica sui depositi dando vita a due iniziative fondamentali: da un lato appunto il loro censimento, dall’altro la pubblicazione delle Disposizioni per l’organizzazione e la gestione degli archivi di deposito (vedi il documento).
Il progetto di censimento è stato avviato attraverso la collaborazione di giovani archivisti, che nel corso del convegno hanno esposto metodi, fonti e procedure di lavoro. Tali figure professionali risultano tuttora assenti all’interno dell’Amministrazione regionale e per avviare e portare avanti questa importante iniziativa ci si è avvalsi di collaboratori esterni, reclutati con il tanto discusso metodo delle short list e che ora rischiano di essere mandati tutti a casa.
C’è da augurarsi in ogni caso che non si interrompa il lavoro portato avanti finora e che la Regione Sarda possa realizzare quanto prima il suo archivio storico.
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