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[Nuraminis - Samatzai] chi (non) difende i siti archeologici

Giugno 16, 2008 Giorgio 11 commenti

Pubblico un articolo scritto da Giorgio Ghiglieri per il sito iSardi che affronta il tema dello stato dei siti archeologici nella Zona di Nuraminis-Samatzai.

“Il patrimonio archeologico di Nuraminis è un bel patrimonio, purtroppo non è conosciuto da molti, anzi da quasi nessuno”.
Con queste parole, dette dal primo cittadino di Nuraminis, il sindaco Luciano Cappai, inizia il viaggio tra i reperti archeologici dimenticati nell’area compresa tra Nuraminis e Samatzai, paesi della provincia di Cagliari distanti poco meno di 30 Km dal capoluogo.

E’ un viaggio che mostra l’assoluto stato di disinteresse per i (notevoli) beni archeologici esistenti nel territorio che nessuno conosce e nessuno si prende la briga di valorizzare.
Ma andiamo con ordine.

Il sindaco Cappai racconta che tra il 2000 ed il 2004 qualcosa per il patrimonio archeologico di Nuraminis è stato fatto; per l’esattezza, mediante uno stanziamento di 70 milioni delle vecchie lire, è stato commissionato alla Soprintendenza Archeologica di Cagliari un censimento dei siti archeologici sul territorio. E’ stata redatta una carta con l’ubicazione dei siti, le schede descrittive e tutta la documentazione dei rilevamenti; tutto il materiale è stato consegnato all’Amministrazione comunale.

In questa occasione è stata anche scavata e studiata una tomba bizantina di notevole pregio (scavi condotti dalla Dr.ssa Donatella Salvi) che poi ha finito per essere ricoperta da una piantagione di fave.

Dopo questo lavoro di censimento, presentato in un convegno svolto localmente, più nulla.
Numericamente parlando, i siti censiti, secondo le dichiarazioni dell’amministrazione sarebbero 20 mentre, da mie informazioni risultano 36, per dirimere questa discrepanza occorrerebbe la documentazione allegata al censimento ma, al momento, non è possibile averne una copia da consultare.

Sempre in tema di discrepanze, parlando col Sindaco al riguardo dei vincoli di tutela archeologici, ha affermato che quelli posti dall’amministrazione sono più stringenti rispetto a quelli apposti dalla Soprintendenza Archeologica.

Cosa esattissima e rispondente alla realtà in quanto, sul territorio di Nuraminis non esiste nessun vincolo di tutela apposto dalla S.A.; notizia che, a quanto sembra, ha lasciato di sasso il Sindaco.

il fatto è gravissimo per tutta una serie di conseguenze che comporta: la mancanza di decreti di vincoli (diretti o indiretti) fa si che i resti delle strutture archeologiche presenti siano assolutamente indifese.

Per meglio capirci: se qualcuno (ad esempio) decidesse di portare via le pietre di un sito nuragico esistente nel suo terreno per farci un muretto a secco altrove, potrebbe farlo benissimo. Non è un bene tutelato.

Difatti, non esistendo vincoli , la S.A. ammette implicitamente che questi siti, pur essendo stati censiti, non hanno una valenza tale da essere tutelati quindi non sono importanti.

Per cui chiunque può farne l’uso che meglio crede e, sapendo l’abbondanza di cave presenti sul territorio, quasi tutte a ridosso (se non sopra) i siti archeologici, non occorre molta fantasia per capire quale destino attenda questi siti.

Giusto per capire che cosa la Soprintendenza Archeologica ha giudicato non degno di vincoli, potrei parlare di un protonuraghe (ne esiste un altro soltanto, se non erro, a Bonnannaro), almeno altri 6 nuraghi, domus de janas, pozzi sacri, strutture megalitiche, fossili, tombe bizantine e villaggi tardomedioevali.

Un patrimonio immenso di storia e risorse per il paese lasciato in balia di se stesso.
Mentre il sindaco Cappai, pur ammettendo lo scarso interesse nei tempi passati da parte dell’amministrazione riguardo le enormi risorse archeologiche, secondo le sue dichiarazioni, si sta attivando per dare vita a situazioni di recupero del patrimonio abbandonato e dimenticato da tanti annni, le restanti istituzioni restano in religioso silenzio quasi il problema non riguardi i loro compiti.

La Soprintendenza in cui, causa un terremoto organizzativo proveniente dal Ministero, non si trova un referente a pagarlo a peso d’oro; la Soprintendenza Regionale in cui, sembra, nessuno sappia che fare (consiglio datomi: rivolgersi alla S.A.); l’Assessorato (omnicomprensivo) alla Cultura, che non risponde alle mail, il Corpo Forestale (che dovrebbe vigilare sulla tutela dei beni ambientali) il cui responsabile è irrintracciabile da settimane, le associazioni ambientaliste e di tutela dei beni ambientali, dissolte nel nulla.
Un desolante deserto di disinteresse e, quel che è peggio, di mutismo.

Se a Nuraminis la situazione è questa, a Samatzai va ancora peggio.
Pur avendo, anche questo paese, un notevole numero di siti archeologici esistenti, non ha mai mai visto, nemmeno da lontano, un funzionario e/o un archeologo della Soprintendenza Archeologica di Cagliari.

A nessuno sembra interessare il fatto che questi siti, oltre che essere da sempre preda di indisturbati tombaroli che ne hanno, oramai, saccheggiato la maggior parte, sono accerchiati dalle cave che triturano le colline per produrre materiale per fondi stradali. La cosa è universalmente nota ma tutti fanno finta di non sapere niente.
Oltre la propria scrivania l’ignoto.

Eppure le Soprintendenze (Archeologica e Regionale) dovrebbero avere personale sul territorio, referenti e responsabili messi lì a vegliare sulle sorti di un patrimonio che, a parole, dicono di dover (e voler) difendere, cadono dalle nuvole quando si espone questo problema e, cosa ancora più allucinante è che non muovono un dito per andare a verificare: aspettano di ricevere una documentazione su quanto denunciato per vagliare, ponderare, soppesare e (qualche volta) decidere.

Ma alla fine, fatti alla mano, il più delle volte le cose restano così come sono.
Con buona pace del nostro patrimonio archeologico che, pezzo dopo pezzo, prende altre strade che non sono quelle della pubblica fruizione.
E nessuno ne è responsabile.

Giorgio Ghiglieri

[AbbaSaNTa] Siti e musei chiusi. I lavoratori in agitazione rivendicano la stabilizzazione.

Giugno 16, 2008 adaspina Lascia un commento

Il 12 giugno 2008 si è tenuta presso il Nuraghe Losa di Abbasanta una conferenza stampa indetta dai lavoratori che prestano servizio nei Beni Culturali della Sardegna.

Il tema posto all’attenzione dei giornalisti è stato quello della necessità della stabilizzazione degli operatori dei Beni Culturali.

Gli occupati che fin dal 1985 garantiscono i servizi nei luoghi della cultura, nonostante una legge di settore (14/2006), vedono seriamente minacciato il proprio posto di lavoro per la cronica situazione d’incertezza in cui versa il comparto e per le ventilate gare d’appalto che non garantirebbero nessuno dei lavoratori occupati.

Il lavoro, l’esperienza, la professionalità di chi da decenni gestisce importanti risorse culturali della Sardegna, non rappresenta un valore agli occhi dei preposti alla tutela, valorizzazione, promozione della cultura isolana.

Molti lavoratori hanno già perso il posto di lavoro, mentre gli altri sono già in possesso della lettera di licenziamento conseguente alla mancanza di erogazioni certe. I finanziamenti regionali sono, infatti, garantiti solo al 30 settembre 2008.

Dopo ripetuti tentativi di dialogo con una Regione che pare mossa solo da situazioni contingenti e non da una progettualità meditata, i lavoratori hanno deciso di prendere in mano la situazione e il loro futuro, col sostegno delle centrali cooperative e dai sindacati dei lavoratori. Da Sant’Antioco a Luras, passando per il Nuraghe Losa di Abbasanta, si attuano, dunque, azioni più visibili.

Da qui in avanti, in attesa che la rivendicazione trovi adeguata risposta anche nel Piano Operativo Regionale in via di predisposizione, sono state attuate e verranno attuate diverse azioni: è di ieri la serrata dei siti aderenti al comitato “Nessuno a Casa”, in cui è stato garantito esclusivamente il presidio delle aree archeologiche e dei musei.

Seguiranno una serie di incontri nelle Province tra operatori e amministratori al fine di raccogliere il massimo consenso attorno alla rivendicazione.

Qualora fossero disattese le istanze della rivendicazione il comitato minaccia l’attuazione di ulteriori azioni di lotta che coinvolgeranno tutto il comparto regionale.