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[Cinema] Due film, un’isola, più Sardegne.

Posted by: mrmontag on: Maggio 25, 2008

Il nuovo cinema sardo passa per Bologna e si ferma tre giorni in rassegna alla Cineteca.

Ieri, protagonista Enrico Pau e il suo Jimmy della Collina tratto da un racconto di Massimo Carlotto. A seguire, Sonetàula di Salvatore Mereu.

Jimmi della Collina è un bel film, pochi mezzi e buone idee, idee buoniste anche, ma d’altra parte trattasi di film carcerario che del filone qualcosa doveva pur prendere e poteva sicuramente andare peggio. Jimmy, 17 anni a Sarroch, mica Cagliari, il futuro segnato, raffineria o disoccupazione, Jimmy che vuole scappare, ha voglia di Messico, un clichè ma si perdona, perchè scappare non si può forse, perchè l’isola è un carcere, Sarroch e la sua raffineria sono un carcere e allora in carcere ci finisce davvero, una rapina, una rapina andata male, delinquenza minore e minorile: il carcere e la comunità. La comunità “La collina” esiste davvero, è un’alternativa al carcere, alle sbarre e alla spirale della delinquenza, forse. I detenuti entrano, lavorano, fanno cose nel senso migliore del termine e poi, forse, a volte, si salvano. Non ci sono sbarre, il cancello è sempre aperto, si entra e si esce, ma non si scappa, comunque non così facilmente: in fondo un pò come Sarroch, un pò come l’Isola intera. Il racconto di Carlotto era ambientato nel Nordest italiano, o meglio da lì partiva, dalla provincia industriale italiana forse più tipica e finiva in Sardegna, comunità “La Collina”. L’idea di Enrico Pau di spostare tutta la storia in Sardegna e portare sullo schermo la provincia industrializzata sarda, la raffineria di Sarroch, alienante, minacciosa, incombente sul futuro del protagonista ma anche visivamente, soprattutto in quelle scene notturne con la fabbrica che sembra un luna park dell’orrore, con le ciminiere e le luci, regala una piacevole sensazione di modernità, scavalca lo steccato dello stereotipo della Sardegna pastorale come unica Sardegna possibile o, quantomeno, raccontabile. L’idea del finale aperto, per cui sta allo spettatore immaginare quale sarà il futuro di Jimmy, è spiazzante nell’ottica buonista alla quale si è sempre pronti nei film carcerari e non consente di fare del protagonista l’eroe tragico tipico di molta filmografia sarda. Si può dire che il finale aperto sia un pò la salvezza del film di Pau. Molto bella, azzeccatissima, la colonna sonora affidata ai Sikitikis.

Di Sonetàula si è parlato tanto. Qui l’eroe tragico c’è eccome, il giovane protagonista che si ritrova latitante quasi per destino più che per colpa è un topos anche abusato. Ma Salvatore Mereu lo ha saputo rendere con uno stile personale che non può non essergli riconosciuto. L’uso della lingua sarda sottotitolata, la fotografia naturalistica, l’assenza di una colonna sonora che non siano i rumori e i silenzi degli spazi sardi (quasi a seguire seppur in maniera non maniacale alcuni dettami di quello che fu il manifesto di Lars von Trier, Dogma 95), i volti dei protagonisti, scavati anche quando hanno tredici anni o poco più, tutto ciò fa si che Sonetàula si trasformi in un’epopea tragica un pò indulgente ma tutto sommato vera, o almeno verosimile e, comunque, sincera.

(le luci della raffineria della Saras a Sarroch, foto tratta da lavoro.tiscali.it)

4 Risposte a "[Cinema] Due film, un’isola, più Sardegne."

Ciao Montag, stasera andrò a vedere il film, confido in Carlotto, un pò meno in Pau…

Carlotto non l’ho letto, Pau non mi ha convinto, ma il film merita comunque d’essere visto. Buona visione. Ciao.

secondo me è un buon film. una Sardegna che nn ti aspetti. una Sardegna che c’è.

wow, Indastria!

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