Quel genio psicotico di Alfred Hitchcock, rivolgendosi al genuflesso Truffaut, spiegava così il MacGuffin: Due viaggiatori si trovano in un treno in Inghilterra. L’uno dice all’altro: «Mi scusi signore, che cos’è quel bizzarro pacchetto che ha messo sul portabagagli? — Beh, è un MacGuffin. — E che cos’è un MacGuffin? — È un marchingegno che serve a catturare i leoni sulle montagne scozzesi. — Ma sulle montagne scozzesi non ci sono leoni! — Allora non esiste neppure il MacGuffin!».
Il Macguffin è un espediente, una scappatoia, un trucco in apparenza irrilevante, introdotto nella narrazione al solo scopo di risolverla o di dare una svolta indispensabile al dipanarsi della storia.
Il MacGuffin è in sostanza un affare decisivo. Per intenderci ne “La donna che visse due volte” l’acrofobia di Scottie, il protagonista, è il MacGuffin.
Ora vi chiederete, giustamente, dov’è il nostro MacGuffin? E soprattutto, dove sono andati a finire i nostri leoni di montagna? Un’altra domanda lecita e irritata, che non vorrei sentirmi rivolgere, sarebbe: dove vuoi andare a parare? Immaginate per un attimo che quel orribile barra laterale – la classifica dei post più letti della giornata – sparisse, per errore o perché il nostro tormentato editor ha deciso così. Voi sapreste dire con una precisione quasi profetica che a campeggiare lassù in alto ci sarebbe “Nutria, animale da sterminare” e lo direste con un espressione a metà tra il compiaciuto e lo smarrito. Ma con tutta probabilità avreste ragione.
Eccolo lì, ecco il MacGuffin, anzi il MacGuffin perfetto, ideale, un insospettabile animaletto, per alcuni un sanguinario e cinico mozzatore di teste, per altri un docile roditore da salotto. Nativo del sud america, il Myocastor coypus – questo il suo nome scientifico – è stato prontamente introdotto in Sardegna nel XX secolo per diventare il nostro MacGuffin, il nostro agente risolutore, il nostro marchingegno anti leoni di montagna. Lo so, questo è finalismo da quattro soldi, teleologia da mentecatti, ma la nutria, il nostro amabile MacGuffin, è sempre lì al suo posto a garantire la nostra sopravvivenza, complice una incomprensibile indicizzazione di google, e un ancor più incomprensibile gruppo di cultori del roditore. Perché? Mi verrebbe spontaneo inginocchiarmi, alzare con veemenza le mani al cielo e chiedere con tutto il fiato che ho in corpo: perché tutte queste persone sentono il bisogno di informarsi sulle nutrie? Potrei azzardare una risposta, ma dopo tutto questo post è solo un MacGuffin.
God save the Myocastor coypus.

















Posted by Regina Madry on Maggio 9, 2008 at 12:55 pm
Mi chiedevo anche io la stessa cosa di Herr, confesso…visto che finora a parlarmi della nutria erano stati soltanto amici nati e cresciuti sulle rive del Ticino, dove il simpatico coso assume anche dimensioni inquietanti….mah!
Posted by Pipps on Maggio 10, 2008 at 2:22 am
Fantastico
La nutria ci salverà
Posted by Herrschwein on Maggio 10, 2008 at 7:58 am
Lei, la nutria, nuota, mangia, costruisce tane, prolifica, ogni tanto si rivela, ma non ha grosse ambizioni, fa il suo senza la presunzione di entrare nella storia, senza la consapevolezza di lasciare il segno. E’ fatta così, ed è propro per questo che molti la temono, per la sua ingenua grandezza.
Su barralliccu ringrazia: i nutristi di tutta italia, la Myocastor association di Baltimora, Teresa (dell’associazione “nutria una convivenza sostenibile”)per i suoi preziosi consigli, la gran loggia Coypus per la sua donazione, il comitato della Vi sagra della nutria di Abbiategrasso (13 maggio, in località da definire), Loredana della soprintendenza, l’associazione “con la fionda non la manchi quasi mai” , il grande Pippo.
E tutti veramente tutti, anche i non menzionati.
Lunga vita alla nutria
Posted by animalcafe on Maggio 10, 2008 at 8:22 am
mi togli le parole di bocche… un giorno quando faremo il logo de subarralliccu, dovremmo trovare anche un posticino per la nutria, magari che rosica sullo sfondo una testa di bambino… ahahahahhah