Il punto fondamentale, avrei dovuto capirlo da subito, è che Oudomxay fa quasi rima con Gavoi.
Sono arrivata a Oudomxay poche ore prima di cena. Primi incontri, primi colleghi I cui nomi assurdi avrò imparato forse il giorno prima di partire.
Ci sediamo tutti intorno ad un tavolo basso, sembrerebbe una riunione seria. La prima lezione che mi spiegano è questa: i laotiani mangiano tutto ciò che ha quattro gambe, esclusi i tavoli, tutto ciò che vola esclusi gli aerei, tutto ciò che nuota escluse le navi.
Già così la riunione serissima aveva preso un’altra piega, in effetti…Poi viene aperta una bottiglia, di quelle per l’acqua depurate, onnipresenti qui. Dentro però non c’è acqua ma un liquido verdastro. È un medicinale – mi spiegano. Cura la malaria, la febbre dengue, il jet lag, la nostalgia di casa…Più tardi scoprirò che, all’occorrenza, il lao lao cura anche il gravissimo mal di mercoledì, le piattole, il mal di denti e praticamente qualunque altra scusa si possa trovare per berlo. “Sa di alcool”, dice l’innocente italiana annusandolo. “Ah si, in effetti è alcool”, le spiegano. Ma comunque non si può rifiutarlo.
Ok, primo giro. Primo lavaggio di apparato digerente, dopo il quale mi spiegano che, siccome nessuno si regge su una gamba sola, devo berne un secondo bicchiere. Ok, secondo giro. Il terzo invece è perchè i numeri pari non vanno bene. Ok, terzo giro. A questo punto arriva Rick, del WFP, che rifiuta il suo lao lao. E così il quarto giro è perchè lui è mio college, e se lui rifiuta devo sostituirlo. Ok, quarto giro.
Quando mi alzo mi sento molto leggera. Deve essere guarito il jet lag che non ho avuto, penso.
Ma mi consolo pensando che almeno è finite, la mia parte l’ho fatta e ora basta. Invece si va a cena, a mangiare riso accompagnato dalle solite cose non meglio identificate ma buonissime, e a tavola spunta, immancabile, la Beerlao. Dopo la performance di poco prima, dire che non bevo sarebbe una scusa un po’ debole. Dire che la birra chiara non mi piace sarebbe vero ma equivale a una bestemmia.
Provo a dire che non mi va.
Ma voi avete mai provato a farvi offrire un bicchiere a Gavoi e a rispondere “No, grazie”? Beh, io ho provato, molti anni fa, e avrei dovuto imparare meglio la lezione. La reazione, a Oudomxay, è più o meno la stessa. Sguardi meno torvi, forse, ma un “Oooh” inequivocabile.
Il punto deve essere nella rima.
PS: in seconda fila, chiusa da un elastico, la bottiglia di lao lao
















Posted by fozLua on Maggio 6, 2008 at 7:31 am
mmmm…sono “accadimenti” che non appartengono solo al mondo di GAvoi ….
Posted by animalcafe on Maggio 6, 2008 at 10:13 am
si ma pochi come gavoi fanno rima con Oudomxay…. no?