[Libri] CARTAS DE LOGU. Scrittori sardi allo specchio
Quando Giulio Angioni richiama gli scrittori alle proprie responsabilità è difficile, quasi impossibile negarsi. Cartas de logu. Scrittori sardi allo specchio è una bella foto di gruppo con uno sfondo di mare, montagne e colline sarde. Il meglio della produzione letteraria sarda contemporanea.
Vi faccio alcuni nomi per farvi venire l’appetito letterario: Milena Agus, Giuseppe Marci, Giorgio Todde, Michela Murgia, Marcello Fois, Rossana Copez, Maria Giacobbe, Nicola Lecca…e tanti altri. Notate qualcosa? Io sì, nessuno ha chiamato Niffoi. Va beh, andiamo avanti. Ma quali sono, in realtà le responsabilità di uno scrittore e in particolare di uno scrittore sardo? Non so, forse solo quella di esprimersi nel modo che gli appartiene di più: le parole.
Mi piace questo testo, parla del futuro da progettare, non di passati mitici, non di vellutini da indossare ancora o di una giudicessa senza volto. Mi piace quando a parlare di identità (oddio che ansia questa parola!), di scuola, di politica culturale, delle arti, dell’informazione sono gli scrittori, è un pò come quella vecchia storia di un governo di tecnici..
Ho scoperto leggendo che l’identità sta tutta dentro una borsa o una zaino, un sorriso, una smorfia, la puoi facilmente portare con te, mostrarla quando scendi da un aereo o hai un incontro importante, quello che ti cambia la vita. Vi lascio alcune parole di Michela Murgia e vi invito alla lettura di questo confronto di vite: “C’è una statua vicina a casa mia, con un corpo di donna e dieci volti di pietra tutti rivolti al mare. I turisti allocchi dicono che i volti guardano il tramonto, ma il sole tramonta dall’altra parte, e comunque io lo so cosa fanno quelle donne di pietra: pregano, che qui si fa così, perché il mare è un tempio e chi non ha mai sentito il bisogno di invocare davanti alla sua ferita aperta non è interrotto, o non sa di esserlo. Io sono una di quelli che lo sanno e credo che il saperlo si chiami identità, che davvero non è un dono che può stare in mano a chi si crede intero senza esserlo”.


















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