Posted by: JeMp on: Febbraio 14, 2008
Ci scuserete se saremo un po’ lunghi in questo post. Ma abbiamo cercato di fare una sintesi del dibattito in corso sulla questione dei giganti di Monti Prama. Lo abbiamo fatto in primo luogo per noi stessi. Confesso di non conoscere bene i termini del problema e di cercare di capire qualcosa di più. Al di là delle varie posizioni, credo che tutti concordino orami sull’importanza di questi così detti Giganti di Monti Prama. Naturalmete la rassegna che presentiamo non pretende di essere esustiva del dibattito e delle varie posizioni espresse. Pertanto, chiunque volesse integrarla con altri spunti, segnalazioni di altre pubblicazioni o altro, non ha che da scriverci (subarralliccu@gmail.com) o lasciare un commento.
Iniziamo con Lemondrops che riporta un brano tratto da Sardoa Grammata di Gigi Sanna (Edizioni S’Alvure, Oristano 2004, pp. 397-399), che contiene i dati per ottenere un quadro generale della situazione
“Il 31 Marzo del 1974 nelle pagine della “Nuova Sardegna”, quotidiano di Sassari, veniva data la notizia del ritrovamento, sulla collina di Monti Prama presso Cabras, di un tempio punico con pezzi di colonne, cippi e capitelli e, soprattutto, con frammenti di statue antropomorfe (teste, busti, braccia con manicotti parabraccio, mani con armi etc.) di notevoli dimensioni.
In realtà come aveva ipotizzato e scritto per primo Giuseppe Atzori, che aveva segnalato il rinvenimento, non si trattava di un tempio punico come sosteneva all’inizio la Sovrintendenza di Cagliari, ma di uno straordinario tempio nuragico, dal momento che non solo i capitelli ed altro materiale architettonico templare ma anche le stesse statue presentavano particolari decorativi tali (nelle vesti, nei bracciali, nell’armatura, nell’acconciatura dei capelli e così via) che non potevano che ascriversi direttamente alla cultura artistica “aulica” di artigiani al servizio del potere dei principi e “capi tribù” dei modellini della piccola statuaria in bronzo nuragica.
La storia del rinvenimento, con le date degli interventi e degli scavi e le modalità con cui questi vennero effettuati è purtroppo una storia , archeologicamente e culturalmente parlando, certo non edificante: mancanza di tempestività nell’accogliere le segnalazioni, grossolane incertezze interpretative e soprattutto assenza totale di fiuto nel cogliere immediatamente l’aspetto dell’eccezionalità “nuragica” e non punica della scoperta, determinarono, (…) dei vuoti temporali di vigile “presenza scientifica” durante i quali avvenne un vero e proprio saccheggio da parte di numerosi clandestini, i quali riuscirono a sottrarre i “pezzi” più importanti del tempio e delle statue.
Lilliu nel 1977 scriveva: “so per certo, da una testimonianza diretta e ripetutami più volte dal compianto Gianni Atzori, che “carrelli” di trattore trasportarono “un po’ qui un po’ là” un ingente materiale trafugato dalla collina e che un busto con un volto “di un’espressività indescrivibile” e di bellezza d’arte quasi “classica” venne “regalato” da un cittadino di Cabras a degli amici continentali (pag. 41)”
L’articolo continua col dire che
continua…
“quel che si poté trovare successivamente alla depredazione non venne tutto raccolto e catalogato con la doverosa oculatezza scientifica se solo si pensa che ancora oggi, a distanza di quasi trent’anni dalla scoperta, non pochi pezzi (…) giacciono alla rinfusa insieme e a pezzi e frammenti di arenaria gessosa, apparentemente informi, alla portata di coloro che, facendo pochi passi, possono ancora raccogliere le ultime briciole di un immane e barbarico banchetto, gli avanzi del furto vero e proprio di un intero tempio, testimonianza documentaria unica, forse la più significativa per tipizzazione templare di tutti i tempi dell’architettura nuragica.
(…) L’ermeneutica nuragica si è astenuta, per il momento, dal pronunciarsi (…) sulla forma e sulla tipologia della costruzione templare, mentre si è particolarmente soffermata – diciamo così – sul grosso, cioè sul significato della presenza di un numero così rilevante di guerrieri in uno stesso luogo, ipotizzando chi una “saga“, ovvero un’antica impresa guerriera immortalata in un santuario “celebre, famoso, pansardo” , chi una presenza collettiva di “antenati eroi, guerrieri divinizzati ed oggetto di venerazione”, chi ancora un raggruppamento statuario di divinità guerriere in un pantheon protosardo oppure un insieme di ex voto di clan gentilizi, chi infine, addirittura, una “rappresentazione simbolica di un astratto ideale militare” (Lilliu).
Nel blog di Claudio Cugusi troviamo invece alcune posizioni che contestano alcuni degli argomenti precendenti, in particolare in merito all’atteggiamento dei contadini del luogo. Mirko Zaru dello staff di Archeologiasarda.com scrive al blog di Cugusi per denunciare la poca coerenza di alcuni interventi precedenti fatti sulla vicenda.
Secondo Zaru
“i Giganti furono sì ritrovati accidentalmente ma non è vero che i contadini “si affrettarono a nascondere”. Il sig. Sisinnio Poddi, l’agricoltore che con l’aratro li tirò fuori come fossero barbabietole, non li nascose ma li consegnò immediatamente in mani di un certo sig. Peppetto Pau, allora uno dei più conosciuti storici oristanesi.
Per suffragare le proprie affermazioni pubblica un articolo pubblicato il 22 luglio 2005 sul Giornale di Sardegna e nel quale compaiono alcune testimonianze che ci danno nuovi elementi relativi alle circostanze del ritrovamento.
“(…) Primi mesi dell′anno 1970. Il terreno di Monti Prama appartiene alla Confraternita dello Spirito Santo di Cabras, terreni che la Curia preferisce dare in affitto perché vengano sfruttati.
Quattro agricoltori arano quel campo: Battista Meli, Giandomenico Brungiu, Peppino Piras e Gianni Cossu. Sono questi i nomi delle persone che per prime videro la statuaria nuragica, gli scopritori di Monti Prama.
«Ricordo che eravamo nel 1970, perché qualche mese dopo partì per fare il militare – spiega Brungiu – e ricordo bene anche il giorno in cui dal terreno uscì fuori quel pezzo di arenaria. Sembrava una pietra, solo dopo ci rendemmo conto che aveva la forma di un braccio che teneva un grande arco» (…)
«Li prendevamo e li mettevamo vicino ai muretti di confine – racconta ancora Battista Meli – , non pensavamo neppure di portarceli a casa, avevamo visto troppa gente finire nei guai con la Sovrintendenza, e poi di quei pezzi di pietra non è che ci interessasse granché».
Aprile 1970, marzo 1974. In questa forbice di tempo si racchiudono i vuoti della storia di Monti Prama, ma soprattutto la perdita di gran parte di quel prezioso patrimonio della storia sarda e di tutta l′Antichità.
(…) «Ricordo busti senza testa, basamenti di colonne, li buttavano al confine degli appezzamenti, poi tombe che uscivano fuori dalla terra, lastre. Per tutti quegli anni nessuno se ne è preoccupato”
Chi parla è Mena Manca Cossu, presidente di Italia Nostra per la provincia di Oristano: testimone oculare e preziosa custode di molti reperti di Monti Prama.
«L′ultimo pezzo di braccio di un arciere l′ho consegnato circa tre mesi fa -ricorda – ma le visite della Sovrintendenza sono state moltissime. Nel mio giardino ho custodito per anni un vero e proprio tesoro».
«Lo sanno tutti che per paura si buttavano pezzi di statua nello stagno -spiega Mena Manca Cossu – ma trovare qualcuno che lo ammetta è ormai quasi impossibile»
Zaru contesta anche che la necropoli sia stata scavata integralmente, come denunciano tutti, compreso il prof. Lilliu in diverse interviste (di cui però non abbiamo trovato traccia, e non possiamo dire che sia vero!).
Anche il blog di Andarinu si occupa di quello che chiama il mito di monti prama.
“Le statue di Monti Prama – scrive – non rivoluzionano un bel niente, almeno non oggi.
Sono state scoperte negli anni settanta e pubblicate, a più riprese, almeno a partire dal ‘74. Fino a non molti mesi fa, significativi frammenti di due di queste statue erano esposti a Cagliari, al Museo Archeologico Nazionale, pianterreno, in fondo a sinistra, vicino ai bronzetti di Serri.
Solo che al tempo della loro pubblicazione la moda era diversa da oggi: i profeti della “sardità” allora amavano gloriarsi di quanto fosse stata rustica, rude, militaresca, spartana la civiltà nuragica. Per questo nessuno badò alle statue. La mancanza di cantori non c’entra.
Oggi, epoca di new age, di religione vista dietro ogni angolo, di passione per qualunque cosa sappia di mistero e di irrazionale, tutti sono in visibilio per il santuario eroico del Sinis. La ricerca su quel sito non si e’ mossa di un millimetro. Le statue sono scomparse, sostituite dalla polemica su chi dovrebbe averle ed esporle (a scanso di equivoci: per me devono essere esposte a Cabras, non certo a Cagliari o a Sassari).
Uno stuolo di pennivendoli nostrani e stranieri si affatica a scrivere la cosa piu’ ridicola del mondo: che queste statue sarebbero state nascoste dagli archeologi perche’ i rappresentanti di un fantomatico Sapere Ufficiale non sopporterebbero di vedere crollare le loro teorie in favore di quelle di outsider presunti Don Quijotes che favoleggiano di Atlantide e di Shardana dal cuore ribelle.
Secondo Aradinu invece le statue di Monti Prama retrodaterebbero solo un tipo di scultura mediterranea e al massimo (…) di un secolo (dal VI al VII a.C.). Senza poi farne il nome (chissà poi perchè) Aradinu se la prende con Sergio Frau e le sue ipotesi di Sardegna come Atlantide, ma questa è un’altra storia che poco ci interessa in questa sede.
Molto critiche circa la strumentalizzazione alla quale i giganti di monti prama si sono – loro malgrado – prestati sono le parole di Carlo Tronchetti - Archeologo- ora pensionato, per 30 anni Direttore nella Soprintendenza di Cagliari e di cui 20 alla direzione del Museo Archeologico Nazionale, pubblicate sul blog di Super Tv Oristano.
“Le statue non sono state restaurate in tutti i loro frammenti per i motivi: 1) mancanza di spazio per stendere tutti i frammenti; 2) mancanza spaventosa di fondi da destinare al restauro.
L’interesse della Regione e dei media si è improvvisamente risvegliato solo quando è stato fatto nascere un caso scandalistico. Senza di questo solo grandi orecchi da mercante, promesse vaghe ed aria fritta.”
SeuDeu nel suo blog , in aperta polemica con i toni e gli argomenti usati dagli indipendentisti dell’IRS, pubblica la sua intervista all’archeologo Alfonso Stiglitz nella quele tra le altre cose leggiamo che
“Gli scavi permisero di recuperare in modo scientifico e di mettere al sicuro dai vandali e dai tombaroli alcune migliaia di frammenti, tra statue, betili e modellini di nuraghe, e di evidenziare una necropoli composta da 33 tombe, contenenti ciascuna uno scheletro e pochissimi elementi di corredo. La necropoli fu scavata integralmente e i risultati furono pubblicati immediatamente, anche con dovizia di fotografie. Il primo ampio studio è quello del professor Giovanni Lilliu, edito nel 1977, nella prestigiosa rivista “Studi Sardi”; lo studio venne pubblicato anche come volume a parte e messo in vendita in tutte le librerie, a pochissimo prezzo, quindi accessibile a tutti.
Stiglitz se la prende poi con
“i nostri politici e i nostri giornalisti d’assalto [che] non frequentano i musei, non leggono testi che superino la lunghezza di mezza pagina e non vanno alle conferenze. (…) Credo che siano state nascoste dalla cattiva coscienza dei nostri politici e dei nostri intellettuali d’assalto.
(…) È curioso che oggi che il restauro è finalmente in corso, con i dovuti tempi, si sia mossa una pesante campagna di stampa, di carattere prettamente ideologico, il cui bersaglio non è la scarsa attenzione della Regione Sarda, della Provincia di Oristano, del Comune di Cabras e dei Partiti politici nei confronti della conservazione di questo bene e della località dalla quale proviene, ma gli archeologi (…). L’altra preoccupazione è di tipo più politico, le statue come strumento partitico. Una campagna così virulenta e priva di reali sbocchi politici mi porta a pensare che la realtà della società nuragica interessi poco, ma che interessi di più l’uso partitico e i guadagni politici che questa può dare. Si vuole decidere come scrivere la storia e chi la può scrivere; (…)
Cosa hanno fatto la Regione, la Provincia, il Comune e i partiti politici (…)? Niente. È più facile attaccare gli archeologi, scannarsi su dove esporre le statue, che non attivare politiche concrete per salvare il nostro patrimonio storico (…)
Il sito di Rai Utile, ci informa invece che il venerdì 26 ottobre 2006 c’è stata una trasmissione televisiva dedicata ai nostri giganti. Ospiti l’assessora regionale della cultura Maria Antonietta Mongiu, il giornalista Sergio Frau e Danielle Mazzonis, già direttrice dei Musei Capitolini.
“I Giganti in pietra – si scrive nel lancio di agenzia del programma – tuttora quasi sconosciuti al grande pubblico e solo parzialmente noti agli specialisti, risalgono al VII – VIII secolo avanti Cristo e anticipano lo svilupparsi della grande statuaria mediterranea dei secoli successivi. (…)
Veniamo ora al luogo nel quale oggi si trovano i circa 4800 reperti relativi ai giganti “dopo il trentennale “soggiorno” nei depositi del Museo Archeologico di Cagliari. Si tratta del centro di Conservazione e Restauro della Soprintendenza per i BB.AA. di Sassari e Nuoro, in località Li Punti.
La nuova sardegna del 21 settembre 2007 riportava i termini della vicenda inserendola all’interno di un quadro di Investimenti che avrebbero dato avvio ad un polo collegato al business e al mercato.
“Realtà eccezionale – si dice nell’articolo – Quasi unica nel Mediterraneo. «Una delle poche in Sardegna e in Italia a poter reggere sfide internazionali», dicono gli specialisti.
“È qui che stanno per essere riportate all’antico splendore le maestose statue di Monti Prama. E sempre qui, con strumenti avveniristici, si sottopone ad accurato maquillage una quantità di magnifiche testimonianze del passato: ceramiche, anfore, vasi, ancore, macine, maioliche, cannoni medievali, modellini di nuraghi fatti dai nostri progenitori, perfino una zanna d’elefante di età imprecisata. Ma presto il Centro ospiterà una scuola di alta formazione, corsi professionali, stage. «E a pagamento garantirà lavori per privati e società», spiegano i dirigenti. Oltre che convenzioni con le università e gli istituti di ricerca che s’affacciano sul Mediterraneo. (…) una montagna di filmati e foto (analogiche e digitali). Poi, le aule per la diagnostica e l’archeometria. A seguire, i laboratori per i restauri in senso stretto. E, ancora, depositi sotterranei, una biblioteca specialistica, servizi di supporto. C’è inoltre un’immensa sala espositiva lunga 70 metri, larga 10 e alta 8. «L’ha progettata l’architetto Vanni Maciocco, con un grande corridoio rialzato e un’enorme parete dove saranno visibili i reperti», informa Alba Canu, direttore-conservatore del Centro (che in politica è capogruppo ds nel consiglio provinciale di Sassari).
Dall’articolo emerge che
“Il pezzo forte della collezione restano i 4800 frammenti dei guerrieri di Monti Prama. Più una trentina di busti monunumentali, alti da un 1 metro e 60 a 2.60. E tredici teste di arcieri e pugilatori, non tutte corrispondenti ai tronchi calcarei, alcuni del peso di 4 quintali. (…) Due le scuole di pensiero sull’epoca nella quale furono realizzate le statue, scoperte nel 1974 sopra un’antica tomba in un’area della penisola del Sinis, vicino a Cabras: il IX-X secolo prima di Cristo secondo alcuni specialisti, il VII-VI (sempre a. C.) secondo altri.
Vi lasciamo dandovi una bibliografia dei lavori esistenti sul tema dei Giganti di Monti Prama (in ordine cronologico).
- Giovanni Lilliu, Che cosa ci dicono le grandi statue di Monti Prama in Giovanni Lilliu, La Sardegna, Cagliari, Edizioni della Torre, [1982].
- Giuanni Lilliu, Is *gherreris nuragicus de Monti Prama, in Sardigna antiga : rivista di archeologia, storia, antichità : [rivista del Sotziu archeolozicu nugorese fondata nel 1982] ,P. 14-16.
- Maria Piredda, La grande statuaria di Monti Prama, in Sardigna antiga : rivista di archeologia, storia, antichitW1A0a : [rivista del Sotziu archeolozicu nugorese fondata nel 1982] , P. 23-24.
- Sara Floris, Conservazione e restauro dei manufatti lapidei : il caso delle statue di Monti Prama tesi di dottorato, relatore Raimondo Zucca. Sassari : Università degli Studi, 2003/2004.
- Carlo Tronchetti, Le tombe e gli eroi: considerazioni sulla statuaria di Monti Prama, in Il Mediterraneo di Herakles : studi e ricerche , P. 145-167
- Roberto Sirigu, Le tombe degli eroi nella necropoli di Monti Prama in Darwin. Quaderni ,p. 40-45 A. 2006 , N. 1
- Alfonso Stiglitz, La bella età dei giganti di pietra, in Darwin : bimestrale di scienze , fasc. A. 2006, N. 1
[...] post here Share and Enjoy: These icons link to social bookmarking sites where readers can share and [...]
hwyrx jzuwi zscqwhnpo rycl tpgbe gqtro frnm
Febbraio 14, 2008 a 4:42 pm
Ti aggiungo qualcosa alla bibliografia.
Giovanni Lilliu – La civiltà nuragica.
Liberamente scaricabile qui:
http://www.sardegnacultura.it/j/v/290?v=9&s=7&c=2510&c1=2724&n=1000&na=1&qp=2&p=0