Gennaio 23, 2008
Tempo fa abbiamo intervistato una giovane amministratrice comunale, la quale ci confermava come la realizzazione di un piano urbanistico comunale fosse uno dei punti nodali e critici nell’amministrazione delle piccole realtà comunali.
Mettere una bomba, per cacciare un sindaco che si ritiene scomodo, è un atto che si qualifica da solo, e che non permette di concentrare l’attenzione dell’opinione pubblica sul merito delle questioni.
Se ne prescinde perchè una comunità (o una parte minoritaria di essa) che reagisce in questo modo ci mette davanti ad un altro ordine di problemi: la risposta armata, vendicativa, brutale ad un progetto politico di riforma dell’esistente, porta a riflettere su quanto siano ancora presenti, nelle società sarde di oggi, modalità di risoluzione dei conflitti tra singoli di tipo pre-moderno, arcaico.
Il codice della vendetta - peraltro interpretato malamente negli ultimi decenni - io non lo riconosco, non è la mia legge. Posso studiarlo e comprenderlo. Ma non lo accetto. E anzi lo combatto.
Anche sostenendo e dando pubblicità al coraggio di un sindaco, che non si tira indietro nemmeno dopo le minacce di morte.
Per che quello vale.
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Il sindaco Gino Derosas ha passato la notte in bianco, ha trascorso un’ora con la Digos, ha risposto a mille telefonate di solidarietà e adesso, in tarda mattinata, qui nella sala riunioni del Municipio, viene affettuosamente marcato stretto da assessori e consiglieri di maggioranza.
«Quando noi siamo arrivati, un anno e mezzo fa - spiega il sindaco - ci siamo subito impegnati a predisporre questo indispensabile strumento di governo del territorio. Abbiamo scelto un tecnico di Sassari che non può certo subire pressioni e abbiamo inaugurato un metodo trasparente, per portare il progetto fuori dalle segrete stanze, coinvolgendo i cittadini in pubblici dibattiti. È evidente che tutto questo - sottolinea Derosas - dà fastidio a chi era abituato a fare soltanto i propri interessi». Il Puc, dice il sindaco, «potrebbe essere pronto tra meno di un anno, forse prima dell’estate».
DEMOLIZIONI. Il mal di pancia di Orosei non è certo cominciato adesso, con le prime demolizioni di mansarde vista mare e di casupole di campagna. È cominciato quando, se si va a vedere bene, l’amministrazione ha annunciato che avrebbe battezzato il piano regolatore. Giusto un anno e mezzo fa il sindaco si vide recapitare una busta di arance infarcite di pallottole. Nel biglietto di accompagnamento, un’intimazione a scongiurare l’arrivo delle ruspe, “altrimenti noi butteremo giù le vostre case”. «La verità è che ora questa situazione viene strumentalizzata da chi - conclude il primo cittadino - non ha niente a che vedere con le demolizioni». PIERA SERUSI
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Tags: orosei, bombe al sindaco