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Archive for Gennaio 2008

[Nuraminis] Come eravamo

Gennaio 30, 2008 reginamadry 8 commenti

La ragazza si chiamava Maddalena. Aveva occhi azzurri e proveniva da una terra operosa e povera, in cui tutti lavoravano e se necessario emigravano, anche le donne, anche da sole.  Era il 1940 o giù di lì e per una “signorina” di una certa età essere nubile equivaleva al marchio triste della zitella. Ma per lei i problemi erano altri: lavorare e guadagnarsi il pane, forse anche emanciparsi, o forse nemmeno ci si pensava, ai tempi, alle questioni di emancipazione: si faceva la valigia e via.

Dal piccolo paese del Veneto alla Sardegna, con i suoi quaderni di appunti, il diploma di ostetrica preso all’Università e due gambe buone che le sarebbero servite, negli anni successivi, per muoversi in bicicletta fra i paesi del Campidano. Anche allora esistevano forme di precariato: prima di vincere il concorso per “ostetrica condotta” Maddalena, che tutti chiamavano Emma, lavorò diversi anni come “interina”, pedalando tra Monastir, Ussana, Samatzai, infine Nuraminis.

Quando qualcuna doveva partorire, spesso era il relativo marito che si presentava a casa di Maddalena, anche nel cuore della notte, per accompagnarla dalla moglie in travaglio; altre volte ci pensava da sé, abituata a fare da sola. E come sarebbe potuto essere diverso? I suoi fratelli erano rimasti in Veneto, con le loro famiglie; lei, Maddalena, aveva preferito oltrepassare il mare, in viaggio verso una terra ancora vergine e bisognosa, da cui oggi i ragazzi che potrebbero essere suoi nipoti scappano, stremati dalla disoccupazione, dalla frustrazione, anche se talvolta accade che la molla sia semplicemente il desiderio di vedere il resto del mondo.

Emma a Nuraminis trovò anche un marito: lui si chiamava poeticamente Virgilio, e faceva il “daziere”: ossia l’esattore. Si sposarono nel 1948, pochi giorni prima di Natale, vivendo poi insieme serenamente per circa 19 anni, fino alla morte improvvisa di lui. Lasciava Emma e una unica figlia dal nome un po’ curioso, ereditato da una nonna o una cugina lontana. Nel frattempo i bambini continuavano a nascere nel loro paese e in quelli vicini, e qualcuno ancora la ricorda, “la signora Emma”, che accoglieva i nuovi nati nelle case, perché allora non era ancora tanto facile né comodo raggiungere l’ospedale, e l’ostetrica rappresentava il presidio medico più vicino e immediato.

La sua esperienza fece la differenza anche quando, nella grande casa di Nuraminis, nacque la sua prima nipote, che forse anche per quel primo abbraccio la pensa spesso con un po’ di nostalgia.

Sempre di aliga si tratta…..

Gennaio 29, 2008 Giorgio Lascia un commento

Al peggio non c’è mai limite, anche quando si pensa di aver toccato il fondo si scopre che c’è ampio margine per un ulteriore sprofondamento.
Leggo su un quotidiano di oggi che (udite udite) il presidente del Cagliari Massimo Cellino è stato inquadrato dalle telecamere di Sky mentre avrebbe urlato, durante la partita Cagliari-Napoli, “Napoletani bastardi”. La cosa, di per se stessa non è una notizia, allo stadio si sente molto di peggio urlato da entrambe le parti senza distinzione di ruoli.
La notizia è che tale Angelo Pisani, presidente dell’associazione “Noiconsumatori.it” sia (e)saltato su chiedendo un risarcimento di 1000 (????) euro per ciascun tifoso napoletano per (cito testualmente) “Per tutti i danni esistenziali ed il buon nome dei tifosi napoletani”.
Ma non finisce qui, difatti anche (udite udite) la senatrice di Forza Italia, tale Maria Burana Procaccini (che, evidentemente al Senato non ha niente altro di meglio da fare) è pronta a denunciare “l’istigazione alla violenza” perpetrata dal presidente Cellino con una simile frase. Parla, ovviamente (cito) “Come parlamentare, come insegnante, come educatrice e come madre”, tuonando contro il gravissimo insulto profferito da Massimo Cellino considerato come esempio perfetto di una dirigenza maleducata che incita alla violenza.
Difatti sia il Pisani che la Burana Procaccini sono abituati ad usare termini come “perdinidirindina, accipicchia, perbaccolina, eccetera (vedere e sentire la seduta del Senato di qualche giorno orsono per conferme).
Oddio, passi un Angelo Pisani che ha trovato un’idea originale per cercare di fare soldi ma una senatrice della Repubblica che prende simili posizioni mi da da pensare.
Da pensare che proprio lei e la sua categoria, dopo l’ultimo exploit durante il voto sulla fiducia al Governo, dovrebbe stare zitta perchè di danni al nostro Paese ne hanno già fatto abbastanza con il loro comportamento.
Dato che questo Angelo Pisani (presumo tifoso napoletano) vuole un risarcimento di 1000 euro per ogni tifoso napoletano,
proporrei di chiedere ai componenti del Senato Italiano lo stesso risarcimento
A TUTTI GLI ITALIANI
per “Tutti i danni esistenziali ed il buon nome dei cittadini italiani creati dal comportamento ignobile tenuto dai Sigg. Senatori“.
Facciamo una raccolta di firme?

Categories: cAgLiaRi

Citazioni di bufala

Gennaio 25, 2008 Giorgio 3 commenti

Ieri sera, in quell’ignobile riunione al Senato, il nostro (si fa per dire) impareggiabile senatore Mastella si è lanciato  nella citazione
di una poesia di (secondo lui) Pablo Neruda che riporto:
Lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi.
Chi non cambia la marca, chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.

Bene, sarà perchè da buon campano ama i suoi prodotti, invece di recitare (sic!)
una poesia di Neruda, ha proposto un prodotto affermato della sua regione:
la bufala (senza mozzarella).

Infatti, se leggete qui, avrete la conferma di quanto asserisco:
http://diarioperinaviganti.blogspot.com/2007/01/lo-diceva-neruda.html
Morale: ciascuno dà quel che ha.
Siamo messi male….

I cacciatori di teste

Gennaio 25, 2008 Giorgio 3 commenti

Confesso di trovarmi in una posizione grottesca: difendere (si fa per dire) un personaggio come Mastella per quanto è venuto fuori ultimamente riguardo all’argomento lottizzazioni.
Difendere nel senso che non sono d’accordo sul fatto che venga additato come la madre (pardon, padre ?!) di tutta la malapolitica della lottizzazione dei partiti.
Sia ben chiara una cosa: personaggi del genere dovrebbero essere mandati a casa a coltivare l’orto (non prima di aver rifuso i danni arrecati all’Italia), però una cosa giusta l’ha detta: “Così fan tutti”.
Partendo da questa affermazione, vera come non mai, mi suona molto ipocrita tutta questa crociata contro il malgoverno mastelliano.
Come se il concetto di lottizzazione politica l’avesse inventato l’impareggiabile Mastella.
Affermando tale concetto si farebbe assurgere al rango di genio chi genio non è.
Però è sacrificabile, nel senso che con l’uno e rotti percento di voti ottenuti rappresenta se stesso e qualcun altro e quindi sull’altare del sacrificio lo si può portare evitando che l’opinione pubblica si concentri sugli altri.
E gli altri?
Ebbene si, e con gli altri cosa facciamo? Finta di nulla o versiamo un camion di sabbia sull’argomento?
Perchè la lottizzazione politica è sempre esistita e tutti i vari politici  che oggi sparano giudizi da qualche salotto televisivo sul mastelliano comportamento di scheletri nell’armadio delle lottizzazioni ne hanno sicuramente da vendere.
Nel disgusto generale che provo ogniqualvolta che un politico apre bocca (la sensazione è bipartisan), il disgusto più disgustoso (scusate il bisticcio di parole) lo provo quando sento politici che vorrebbero proporre leggi che regolino questo malaffare.
Ma quando mai si metteranno d’accordo e quando mai faranno una cosa del genere? Forse quando Pasqua si festeggerà il lunedi?
Ciascuno di noi sa che senza uno sponsor politico non si riesce nemmeno a pagare una bolletta, figuriamoci fare qualcos’altro.
Per meglio capire il concetto, rispolvero un vecchio detto che girava in RAI neanche tanto tempo orsono:
si diceva che su 10 assunti, 9 erano raccomandati ed uno era bravo.
Ricordo ai tempi in cui ero giovane ed illuso che esistesse una meritocrazia, mi recai a colloquio presso un ente per proporre la mia assunzione ritenendo di avere le qualità adatte; orbene, non mi fu chiesto un curriculum, bensì di quale partito avessi la tessera.
Non capendo bene all’epoca come giravano le cose, mi indignai e preferii lasciar perdere ed intraprendere la libera professione.
Oggi, a distanza di decenni, nulla di nuovo sotto il sole.
Si assiste sempre al solito valzer in cui chi fa parte del “giro”, trova sempre una poltrona ed una scrivania, chi non ne fa parte guarda.
Si dice anche che, in fondo, ce lo meritiamo perchè nessuno ha mai denunciato questi soprusi.
Balle.
Di denunce su questo andazzo disgustoso ne sono state fatte, eccome, ma per una ragione o per l’altra tutto è stato coperto da una spessa coltre di silenzio. D’altronde in un paese dove i partiti nominano le persone di loro fiducia dentro le strutture, vi sembra verosimile che queste persone vadano contro i loro interessi andando a (eventualmente) perseguire coloro i quali gli hanno fatto avere la poltrona?
Si dirà anche che, nel resto del mondo le raccomandazioni vengono usate.
Verissimo, però vengono raccomandate le persone ritenute valide. D’altronde il mestiere di “Head Hunter” (cacciatore di teste, inteso come cervelli validi) è nato nei paesi piu’ avanzati di noi (USA, UK, Francia, Germania, ect) e, visti i risultati, funziona.
In Italia invece i partiti interpretano in maniera originale il concetto di raccomandazione, diventando Head Hunter in senso generalizzato:
cacciatori, sì di teste.
Ma vuote.
Ed è questo che ci sta portando alla rovina.
Un vostro commento sull’argomento sarebbe graditissimo.

Categories: NOTIZIE CATTIVE

[Archivi memorie identità] I Giganti di Monti Prama

Gennaio 24, 2008 Giampaolo 6 commenti

Cosa sono i Giganti di Monti Prama? E che fine hanno fatto? Sul video che pubblichiamo oggi, qualche risposta.

Personalmente non conoscevo l’esistenza di queste statue che hanno, a quanto pare, una rilevanza notevolissima. Se dovessero trovare conferma i primi riscontri sulla datazione delle statue, risulterebbe infatti che la Sardegna sia stata la prima terra (attualmente è la Grecia) ad avere la capacità di realizzare statue di quelle dimensioni.

E tuttavia, dopo trent’anni perchè non se ne sa ancora nulla?

Sicuramente cercheremo di saperne di più. Tuttavia, chiediamo a chi ci legge di segnalare questo video (si trova anche su youtube digitando teleindipendentzia) e di collaborare perchè questa notizia, quello che sembra un ritardo, una mancanza imperdonabile sia incrementato il dibattito ( peraltro già iniziato e di cui vi daremo conto).

Ringraziamo Andrea Mameli, per la segnalazione.

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[Oristano] Sartiglia 2008

Gennaio 24, 2008 Giampaolo 1 commento

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CALENDARIO SARTIGLIA 2008

SABATO 2 FEBBRAIO 2008 – FESTA DELLA CANDELORA

Ore 12,00 Nomina de Is Componidoris presso le loro abitazioni

DOMENICA 3 FEBBRAIO 2008

Ore 10,00 Inizio del Bando dell’Araldo nel centro storico della città.
Ore 12,00 Sede del Gremio dei Contadini – Vestizione de su Componidori in via Aristana.
Ore 13,00 Sfilata del Corteo.
Ore 13,30 Via Duomo – Corsa alla stella.
Ore 17,00 Via Mazzini – Evoluzioni acrobatiche delle Pariglie.
Ore 19,00 Sede del Gremio dei Contadini – Svestizione de su Componidori.

MARTEDÌ 5 FEBBRAIO 2008

Ore 10,00 Inizio del Bando dell’Araldo nel centro storico della città.
Ore 12,00 Sede del Gremio dei Falegnami – Vestizione de su Componidori al Lavatoio in piazza San Martino.
Ore 13,00 Sfilata del Corteo.
Ore 13,30 Via Duomo – Corsa alla stella.
Ore 17,00 Via Mazzini – Evoluzioni acrobatiche delle Pariglie.
Ore 19,00 Sede del Gremio dei Falegnami – Svestizione de su Componidori.

Ulteriori informazioni su
http://www.fondazionesartiglia.info

grazie a Sambu per la segnalazione

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Categories: aPpuNtAmEnTi

[Orosei] «Dimissioni? Neanche dopo cento bombe»

Gennaio 23, 2008 Giampaolo Lascia un commento


Tempo fa abbiamo intervistato
una giovane amministratrice comunale, la quale ci confermava come la realizzazione di un piano urbanistico comunale fosse uno dei punti nodali e critici nell’amministrazione delle piccole realtà comunali.

Gli interessi in campo conducono a contrapposizioni frontali, alle quali in qualche caso, coloro che sono privi di ragione, ragioni o argomenti, rispondono nei modi che non sono tipici di persone civili e rispettabili.

Mettere una bomba, per cacciare un sindaco che si ritiene scomodo, è un atto che si qualifica da solo, e che non permette di concentrare l’attenzione dell’opinione pubblica sul merito delle questioni.

Ad un sindaco che viene minacciato di morte a causa della sua attività politica e amministrativa, si deve infatti esprimere tutta la solidarietà possibile, a prescindere dal merito della sua azione politica.

Se ne prescinde perchè una comunità (o una parte minoritaria di essa) che reagisce in questo modo ci mette davanti ad un altro ordine di problemi: la risposta armata, vendicativa, brutale ad un progetto politico di riforma dell’esistente, porta a riflettere su quanto siano ancora presenti, nelle società sarde di oggi, modalità di risoluzione dei conflitti tra singoli di tipo pre-moderno, arcaico.

Il codice della vendetta – peraltro interpretato malamente negli ultimi decenni – io non lo riconosco, non è la mia legge. Posso studiarlo e comprenderlo. Ma non lo accetto. E anzi lo combatto.
Anche sostenendo e dando pubblicità al coraggio di un sindaco, che non si tira indietro nemmeno dopo le minacce di morte.
Per che quello vale.

********

Il sindaco Gino Derosas ha passato la notte in bianco, ha trascorso un’ora con la Digos, ha risposto a mille telefonate di solidarietà e adesso, in tarda mattinata, qui nella sala riunioni del Municipio, viene affettuosamente marcato stretto da assessori e consiglieri di maggioranza.

«Non mi dimetterò né adesso, né dopo cento bombe», assicura con un sorriso stanco. «Sa cosa penso? Che le demolizioni siano un pretesto. Qui c’è una strategia precisa di chi punta a creare tensione nella speranza che cada la mia giunta».
La seconda bomba è arrivata lunedì notte a stretto giro di posta, a soli tre giorni dall’esplosione che ha devastato la villetta di un vicino di casa dei genitori del primo cittadino. Questa volta gli attentatori non hanno sbagliato indirizzo e hanno voluto risparmiare gelatina: per far arrivare il messaggio poteva bastare una miccia detonante difettosa, sistemata davanti al portone dell’abitazione del sindaco, in pieno centro storico a Orosei. La miccia ha cominciato a bruciare, ma si è subito spenta. «Io non ero in paese. È stato un passante ad avvisarmi al telefono. Mi sono accertato che mia moglie non fosse in casa e ho subito chiamato i carabinieri».TENSIONE. E adesso la cappa di tensione che pesa sul comune dove la Procura ha dato il via alle demolizioni di quarantatré mansarde, cucinotti, gabinetti e capannoni abusivi - diventa il tema di un fascicolo scottante che è finito dritto sul tavolo del Ministero dell’Interno. Il sindaco ha ricevuto sostegno e incoraggiamento dal prefetto di Nuoro Antonio Pitea, ma il rappresentante del governo non ha potuto nascondere una grande preoccupazione.«È evidente che c’è qualcuno che sta sfruttando la situazione per destabilizzare, per costringermi a lasciare l’incarico. Ma sia chiaro - ripete il primo cittadino di Orosei – io non mi dimetterò». È il Puc, il piano urbanistico comunale, la ragione del mal di pancia di un paese sul mare che d’estate passa da seimila a trentamila abitanti, e dove gli interessi sono tanti, troppi. Qui – dove in dieci anni, dal ‘91 al 2001, si è registrato un balzo demografico di mille residenti, e dove oggi si contano 2000 famiglie e 4000 case – il piano regolatore era fermo da venticinque anni.

«Quando noi siamo arrivati, un anno e mezzo fa – spiega il sindaco – ci siamo subito impegnati a predisporre questo indispensabile strumento di governo del territorio. Abbiamo scelto un tecnico di Sassari che non può certo subire pressioni e abbiamo inaugurato un metodo trasparente, per portare il progetto fuori dalle segrete stanze, coinvolgendo i cittadini in pubblici dibattiti. È evidente che tutto questo – sottolinea Derosas – dà fastidio a chi era abituato a fare soltanto i propri interessi». Il Puc, dice il sindaco, «potrebbe essere pronto tra meno di un anno, forse prima dell’estate».

DEMOLIZIONI. Il mal di pancia di Orosei non è certo cominciato adesso, con le prime demolizioni di mansarde vista mare e di casupole di campagna. È cominciato quando, se si va a vedere bene, l’amministrazione ha annunciato che avrebbe battezzato il piano regolatore. Giusto un anno e mezzo fa il sindaco si vide recapitare una busta di arance infarcite di pallottole. Nel biglietto di accompagnamento, un’intimazione a scongiurare l’arrivo delle ruspe, “altrimenti noi butteremo giù le vostre case”. «La verità è che ora questa situazione viene strumentalizzata da chi – conclude il primo cittadino – non ha niente a che vedere con le demolizioni». PIERA SERUSI

L’Unione Sarda – mercoledì 23 gennaio 2008 11:38 – Il sindaco di Orosei: «Dimissioni? Neanche dopo cento bombe»

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Categories: RASSEGNE STAMPA, oROsEi

[cagliari] Riccardo Caria Story: la mail è stata cambiata e ora c’è pure un’interrogazione parlamentare.

Gennaio 22, 2008 Giampaolo 6 commenti
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Nelle ultime ore ne sono successe delle belle. Nonostante appaia ormai a molti (i più) che la mail di Riccardo Caria sia una bufala, questa continua a mietere “vittime”.

Dopo qualche giorno di silenzio – seguito anche al dibattito che si è acceso su questo blog – il presunto pestato (è sempre solo una la persona che parla e scrive, mentre l’altra citata nel racconto è sparita e, a quanto ci risulta, non è mai comparsa in nessun dibattito sulla rete).

La cosa “strana” di queste ultime ore è che la mail originaria non gira più: ne circola invece una nuova versione riveduta e corretta: sempre a firma Riccardo Caria questa nuova versione, per molti aspetti, cambia e perfino contraddice quanto scritto in precedenza e pubblicato anche in questo blog.

La nuova denuncia-mail è stata pubblicata su vari siti, tra cui anche il myspace dedicato a Beppe Grillo (che ha moltissimi contatti giornalieri: dunque è evidente il tentativo di dare alla nuova mail la più grande diffusione possibile).

Il “caso” è perfino stato fatto oggetto di un’interrogazione parlamentare presentata dal Sen. Fernando Rossi, che chiede al governo notizie sul presunto brutale pestaggio.

Perchè la prima versione del racconto è stata cambiata?
La sensazione è che tutti questi tentativi di rafforzare la credibilità di questa denuncia siano in realtà gli strumenti migliori per indebolirla, rendendo palese ai più quello che in questo blog si è tentato – forse sbagliando – di dimostrare: che è tutta una montatura.

Convinzione che, ormai, non siamo gli unici ad avere.
Detto questo, (ribadiamo il concetto ancora una volta) siamo sempre pronti a pubblicare ogni prova che dimostri che ci siamo sbagliati.

In assenza di queste, staremo a vedere cosa risponderà il Governo (se non cade prima) e quale verità verrà fuori dalle indagini che sono nel frattempo partite.

Aggiornamenti dell’ultim’ora

 

- mio cugino, mio cugino.

- da SeuDeu: Ricevo da parte del Senatore Fernando Rossi, da me contattato per email la precisazione sulla sua richiesta di interrogazione parlamentare riguardo la veridicità della mail del Caria:”Al di là del condizionale “d’obbligo” che ho utilizzato, il passaggio relativo nel contenuto. dell’interrogazione in effetti è chiaro: ho chiesto al Governo “se i fatti corrispondano al vero”. Non ho certezze e vorrei che me ne fossero date. Fernando Rossi”

- da SeuDeu: A quanto pare non sono il solo che ha fatto qualche ricerca sul Caria. Leggete qui

 

 

 

    [Sardegna-Italia] Ci vorrebbe una accabbadora

    Gennaio 22, 2008 reginamadry 10 commenti

    In tempi passati, s’accabbadora era la figura, socialmente riconosciuta nella comunità del paese sardo, che poneva fine alle sofferenze del malato terminale, per cui non c’era più nulla da fare. Un lavoro ingrato, svolto con pietà e velocità; un atto che la comunità intera accettava come necessario per mettere fine a una vita già finita.

    L’accabbadora non “uccideva”, semmai poneva fine all’agonia: chiamata dalla famiglia del malato arrivava nella notte e dopo avere fatto allontanare i parenti dalla stanza dell’infermo praticava l’eutanasia con un cuscino o tramite un colpo secco del “mazzolu”, martelletto dall’impugnatura in legno d’olivastro. La chiamavano sa morte durche, la morte dolce: l’accabbadora non veniva pagata, ma ricompensata dalla famiglia con cibo o simili.
    La “buona morte” non era intesa come giusta o gradevole, ma come “utile”, che cioè poneva fine alle sofferenze del malato e all’impegno gravoso dei familiari. 

    Di fronte a questo governo palesemente in agonia, potrebbe essere forse il pasciuto Mastella la nostra femmina accabbadora?

    A questo punto, lo spero. Qualsiasi cosa pur di mettere fine a questo tormento che va avanti da mesi, in cui la maggioranza che non c’è si ostina a stare inchiodata alle loro poltronissime, nel frattempo non facendo nulla di quello per cui li si era votati: i patti di unione civile, la riforma delle leggi sul lavoro flessibile, la legge elettorale, il conflitto d’interesse, la legge sulla fecondazione assistita, ma invece genuflettendosi davanti a preti e industriali, prendendo in considerazione ipotesi di moratorie sull’aborto e contando i morti sul lavoro a grappoli (ma il cordoglio è tanto, ed è tanto sincero, tutti strillano allo scandalo, e amen). 

    Personalmente spero che stavolta sia quella buona per assestare il colpo mortale, così almeno chi ci ha creduto smetterà di soffrire!

    [cAGLiAri] La Capitale del Mediterraneo?

    Gennaio 18, 2008 ilarifoz 2 commenti

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    È qualche tempo che faccio su e giù per l’Italia, per motivi ormai noti ai più cari, e proprio mentre mi accingo a salutare la città più romantica del Veneto mi interrogo sulla lettura che accompagnerà il mio lungo viaggio verso la Capitale.

    Le edicole mi catturano sempre coi giornali belli in vista, strategicamente ideati per rapirti coi colori forti delle copertine.

    Il mio sguardo si appoggia su un sottotitolo: caratteri in noir su prima pagina verde fosforescente “La nuova vita di Cagliari, un futuro da protagonista” preso a braccetto con uno scorcio del capoluogo sardo che mi inonda di saudade.

    Compro Geo, numero 26, febbraio 2008.

    Mi accomodo e inizio a sfogliare il giornale. Parto dalla 76, sfoglio, sfoglio e ancora sfoglio e arrivo a pagina 89.

    13 pagine di racconti, documenti, riferimenti a fatti, persone e avvenimenti che incuriosiscono chi non conosce e regalano piacere a chi sente la terra lontana, ma in continuo dinamismo.

    Architettura e progetti di trasformazione urbanistica, letteratura, musica, arte, scienza e, perché no buona cucina.

    Cagliari capitale del Mediterraneo, punto d’incontro tra Maghreb e Europa?

    Pare di si a quanto riferiscono dati e osservatori. Eventi internazionali. E poi citazioni di ogni tipo a partire da chi ci ha apprezzato in passato come D.H. Lawrence, a chi investe su di noi per il futuro, come Zaha Hadid e Rem Koolhaas, Paulo Mendes da Rocha e Jacques Herzog. Da chi si trasferisce come Massimo Carlotto, a chi ci stava come Sergio Atzeni, a chi crea ora come Giorgio Todde e Milena Agus. Tra le righe parlano i registi Pau e Cabiddu e ancora … filologi come Giuseppe Marci, voci conosciute come Elena Ledda e opere d’arte sonore come quelle di Sciola . Persino una giovane Manuela Fiori organizzatrice del Festival Tutte storie per un pubblico di lettori giovanissimi.

    Insomma, invece che su un ES delle ferrovie dello stato mi sembra di esser in viaggio, di rientro dalla mia breve settimana di studio a Cagliari, come spesso accadeva sino a pochi anni fa.

    Il pezzo può piacere o non piacere, ma grazie alle pagine di Irene Merli e le foto di Daniele Dainelli, sono tornata un po’ più vicino a casa..e a volte se ne sente proprio l’esigenza!

    [Cagliari] Cosa succede in città

    Gennaio 18, 2008 Giorgio 27 commenti

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    Secondo la teoria delle probabilità, due coincidenze sono troppe.
    E proprio a causa di ciò invece di continuare a sviscerare il caso della mail truffa con gli aggiornamenti del caso, ho deciso di riflettere sugli “effetti collaterali” di questa notizia.
    La grande domanda che mi sto ponendo da stamane è:cosa c’è realmente dietro questa mail truffa?
    E’, come ritenevo si trattasse, una stupidata da scriteriati oppure c’è qualcos’altro dietro ed anche importante?
    Il sospetto di esserci imbattuti in qualcosa di “scomodo” ha iniziato a venirmi ieri sera per poi essere confermato tra stanotte e stamattina.

    Due gli avvenimenti che mi lasciano perplesso:
    1- Il modo in cui riesco ad avere le notizie
    2- Gli attacchi al Blog SuBarralliccu

    Partiamo dall’inizio.
    Man mano si sta andando avanti in questa vicenda, vengono fuori (com’è logico aspettarsi) conferme e smentite.
    Ciò che mi lascia perplesso è che tutti coloro con cui ho parlato mi hanno chiesto espressamente di non essere citate.
    Per chi fosse digiuno delle prassi giornalistiche, la figura dell’informatore che chiede di non essere citato è normale; questo vuol dire che il giornalista ha parlato con la fonte (di solito registra il colloquio per sicurezza) ma non è tenuto a rivelarne l’identità. Questa prassi è riconosciuta anche a livello legale. Non è la prima volta che mi imbatto in persone informate dei fatti che chiedono di essere protette dall’anonimato ma quelle erano altre storie ben piu’ grosse (penso) di questa.

    Per farla breve, ho rintracciato due addetti dell’agenzia di vigilanza situata di fronte al parcheggio dove si sarebbe svolto il pestaggio (campo visivo perfetto sulla scena) che erano in servizio la sera del presunto pestaggio cioè venerdi 11 Gennaio 2008.

    Orbene, queste due persone mi hanno confermato che nel lasso temporale tra le 21.00 e le 00.00 nell’area del parcheggio e zona prospiciente non è avvenuto nulla di rilevante. Quindi o questi poliziotti avevano il dono dell’invisibilità o il Caria si è inventato tutto. Mi hanno però chiesto di non essere citati nell’articolo.

    Poc’anzi mi hanno comunicato che le camere di sorveglianza che dovrebbero confermare la storia non hanno registrato nulla e l’addetto di turno non ha notato nulla. Stessa richiesta di non essere citati.

    Per cui, allo stato attuale, considerando che sul sito una certa Lucia ha dichiarato di essere stata presente sul luogo all’ora indicata e non aver visto nulla di rilevante e, considerato anche che l’unico testimone oculare a favore del Caria è irrintracciabile, la mail del pestaggio è un falso.

    A meno di non vivere fuori da qualsiasi contesto civile, però, salta immediatamente agli occhi che queste richieste di anonimato, probabilmente, potrebbero nascondere qualcosa.
    Proviamo a fare delle ipotesi.

    1- Queste persone hanno paura di ritorsioni da parte di chissà chi ma, qundi, in questo caso ci siamo imbattuti veramente in qualcosa di grosso che incute timore al punto di voler mantenere l’anonimato e, sinceramente, mi sembra un po’ troppo (o almeno spero).

    2- Questa vicenda (gravissima da qualunque parte la si guardi) ha dato vita a delle indagini su larga scala e quindi vi siano alcune cose (e persone) che non devono essere troppo pubblicizzate. In questo caso tutto questo sarebbe sensato poichè, si, è il caso che l’opinione pubblica sappia come sono andate realmente le cose ma, per i vari meccanismi investigativi (prima) ed istruttori (poi), tutti i dettagli e le persone devono essere tenuti segreti sino a fine indagini.
    Tecnicamente, in questo caso si tratterebbe di “notizie non autorizzate” o “fuga controllata (?) di notizie” ovvero notizie e basta, senza la prova legale di quanto affermato che arriverà in un secondo tempo.

    3- Si cerca di nascondere qualcosa generando confusione immettendo notizie contradditorie per disorientare l’opinione pubblica. Ipotesi che, secondo me, fa acqua da tutte le parti, così come la notizia sorgente (la mail).

    Il secondo fatto, molto grave, è l’attacco al sito.
    Ci siamo accorti che qualcosa non quadrava verso le 23 di ieri notte quando ho cercato di postare un commento e non succedeva nulla; un controllo sull’ultimo post pubblicato mi dava un buco temporale di quasi due ore; un rapido controllo ci permetteva di verificare che veniva bloccato l’articolo principale mediante un attacco di spam che impediva la pubblicazione in rete dei post, generando la sensazione che il blog non funzionasse. Una rapida pulizia effettuata in più riprese ha minimizzato il problema.

    D’altro canto siamo riusciti ad identificare gli IP di partenza dello spam ed abbiamo allertato immediatamente la BSA (il server è in territorio USA) e la Polizia Postale e le indagini sono in corso.

    Ma. al di là di queste cose, resta il fatto sconcertante dell’attacco al sito.
    Sorge spontaneo pensare: Stiamo dando fastidio a qualcuno? Qualcuno ha paura di quello che potremmo scoprire? Cosa c’è realmente dietro? E’ una bravata? C’è dell’altro?
    Allo stato attuale non ho idee che giustifichino tale azione anche se, come dicevo all’inizio dell’articolo, secondo la teoria delle probabilità, due coincidenze sono troppe.
    Chissà…

    [cAgliARi] Verità o Bufala? Il dibattito sulla mail di Riccardo Caria.

    Gennaio 17, 2008 Giampaolo 71 commenti

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    Da diverse ore (o giorni) circola in rete una mail che è stata scritta da un certo Riccardo Caria.
    E’ una vera e propria denuncia di un’aggressione da parte della polizia subita dallo stesso nei giorni dei disordini a Cagliari.
    Un nostro autore (Kirk) ha pubblicato la lettera nel nostro blog.
    Un altro (Seu Deu) dopo una serie di verifiche, ha risposto confutandola punto per punto: mostrando che si tratterebbe sostanzialmente di una montatura.
    Moltissimi altri blog di tutta Italia hanno pubblicato la mail, perfino il Giornale di Sardegna di oggi la riporta, sebbene in parte modificata.

    Tuttavia, i nostri appunti hanno suscitato non poche reazioni (in gran parte positive e di sostegno) e e lo stesso autore della mail-denuncia si è fatto vivo rispondendo a Seu Deu.

    Si è così aperto un dibattito, che è tuttora attivo sul blog, e del quale vi facciamo un rapido sunto, invitandovi però a fare le vostre verifiche, a farvi – anche e soprattutto con fonti diverse dalla nostra – una vostra opinione su quanto è stato raccontato.

    Noi proponiamo un punto di vista, l’idea che la mail sia una montatura, ma siamo pronti a pubblicare tutte le prove che dimostrino che sia vero il contrario.
    Facciamo questo per mostrare come sia facile pubblicare qualsiasi cosa sui giornali (in questo caso ilSardegna) senza che la notizia sia stata verificata con fonti certe e documentabili.
    È difficile dare conto di un dibattito molto lungo, ma cercherò di farlo utilizzando le parole di chi vi ha preso parte.

    Apre Seudeu denunciando come “ci sono cascati anche quelli de ilSardegna. Mezza pagina a pag 21 ed oltretutto hanno anche modificato la storia da come è stata postata in origine. Cose da non credere”.

    Subito dopo interviene l’autore della mail-denuncia Riccardo Caria scrivendo: “Leggevo la smontatura della mail, visto che l’ho scritta io. Non c’è che dire, un mare di fesserie scritta l’una dopo l’altra per il solo gusto di sentirsi un grande investigatore, il Sherlock Holmes dei poveri. Si, Riccardo Caria sono io e confermo tutto quello che ho scritto nella mail. (…) il tutto è successo dentro il parcheggio CIS, lontano dagli scontri e li non c’era ancora nessuno, ma qualcuno ha sicuramente visto.
    Inoltre le telecamere del parcheggio devono aver filmato la cosa, quindi andiamo avanti. Punto secondo, i poliziotti NON sono usciti dal LAND ROVER (…). Punto terzo, se ti picchiano al costato e alla schiena con un manganello fatto da un’anima di legno e ricoperto di gomma credi che ti possano uccidere? Se forse fossi meno pronto a giudicare gli altri e più attento a come stanno le cose avresti visto i vari video che girano, dove ci sono giovani che le prendono da 5 agenti contemporaneamente e restano in piedi; questo dimostra che una prognosi di 3 giorni è plausibile, tanto più che ho il referto medico.
    (…) Il punto più importante però è che io NON odio le forze dell’ordine, NON ce l’ho con loro. Anzi, sono sempre stato un loro sostenitore e anche il giorno ero contento che andassero a prendere i teppisti, quelli veri che erano li. Però hanno preso me, senza che avessi fatto nulla. E ora chiedo giustizia, non vendetta
    “.

    Seudeu replica a stretto giro e avanzando una proposta : “Mettiamola così: tu tiri fuori le prove di quello che asserisci e ti pubblico tutto, anzi, ti dirò di piu’. Ti aiuto ad avere quella giustizia che meriti se è vero quel che ti è successo. Ma concedimi di dubitare fortemente di quello che affermi: sappi che prima di scrivere ho, come mio solito fare, effettuato parecchie indagini in merito e non è scaturito nulla. Nessun testimone oculare, nessun intervento di Polizia, nulla di nulla. (…). Aspetto di vedere il tuo referto (e i lividi) che comprovino quanto asserisci”.

    Riccardo Caria replica a tono proponendo la scannerizzazione del referto e l’invio a SEuDeu. “La maggior parte delle contusioni – aggiunge – sono ovviamente passate: ti ho già spiegato come funziona il manganello, è in gomma ed è fatto appositamente per non lasciare segni. (…) il tutto è accaduto di fronte alla Vigilanza Sardegna, quindi li non c’era nessuno a filmare alle 23.30, proprio perché gli scontri erano altrove (…)”

    Seudeu torna ad insistere sulle contraddizioni del racconto di Caria: “(…) spiegami questa (l’hai scritta tu): “Nel frattempo fuori dalla camionetta inizia ad arrivare della gente, probabilmente allibita da quanto stava accadendo. Un signore si avvicina al finestrino e chiede all’agente se quello che stava accadendo fosse giusto, che noi avevamo ragione, che dovevano lasciarci andare.” Dove sono finite queste persone? (…) Nella tua risposta hai invece affermato che non c’era nessuno. Che fai, ti contraddici?

    Riccardo Caria replica a tono: Ovvio che non mi contraddico, (…) La gente è iniziata ad accorrere e infatti dopo sono scese le persone “sfollate”. (…) e un uomo ha parlato coi poliziotti chiedendogli cosa stessero facendo. Io non lo so che fine abbia fatto quest’uomo e le altre persone che si stavano avvicinando incuriosite, ma del resto credi che un signore di 50 anni si mettesse a riprendere tutto? Ripeto, le telecamere hanno certamente ripreso tutto.”

    Interviene a questo punto Rocio il quale, tra le altre cose afferma che “In questa vicenda molta gente ne ha approfittato per fare delle speculazioni, e tu francamente ne dai il sospetto.”

    Riccardo replica da un lato precisando che le accuse contro Soru le ha fatte “perché lui ha parlato di attacchi contro la sua persona e di costituzione, non per altre valutazioni politiche che non importano in questa sede”.
    Sottolinea poi come tutti si sono accorti che sono stati gli Sconvolts a creare di disordini prendendosela con la polizia. Io non posso passare per un ultrà nemmeno con tutta la fantasia del mondo. Ripeto, io ho le mie idee politiche come le ho in tutti i campi della vita, ma stavolta non c’entra nulla. Ed è vero, io al G8 di Genova difendevo le forze dell’ordine (…)”

    Seudeu riporta la discussione sull’oggetto iniziale “atteniamoci ai fatti, che ricapitolo”:

    1. C’è una mail inverosimile che racconta di un pestaggio che, se fosse la metà, sarebbero ancora tutti in ospedale.

    2. Nessuno ha visto nulla, ci si appella alle telecamere del parcheggio.

    3. C’è un tale che asserisce di essere Riccardo Caria ma nessuno è in grado di dire se è vero

    4. Si è contraddetto nella risposta che mi ha inviato

    5. Nessuno sa nulla di questo pestaggio (comprese le voci di corridoio

     

    Dopo di che propone a Riccardo Caria “di rilasciarmi un’intervista che riporterò integralmente sul blog, insieme alle domande che poi farò alla, diciamo, parte avversa (la Polizia di Stato). Tutto verrà pubblicato e poi ciascuno trarrà le proprie connclusioni”.

    Riccardo Caria: Seudeu, le contraddizioni le vedi o le vuoi vedere tu quel che dici non regge. Visita un po’ i blog per la rete e vedi quante persone le hanno prese. (…) Vuoi fare informazione, ma fai solo disinformazione. (…) questo blog di certo non è utile per far luce sui fatti

    Riccardo Caria e SeuDeu si mettono d’accordo e il primo invia al secondo il referto medico che dovrebbe provare le violenze subite da Caria. Ma Seu Deu contesta che i danni finici refertati (un livido e un’escoriazione sul collo da curare con analgesici, siano compatibili con l’aggressione subita dal Caria: Ho vissuto gli anni 70 ed ero operatore di ripresa tv, immaginati… Ecco perchè parlo con cognizione di causa di manganelli: ne presi un colpo di striscio filmando una manifestazione e per 15 giorni non ho potuto usare una telecamera. Altro che 3 giorni di prognosi….”

    Interviene anche JohnShadows, che dice di conoscere “il padre di Riccardo, è un mio collega, e da come lo stava raccontando non credo proprio che sia una cavolata…” Ci fa sapere che “Ora pubblicherò anche nel mio sito la lettera” e ci intima di non “difendere la polizia a ogni costo.. Il G8 insegna…”

    SeuDeu replica precisando che “qui nessuno difende a priori nessuno; ritengo che chiunque si debba assumere la responsabilità delle proprie azioni e chi sbaglia va perseguito e censurato a prescindere da chi sia o chi rappresenti. Vado per la mia strada e non faccio il difensore d’ufficio di nessuno”.

    Rocio, fa giustamente notare che comunque “il principio di innocenza vale fino alla fine” e Seu Deu fa notare “Ma il giorno seguente non avevi detto di esserti recato a Marino?No perchè il foglio che mi hai mandato è del Brotzu?

    Interviene a questo punto Lucia che scrive: “Cavolo, grazie di esistere!! Esattamente all’ora riportata dall’e mail io era esattamente nel punto in cui sarebbero state malmenate queste persone e non è mai successo nulla!!!!!!!!!!!! (…) se cercate testimoni oculari sul fatto io vi posso dire che alle 23.30 ho parcheggiato al cis e mi sono recata tranquillamente fino al lato opposto al bar mediterraneo. Ho visto gli scontri da quel punto e vi assicuro che la polizia non si è spostata da quel punto. Proprio in viale diaz la situazione era molto tranquilla.”

    Riccardo replica a Lucia: “lo sai che stai mentendo, vero? Lo sai che ci sono le telecamere della sorveglianza, giusto? Comunque ho finito di postare qui, la giustizia farà il suo corso”.

    A questo punto Riccardo Caria sparisce dalla discussione e compare GB: “SeuDeu, Credo che la correttezza di una persona del tuo livello si esprima in primo luogo facendosi identificare, non fosse altro perchè se c’è un fancazzista in questo mondo di certo non è il Caria ma tu” … (la logica di questo ragionamento è sfuggente…)

     

    Ma continua il livoroso GB: “Credo infatti che il proselitismo spinto, detto comunemente leccaculismo di stato.. costituisca uno sport dagli effetti devastanti per la società italiana, che deve essere eliminato alla radice.” Conclude poi con uno stile che lo qualifica più di ogni altra parola da lui scritta: “PRIMA DI DARE ARIA AL CULO CONTA FINO A 10″.

    Ed infatti Rocio risponde con i “complimenti per il linguaggio caro GB…non c’è che dire (…) Cerca di usare linguaggi più civili, c’è abbastanza gente che legge qusto sito…”

    Ma GB appartiene a quella speciale categoria di persone che predica male e razzola pure peggio, dal momento che è il primo a non farsi identificare.
    Prendiamo atto che ci sia qualcuno che ci vuole eliminare alla radice (i linguaggi e i metodi sono tipicamente nazisti – o comunisti – fate voi), anche se la sola cosa che questo blog cerca di fare è capire se una notizia, anzi una denuncia, sia fondata oppure no.
    Non c’è volontà denigratoria nei confronti di nessuno.

    Gli altri interventi di GB sono della stessa profondità del primo e passiamo dunque oltre (chi volesse può comunque leggerli tra i commenti), anche perchè il dibattito poi degenera in scaramucce di nessuna rilevanza.

    La discussione è chiusa – per ora – da Lucia che si dispiace “che qualcuno metta in dubbio la mia testimonianza e che mi si dia della bugiarda (…)
    Ho parcheggiato proprio di fronte alla vigilanza notturna, ho passeggiato fermata a parlare con alcuni pacifici manifestanti che come me passeggiavano!! E, cosa ancora più sconvolgente, all’ora indicata nell’ e mail il traffico automobilistico non era ancora stato bloccato, ovvero circolavano macchine ancora sotto alla scalinata di bonaria, proprio in mezzo agli scontri!!
    Quindi, mio caro Caria, dovresti avere decine di testimoni!!! Se ciò fosse successo davvero ti esprimo tutta la mia solidarietà ma sinceramente non mi convinci perchè, ti ripeto, mi fido molto più di me stessa e dei miei occhi.”

    La spazzatura dei bugiardi millantatori – Aggiornamento 1

    Gennaio 16, 2008 Giorgio 1 commento

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    Come volevasi dimostrare, ci stanno cascando tutti.
    Passi che un sito o un blog pubblichino, senza entrare troppo nel merito, una schifezza di mail come quella del sedicente Riccardo Caria (che in questo momento sta godendosi il suo quarto d’ora di pubblicità), un’altra cosa è quando un quotidiano ci scrive sopra mezza pagina ricamandoci e (ahia) VARIANDO la versione rispetto a quanto circola in rete.

    Difatti quanto si legge a pag.21 de ilSardegna si discosta molto da quanto è stato scritto sulla balla-mail, segno che:

    a- Il giornalista (sic!) ha intervistato i tizi e questi hanno pensato bene di modificare la versione.
    b- Il giornalista (sic!) ha letto (male) la mail e poi ci ha scritto il pezzo reinterpretando la storia.

    In qualsiasi caso ha preso un granchio colossale.
    Certo che se questa è la serietà dell’informazione in Sardegna, siamo a posto…..

    [CAgliari] La spazzatura dei bugiardi millantatori

    Gennaio 15, 2008 Giorgio 80 commenti
    12072.jpg
    Se c’è una categoria di persone che non sopporto sono i bugiardi millantatori o, se preferite, quegli squallidi individui che cercano pubblicità a tutti i costi speculando su fatti di cui ci sarebbe da vergognarsi.
    Oggi vi racconto una storia che, se fosse vera autorizzerebbe il volo radente di tutti gli asini del mondo.
    E’ la storia di due ragazzi che, all’uscita da una pizzeria vengono picchiati selvaggiamente da (a detta loro) 10-15 agenti i quali, giusto per gradire pestano altri tre ragazzi o meglio, due ragazzi ed una ragazza, il tutto sotto gli occhi di un gruppo di persone e dopo questo pestaggio se la cavano con 3 giorni di cure al pronto soccorso.
    E’ anche la storia di qualcuno che sta facendo circolare una mail che dipinge le forze dell’ordine come dei violenti assetati di sangue che nemmeno nelle giunte militari del Sud America nei tristi anni 70 se ne trovavano.
    E’ la storia di chi ha interesse a fomentare l’odio verso le istituzioni da parte dei cittadini che leggono, prendendola per vera, simile spazzatura (tutto in tema) per affermare la triste equazione: forze dell’ordine uguale repressione.
    Voglio sperare che i nomi siano stati messi lì a caso e non si tratti dei veri nomi perchè, nel caso vi rimanderei al sito:
    http://digilander.libero.it/gongolante/siti_ospiti/cassius/index.htm Visitato il sito e letta la mail, chissà perchè questa mi sembra una brutta scopiazzatura di un film già visto….
    Ma torniamo alla nostra mail che potete leggere integralmente sul sito de Su Barralliccu.Effettivamente è ben scritta e, ad una prima lettura sembra vera, di quelle che, riga dopo riga ti sale lo sdegno su per la gola sino al cervello. Impressionante, di quelle che lasciano il segno. Se fosse vera.
    Ma non lo è. Per niente.

    A parte lo svolgimento troppo truculento, lo scrittore dimostra che non ha mai preso nè una manganellata, nè un calcio e neppure è stato sbattuto contro un palo se non nella sua fantasia.
    Se fosse vero che è stato prima preso per il collo da un agente molto piu’ grosso di lui, sbattuto contro un palo, colpito col manganello e poi preso parecchie botte, sopratutto nella schiena. Risulta poi inverosimile che, recatosi (sembra con le sue gambe) al pronto soccorso gli abbiano diagnosticato TRE giorni di cure.
    O è Superman o è un bugiardo.
    Solitamente con un trattamento del genere anche se non energico al pronto soccorso ce lo portavano in ambulanza e lo lasciavano lì per almeno una settimana, altro che tre giorni di cure.
    Questo particolare evidenzia che, siccome nei (suoi) film si incassano botte a tutto spiano e l’eroe di turno se la cava con una medicazione ed esce dall’ospedale subito, nella sua (dis)avventura con i biechi poliziotti, dato che lui interpreta l’eroe buono, se la deve cavare così.
    Basterebbe questo per sputtanare definitivamente la mail ed il suo (suoi?) autore ma c’è, ovviamente dell’altro.
    Sarebbe mai possibile che, considerata la densità di giornalisti, operatori, fotografi presenti nei dintorni, una cosa del genere sia passata inosservata?
    E poi è mai possibile che CINQUE tra ragazzi e ragazza vengano malmenati a quel modo (leggere attentamente la mail) e nessuno:
    a- Abbia detto nulla?
    b- Al pronto soccorso li hanno fatti andare via così senza nemmeno tenerli in osservazione
    c- E’ prassi standard al Pronto Soccorso che in caso di ammissione di aggressione vengono automaticamente avvertite le autorità
    d- Erano presenti anche altre persone al pestaggio e nessuno parla?
    Inoltre è descritto un marito che viene pestato per aver cercato di difendere la moglie presa a manganellate selvaggiamente dagli agenti (parole testuali). Ma, secondo voi, uscendone vivi sarebbero stati zitti? Però quasi dimenticavo: queste persone le ha conosciute l’indomani quando si è recato al pronto soccorso.
    Insomma questa azione che ha per protagonisti almeno una ventina di persone è stata messa su e consumata senza che NESSUNO e dico NESSUNO ne abbia fatto parola o visto qualcosa?
    Pensateci bene: un semiblindato Land Rover (che può ospitare al massimo 8 persone e non 10-15 come dice il nostro ecoballista) della Polizia arriva al parcheggio del CIS con lampeggianti ruotanti, scendono gli agenti dell’antisommossa, scatenano un finimondo e nessuno ricorda di aver visto nulla? E nessuno si avvicina?
    Provate a passare da qualche parte dove vi sono luci blu lampeggianti accese e guardate che fila di macchine ferme a guardare si forma…
    Poi la parte finale di questo pestaggio è perlomeno patetica: presa di peso da un telefilm di serie Z:
    i poliziotti cattivi che pestano come magli ed alla fine il poliziotto buono che si commuove e convince i colleghi a lasciarli andare.
    A parte il fatto che non sta da nessuna parte che siano stati rilasciati senza identificazione, una cosa del genere e, se fosse vera questa storia, i poliziotti avrebbero avuto, paradossalmente piu’ grane per una cosa del genere che per aver pestato delle persone.
    Bella messa in scena non c’è che dire.
    Salta all’occhio la stizza per non aver avuto abbastanza visibilità: un trafiletto sull’Unione Sarda e basta.
    Meglio una mail da far girare tra i siti che presumono la buona fede di chi scrivere e credono a (quasi) tutto quello che leggono, sopratutto se sono storie ad effetto condite con violenza, diritti umani calpestati e farneticazioni varie sui perchè di quel venerdì di violenza (gratuita).
    Chiude questa sciagurata mail l’invocazione di colpe da parte di chi dirige, quindi della classe dirigente, quindi un’accusa verso chi da ordini, quasi visto come un’entità grigia che attenta alle nostre libertà.
    Se è stata scritta per avere visibilità è meglio che l’autore stia attento: l’unica visibilità a cui può anelare è quella a scacchi in un noto penitenziario cittadini e, se gli va male con vista sul mare in un altrettanto noto nosocomio cittadino (stavolta con lividi veri).

    Disordini a Cagliari: una testimonianza (?)

    Gennaio 14, 2008 kirc 7 commenti

    Questi giorni circola via e-mail la concitata testimonianza di un ragazzo cagliaritano pestato e caricato su una camionetta della polizia durante i disordini di venerdì notte a Bonaria. Riporto integralmente il testo. 

    “Disordini a Cagliari
     
    Mi chiamo Riccardo Caria, ho 26 anni e vivo a Cagliari. Venerdì 11 gennaio 2008, come spesso accade, ho deciso assieme ad un amico (Mattia Sanna, 21 anni, di Cagliari anche lui) di andare al cinema. Una serata qualsiasi. Finita la proiezione, io è Mattia decidiamo di andare a mangiare qualcosa prima di tornare a casa, visto che il giorno dopo avremmo dovuto studiare. La scelta, come sempre, cade sulla pizzeria Tre Archi in viale Diaz, anche perché avevamo saputo che altri amici si trovavano in quella zona. Tutto ciò accadeva poco dopo le 23. Arrivati nel luogo stabilito, la macchina viene parcheggiata nel parcheggio della banca CIS. La stessa sera a Cagliari era in programma una manifestazione davanti alla casa del governatore Renato Soru, per i fatti legati ai rifiuti campani direzionati verso la Sardegna. Non possiamo non sentire gli schiamazzi, vedere il dispiegamento di auto della polizia, notare il fumo proveniente dalla collinetta di viale Bonaria (dove abita il governatore). Incuriositi, decidiamo di avvicinarci un poco e vedere cosa realmente stia accadendo. Attraversiamo il parcheggio, che come ogni cagliaritano sa bene è molto grande, e arriviamo all’inizio di viale Bonaria. Qui ci sono tanto altri giovani e non, esponenti del mondo politico sardo, giornalisti, mezzi della polizia, e quant’altro. In una via laterale si notano i cassonetti rovesciati. Un lacrimogeno viene sparato, si sentono le detonazioni delle bombe carta, arriva qualche petardo; il gas inizia a riversarsi verso noi, quindi ci allontaniamo. Bisogna tenere ben presente che dal luogo in cui ci trovavamo noi (ai piedi della collinetta) non si vede la casa del governatore, quindi è ben facile immaginare quanto distanti fossimo dall’abitazione, luogo dove erano in atti scontri fra teppisti e forze dell’ordine. Attraversiamo nuovamente il parcheggio della banca CIS e ci fermiamo sul marciapiede che si trova di fronte alla “Sicurezza Notturna”, quindi in viale Diaz; di fatto siamo all’ingresso del parcheggio. Li non era accaduto nulla, siamo molto lontani dagli scontri, non ci sono teppisti e nemmeno persone, eccezion fatta per tre giovani che poco dopo si avvicinano dalle nostre parti; sono una ragazza e due ragazzi. Restiamo li a guardare, increduli, allibiti per quanto stava accadendo, dal momento che a Cagliari una cosa simile mai l’avevamo vista. Passano circa dieci minuti, siamo tra le 23,30 e le 23,45: da viale Diaz direzione viale Poetto arriva un Land Rover corazzato della polizia, una camionetta bella capiente. Subito dopo vediamo arrivare uno schieramento di 10-15 agenti in assetto antisommossa, quindi con casco, scudo e manganello. Mattia mi dice “Guarda, arriva la polizia in tenuta. Stanno andando a prendere i teppisti. Finalmente!”. Io ricordo di aver pensato che siccome li non era in atto alcuno scontro, probabilmente la camionetta era entrata all’ingresso del parcheggio per prelevare gli agenti e portarli verso gli scontri. Poi da li tutto è successo velocemente, è difficile anche spiegarlo a parole. Gli agenti hanno accelerato il passo e sono corsi verso uno dei ragazzi che si trovavano a pochi metri da noi, lo hanno afferrato e hanno iniziato a trascinarlo verso la camionetta dandogli delle manganellate molto forti. La ragazza si dispera e grida “No, lasciatelo! E’ il mio ragazzo, non ha fatto nulla!”. Tempo due secondi e gli agenti le sono addosso, riservandole lo stesso trattamento che avevano avuto pochi secondi prima col suo ragazzo. Contemporaneamente afferrano e picchiano anche il terzo ragazzo. Ripeto, tutto ciò è successo molto velocemente, quindi non c’è nemmeno stato il tempo di pensare. E infatti io sul momento non capivo cosa stesse accadendo, mi sembrava impossibile. Istintivamente ho alzato le braccia in aria per dimostrare che ero li con intenzioni pacifiche, non ero una minaccia e non avevo fatto nulla. Anzi, a dirla tutta ero li per mangiare una pizza! Ma ciò non è valso a niente, visto che sono stato afferrato per il collo da un agente molto più alto e più grosso di me. Prontamente gli ho detto “Non ho fatto niente, non ho fatto niente, non c’entro nulla, ho la macchina parcheggiata qui!”. Non è servito a niente, l’uomo mi ha colpito col manganello e trascinato via, anche se non facevo resistenza per non peggiorare le cose. In compenso ho ricevuto degli insulti dall’agente, e mi intimava con delle bestemmie di camminare. Trascinandomi mi sbatte contro un palo e continua a spingermi per farmi andare verso la camionetta. Sul momento ho pensato che forse volevano soltanto fare dei controlli, che non ci avrebbero fatto altro male se non avessimo opposto alcuna resistenza, ma sulla soglia della camionetta ho capito che non sarebbe affatto andata così: i ragazzi prelevati prima di me iniziano ad essere presi a calci e a manganellate sempre più forti e frequenti, vola anche qualche sberla. A me succede la stessa cosa, prendo botte un po’ dappertutto e in particolar modo nella schiena. Gli insulti continuano senza sosta. Cercavo di spiegare le mie ragione, ma non vengo ascoltato da nessuno; anzi, si inferociscono ancora di più, se è possibile. Veniamo fatti sedere e cerco di restare calmo. Mattia non è più con me, non riesco a vederlo, penso che forse è riuscito ad andare via. Io mi auguro che sia andata così. Ma poco dopo viene portato anche lui sul mezzo e posso distinguere chiaramente almeno 5 agenti che si accaniscono sulla sua schiena con calci e manganellate. Salta subito all’occhio l’espressione di dolore sul suo volto. Lo afferro prontamente per un braccio e lo faccio sedere dietro di me, per metterlo un po’ al riparo. Si fa largo intanto la voce disperata della ragazza, che implora gli agenti di smetterla con la violenza. Gli agenti chiedono al poliziotto a bordo di restare a fare la guardia a noi e lui risponde affermativamente. La ragazza continua ad implorare perché cessino le botte. Il poliziotto è un ragazzo, sembra il più umano di tutti, ci dice che adesso c’è lui qui con noi e non verremo più picchiati. In effetti non ricordo di averlo visto picchiarci neppure prima. Senza pensarci mi alzo in piedi e inizio a spiegare all’agente che noi siamo brave persone, siamo li solo per mangiare qualcosa e non c’entriamo assolutamente nulla con gli scontri, abbiamo la macchina parcheggiata li vicino e siamo li per quello. Ricordo anche di avergli detto che io non sono un contestatore delle forze dell’ordine, che se la sono presa con le persone sbagliate. L’agente allora risponde che quando ci sono simili disordini dobbiamo fuggire via. Io allora gli ripeto nuovamente che siamo li soltanto per mangiare, che gli scontri sono avvenuti molto lontano dal punto in cui noi ci trovavamo e lo invito a guardare tutti i locali e le pizzerie che in effetti ci sono in viale Diaz. L’ho fatto perché gli agenti avevano un accento tipicamente romanesco, quindi ipotizzavo che potessero non conoscere bene quella zona della città. A quel punto anche gli altri ragazzi iniziano a parlare con l’agente, francamente non ricordo nemmeno cosa si sono detti, ma suppongo le stesse cose che avevo già detto io, più o meno. Nel frattempo fuori dalla camionetta inizia ad arrivare della gente, probabilmente allibita da quanto stava accadendo. Un signore si avvicina al finestrino e chiede all’agente se quello che stava accadendo fosse giusto, che noi avevamo ragione, che dovevano lasciarci andare. Ma noi non avevamo ragione, non eravamo li per avere ragione di qualcosa, eravamo li semplicemente per mangiare. Sta di fatto che l’agente fa passare pochi minuti, dopodichè chiama i colleghi, gli dice che siamo bravi ragazzi e che è il caso di farci scendere e mandare via. Inizio allora a chiedermi “Ma come, non ci controllano neppure i documenti? Eppure essere caricati su un mezzo equivale ad un arresto! Ci hanno arrestati senza una ragione, malmenati, umiliati e neppure fanno un accertamento?!”. Lascio a voi le valutazioni circa i miei diritti violati o meno. Comunque sia, le porte della camionetta si aprono e veniamo fatti scendere. Ma non con i modi di chi ha preso un granchio, bensì con calci, ulteriori manganellate, urla, minacce, e bestemmie che devono essere arrivate fino alla vicina basilica. Siamo fuori, ci allontaniamo da li. Scambiamo due veloci chiacchiere con i nostri compagni di sventura, dopodichè fuggiamo a razzo da li. Mattia rimugina di non aver preso il numero di targa, ma onestamente era impossibile farlo in quel clima. In ogni caso era l’unica camionetta in giro, sarebbe facile identificare i responsabili. Ci dirigiamo all’ufficio denunce di via Nuoro e li troviamo un ragazzo con la testa spaccata da una manganellata, accompagnato da un amico. Ora non voglio sbilanciarmi, ma neppure con tutta la fantasia di questo mondo quel ragazzo poteva passare per un delinquente. La serata si conclude così, con me e Mattia che ancora non riusciamo ancora a mettere a fuoco un avvenimento troppo assurdo per essere vero. Noi picchiati dalla polizia. Solo un’ora prima avrei preso per pazzo chiunque potesse dire una cosa simile. Il giorno dopo andiamo al pronto soccorso per farci visitare. Li conosciamo un uomo che è stato picchiato per aver cercato difendere la moglie, che immobile e senza motivo alcuno stava venendo manganellata selvaggiamente dagli agenti. La sera abbiamo conosciuto la moglie, ed era più bassa ed esile di me, che non sono certo un colosso. Al pronto soccorso accertano il pestaggio. La prognosi di Mattia è di 2 giorni, la mia di 3. La sera abbiamo parlato con un giornalista dell’Unione Sarda e abbiamo raccontato i fatti. Oggi, domenica 13 gennaio, sono usciti i nostri nomi in un trafiletto, ma non viene certo ben spiegata la dinamica dei fatti. Ho come l’impressione che la stampa stia facendo molta confusione su questa faccenda, selezionando quali notizie riportare e quali no. Si sostiene ad esempio che gli agenti abbiano semplicemente fatto un cordone davanti alla casa del governatore, ma la mia vicenda dimostra senza alcun dubbio che questo è falso, visto che noi siamo stati picchiati molto lontano da li. Si sostiene anche che alcuni partiti abbiano incoraggiato i disordini, ma chiunque fosse li non poteva non notare che gli attacchi erano rivolti alle forze dell’ordine. I teppisti erano degli ultrà e non avevano intenzione di assaltare casa Soru, bensì creare disordine e cercare lo scontro delle forze dell’ordine. Cosa che avviene sia se si verifica una manifestazione di questo genere, sia se l’Italia vince i mondiali. Era poi ben facile individuare i teppisti: avevano il volto coperto, colpivano e fuggivano. Mi chiedo come le forze dell’ordine possano aver colpito in maniera così indiscriminata pur essendo abituate ai tafferugli da stadio, dove i teppisti si riconoscono senza troppa fatica. Mi pare abbastanza logico che i teppisti fossero quelli a volto coperto che scappavano e non quelli a volto scoperto che restavano immobili perché innocenti e per permettere agli agenti di svolgere al meglio il loro dovere. La contestazione violenta non ha avuto assolutamente nulla di politico, io ho visto e posso assicurare che era un classico fenomeno di ultrà, al quale siamo tristemente abituati. Il questore parla di un finanziamento ai teppisti. Io non voglio fare valutazioni politiche, non è questo il senso della mia testimonianza; ma mi chiedo quale sia il nome e il cognome del fantomatico finanziatore: ho visto coi miei occhi molti esponenti del centrodestra, alcuni con le mogli e non credo le avrebbero portate se avessero saputo cosa doveva accadere. Allo stesso modo è assurdo pensare che il finanziamento provenga dal centrosinistra, non avrebbe senso. Quindi chi? Forse il presidente Cellino voleva togliere di mezzo un personaggio più popolare di lui? O più semplicemente il questore non sa come giustificare quello che hanno fatto i suoi uomini?
    Questa testimonianza è fatta per farvi capire cosa veramente è successo venerdì notte. Certo, qualcuno dubiterà, qualcuno penserà che se la polizia mi ha fatto quello che mi ha fatto evidentemente me la devo essere cercata in qualche modo. Ma la verità è questa, le cose sono andate così ed è questo che dovrebbero dire i giornali e non fanno. Sono pronto a querelare la polizia e a combattere in tutte le sedi e in tutti i modi, non tanto per il pestaggio squadrista che ho subito, ma perché mi sento profondamente umiliato da questo abuso di potere, trattato come un teppista e mandato via a calci, calpestando in ogni modo la mia dignità. Il presidente Soru tira in ballo la solidarietà citando la costituzione. Dovrebbe però ricordarsi che la costituzione garantisce anche i diritti fondamentali dell’uomo e questi sono stati calpestati in un modo che fa invidia ad una dittatura. Non ce l’ho con i poliziotti, come ho detto sono sempre stato dalla loro parte e sono fermamente convinto che facciano il loro dovere eseguendo gli ordini. Il problema è chi questi ordini li impartisce. In linea di massima le disposizioni hanno carattere nazionale, poi a livello regionale si decide meglio come attuarle. Quindi se volete si può vedere un concorso di colpe tra poteri tanto facili da individuare che eviterò di citarli.
    Questa testimonianza spero abbia la massima diffusione in modo che tutti possano conoscere i fatti di quel venerdì. Non ci sono valutazioni politiche, non è nemmeno questione se sia giusto o no portare l’immondizia altrui in casa nostra. Il punto è che chi ci dovrebbe proteggere ci ha massacrato di botte senza una ragione. Non possono però tapparci la bocca e la diffusione via internet credo sia il metodo più efficace, quindi faccio affidamento su ognuno di voi, ringraziandovi anticipatamente.

    Riccardo Caria, noto Ricky.”

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