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[Ghilarza] Doctor Lauter and Mister De Roma

Novembre 25, 2007 adaspina 4 commenti

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“Vita e morte di Ludovico Lauter”, il primo romanzo di Alessandro De Roma, viene presentato a Ghilarza alla presenza dell’autore.

Sabato 24 novembre. Torre aragonese. L’attempato maniero apre i portoni a uno dei personaggi dell’anno, Ludovico Lauter, accompagnato dal suo inventore: Alessandro De Roma.

Sembra uno scrittore d’altri tempi, il ghilarzase espatriato in giovane età. Rientra con la testa cinta d’alloro, a trentasette anni, grazie al suo primo romanzo: “Vita e morte di Ludovico Lauter”.

Chi lo presenta, Antonio Deias, non nasconde il gusto con cui ha letto il romanzo. Lo sfoglia, la snocciola per gli astanti, lo analizza in prospettiva biografica, storica, psicanalitica perfino.

Fa venire voglia di leggerlo a chi ancora non l’ha fatto, questo romanzone nutrito come quelli di una volta -bello grosso-, forbito anche in quanto a contenuti.

L’autore replica con atteggiamento modesto agli onori tributatigli dal dottor Deias e alle considerazioni fatte sul romanzo, ma dimostra in poche efficaci parole la profondità di prospettiva storica e umana che l’ha guidato nella stesura del suo romanzo.

Sembra uno scrittore d’altri tempi, uno scrittore di mestiere, per come racconta il suo libro, un pò artigiano.

E’ anche -candidamente- coraggioso.

Un lettore si alza e vincendo la soggezzione imposta dal folto pubblico espone la sua domanda: come mai De Roma non affronta in alcun modo, neanche linguisticamente, nel suo libro, la tempesta della sarda identità?

E lui: non ne ha sentito il bisogno. Uno perchè altri l’hanno fatto prima di lui, due perchè non è il principale problema con cui si confronta, la sardità. Uno scrittore d’altri tempi: controcorrente.

Dunque un libro scritto da un sardo, in italiano, senza mistilinguismi, dove la Sardegna è un luogo, semplicemente, ma forse neanche tanto. Dove -possiamo dire: finalmente? – l’isola non è un mito, ma un luogo, una Cagliari bombardata nella storia e una Cala abbruttita dai turisiti e salvata dall’inverno.

Sembra anche dimesso, sembra non abbia pensato prima a costruirsi un personaggio paladino di qualcosa. Ammette con onestà i suoi modelli: Morante, Mann, King. E non fa mistero dei suoi clichè: nella vita c’è poco spazio e farsi scrittore consente di spaziare, invece.

Quando Deias, con una domanda, riprende la visione psicanalitica del libro De Roma denuda volentieri uno dei meccanismi della sua opera. E parlando del suo personaggio lo taccia di narcisismo. Ma del resto, dice, i personaggi del suo libro sono le contaddizioni di ognuno di noi. Abbiamo tutti una parte migliore e una parte peggiore – che però ci è utile.

E conclude: insomma, se manca il narcisismo, chi lo scrive il libro?

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