Luglio 2, 2008
[SuBARRALLICCU] i panni sporchi davanti a tutti.
Posted by JeMp under sArDegNa | Tag: subarralliccu |[6] Comments

Immaginate di ritrovarci tutti insieme in un balcone di uno dei nostri paesi a discutere animatamente delle nostre cose, e che tutto il vicinato ci sentisse e sapesse così quello che non dovrebbe.
La nostra privacy, già minata dalla curiosità di chi ci vive accanto, andrebbe così definitivamente in pezzi.
Ma forse non ce ne dovremmo curare tanto, dal momento che questo rientra nel gioco/destino di chi si mette a parlare e fare per il proprio paese.
Del resto, in un paese ci siamo cresciuti tutti e sappiamo bene come funziona.
Di che lamentarsi?
Chi non è stato bambino in un paesino, chi non ha succhiato dalla sua mammella i pregiudizi e le dolcezze che lo alimentano, le gelosie feroci e le bellezze irripetibili che questo sa dare, non può davvero pensare di capire l’essere del paese.
Sarebbe impensabile per chi ha costruito la propria esistenza dietro muri di ladiri che impedivano perfino lo sguardo dall’esterno, mettersi davanti a tutti a discutere delle proprie cose, dei propri limiti e dei propri errori.
Ma Noi lo facciamo, per una strana vena masochista che ci pervade, e per il gusto di vedere cosa succede.
Del resto, un anno di questo blog storto e un po’ assurdo impone un piccolo, provvisorio e pubblico bilancio.
Quasi 80 mila lettori, mediamente 250 giornalieri, nessuna redazione né veline (magari!!) sono gli aspetti positivi. Ottantamila son tanti per noi che parliamo di paesini sardi, non di fiction, noir, nè di altre cose che fanno traffico sensazionato dall’impero della nulla-tv.
I rilievi negativi o problematici da fare, sono invece la maggior parte, ed è su questi che caleremo la nostra attenzione sprovveduta e autolesionista.
Nessuna continuità nel lavoro di ciascuno, nessuna progettualità, nessuna voglia o capacità di seguire una rubrica, farla, proporla, diffonderla, farla vivere dandole la propria impronta.
Troppo facile gridare “al lupo” quando il blog rischia di chiudere senza però avere dato un contributo nei fatti alla sua sopravvivenza.
Inoltre, permane inalterata una quasi sadica voglia di parlare del generale senza che emerga la voglia o il bisogno di scendere dentro il proprio paese per raccontarlo, fotografarlo, girarci dentro dei piccolissimi video da commentare insieme.
E’ questo - dovrebbe essere questo - il senso pieno di questo accidenti di blog.
Le vivisezioni di paese, ricordate?
Non è questione di tempo o di capacità tecnica: le tecnologie permettono di fare molto con pochissimo, e se i montaggi non sono professionali davvero non importa: perché è il messaggio che a noi interessa.
Chi ha capacità tecniche finissime, ma non ha nulla da dire è muto come una pietra che non sa essere letta da chi la tiene in mano.
Il messaggio è esserci, raccontarsi, mostrare cosa c’è, cosa si nasconde dentro la marginalità, spesso ideologicamente costruita attorno alle piccolissime realtà di paese.
Perché a parole son tutti per il decentramento, ma nei fatti si procede ad un sistematico svuotamento dei popolati più interni e periferici, che sono ormai bacini elettorali poco interessanti e facilmente superabili da aggregazioni elettorali più consistenti e quasi sempre concentrate sulla fascia costiera dell’isola.
L’idea era, inoltre, quella di parlare del paese proprio quando non ci si vive più: mantenervi un piede, una centralità, continuando a riconoscergli la sua importanza nelle nostre vicende individuali e collettive.
Facendolo, infine, senza doppi fini, dal momento che non ci interessa candidarci nei paesi, né lavorarvi: abbiamo già le nostre cose, altrove.
Non è dunque questione di scelte di vita. E’ questione di non dimenticare da dove si viene, e chiedersi sempre “come va” laggiù.
Molto spesso, parlare del proprio paese ci attira le antipatie di qualcuno: ma questo non può essere un serio motivo per smettere di occuparsene, soprattutto se la si ritiene una cosa giusta e se ci si è informalmente impegnati a farlo.
Questo blog da quasi centomila contatti si è spesso trovato al punto di morire suicida, o ammazzato dalla monotonia delle solite firme che lo riempivano.
Altre volte ha preso il morbo degli “appuntamenti” riducendosi ad un’agenda come altre mille. Altre ancora sembrava essersi declassato ad una non esaustiva e trascurabile rassegna stampa.
Forse qualcosa cambierà, se chi dovrebbe pubblicarci capirà il senso vero che ha dedicare cinque minuti del proprio tempo mensile a riempirlo parlando del proprio paese.
E’ un invito che vale per chi con noi già collabora e per chi ancora non lo fa e sta pensando di farlo.
E sono parecchie persone.
In tutto questo il bilancio è però positivo. E se questi risultati son stati raggiunti ciò è dovuto ad un groppuscolo di sardi cocciuti e barrosi che ci hanno creduto e ci credono ancora. Però, siamo perfettamente consapevoli di cosa ancora non va, e di come potremmo crescere se solo lo volessimo.
In attesa dei vostri commenti…….










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