Immaginate di ritrovarci tutti insieme in un balcone di uno dei nostri paesi a discutere animatamente delle nostre cose, e  che tutto il vicinato ci sentisse e sapesse così quello che non dovrebbe.

La nostra privacy, già minata dalla curiosità di chi ci vive accanto, andrebbe così definitivamente in pezzi.
Ma forse non ce ne dovremmo curare tanto, dal momento che questo rientra nel gioco/destino di chi si mette a parlare e fare per il proprio paese.

Del resto, in un paese ci siamo cresciuti tutti e sappiamo bene come funziona.
Di che lamentarsi?

Chi non è stato bambino in un paesino, chi non ha succhiato dalla sua mammella i pregiudizi e le dolcezze che lo alimentano, le gelosie feroci e le bellezze irripetibili che questo sa dare, non può davvero pensare di capire l’essere del paese.

Sarebbe impensabile per chi ha costruito la propria esistenza dietro muri di ladiri che impedivano perfino lo sguardo dall’esterno, mettersi davanti a tutti a discutere delle proprie cose, dei propri limiti e dei propri errori.

Ma Noi lo facciamo, per una strana vena masochista che ci pervade, e per il gusto di vedere cosa succede.

Del resto, un anno di questo blog storto e un po’ assurdo impone un piccolo, provvisorio e pubblico bilancio.

Quasi 80 mila lettori, mediamente 250 giornalieri, nessuna redazione né veline (magari!!) sono gli aspetti positivi. Ottantamila son tanti per noi che parliamo di paesini sardi, non di fiction, noir, nè di altre cose che fanno traffico sensazionato dall’impero della nulla-tv.

I rilievi negativi o problematici da fare, sono invece la maggior parte, ed è su questi che caleremo la nostra attenzione sprovveduta e autolesionista.

Nessuna continuità nel lavoro di ciascuno, nessuna progettualità, nessuna voglia o capacità di seguire una rubrica, farla, proporla, diffonderla, farla vivere dandole la propria impronta.

Troppo facile gridare “al lupo” quando il blog rischia di chiudere senza però avere dato un contributo nei fatti alla sua sopravvivenza.

Inoltre, permane inalterata una quasi sadica voglia di parlare del generale senza che emerga la voglia o il bisogno di scendere dentro il proprio paese per raccontarlo, fotografarlo, girarci dentro dei piccolissimi video da commentare insieme.

E’ questo - dovrebbe essere questo - il senso pieno di questo accidenti di blog.
Le vivisezioni di paese, ricordate?

Non è questione di tempo o di capacità tecnica: le tecnologie permettono di fare molto con pochissimo, e se i montaggi non sono professionali davvero non importa: perché è il messaggio che a noi interessa.

Chi ha capacità tecniche finissime, ma non ha nulla da dire è muto come una pietra che non sa essere letta da chi la tiene in mano.

Il messaggio è esserci, raccontarsi, mostrare cosa c’è, cosa si nasconde dentro la marginalità, spesso ideologicamente costruita attorno alle piccolissime realtà di paese.

Perché a parole son tutti per il decentramento, ma nei fatti si procede ad un sistematico svuotamento dei popolati più interni e periferici, che sono ormai bacini elettorali poco interessanti e facilmente superabili da aggregazioni elettorali più consistenti e quasi sempre concentrate sulla fascia costiera dell’isola.

L’idea era, inoltre, quella di parlare del paese proprio quando non ci si vive più: mantenervi un piede, una centralità, continuando a riconoscergli la sua importanza nelle nostre vicende individuali e collettive.

Facendolo, infine, senza doppi fini, dal momento che non ci interessa candidarci nei paesi, né lavorarvi: abbiamo già le nostre cose, altrove.

Non è dunque questione di scelte di vita. E’ questione di non dimenticare da dove si viene, e chiedersi sempre “come va” laggiù.

Molto spesso, parlare del proprio paese ci attira le antipatie di qualcuno: ma questo non può essere un serio motivo per smettere di occuparsene, soprattutto se la si ritiene una cosa giusta e se ci si è informalmente impegnati a farlo.

Questo blog da quasi centomila contatti si è spesso trovato al punto di morire suicida, o ammazzato dalla monotonia delle solite firme che lo riempivano.
Altre volte ha preso il morbo degli “appuntamenti” riducendosi ad un’agenda come altre mille. Altre ancora sembrava essersi declassato ad una non esaustiva e trascurabile rassegna stampa.

Forse qualcosa cambierà, se chi dovrebbe pubblicarci capirà il senso vero che ha dedicare cinque minuti del proprio tempo mensile a riempirlo parlando del proprio paese.

E’ un invito che vale per chi con noi già collabora e per chi ancora non lo fa e sta pensando di farlo.
E sono parecchie persone.

In tutto questo il bilancio è però positivo. E se questi risultati son stati raggiunti ciò è dovuto ad un groppuscolo di sardi cocciuti e barrosi che ci hanno creduto e ci credono ancora. Però, siamo perfettamente consapevoli di cosa ancora non va, e di come potremmo crescere se solo lo volessimo.

In attesa dei vostri commenti…….

L\'uomo che volle essere Peron

Chi se ne frega alla fine se Peron, Juan Domingo Peron il dittatore argentino, era davvero o no Giovanni Piras, l’emigrante sardo? Ecco quello che ho pensato quando sono arrivato alla fine del libro di Giovanni Maria Bellu, L’uomo che volle essere Peron. Ho pensato questo e anche bellissimo, perchè il libro di Bellu è bellissimo. Perchè la storia del Peron/Piras è affascinante d’accordo, e forse poteva pure bastare, Bellu è bravo, sa scrivere, poteva sicuramente bastare. Invece ecco che la storia del Peron forse sardo diventa un pretesto, un pretesto per parlare di una terra e di un popolo, per parlare di Sardegna e di Sardi.

Per parlare del carattere sardo, questa cosa che l’Isola ha plasmato e fuori ci dicono che siamo cocciuti e testardi e noi diciamo determinati, ma in fondo è che siamo duri e che la Storia ci ha insegnato a sbattere la testa sulle cose, finché non si piegano loro, altrimenti passienzia, ci pieghiamo pure noi alla fine, ma proprio alla fine.

Un pretesto per parlare di rapporti padre/figlio che non sono mai facili ma in certe epoche e in certi luoghi, negli anni settanta, in Sardegna sono diventati paradigma della difficoltà.
Un pretesto per parlare anche di Sessantotto e riscoprire la bontà di certo conservatorismo reazionario, almeno la sua coerenza, da sbattere in faccia a certi (molti, troppi) Sessantottini: non c’è nulla di più squallido di una generazione di fanatici che diventa una generazione di cinici.
Un pretesto per parlare di giornalismo e inchiesta, anche.

Pretesti a parte, il libro di Bellu è un saggio, un romanzo, un giallo. E’ avvincente, molto ben scritto, documentato.

Dopo tutto questo e molto altro, chi se ne frega alla fine se Peron, Juan Domigo Peron il dittatore argentino, era davvero o no Giovanni Piras, l’emigrante sardo? E in fondo poi, sarebbe tutto questo vanto?

Lo spunto è la delibera regionale con cui vengono finanziate alcune iniziative: cosa buona e giusta, visto che si tratta pur sempre di una regione (la Sardegna) assai indietro nei livelli dell’istruzione all’interno di un Paese (l’Italia) in cui la metà degli abitanti non legge neanche un libro l’anno.

Cagliari, 19 giugno 2008 - Allargare al campo culturale la logica di una pianificazione che vada incontro alla valorizzazione degli eventi. Questa la ragione della delibera approvata dalla Giunta sul programma regionale di intervento annuale per la realizzazione di progetti di promozione della lettura e festival letterari.

Negli ultimi anni la Sardegna ha conosciuto il rapido diffondersi di iniziative collegate alla lettura e alla letteratura, eventi spesso dal rilevante impatto sociale ed economico, oltre che culturale, che hanno dimostrato la vitalità e l’attivismo di molti centri, ma anche sottolineato la necessità di coordinare manifestazioni e programmi, risultando a volte in sovrapposizioni o sprechi di risorse che una preventiva programmazione consente di evitare.

La delibera, che è stata preceduta da un incontro per la condivisione dei criteri di intervento con le associazioni e gli enti che hanno presentato istanza di finanziamento, prevede un intervento per complessivi 450 mila euro, con cui saranno finanziati per il 2008 otto festival di letteratura, tre interventi a favore di centri di documentazione e istituzioni culturali e professionali e tre progetti a regia regionale.

Rientrano tra i primi il Festival internazionale di letteratura per ragazzi “Festival. Racconti, visioni e libri bestiali” organizzato dalla cooperativa Tuttestorie a Cagliari; il “Festival internazionale di Gavoi”, giunto alla quinta edizione; Cabudanne de sos poetas - Settembre dei poeti” che da quattro anni si svolge a Seneghe; “Marina Café Noir” nel quartiere della Marina di Cagliari; A Libro aperto” nel territorio del Montiferru, nel comune di Santu Lussurgiu e a San Leonardo; “Festa della letteratura e delle arti” di Asuni; “Ichnusa Festival 2008″, ponte culturale tra la Barbagia- Mandrolisai e New York dedicato alla New Italian Epic; “L’isola raccontata” a Montresta e nei comuni limitrofi.

Gli altri interventi sono a favore dell’Associazione RP-Sardegna che attraverso il progetto “Lettura per tutti” sostiene la lettura per ipovedenti e non vedenti; del Centro regionale di documentazione Biblioteche per ragazzi, che cura tra l’altro il progetto “Nati per Leggere”, e dei Presidi del Libro.
Gli ulteriori interventi riguardano i progetti Biblioteche carcerarie per dotare i luoghi di detenzione di servizi bibliotecari e Mediateche e biblioteche ospedaliere, di sostegno all’attività della Asl n.8.
L’ultima iniziativa è il Convegno internazionale sull’accessibilità delle biblioteche da svolgersi in collaborazione con l’Associazione Italiana Biblioteche - Fonte: Sardegna Biblioteche

Però. Però è vero anche che talvolta si commettono clamorosi svarioni: vedi l’ultima Fiera del Libro di Torino, in cui la Regione Sardegna si è accodata all’ultimo minuto agli editori sardi, lesinando sui contributi e presentandosi con uno stand che non recava neanche il suo “marchio”, il suo nome, nulla: solo un generico “L’isola dei libri” (la Sicilia? l’isola d’Elba? l’isolache nonc’è?). Anch’io che di marketing ci capisco pochino rimango un pò perplessa quando mi raccontano che i visitatori non riuscivano a trovare lo stand.

Quindi la domanda è: quale è il criterio della politica editoriale? i Festival letterari, per quanto belli e interessanti, sono utili alla collettività e attraggono nuovi lettori, quindi fanno effettivamente “promozione della lettura”, o sono forse eventi un pò autoreferenziali basati spesso sui nomi di richiamo (l’ospite più noto, il nuovo caso editoriale), rivolti quindi a chi dei libri è già appassionato o ci lavora intorno?

CAGLIARI, 25 GIUGNO 2008 - Dall’8 luglio sulla metropolitana di superficie di Cagliari si viaggerà con i biglietti e gli abbonamenti del Ctm. Tutti i titoli di viaggio attualmente in vigore sui mezzi del Ctm (biglietti, carte settimanali, abbonamenti mensili ed annuali) sono validi anche per viaggiare su Metrocagliari.

I titoli di viaggio devono essere sempre convalidati, ripetendo l’operazione al passaggio da metro ad autobus Ctm e viceversa. Ciò vale anche per gli abbonamenti contactless, per i quali bisognerà avvicinare la card all’obliteratrice sia del bus che della metro. La validità del titolo di viaggio inizia dal momento della prima obliterazione.

Biglietti e abbonamenti potranno essere acquistati presso tutte le rivendite convenzionate e nella biglietteria della nuova stazione di Piazza Repubblica. - Fonte: Regione Autonoma della Sardegna

[e per quanto riguarda gli automobilisti cagliaritani e para-cagliaritani, i quali hanno totalizzato la sconfortante cifra di 5 incidenti in pochi mesi, speriamo che si ricordino di una cosa essenziale: controllare di che colore è il semaforo prima di attraversare nel passaggio della metro....]

Acchiappa il tombarolo.
Cosa succede quando un ente locale non valorizza il proprio patrimonio archeologico e culturale?
Succede che ci pensa qualcun altro.
Di notte.

Ritrovamenti
Le cose indicate all’art. 10 Codice dei beni culturali e del paesaggio da chiunque e in qualunque modo ritrovate nel sottosuolo (…), appartengono allo Stato e, a seconda che siano immobili o mobili, fanno parte del demanio o del patrimonio indisponibile, ai sensi degli articoli 822 e 826 del codice civile.

Premio per il ritrovamento
Il ministero corrisponde un premio non superiore al quarto del valore delle cose ritrovate:
a) al proprietario dell’immobile dove è avvenuto il ritrovamento;
b) al concessionario dell’attività di ricerca, ai sensi dell’articolo 89*;
c) allo scopritore fortuito che ha ottemperato agli obblighi previsti dall’articolo 90*.

Combatti il tombarolo
Il tombarolo distrugge i siti archeologici.
E rapina una comunità della sua storia, della sua identità, delle sue radici.
Vende la tua storia e le tue radici, ne fa smercio, baratto, guadagno.
Sei d’accordo con me o col tombarolo?

Siamo tutti tombaroli!
Non si può pensare che tutto debbano farlo le istituzioni. E’ (anche) la gente che deve presidiare il suo territorio, difenderlo, fotografarlo, conoscerlo, farlo conoscere. Ma se una comunità lascia che i suoi siti archeologici vengano rivoltati, svuotati e infine distrutti dai tombaroli, quella comunità è connivente con i tombaroli.
Siamo tutti tombaroli!

Gli articoli citati sono quelli del “Codice dei beni culturali e del paesaggio”, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 45 del 24 febbraio 2004 - Supplemento Ordinario n. 28

…oggi Marco ha vinto il disco d’oro, minchia il disco d’oro ci pensi 40mila coppie, no che non ci pensi sei solo un blog, sei fatto di pixel, ceeeeeee sono solo stontonata oggi…sarà quello che mi ha fatto fumare Federico l’altra sera, ceeeeee se legge il blog mia mamma…

(more…)

C’è un mio amico che ha un sorriso a forma di leppa.  In genere usa questa sua smorfia per dare colore alle sue battute alla stricnina. Se scrivo leppa ho quasi la presunzione di essere capito anche dai non sardi, come se anche loro sapessero quale nome si dà in Sardegna al coltello tipico dell’isola.
Leppa appunto (oppure arresoja).

Non ho idea di quale sia l’etimologia della parola. Magari ci aiuterà a capirlo qualche filologo. In verità, so poco anche in merito a tutto quello che riguarda le leppe.
So che ve ne sono diverse varianti (come la lingua sarda): forse la più nota è la Pattadese insieme a quella arburese.

Ne esitono poi altre fabbriche sparse un po’ dappertutto. A Santu Lussurgiu, a Guspini. Mi risulta che vi sia un artigiano che le fa a Nuraminis, e leggevo da qualche parte che a Flumimaggiore c’è una coltelleria che ha fatto dello studio e della produzione di questo coltello tipico uno dei punti forti della sua attività.

Fino a poco tempo fa si svolgeva a Montevecchio - comune di Guspini - un ottimo festival dedicato proprio ai coltelli tradizionali: “Arresojas, Biennale del Coltello Sardo”. Speriamo che questa bella iniziativa abbia un seguito, perchè ci farebbe piacere andarci e scoprire altre cose sul coltello sardo.

Si è tenuto venerdì 6 giugno a Cagliari il convegnoStoria, memoria, diritti dei cittadini: gli archivi della Regione Autonoma della Sardegna, una giornata di studio e di riflessione dedicata in particolare al progetto di censimento degli archivi di deposito dell’Amministrazione regionale e conclusa con la discussione sul volume Il potere degli archivi. Usi del passato e difesa dei diritti nella società contemporanea, della Mondadori, scritto tra gli altri dal dott. Stefano Vitali dell’Archivio di Stato di Firenze, il quale ha ottenuto di recente anche l’incarico per lo studio di fattibilità per la realizzazione dell’Archivio Storico della nostra Regione (vedi il documento).

L’incontro è stato aperto da un intervento del Presidente Soru, seguito da quello dell’Assessore per la Pubblica istruzione e beni culturali Maria Antonietta Mongiu (cliccando qui è possibile vedere il video dei due interventi).

Quindi sono stati esposti i risultati del censimento avviato nel 2005 degli archivi di deposito regionali, volto alla conoscenza della loro struttura e consistenza. Sono stati individuati chilometri di documentazione sparsa in diverse sedi, in alcuni casi in pessimo stato di conservazione e per sessant’anni abbandonata a se stessa.

E questa situazione degli archivi sardi non è isolata, ma rispecchia appieno l’immagine da sempre attribuita all’archivio di deposito: quella di un magazzino in cui le pratiche concluse, che non rispondono più a pressanti esigenze amministrative, vengono accumulate in disordine e spesso giacciono dimenticate, con conseguenze negative in termini di efficienza amministrativa e tutela dei diritti dei cittadini.

Una sorta di limbo per la documentazione, in attesa di quella che sarà la sua destinazione finale: il passaggio all’archivio storico o lo scarto.

Esso invece è un momento delicatissimo in cui occorre conservare in ordine le carte che possono in qualsiasi momento essere nuovamente richieste, effettuare periodiche operazioni di scarto, individuare la documentazione che dopo quarant’anni può essere versata all’archivio storico, riordinata e resa così disponibile ai ricercatori.

La Regione Sardegna solo di recente ha tentato di elaborare una politica sui depositi dando vita a due iniziative fondamentali: da un lato appunto il loro censimento, dall’altro la pubblicazione delle Disposizioni per l’organizzazione e la gestione degli archivi di deposito (vedi il documento).


Il progetto di censimento è stato avviato attraverso la collaborazione di giovani archivisti, che nel corso del convegno hanno esposto metodi, fonti e procedure di lavoro. Tali figure professionali risultano tuttora assenti all’interno dell’Amministrazione regionale e per avviare e portare avanti questa importante iniziativa ci si è avvalsi di collaboratori esterni, reclutati con il tanto discusso metodo delle short list e che ora rischiano di essere mandati tutti a casa.

C’è da augurarsi in ogni caso che non si interrompa il lavoro portato avanti finora e che la Regione Sarda possa realizzare quanto prima il suo archivio storico.

Qualche giorno fa è stata lanciata una petizione indirizzata al presidente della Regione per la difesa della storica Cineteca sarda. Eccone il testo. Inoltre, per dare sostegno all’iniziativa è stato aperto un blog dedicato alla Cineteca che consente di avere informazioni aggiornate sulla petizione e sulle attività del Centro.

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Crolla quasi dappertutto l’affluenza alle urne, con riduzioni che vanno dal 6 al 12 per cento.
Ad Assemini vota solo il 40,3% contro il 50,8% delle precedenti consultazioni. A Villacidro, unico capoluogo di Provincia in queste elezioni, ha votato il 54,2% contro il 40.3% di cinque anni fa.

A Boroneddu, paese di 170 abitanti, solo domenica hanno votato 121 dei 161 aventi diritto, sarebbe a dire il 74,7 per cento. Modolo ha fatto pure meglio con il suo 75,3 per cento (ed eleggendo un sindaco di origini egiziane). Ad Aglientu e Collinas si è presentata una sola lista: risultato scontato.
Villacidro, dopo 33 anni di centrosinistra, vira a destra.
Stessa cosa succede nella Macomer “Rossa” dove il candidato del centrodestra ha vinto con oltre il 61%.
Il Pdl vince anche ad Arzachena e a Cabras.

Per il resto è tutta un vincere di liste civiche: a Decimomannu, a Furtei, a Pompu, a Tadasuni, a Villa Verde, a Boroneddu, a Cheremule, a Simala, a Ales, a Nughedu Santa Vittoria, a Villaspeciosa, a Tertenia, a Sedini a Putifigari, a Budoni, a Modolo.

Pubblico un articolo scritto da Giorgio Ghiglieri per il sito iSardi che affronta il tema dello stato dei siti archeologici nella Zona di Nuraminis-Samatzai.

“Il patrimonio archeologico di Nuraminis è un bel patrimonio, purtroppo non è conosciuto da molti, anzi da quasi nessuno”.
Con queste parole, dette dal primo cittadino di Nuraminis, il sindaco Luciano Cappai, inizia il viaggio tra i reperti archeologici dimenticati nell’area compresa tra Nuraminis e Samatzai, paesi della provincia di Cagliari distanti poco meno di 30 Km dal capoluogo.

E’ un viaggio che mostra l’assoluto stato di disinteresse per i (notevoli) beni archeologici esistenti nel territorio che nessuno conosce e nessuno si prende la briga di valorizzare.
Ma andiamo con ordine.

Il sindaco Cappai racconta che tra il 2000 ed il 2004 qualcosa per il patrimonio archeologico di Nuraminis è stato fatto; per l’esattezza, mediante uno stanziamento di 70 milioni delle vecchie lire, è stato commissionato alla Soprintendenza Archeologica di Cagliari un censimento dei siti archeologici sul territorio. E’ stata redatta una carta con l’ubicazione dei siti, le schede descrittive e tutta la documentazione dei rilevamenti; tutto il materiale è stato consegnato all’Amministrazione comunale.

In questa occasione è stata anche scavata e studiata una tomba bizantina di notevole pregio (scavi condotti dalla Dr.ssa Donatella Salvi) che poi ha finito per essere ricoperta da una piantagione di fave.

Dopo questo lavoro di censimento, presentato in un convegno svolto localmente, più nulla.
Numericamente parlando, i siti censiti, secondo le dichiarazioni dell’amministrazione sarebbero 20 mentre, da mie informazioni risultano 36, per dirimere questa discrepanza occorrerebbe la documentazione allegata al censimento ma, al momento, non è possibile averne una copia da consultare.

Sempre in tema di discrepanze, parlando col Sindaco al riguardo dei vincoli di tutela archeologici, ha affermato che quelli posti dall’amministrazione sono più stringenti rispetto a quelli apposti dalla Soprintendenza Archeologica.

Cosa esattissima e rispondente alla realtà in quanto, sul territorio di Nuraminis non esiste nessun vincolo di tutela apposto dalla S.A.; notizia che, a quanto sembra, ha lasciato di sasso il Sindaco.

il fatto è gravissimo per tutta una serie di conseguenze che comporta: la mancanza di decreti di vincoli (diretti o indiretti) fa si che i resti delle strutture archeologiche presenti siano assolutamente indifese.

Per meglio capirci: se qualcuno (ad esempio) decidesse di portare via le pietre di un sito nuragico esistente nel suo terreno per farci un muretto a secco altrove, potrebbe farlo benissimo. Non è un bene tutelato.

Difatti, non esistendo vincoli , la S.A. ammette implicitamente che questi siti, pur essendo stati censiti, non hanno una valenza tale da essere tutelati quindi non sono importanti.

Per cui chiunque può farne l’uso che meglio crede e, sapendo l’abbondanza di cave presenti sul territorio, quasi tutte a ridosso (se non sopra) i siti archeologici, non occorre molta fantasia per capire quale destino attenda questi siti.

Giusto per capire che cosa la Soprintendenza Archeologica ha giudicato non degno di vincoli, potrei parlare di un protonuraghe (ne esiste un altro soltanto, se non erro, a Bonnannaro), almeno altri 6 nuraghi, domus de janas, pozzi sacri, strutture megalitiche, fossili, tombe bizantine e villaggi tardomedioevali.

Un patrimonio immenso di storia e risorse per il paese lasciato in balia di se stesso.
Mentre il sindaco Cappai, pur ammettendo lo scarso interesse nei tempi passati da parte dell’amministrazione riguardo le enormi risorse archeologiche, secondo le sue dichiarazioni, si sta attivando per dare vita a situazioni di recupero del patrimonio abbandonato e dimenticato da tanti annni, le restanti istituzioni restano in religioso silenzio quasi il problema non riguardi i loro compiti.

La Soprintendenza in cui, causa un terremoto organizzativo proveniente dal Ministero, non si trova un referente a pagarlo a peso d’oro; la Soprintendenza Regionale in cui, sembra, nessuno sappia che fare (consiglio datomi: rivolgersi alla S.A.); l’Assessorato (omnicomprensivo) alla Cultura, che non risponde alle mail, il Corpo Forestale (che dovrebbe vigilare sulla tutela dei beni ambientali) il cui responsabile è irrintracciabile da settimane, le associazioni ambientaliste e di tutela dei beni ambientali, dissolte nel nulla.
Un desolante deserto di disinteresse e, quel che è peggio, di mutismo.

Se a Nuraminis la situazione è questa, a Samatzai va ancora peggio.
Pur avendo, anche questo paese, un notevole numero di siti archeologici esistenti, non ha mai mai visto, nemmeno da lontano, un funzionario e/o un archeologo della Soprintendenza Archeologica di Cagliari.

A nessuno sembra interessare il fatto che questi siti, oltre che essere da sempre preda di indisturbati tombaroli che ne hanno, oramai, saccheggiato la maggior parte, sono accerchiati dalle cave che triturano le colline per produrre materiale per fondi stradali. La cosa è universalmente nota ma tutti fanno finta di non sapere niente.
Oltre la propria scrivania l’ignoto.

Eppure le Soprintendenze (Archeologica e Regionale) dovrebbero avere personale sul territorio, referenti e responsabili messi lì a vegliare sulle sorti di un patrimonio che, a parole, dicono di dover (e voler) difendere, cadono dalle nuvole quando si espone questo problema e, cosa ancora più allucinante è che non muovono un dito per andare a verificare: aspettano di ricevere una documentazione su quanto denunciato per vagliare, ponderare, soppesare e (qualche volta) decidere.

Ma alla fine, fatti alla mano, il più delle volte le cose restano così come sono.
Con buona pace del nostro patrimonio archeologico che, pezzo dopo pezzo, prende altre strade che non sono quelle della pubblica fruizione.
E nessuno ne è responsabile.

Giorgio Ghiglieri

Il 12 giugno 2008 si è tenuta presso il Nuraghe Losa di Abbasanta una conferenza stampa indetta dai lavoratori che prestano servizio nei Beni Culturali della Sardegna.

Il tema posto all’attenzione dei giornalisti è stato quello della necessità della stabilizzazione degli operatori dei Beni Culturali.

Gli occupati che fin dal 1985 garantiscono i servizi nei luoghi della cultura, nonostante una legge di settore (14/2006), vedono seriamente minacciato il proprio posto di lavoro per la cronica situazione d’incertezza in cui versa il comparto e per le ventilate gare d’appalto che non garantirebbero nessuno dei lavoratori occupati.

Il lavoro, l’esperienza, la professionalità di chi da decenni gestisce importanti risorse culturali della Sardegna, non rappresenta un valore agli occhi dei preposti alla tutela, valorizzazione, promozione della cultura isolana.

Molti lavoratori hanno già perso il posto di lavoro, mentre gli altri sono già in possesso della lettera di licenziamento conseguente alla mancanza di erogazioni certe. I finanziamenti regionali sono, infatti, garantiti solo al 30 settembre 2008.

Dopo ripetuti tentativi di dialogo con una Regione che pare mossa solo da situazioni contingenti e non da una progettualità meditata, i lavoratori hanno deciso di prendere in mano la situazione e il loro futuro, col sostegno delle centrali cooperative e dai sindacati dei lavoratori. Da Sant’Antioco a Luras, passando per il Nuraghe Losa di Abbasanta, si attuano, dunque, azioni più visibili.

Da qui in avanti, in attesa che la rivendicazione trovi adeguata risposta anche nel Piano Operativo Regionale in via di predisposizione, sono state attuate e verranno attuate diverse azioni: è di ieri la serrata dei siti aderenti al comitato “Nessuno a Casa”, in cui è stato garantito esclusivamente il presidio delle aree archeologiche e dei musei.

Seguiranno una serie di incontri nelle Province tra operatori e amministratori al fine di raccogliere il massimo consenso attorno alla rivendicazione.

Qualora fossero disattese le istanze della rivendicazione il comitato minaccia l’attuazione di ulteriori azioni di lotta che coinvolgeranno tutto il comparto regionale.

Domenica 15 e lunedì 16 giugno, si voterà in 34 comuni sardi. Il passaggio elettorale è importante anche in vista delle regionali del 2009. Sono 118.221 i cittadini sardi chiamati alle urne per rinnovare i consigli comunali ed eleggere i sindaci.

Dieci sono le amministrazioni rette da un commissario straordinario nominato contestualmente allo scioglimento degli organi politici. Nessuna lista e’ stata, invece, presentata in altri due comuni commissariati: Bidoni(Provincia di Oristano) ed Illorai (Provincia di Sassari).

Uno solo, invece, il comune che ha una popolazione superiore ai 15 mila abitanti con possibilità, quindi, di andare al ballottaggio. Si tratta di Assemini, in Provincia di Cagliari, dove quattro candidati si sfideranno per la carica di sindaco: Simone Rivano (Pd), Massimo Sanna (Idv), Giancarlo Lecis (Rifondazione comunista) e Paolo Mereu (Pdl).

Villacidro, capoluogo della provincia del Medio Campidano insieme a Sanluri. I candidati per la carica di primo cittadino sono Efisio Luigi Meloni, centrosinistra, e Ignazio Fanni (lista civica).

A Macomer, uno dei comuni del centro Sardegna più colpiti dalla crisi industriale, si confronteranno il sindaco uscente, Marco Mura, medico del centro sinistra, ed il consigliere uscente di minoranza, Riccardo Uda (lista civica).

Infine ad Arzachena, capoluogo della Costa Smeralda e una delle roccaforti del centrodestra, si sfideranno Alberto Ragnedda e Piero Filigheddu, entrambi sostenuti da liste civiche.

Questa la suddivisione per province dei 34 comuni che dovranno rinnovare i propri Consigli: Provincia di Cagliari (39 sezioni e 42.634 elettori), sei: Assemini (23.973 elettori) Decimomannu (6.836) Donori (2.138, commissariato) Maracalagonis (6.731 , commissariato) Ortacesus (1.009) Villaspeciosa (1.947); Provincia del Sulcis (3 sezioni e 3.134 elettori), uno : Fluminimaggiore (commissariato); Provincia Medio Campidano (17 sezioni e 17.469 elettori), tre: Collinas (1.014 elettori) Furtei (1.723) Villacidro (14.732); Provincia di Oristano (21 sezioni e 13.015 elettori), dieci: Ales (1.470 elettori) Boroneddu (162, commissariato) Cabras (7.948 ) Modolo (219, commissariato) Narbolia (1.570) Nugheddu Santa Vittoria (532) Pompu (267) Simala (345) Tadasuni (188, commissariato) Villaverde (314); Provincia di Nuoro (28 sezioni e 16.918 elettori), cinque: Macomer (9.392 elettori) Galtellì (2.124) Irgoli (2.027) Meanasardo (1.774) Sarule (1.601); Provincia dell’ Ogliastra (9 sezioni e 7.880 elettori), tre: Jerzu (2.943 elettori, commissariato) Seui (1.595, commissariato) Tertenia (3.332); Provincia di Sassari (4 sezioni e 2.410 elettori), tre: Cheremule (503 elettori) Putifigari (623, commissariato) Sedini (1.284, commissariato); Provincia della Gallura (17 sezioni e 14.771 elettori), tre: Aglientu (997 elettori) Arzachena (9.869) Budoni (3905).

Dati forniti da fonte

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