[Dialoghi impossibili] Il popolo dei forconi sardo a caccia di identità

Nuovo calendario venatorio. Si potrà andare a caccia di identità. L'on. Artizzu esulta
B. E finalmente insorgiamo anche noi. Lo fanno i siciliani e noi no?
M. Ma scusa abbiamo appena fatto una mobilitazione popolare contro Paolo Villaggio, non ti basta?
B. Quello era solo l’inizio della nostra Rivoluzione. Da Briatore a Villaggio. Dopo la Sicilia dei forconi, la Sardegna dei pastori. Ti piace?
M. Non molto.
B. Perché sei scemo. Noi siamo il popolo della rete. Un paberile on line, siamo. Siamo il popolo di Facebook, e invaderemo la bidazzone virtuale occupata abusivamente dalle caste e dagli industriali del latte. Ecco. In Sicilia il movimento dei forconi, noi quello delle leppe. Ti praxit diasi?
M. Ma un simbolo un po’ meno …
B. Un po’ meno cosa? Questo è veramente sardo. Il simbolo della nostra identità economica, fondata sull’orgoglio (meda) e il contributo pubblico. E guarda che non è un luogo comune.
M. Ma scusa, perché a quello che chiude la bottega a causa della crisi lo Stato non gli dà nulla e ai pastori dovrebbe dargli un contributo?
B. Perché la pastorizia è più importante. E siamo sfruttati dagli imprenditori continentali e dai politici (tutti corrotti). La Sardegna è pastorale o non è. Capito mi hai?
M. No.
B. Eppoi lo sai l’altro motivo?
M. No.
B. Te lo dico allora. Noi ci abbiamo due coglioni così e se ci mettono in crisi questi politici, noi facciamo un casino e allora lo vedi come cambia tutto. Quello della bottega si sta zitto ed è da solo. E non conta nulla. Ma noi siamo in tanti e siamo veri sardi. E facciamo la rivolta dei forconi con un altro nome. Cumpresu?

Struggente e Indimenticabile. Prendeteveli in Sicilia
[Appuntamenti] Ananti de sa ziminera, cinque fine settimana per ascoltare, leggere, scrivere, raccontare, mangiare e bere libri
Il festival letterario diffuso Ananti de sa ziminera (Davanti al caminetto) è pronto a ripartire per l’edizione 2012. Quest’anno il festival, che si svolgerà tra il 20 gennaio e il 18 febbraio 2012 vedrà coinvolti cinque comuni dell’oristanese: Bauladu, Milis, Narbolia, Nurachi e Tramatza.
Ananti de sa ziminera, che si ispira alle storie narrate la sera, in casa, davanti al fuoco, si svolgerà durante cinque fine settimana, ognuno in uno dei comuni coinvolti, con diversi appuntamenti di letture, presentazioni, dibattiti.
Tra i nomi in programma quest’anno, giornalisti come Concita De Gregorio, artisti come Pinuccio Sciola, i Figli d’Arte Medas, scrittori sardi e non, tra i quali Michela Murgia, Flavio Soriga, Mariangela Sedda, Alessandro De Roma.
Il programma della sezione ragazzi prevede la presentazione di libri nelle scuole da parte degli autori Angela Ragusa, Mariella Marras, Paola Alcioni e Gianfranco Liori, e un concorso letterario per giovani scrittori di 9-11 anni, premiato con borse di studio.
Da quest’anno, ognuno dei paesi ospiterà anche un evento musicale, un “dopofestival d’autore”, con la partecipazione di cantanti e gruppi musicali che si esibiranno nei bar dei centri storici: Dainocova, i Lux, Bob Corn, Bianco e Comaneci.
Il Sistema Bibliotecario del Montiferru collabora all’iniziativa tramite l’organizzazione di un Corso di scrittura creativa in cinque lezioni, curato da Paolo Maccioni e aperto a partecipanti di tutti i tipi.
Infine il Concorso produttori Terre Shardana proporrà anche quest’anno degli aperitivi letterari a chilometri zero per accompagnare gli eventi.
Ananti de sa Ziminera si può seguire online tramite il sito www.anantidesaziminera.net, come evento sulla pagina Facebook “ANANTI DE SA ZIMINERA | Festival Letterario Diffuso”, dove si trova anche un programma completo degli eventi, e su Twitter @AdsZ_Festival.
[Software Libero] Comuni, enti locali e PA sono in grande ritardo.

Il software libero libera risorse, diritti e capitale umano. È un tema che ci appassiona da tempo: perché la rivoluzione dell’open data, dei formati aperti e dei software liberi può sensibilmente migliorare la vita di milioni di persone, rendere più efficiente ed economica la gestione, l’archiviazione e la migrazione dei flussi documentali.
La logica di un file chiuso (cioè consultabile solo col programma e la versione che l’ha prodotto, è il caso, ad esempio, di un .doc di Word) è tutta e unicamente commerciale. Se, per esempio, Gino ha Office 2011 e manda un file di excell a Peppinco che ha Office 2000, quest’ultimo per aprire e leggere correttamente il file sarà costretto a comprare la nuova versione del programma. Una versione costosa e, in genere, più pesante della vecchia, che per girare bene ha bisogno di un pc più potente.
La filosofia di Linux e dell’Open Source è un’altra. Tutti i programmi (e anche il sistema operativo) si possono scaricare liberamente e legalmente dalla rete in una versione, per così dire, standard. Se un privato, un’azienda o una pubblica amministrazione vogliono personalizzarlo e adattarlo a esigenze specifiche di produttività, possono farlo, perché i file sorgente di sistema operativo e software sono aperti e modificabili.
Ci sono numerose altre ragioni per le quali le PA si dovrebbero immediatamente dotare di software open source. Ce ne illustra alcune il video che segue: un minuto di chiarezza in un mondo che la dipendenza da Windows ha reso ai più incomprensibilmente costoso e criminogeno (crackare i programma è un reato penale!).
Letterina a Babbo Natale. Regali via Pec in mondovisione
Carissimo Babbissimo,
come da tradizione inventata, ti scriviamo la nostra lettera di Natale. Nel 2011 hai esaudito quasi tutti i nostri desideri, e dunque torniamo alla carica. Noi, nel frattempo, abbiamo fatto i bravi, anzi i bravissimi. E siccome vogliamo esagerare ed essere braverrimi, quest’anno ti chiediamo solo 5 cose invece che 10. È una promozione. Approfittane.

primo regalo.
Caro padre Natale riprenditi questo stramaledetto facebook. Torna indietro al tempo in cui Zuckerberg era adolescente e pidocchioso, portagli in regalo una donna bellissima, anzi esplosiva, tutta per lui e per i suoi maledetti 15 anni da smanettone.
secondo regalo.
Caro Red babbissimo fai in modo che il Comune di Nuraminis rimetta on line il video del consiglio comunale che ha tolto dal suo sito per imperscrutabili motivazioni celesti.
terzo regalo.
Mitico Babbone aiuta i sardi ad essere ancora più sardi. A diventare mega sardi al cubo. Aiutali a vivere immersi fino al collo nell’identità sarda, così da identificare, anzi no, identizzare tutte le strade, tutte le montagne, tutti i sospiri, tutti i mari e le coste, tutti i fiori, tutte le follie, tutte le spensieratezze che hanno. Caro babbo, istituisci d’imperio il “culto dell’identità sarda al cubo” e quello delle “radici a tutti i costi” e poi anche quello del “balente attraente” che in Sardegna ne abbiamo un bisogno spellato, cotto e mangiato.
quarto regalo.
Babbone bello, pensa pure per te una volta tanto: fai uno spot celestiale e in mondovisione, che illumini tutto il cielo per 24 ore, e ci convinca a spendere 5 minuti al giorno per difendere la terra dove siamo nati e cresciuti. Se non convinci il mondo intero di quanto sia grave lo scioglimento dei ghiacci polari, rischi di rimanere senza casa. Movirindi!
quinto regalo.
Ecco il regalo più importante, caro babbo dei babbi. Regalaci un anno di vita, pieno di scelte compiute, di decisioni prese, di impegni rispettati, di lavori ritrovati e di passioni mai perse. Regalaci un anno di sorrisi e di discussioni, un anno di strette di mano e di bisticci liberanti. Regalaci un anno pieno di incontri e di viaggi, di lotte e di battaglie, vinte o perse, ma combattute. Regalaci un anno senza giudicare, un anno senza violenza, senza censure, un anno diverso dal 2011.
AGGIORNAMENTO
È stato bello svegliarsi stamane 25 dicembre e ritrovare il video del consiglio comunale di Nuraminis dello scorso 29 novembre 2011 di nuovo on line, all’indirizzo dal quale era misteriosamente scomparso qualche giorno fa.
È la prova che Babbo Natale esiste.
[Appuntamenti] Il lupo e il cielo spinato. La favola nera di Esther H. con/di Francesca Falchi

Esther H. Etty Hillesum muore ad Auschwitz. Etty nasce il 14 gennaio del 1914 a Middleburg in Olanda, da una famiglia della borghesia intellettuale ebrea. Prima della sua morte, Etty riempie otto quaderni con la sua scrittura minuta e quasi indecifrabile. Pagine che raccontano due anni di vita (1941-42) di una ventisettenne, due anni nei quali gli ebrei olandesi fanno i conti con la persecuzione razziale nazista.
I diari di Etty, più che un racconto sull’Olocausto, sono la narrazione dei turbamenti personali dell’autrice, della sua crescita spirituale, delle sue amicizie, dei suoi amori. L’olocausto è presente, ma non si impone mai. Resta come sullo sfondo, incombente e terribile.
Francesca Falchi (Cagliari, 1970), scrittrice, drammaturga e attrice, ha fatto tesoro dei diari di Etty Hillesum, provando a dare corpo e parole al flusso di coscienza che ne ha preceduto la stesura.
Il risultato di questo lavoro – durato due anni – è Il lupo e il cielo spinato. La favola nera di Esther H. uno spettacolo nel quale Etty, in prima persona, racconta le stupefacenti contraddizioni che ne hanno segnato la vita e le terribili crudeltà che ne causeranno la scomparsa.
La Falchi trasforma un diario sconosciuto al grande pubblico, da “codice cifrato segreto dell’anima” in immagine evidente e palpabile, dotata di straordinaria potenza evocativa. L’esperienza intima e personale di una ragazza qualunque acquista i connotati della grande storia sociale, senza mai perdere la sua dimensione umana, fatta di carne e desiderio e di una fragilità che sa essere talvolta urticante, talaltra commovente.
Il prossimo martedì 20 dicembre 2011 ore 21.00 presso La Casa delle Storie in Via Ponchielli 39 a Cagliari, Francesca Falchi riproporrà Il lupo e il cielo spinato. L’occasione, per coloro che ancora non avessero visto lo spettacolo, è di quelle da non perdere.
Per info + prenotazioni: 380 3634780
Il lupo e il cielo spinato non è uno spettacolo sulla deportazione. Non è uno spettacolo sul nazismo. Non è uno spettacolo sull’assenza. E’ uno spettacolo sulla presenza. La presenza forte luminosa imprescindibile di un giovane donna che ha raccontato la sua vita senza paura della sua morte. Etty testimonia la vita in ogni sua parola pensiero azione. Una vita che dal piano materiale si è spinta a quello eterico. Privilegiando lo spirito ma senza mortificare la carne. Etty ama. Etty divora. Etty gusta. La vita. Le persone. Il bene. Il male Etty non condanna. Etty non giudica. Etty apprende. Etty comprende. Tutto in sé. In quella creatura fragile e forte insieme che è che continua ad essere Questo spettacolo nonostante tutto ha un lieto fine. Perché Etty è viva. Dentro e fuori di noi.[Lungo i bordi] Selargius. I vigili decidono chi puoi ospitare a casa tua.

Non capita tutti i giorni di vedersi piombare in casa nove persone (tra vigili urbani e funzionari del comune di Selargius) che intimano agli ospiti di andarsene immediatamente. È quanto accaduto ad Antonello Pabis, presidente dell’associazione sarda contro l’emarginazione (ASCE) e alla famiglia rom, composta da due anziani genitori e i loro tre figli, di cui uno padre di due bambine, rispettivamente di 13 mesi e 5 giorni, che viveva nella sua proprietà, a Selargius appunto. È lo stesso Pabis a raccontare come sono andati i fatti.
Lei ospitava all’interno della sua proprietà la famiglia Sulejmanovic da circa un anno: cos’è avvenuto il 3 novembre scorso?
Verso le 9:30 un gruppo di nove persone (sette vigili urbani e due funzionari comunali) sono entrati nella mia proprietà superando un cancello in quel momento aperto e, rivolti ai Rom presenti ed ai quali avevo affidato la custodia del luogo, hanno ordinato lo sgombero delle persone e delle cose. Sebbene la madre delle due piccole avesse ancora i punti di sutura dell’ultimo parto cesareo, il comandante dei vigili ha insistito affinché fosse immediatamente abbattuta una baracchina realizzata per difendere la neonata dal freddo invernale. Nemmeno l’arrivo di suo marito e del giovane cognato, e l’intervento di due volontarie dell’Asce, ha smosso il comandante dei vigili dal suo atteggiamento.
Io stesso li ho invitati ad allontanarsi perché violavano le corrette procedure di legge e la mia proprietà, ma ho dovuto aspettare alcune ore prima che decidessero di andarsene.
Si è trattato di un’operazione dalle modalità inusuali da parte dei vigili urbani: sono intervenuti senza mandato e non è stato fatto un verbale del loro intervento; per quale motivo, secondo lei?
Più che inusuale, direi assurdo e fuorilegge, estraneo alle corrette procedure indicate dalle norme giuridiche. Mi chiedo anch’io il perché! Forse per scarso senso del diritto e ignoranza sulla legittimità degli atti che stavano compiendo? Forse per prepotenza, arroganza e presunzione di essere al di sopra della legge? Forse perché le pressioni delle autorità comunali sono apparse più difficili da respingere rispetto alle proteste dei Rom? In questo caso sarebbe stato più logico e doveroso chiedere al sindaco che firmasse un’ordinanza, ma è probabile che il sindaco sapesse che nemmeno un’ordinanza avrebbe potuto prevedere lo sgombero immediato…
Ha parlato di “pressioni” nei confronti dei Sulejmanovic: sono accaduti altri episodi in passato?
Sì, ci sono stati inviti pressanti, con ripetute visite dei vigili urbani, affinché mi liberassi dei miei ospiti. Ho persino parlato col sindaco per pochi minuti e anche lui affermava (senza mettere per iscritto…) che i Rom dovevano andar via. Al sindaco proposi, a parole e per iscritto, di convocarmi per trattare civilmente la questione, nei termini della legge e del buon senso. Non ho mai ricevuto risposta e, di conseguenza, non sono mai stato convocato”.
Lei ha sporto querela contro i vigili urbani e due funzionari del comune, e inviato una segnalazione ad Amnesty International: a più di un mese di distanza cos’è avvenuto a riguardo?
Più precisamente ho querelato il comandante, 3 vigili e un funzionario. Gli altri sono usciti dalla mia proprietà appena l’ho chiesto. Per ora tutto tace. Amnesty International terrà conto della nota nella illustrazione della condizione dei Rom in Italia”.
Una donna della famiglia necessitava di cure mediche al momento del tentato sgombero poiché aveva partorito da pochi giorni: come sta adesso? Dove si trova in questo momento la famiglia?
La donna sta bene e la famiglia si trova all’interno della mia proprietà e il fatto che siano ancora tutti lì, nonostante il dimostrato desiderio di mandarli via, mi sembra la migliore riprova che abbiano tutti i diritti di starci, almeno per ora. Questa storia mi riempie di tristezza, i Rom sono miei ospiti e al Comune non ho mai chiesto nulla; al contrario mi sono occupato di questioni che meglio potremmo affrontare se ce ne occupassimo come collettività, con le nostre civili istituzioni. Se ci fossero cento persone disposte ad ospitare una famiglia nella loro proprietà, se ci fossero cento persone disposte ad affiancare una famiglia rom e a supportarla nel difficile ma possibile e necessario processo di inserimento sociale, potremmo anche fare a meno del Comune. Un’attenzione particolare dovrebbe essere riservata ai bambini, ma dovremmo anche considerare che gli adulti non sono altro che i bambini di ieri, ai quali evidentemente sono stati negati diritti e opportunità.
Ovviamente non mi riferisco ai tantissimi Rom che hanno una vita rispettabilissima, esemplare anche per i gagè (così ci chiamano). Penso, ad esempio, al mio caro amico Fadil, che ogni mattina accompagna sua figlia alle scuole superiori, dove frequenta il terzo anno. Più di una volta Fadil mi ha detto che è prontissimo a sostenere sua figlia anche negli studi universitari, se deciderà di intraprenderli”.
Cosa si può dire riguardo l’assistenza o l’assistenzialismo?
Sono due cose diverse. Io sono nettamente contrario all’assistenzialismo, non è vera assistenza, non è quello che serve, non ti aiuta a crescere e risolve il problema solo momentaneamente. Voglio invece gridare forte che le persone svantaggiate, private ieri di diritti e opportunità, hanno maturato il diritto ad essere assistiti per recuperare, per quanto possibile, migliori condizioni di vita. La questione Rom è la cartina di tornasole della nostra civiltà: chi comprende o si appresta a comprendere, senza pregiudizio e con onestà intellettuale, la questione Rom ha migliori possibilità di capire la triste condizione di quanti vivono una vita di abbandono e di emarginazione o di difficoltà soprattutto nei quartieri poveri e degradati delle città. Al contrario, chi non ha sensibilità verso la condizione zingara, non ce l’ha o ce l’ha molto scarsa anche verso la condizione degli altri, tanti, troppi ultimi delle nostre comunità”.
[Medio Campidano] La maggioranza fa copia-incolla. E ridimensiona l’anagrafe pubblica degli eletti.
La trasparenza fa ballare il palazzo della politica. Non c’è scampo: ai massimi livelli istituzionali così come in una piccola provincia, il sistema dei partiti è così stupendamente radicato da essere considerato dai più come fatalmente inevitabile.
Se si ha l’ardire di provare a manometterlo o, peggio, renderlo osservabile dall’esterno, le resistenze si manifestano puntuali come una tassa.
Se n’è accorto Andrea Mura, consigliere provinciale dell’Italia dei Valori, il quale, dando corpo all’iniziativa promossa in campo nazionale dai Radicali e nota come “anagrafe pubblica degli eletti“, ha proposto al consiglio un regolamento che avrebbe permesso alla cittadinanza di conoscere nel dettaglio i costi, gli incarichi esterni, le trasferte ecc. di consiglieri e assessori provinciali.
Avrebbe. Perché la maggioranza guidata dal Partito Democratico ha cassato il testo di Mura contro-proponendone un altro, nato da un esilarante copia-incolla (e da un serissimo ridimensionamento). La stampa locale ha dato ampio risalto alla vicenda, mettendo però l’accento non tanto sull’oggetto del contendere, quanto sulla spaccatura della maggioranza. Abbiamo cercato di capire meglio cosa sia successo, sentendo il protagonista di tutta la faccenda.
Naturalmente, come sempre, chi volesse replicare ai contenuti dell’intervista è il benvenuto.
Buona visione.
Documenti
La mozione a prima firma Mura sul sito della Provincia del Medio Campidano
La mozione copia-incollata dalla maggioranza.
La nota stampa della maggioranza contro Mura
Delibera consiliare del 24/10/2011
Rassegna Stampa
L’Unione Sarda. Il Consiglio boccia i taglia
La Nuova Sardegna. Tagli indennità. Scoppia la bagarre in consiglio provinciale
Sardegna 24. Il centro-sinistra si spacca sulla trasparenza.
[Nuraminis-Villagreca] Il sindaco spacca il consiglio. Una delle opposizioni si indigna. I voti “sulla fiducia” sono finiti.

“Ma mi stai denunciando alla procura?”. Paolo Cocco, capogruppo di minoranza a Nuraminis, non usa giri di parole e, in occasione del consiglio comunale dello scorso 29 novembre, dà sfogo a tutta la sua indignazione attaccando a testa bassa il sindaco Stefano Anni, reo – secondo Cocco – di considerare le azioni dell’opposizione disfattiste e finalizzate a rallentare le operazioni di riordino finanziario del Comune.
Ripercorriamo i fatti. Il capogruppo di minoranza (lista civica di area PD) presenta (il 22 novembre 2011) una richiesta di accesso ai conti consuntivi (anni 2005-2009), copia dei documenti inviati e ricevuti da prefettura e Corte dei Conti (anni 2005-2011) e copia dei registri delle pubblicazioni all’albo pretorio comunale (2007-2010).
La richiesta dell’opposizione viene avanzata in un contesto scosso dalla grave crisi finanziaria che attanaglia il Comune, in debito per un ammontare che attende di essere letto e compreso nella sua articolazione. La mole della documentazione richiesta dalla minoranza è imponente. Per questo Cocco ha spiegato di essersi mostrato disponibile a ricevere i fascicoli in formato digitale (e non cartaceo) e senza impegnare il tempo prezioso del personale comunale.
Le rassicurazioni della minoranza non hanno avuto effetto sul sindaco, il quale ha risposto all’opposizione con una raccomandata indirizzata al capogruppo e notificata anche a Procura della Repubblica, Procura generale della Corte dei conti (alla cortese attenzione del Pubblico ministero Dott. Paolo Murtas) e per conoscenza alla prefettura e ai carabinieri.
Quello che il capogruppo Cocco non riesce a tollerare è che nella missiva il sindaco sostenga che la minoranza stia tenendo nei confronti dell’amministrazione comunale un atteggiamento di “disfattismo e di rallentamento delle operazioni di riordino finanziario“; le richieste di accesso agli atti da parte della minoranza rappresenterebbero – scrive ancora il sindaco – una “palese operazione di rallentamento alla ragioneria comunale finalizzata a ritardare l’accertamento di gravi inadempienze contabili”. Sembrano passati secoli da quando, nell’ultimo consiglio comunale, il sindaco ringraziò le opposizioni per avere votato compatte insieme alla maggioranza importanti provvedimenti per il riordino delle finanze comunali.
L’opposizione ha chiesto al sindaco di rettificare le sue pesanti accuse. Invano. Così la minoranza non voterà più i provvedimenti della maggioranza “sulla fiducia”.
La clamorosa rottura col principale gruppo di opposizione in consiglio (assente l’altro) è maturata in un contesto già segnato dalle due diffide spedite dal sindaco contro questo blog nel comico tentativo di zittirlo e dallo scontro giudiziario con gli assegnatari case ex italcementi, i quali hanno costretto il Comune a rimangiarsi l’annullamento del bando.
n.b. Il fiammeggiante consiglio comunale di cui si è dato conto in questo post è disponibile sul bel sito istituzionale del Comune di Nuraminis, a questo indirizzo.
[Parabole] Un buon pastore e dieci pensierini ordinati e dabbene

IL BUON PASTORE
C’erano dieci pensieri ordinati e dabbene. Uno di loro se ne andò a bighellonare per quartieri pericolosi e malfamati. Il buon pastore decise allora di gettarsi alla ricerca del pensiero smarrito. Sfortunatamente non riuscì a riportarlo all’ovile, e se ne andò con lui a gozzovigliare per le suburbie dello spirito, in cerca di un gocciolo di vita dissoluta, immorale e rigenerante. Il destino dei nove restanti pensieri dabbene è presto detto.
UNO
Dopo alcune settimane di polemiche la Chiesa cattolica ha deciso di vendere le edizioni Weltbild, controllata interamente dai vescovi tedeschi e specializzata in porno. Ora la porno-Chiesa non potrà più sfornare capolavori come “Il nuovo Kamasutra” o “Attratti dal peccato”. Per colpa dell’oziosa polemica condotta dai soliti parrucconi anticlericali, l’assemblea generale delle diocesi della Germania ha stabilito la separazione da Weltbild. Che peccato!
DUE
I cattolici spagnoli tirano un sospiro di sollievo. Le recenti consultazioni elettorali iberiche hanno sancito il tracollo dello zapaterismo, reo di avere promosso nella cattolicissima Spagna una politica di riforme sociali molto aggressive. Per fortuna le elezioni sono state vinte dai popolari cattolici di centro-destra guidati da Rajoy, lo stesso che nel 2004 aveva inserito nel suo programma le unioni civili (con tutti i diritti del matrimonio per le coppie gay, tranne l’adozione e il nome “matrimonio”). Redentissima Spagna.
TRE
Il crollo di Berlusconi ha gettato nello sgomento i suoi discepoli indefessi, che lo hanno ragionevolmente e/o carnalmente amato. È del tutto comprensibile: adesso chi li difenderà dalla minaccia dal politeismo pidiellino? Presi dallo sconforto, i berlusconofili si sono già attrezzati per l’imminente traversata nel deserto: sono ormai espertissimi della congiura giudaico-magistrato-bancario-comunisto-monarchico-bagaglina che ha partorito Monti. Forniti di un armamentario impressionante di luoghi comuni(smi) in presa diretta da feisbuc, non temono le tentazioni del diavolo. E se verranno fatti schiavi e gettati in pasto ai leoni del circo Napolitano potranno almeno ostentare un’incorruttibile antipolitica pettinata e con le hogan.
QUATTRO
Si risvegliò dopo nove ore di sonno molto agitato e ci disse che gli era apparso Tremonti in sogno, il quale gli avrebbe detto queste parole incomprensibili: “è inutile che non barri nessuna casella nella dichiarazione dei redditi. Ho creato un marchingegno tale per il quale quei soldini andranno comunque dove devono. È cosa buona, giusta e socialista“.
CINQUE
Naturalmente il nuovo governo Bagnasco avrà il voto di fiducia di noi di questo blog pidocchioso e irrilevante solo quando e se le attività commerciali della Chiesa Cattolica pagheranno l’Ici come tutti gli altri poveri cristi. Ma in alternativa potremmo piegarci a più miti consigli qualora la diocesi di Cagliari restituisse gli oltre 8 milioni di euro di soldi regionali con i quali si è fatta costruire un college privato con rette da 600 euro al mese a capoccia.
SEI
La stupenda condizione delle carceri italiane è segno che l’Italia è un grande Paese: civile, democratico e traboccante di civismo. Per fortuna non siamo nati in una di quelle repubblichette dittatoriali, dove i detenuti preferiscono suicidarsi piuttosto che subire una condizione di vita indegna perfino per gli animali. Per fortuna.
SETTE
Santa Eleonora d’Arborea, prega per noi. Perché nessuno dica più che sei nata a Barcellona e perché tutti si convincano che eri una militante strafiga di un partito indipendentista anti-pisano, anti-spagnolo e anti-equitalia. E poi, Santa Giudikessa, fulmina all’istante tutti quelli che pensano che eri un’eroina italiana. Maladitus siant!
OTTO
I ragazzi di oggi non sono come quelli di una volta. Quando eravano giovani noi c’era rispetto per gli anziani, si andava al catechismo e c’erano i veri valori. All’oratorio non si limonava e nessun gruppo di papaboiz lasciava 200 mila condom usati alla fine della giornata mondiale (ma sarà vero?). Oggi è una vergogna. Noi, cinque anni fa, facevamo una vita sana. Ai nostri tempi i giovani non bevevano superalcolici e pregavano a tavoletta.
NOVE
Aldo Grasso, esasperato, ha ucciso Bruno Vespa. Un messaggio di cordoglio è giunto da tutte le aule d’Italia riunite nell’ora di religione. Lo ricorderemo così, Vespa: una forma plastica di giornalista che dissoterra cadaveri e presenta libri in diretta differita dalle nostre mani lavate.
[Ghilarza] Quella volta che arrivò il cinema
Il 1988 è stato un anno complesso. Compivo 10 anni e la maestra si ostinava a tirar fuori da me una capacità che non ho mai sviluppato: una sana competitività. Erano giorni in cui la gara di tabelline si faceva violenta e io riuscivo a distinguermi solo in quelle di ricerca sul vocabolario e sui sinonimi e contrari. Vinsi un paio di quaderni a righe e un profumo mignon che avrebbe fatto scappare pure un cinghiale in riserva.
Quell’anno però si caratterizzò soprattutto per un avvenimento eccezionale, uno di quelli che sconvolgono i ritmi di un piccolo paese, che danno nuovi argomenti alle donne sui balconi e che, soprattutto, creano entusiasmo e aspettative su noi bambini, fruitori attenti di Bim Bum Bam e spacciatori di caramelle gommose. Insomma, era arrivato il cinema. I ricordi dopo tanti anni sono confusi, e solo oggi, rivedendo il film, ho potuto ritrovarci i luoghi, i volti e i colori dei miei territori.
Il film è noto: Disamistade, di Gianfranco Cabiddu, opera per la quale il regista ottenne una nomination al David di Donatello del 1990, come miglior regista esordiente. La trama è molto semplice, per certi versi simile a quella di “Banditi a Orgosolo”; un giovane coinvolto in una realtà violenta nella quale si trova immischiato suo malgrado. Raccontata in questo modo sembra la storia di uno a cui comprano casa a sua insaputa e gli mettono pure i gerani alla finestra. Una cosa del genere.
Sebastiano, figlio di pastori, è un giovane tranquillo e amante dello studio. Quando suo padre viene ucciso, tutti si aspettano che voglia vendicarsi. Lui si rifiuta di cedere alla violenza, ma l’atmosfera del paese finisce per coinvolgerlo e non lo salva neppure l’amore per Domenicangela, una ragazza semplice e simile a lui. Un filmone, no?
Così raccontato sembrerebbe un coerente western sardo, invece tra le scene c’è n’è una che riscatta il film, Cabiddu e tutti noi. L’ultima vendetta di Sebastiano è una scena alla Kurosawa: in collegio il protagonista tira fuori un coltello e trafigge un gatto rifugiatosi tra le pietre, per dimostrare la sua “balentia”, fino ad allora soffocata dalla figura materna. Un Aiace fuori dal tempo, insomma.
I luoghi. Il set del film si divide tra Nuoro, i monti della Barbagia e la campagna di Ghilarza, in particolare il Novenario campestre di S. Serafino, anfiteatro assolato sul lago Omodeo.
I volti. Tra gli attori si distingue Maria Carta, la nostra Penelope in attesa, un volto scuro e luminoso al tempo stesso che con la sua voce alza notevolmente il livello del film. Tra gli altri protagonisti c’è il poco credibile Massimo Dapporto che con i suoi baffoni neri più che un sardo ricorda un metalmeccanico siciliano in Germania da vent’anni.
Per noi bimbi, affascinati dalla confusione del set, il mito era solo uno: il nostro compagnetto di classe Walter, selezionato dopo un attento provino dal regista Cabiddu. Inutile dirlo, Walter aveva tutte le caratteristiche per sfondare: viso mediterraneo, fisico asciutto e soprattutto, al tempo, un dentino mancante sul davanti che poteva far immaginare epiche lotte di faida sarda o colluttazioni da strumpa improvvisata. Insomma, il nostro sentimento prevalente nei suoi confronti era invidia pura.
Ecco la testimonianza diretta di Walter che di quei giorni conserva un ricordo vivido, io lo ringrazio fortemente, perchè le sue parole mi hanno lasciato una grande tenerezza per quello che eravamo e che siamo rimasti:
mi ricordo che facevo la parte di un bambino pastore vestito con pantaloni di fustagno e cambaleddos, la prima scena girata a S’Iscra, una località di Ghilarza, me l’hanno fatta rifare almeno 50 volte. Mi hanno incipriato e sporcato la faccia: la scena consisteva nel recapitare una lettera a Domenicangela da parte di Sebastiano, una volta ricevuta la lettera, Maria Carta e Domenicangela mi davano un dolcetto per ringraziarmi…pensa 50 provini = 50 dolci divorati.La seconda scena girata a Oliena, con un gregge di 80 pecore vicino a Su Cologone, non riuscendo a guidarle mi hanno affiancato un servo pastore vero.
Il più bel ricordo che mi è rimasto impresso è stato durante una bellissima giornata di primavera a San Serafino: avevo fatto amicizia con il figlio di Maria Carta e ricordo che lei ci aveva fatto salire tutti e due a groppa di un asinello e ci aveva guidato con una fune (lei a piedi) per la parte bassa di San Serafino. Lei era una donna fantastica che amava le cose semplici e soprattutto amava e difendeva la sardità impressa nelle usanze e nelle persone come i Ghilarzesi anziani e giovani che davano anima e corpo senza quasi nessun compenso per far sì che questo film arrivasse al più presto nelle sale cinematografiche.Questo è tutto, avrei tantissime altre cose da raccontare…ma ci sarebbe il tanto di scrivere pagine e pagine! “
Quella volta che arrivò il cinema a Ghilarza ci sentimmo tutti bambini e possiamo dire che quella campagna, quei muretti a secco e quel sole che filtra tra le dita ci sono ancora molto cari.
[Nuoro] Chi sta giocando con il Man?

La notizia della possibile chiusura del MAN, Museo d’Arte contemporanea della provincia di Nuoro, ha scosso le coscienze della comunità virtuale di facebook che in poche ore ha fatto rimbalzare la notizia a colpi di condivisioni e commenti indignati.
Dalla lettura dei due maggiori quotidiani sardi, però, è difficile capire davvero cosa stia succedendo: mentre per la Nuova Sardegna la provincia di Nuoro ha intenzione di chiudere il Museo per problemi di finanziamenti, per l’Unione Sarda è la stessa provincia, nella persona del presidente Deriu, ad impegnarsi in prima persona perché questo non avvenga. La confusione regna sovrana, o forse no. La confusione comunicativa, infatti, non è casuale, anzi è spesso volontaria e indirizzata verso destinatari diversi dai semplici cittadini che leggono i giornali. L’uso di una parola al posto di un’altra non è solo questione di sinonimi e le parole nascondono sempre delle intenzioni.
Il MAN è una delle maggiori realtà artistiche della Sardegna e dell’Italia e la sua chiusura significherebbe la regressione dell’area della provincia di Nuoro e della città stessa di almeno 20 anni. Preme sottolineare che l’appoggio a un presidente della provincia assediato dai suoi stessi alleati, con problemi di coesione all’interno del partito da parte della testata regionale orientata con lo schieramento opposto solleva interrogativi importanti.
La domanda è allora: chi sta giocando con le sorti del MAN e per che cosa? È un tentativo da parte della presidenza della provincia di compattare la sua parte politica intorno a una questione di grande interesse pubblico oppure è il museo stesso a cercare di attirare l’attenzione nel tentativo di migliorare il finanziamento e lo sblocco di lavori di ampliamento fermi ormai da oltre un anno? Per il momento è impossibile ottenere o reperire informazioni che possano aiutare nella comprensione della vicenda, bisognerà aspettare fino a domani per saperne qualcosa di più.
A fare da cornice all’ennesimo gioco di scambi e interessi resta il pubblico del MAN e i cittadini di Nuoro che temono di perdere uno dei pochi punti di forza di una regione e di una provincia che si spopola anno dopo anno e che perde i suoi giovani perché non ha più niente da offrire.
[Lungo i bordi] Il musicista non è una professione?
Vivere di musica: un sogno per tanti, un capriccio secondo altri, soprattutto per chi considera il musicista come “un idealista che svolazza tra i propri sogni”. Ne parliamo con Alessandro Atzori, batterista e percussionista, che collabora con diversi gruppi nella realtà cagliaritana e non solo (tra i tanti Nowhere to fly, Coldscape, Echo 80 e Aqs4et) e insegna nelle scuderie Capitani.
Approfitto della tua esperienza per chiederti subito: è davvero possibile vivere di musica a Cagliari? Se sì, in che modo? Domanda insidiosa, la tua risposta potrebbe alimentare o stroncare certe illusioni…
La dimensione di chi vive di musica in generale da queste parti è composta da attività live e spesso da insegnamento del proprio strumento (tanto per iniziare manca quasi completamente l’attività in studio, come registrazioni etc.). Riuscire a vivere solo di una delle due è davvero difficile, visto che a Cagliari, ma in un’isola in generale, la dimensione degli spettacoli, delle produzioni, dei progetti è abbastanza piccola se comparata con altre realtà più “evolute” da questo punto di vista.
Cagliari è una città molto viva, propone spettacoli live praticamente ogni giorno della settimana, iniziative nei vari locali e via discorrendo, e questo dovrebbe portare ad un ambiente in fermento per quanto riguarda la proposta artistica; alla buona premessa va però aggiunto il contro della “sottodimensione”, nel senso che gli spettacoli che si susseguono tendono un po’ ad assomigliarsi, sia perché in un ambiente piccolo come il nostro, pur essendoci parecchi musicisti anche molto preparati, si finisce per vedere spesso proposte ripetitive sui palchi dei locali, sia perché si ha la consapevolezza, da parte degli addetti ai lavori, di mancanza di “prospettiva”, della impossibilità di intraprendere il passo successivo e questo fa si che ci si fermi un po’ su territori conosciuti e redditizi dal punto di vista economico, ma non particolarmente stimolanti da quello strettamente artistico.
Questa situazione porta inoltre ad una commistione giornaliera e fisiologica tra chi cerca di cavare dalla musica il suo sostentamento, e chi invece ha altri lavori e la sera si esibisce (spesso peraltro con ottimi risultati e riscontri) sui palchi della città; commistione che a volte porta a problemi relativi soprattutto ai prezzi delle prestazioni live e a confusione per ciò che riguarda la regolarità legale e fiscale delle prestazioni di ognuno.
Fanno spesso notizia le lamentele dei residenti, che portano a frequenti modifiche in termini di orari e difficoltà nella scelta di luoghi in cui fare musica dal vivo, con annesse polemiche (inverno o estate sembra fare poca differenza). Ritieni che Cagliari sia una città “rumorosa”?
Ogni anno la stagione estiva del Poetto inizia con ritardi, battaglie legali, rilievi fonometrici richiesti dai residenti, contro-rilievi di cooperative che rappresentano i musicisti ed altre beghe. Questo aspetto lascia già intravedere un clima non troppo favorevole alle attività artistiche di un certo tipo, che spesso si svolgono da tarda sera in poi… Pur essendo di parte, facendo il musicista, cerco di avere, all’interno delle polemiche tra operatori del settore e residenti in luoghi sensibili, una posizione che consideri i vari punti di vista: le regole ci stanno, dateci lo spazio per esibirci e lasceremo ai residenti che vogliono riposare il loro giusto spazio; stabiliamo degli orari (ragionevoli per entrambe le campane, non drastici come è stato fatto qualche anno fa) e rispettiamoli.
Non penso che la città sia rumorosa (almeno dal punto di vista delle attività artistiche notturne, se apriamo invece, per esempio, la parentesi traffico si toccano altri discorsi), ma penso purtroppo che la città a volte sia poco “educata”. Se abbiamo degli orari per fare un concerto sotto le finestre di un residente, lo facciamo, finiamo il concerto, ma se poi qualcuno rimane lì sotto tutta la notte a giocare ai “guerrieri della notte” facendo tintinnare bottiglie, credo sia un problema di educazione pura e semplice, che non deve coinvolgere la mia possibilità di esibirmi nè la possibilità di chi vuole assistere ad un concerto e neppure la prospettiva per chi offre un servizio di ristoro di guadagnarci qualcosa in quelle occasioni.
Insomma, se per avere quiete pubblica l’idea è quella di far star zitte tutte le espressioni artistiche, beh non sono per niente d’accordo, considerato inoltre che certi quartieri sino a non molto tempo fa la quiete ce l’avevano ma perché bui, deserti, poco curati e ancor meno considerati.
Facciamo una panoramica sui locali in cui si fa musica live: in quali condizioni si suona?
Non eccezionali, devo ammetterlo. Sono davvero pochi i locali concepiti e portati avanti con l’idea della musica dal vivo, e spesso sono curati da persone con una passione sconfinata che però sembrano aver messo in conto di non guadagnarci, o soltanto sopravviverci, e quindi li fanno funzionare solo per una specie di missione, o per il semplice piacere di assistere od organizzare un evento live.
Ciò fa sì che spesso si abbiano problemi tecnici di vario genere, visto che si suona in locali dove il live è un’attività collaterale, che molte volte non ci sia del personale addetto a far funzionare le attrezzature, ed è il musicista a dover risolvere un po’ tutto se vuole portare la performance a buon fine. Il che fa riflettere, perché soprattutto nel caso di musicisti professionisti che investono migliaia di euro all’anno in attrezzatura, arrivare poi in posti dove niente è predisposto per far “funzionare” quello che dovrebbero proporre, beh non lascia granché di buonumore.
Hai collaborato con artisti del calibro di Dana Fuchs e Donna Summer, hai vissuto all’estero, in particolare a Londra (suonando anche sul prestigioso palco di Glastonbury), per parecchi anni: un paragone con la realtà londinese suonerebbe troppo azzardato?
Londra, ma in generale anche il resto del Regno Unito, ha visto per anni nascere stili e tendenze musicali che hanno influenzato il mondo, e la storia; c’è quindi la completa abitudine a vedere la musica e l’arte in genere come business, quindi come seria attività con degli standard di qualità, di rispetto del lavoro, che da queste parti non abbiamo, credo per profonde ragioni storico-sociologiche.
Lì esiste un’industria musicale seria con tutti i livelli, dallo zero amatoriale al top, al top del top, e al livello ancora più alto e si è abituati a vedere chi sta dentro quest’industria come un individuo totalmente professionale, con dei diritti, delle esigenze, delle aspettative, non come un essere necessariamente idealista che svolazza tra i propri sogni e al quale si fa un favore se ogni tanto lo si lascia esprimere con quello che fa (e qui il riferimento all’Italia viene spontaneo, almeno per, chi come, me ha visto e toccato con mano entrambi i mercati).Dal punto di vista di chi suona posso dire che da noi è pieno di musicisti che a livello tecnico individuale e di conoscenza dello strumento sono molto avanti, ma che non avranno mai la possibilità, stando qui, di uscire dal circuito in precedenza descritto. In paesi come il Regno Unito invece, dove la “band”, il gruppo, ha sempre (diciamo dai Beatles in poi) rappresentato più del singolo musicista, all’inizio c’è meno cura dell’aspetto tecnico-musicale: esistono band di diciannovenni che hanno già messo su una campagna di marketing e hanno dei consulenti di immagine prima ancora di aver imparato a mettere due mani sugli strumenti, e qualcuna di queste band ha pure inciso dei dischi distribuiti…
Per concludere: sei mesi fa è cambiata l’amministrazione cittadina, troppo presto per fare un bilancio ma, dal tuo punto di vista, hai già avuto modo di farti un’idea?
Non ho ancora in mano elementi che mi possano far esprimere giudizi; nel mondo delle idee, chi ha nelle proprie convinzioni, nei propri ideali, nella propria agenda, una concezione dell’arte come modo di far evolvere le coscienze, tenerle sveglie e vigili e, perché no, a volte rallegrarle (anziché considerarla un’attività inutile e mangia soldi a danno di altri comparti con ben più importanti esigenze), dovrebbe rappresentare per un musicista una garanzia…
[Bruno Bellomonte] Libero di volare

Bruno Bellomonte è libero, a quanto pare il fatto non sussiste.
Poco male, 29 mesi di carcere sono un periodo di tempo accettabile per mettere su l’idea di un hobby, coltivarla e diventare anche uno dei migliori nel campo. Di solito, il primo numero de “Il tuo primo MIG” lo si può trovare in edicola tra fine agosto e inizio settembre, è allora che le collezioni di soldatini di ferro di ogni epoca, e i ditali in ceramica spadroneggiano tra le edicole di tutta Italia. Eppure a Bellomonte la Digos aveva suggerito di iniziare a Luglio del 2009. Si sa l’organizzazione è tutto, specie se si porta avanti un’indagine complessa su dei presunti terroristi e la loro insana passione per i modellini radiocomandati.
Ah, e poi c’è Abdul (è un nome fittizio senza alcun intento razzista), il pilota, l’esperto, dov’è finito Abdul? Intanto A Manca Pro s’indipendentzia festeggia. Noi, dal canto nostro vi diamo appuntamento al prossimo raduno nazionale di aeromodellismo, ci sarà anche uno stand della Digos, non mancate.
[Dorgali-Oliena] Tiscali come Pompei? Mobilitazione per scongiurare il crollo.

Il villaggio nuragico di Tiscali [+info], situato a cavallo tra il Supramonte di Dorgali ed il Supramonte di Oliena, è in pericolo. A lanciare l’allarme è il sindaco di Dorgali, Angelo Carta, che chiede a Regione e istituzioni competenti di intervenire per scongiurare il crollo di alcune strutture del complesso archeologico.
Servono almeno 300 mila euro per gli interventi più urgenti, necessari a scongiurare la dissoluzione di un complesso architettonico vecchio di 2500 anni, meta ogni anno di oltre 20 mila visitatori.
La richiesta d’aiuto del primo cittadino di Dorgali è stata già raccolta dal limitrofo comune di Oliena, intenzionato a dare una mano ad affrontare l’emergenza Tiscali. In passato il villaggio di Tiscali è stato fortemente compromesso da incuria e scavi clandestini. È necessario oggi agire in fretta e bene così da scongiurare nuovi crolli e conservare uno dei documenti più importanti che la civiltà nuragica ci ha lasciato.
Tutti possiamo contribuire al salvataggio di Tiscali. Ci sono due conti corrente a disposizione di tutti coloro che hanno qualche euro da investire bene.
1. CC n°12198081 presso Poste Italiane; causale “Salvaguardia capanna di Tiscali”;
2. CC n° 65015807 presso Banco di Sardegna, codice Iban IT21I01015852800000 conto corrente; causale “Salvaguardia capanna di Tiscali”.
[Serrenti] A teatro la storia di Eluana Englaro

Questa sera, giovedì 17 novembre, alle ore 21, al Teatro di Serrenti, la compagnia Teatro Invito presenta “Veglia per E. E.” dedicato alla storia di Eluana Englaro. In scena i temi della vita e della libertà nell’originale veglia di Teatro Invito.
Lo spettacolo, scritto e interpretato da Luca Radaelli con il prezioso contributo di Beppino Englaro e del suo libro “Eluana. La libertà e la vita”, è un monologo che affronta i temi della vita, della morte, della volontà e libertà personale e del diritto.
Un appuntamento da non perdere.














