[Mappa Blog] Rassegna del 25/05/2012
Continuiamo con la rassegna blog di Su Barralliccu, la più semplice dell’Universo intero conosciuto, sconosciuto e anche semisconosciuto :) Le istruzioni sono semplici, anzi semplicissime: navigate la mappa, fate clic su un’icona e godetevi la notizia!
Ma attenzione! Come potete notare ci sono zone dell’isola che sono poco coperte! Dateci una mano e se avete un blog, o se conoscete un blog fatto da mani e menti sarde, o che tratta di cose sarde, non esitate e segnalatecelo nei commenti!
[Settimana Eco] Notiziario su energie e scelte sostenibili. 2
Il WWF vuole proteggere le dune di Arbus
Il Wwf Italia lancia un campagna di sensibilizzazione in tema di dune, aree umide e foci dei fiumi. Il primo obiettivo della mobilitazione sarà fare della Costa verde di Arbus, in Sardegna, una nuova oasi protetta da salvaguardare. qui.
L’Italia è il paese della trivella
Abbiamo parlato più volte della Sargas e del suo proposito di perforare l’oristanese per trasformarlo nel nuovo giudicato del gas. La smania gruvierizzatora del territorio non riguarda certo solo la Sardegna. In tutta Italia, da Nord a Sud, c’è una specie di corsa alla fonte energetica fossile. Date un po’ un’occhiata qui
Il sole americano è un business
SavWatt è un’azienda americana leader nella produzione di energia dal sole. Le tre installazioni che, nei giorni scorsi, sono state sistemate a New York fanno parte di un piano nazionale finalizzato a diffondere ovunque la cultura del solare, grazie anche ad un provvedimento federale che riduce del 50% i costi della riconversione. qui
Sostegni alle PMI. Ecologiche
Il CIP (programma quadro per la competitività e l’innovazione) dell’Unione Europea ha stanziato quasi 35 milioni di euro a sostegno dell’eco-innovazione. Il bando è rivolto soprattutto alle piccole e medie imprese. Le domande possono essere presentate entro il prossimo settembre. qui
[Facciamoci del male] Numero sette

La vittoria di Pizzarotti del Movimento 5 Stelle a Parma, ottenuta coi voti del Pdl, riporta le cose al loro posto. Grillo conquista l’elettorato di centrodestra, che è poi il suo target più immediato. La concomitante sconfitta del Pd, a prescindere dagli altri risultati, che comunque registra anche la debacle di Palermo contro Leoluca Orlando, apre la bagarre nel partito di Bersani: Renzi chiede di andare a congresso.
Anche il Pdl viaggia verso un probabile congresso, da questa parte è Alemanno che assapora la fuga dal Campidoglio.
La Lega, dopo un primo turno disastroso, ai ballottaggi perde dappertutto: e quest’anno salterà anche la Pasquetta fuori stagione a Pontida.
Il ritorno dei partiti morti viventi
Quella che con il governo tecnico fosse morta la politica, o addirittura la democrazia, era una gran sciocchezza detta da chi fa il difensore della Costituzione, senza conoscerla. Ma per rassicurare ancor di più tutti sul fatto che la politica – che in Italia poi sono i partiti – è tutt’altro che morta, ci hanno pensato i risultati di queste elezioni amministrative. I partiti che sostengono il governo non ne sono usciti bene e ora è tutto un “Monti ci deve ascoltare“. Ma il punto è che Monti è già fermo da tempo e ha ben poco da ascoltare. Il governo dei tecnici sarà la classica montagna che partorisce un topolino – probabilmente un topolino impazzito, peraltro – proprio grazie al fatto che alla fine sono sempre loro, i partiti, a decidere cosa si fa e cosa no. E’ il regime partitocratico, bellezza, direbbe Pannella.

Brindisi: la paranoia delle trame nere.
Poi magari sono davvero i servizi deviati, i fasci, la massoneria, la P5 o 6, la Banda della Magliana, Marcinkus e Andreotti, ma la facilità con cui la matrice delle bombe italiane si tinge di nero e misteri occulti fin dalle prime ricostruzioni, sfocia davvero nella paranoia.
E se è vero che l’attentato di Brindisi non sembra di matrice mafiosa, e infatti pare non lo sia, è anche vero che la mafia, in tutte le sue forme e denominazioni, ha compiuto nefandezze tali che davvero attaccarsi a presunti codici mafiosi oggi appare quanto meno bizzarro. Chi scioglie bambini nell’acido potrà, un giorno, far saltare per aria studentesse. Bisogna essere Grillo, per stupirsi ancora.
Trema l’Emilia.
Alle 4.03 di domenica 20 maggio, un terremoto ha colpito l’Emilia-Romagna. Magnitudo 6.0, bello forte. Danni ingenti al patrimonio culturale, case inagibili, oltre 4000 sfollati. Sette morti: due donne sono morte, letteralmente, di paura. Quattro erano operai che svolgevano il loro turno di notte, morti sotto capannoni costruiti negli anni 2000 e caduti giù come castelli di carte: quelle carte che sicuramente erano piene di timbri e firme in calce che certificavano la sana e robusta costituzione antisismica.
E intanto oggi piove e grandina sugli sfollati.
[Segnali di Fumo] Ecco perché Eurographics 2012 è stata un successo

Offrire una vetrina internazionale e permettere agli esperti di Computer Grafica di esporre gli ultimi ritrovati della ricerca nel settore. Era questo l’obbiettivo di Eurographics 2012, la 33-sima Conferenza Annuale dell’European Association of Computer Graphic, che si è tenuta a Cagliari dal 13 al 18 maggio scorso. Organizzato dal CRS4 Visual Computing in collaborazione con l’Università di Cagliari, Eurographics ha visto la partecipazione di 400 persone provenienti da tutti i Continenti, facendo registrare il record di espositori (20) e il programma più esteso nella storia della conferenza.
Con oltre 130 presentazioni di pubblicazioni scientifiche inedite, colloqui industriali e tutorial, la conferenza internazionale Eurographics si è conferma la più importante piattaforma di confronto per la comunità scientifica mondiale che si occupa di computer grafica.
Impressionante il numero di operatori presenti nell’area espositiva: da Sardegna Ricerche, a Artec Group, da Konica Minolta, 3D TARGET, Imagination Technologies, a SestoSenso, passando per Holografika, Var Group, NVIDIA, Double Negative, Gexcel, Karalit, Nice, 3DDD, The Neuropharmacology Atlas 3D e Springer. In questo contesto, l’agenzia regionale Sardegna Ricerche si è occupata di favorire l’incontro tra ricerca e impresa.
Il CRS4, in collaborazione con HP, NVIDIA e Projectiondesign, ha aperto la Virtual Room, nella quale è stato possibile esplorare in tempo reale modelli 3D di enormi dimensioni con l’uso combinato di due proiettori ad altissima risoluzione.
Oltre che prendere parte al fitto programma di seminari, che ha visto la presenza di ricercatori come Paul Debevec (University of Southern California) e Jacopo Pantaleoni (Nvidia), il pubblico ha potuto visitare le due aree dimostrative nelle quali è stato per la prima volta possibile esplorare in 3D i siti archeologici di Cafarnao (a cura della società Gexcel dell’Università di Brescia) o vedere all’opera Artec (TM) Eva 3D, scanner 3D a colori portatile, 12 volte più veloce di un laser scanner e capace di trattare 288,000 punti/secondo a 24 bits/pixel (bpp).
Secondo Thomas Ertl, presidente dell’Associazione Europea di Computer Graphics, quella cagliaritana è stata
una splendida edizione di Eurographics grazie all’enorme sforzo profuso dal CRS4 con il supporto dell’Università di Cagliari. Negli ultimi vent’anni ho fatto parte di comitati scientifici di congressi e devo dire che il livello dell’organizzazione di Eurographics 2012 a Cagliari è stato altissimo: una città meravigliosa, un’isola meravigliosa, un’organizzazione impeccabile, e dei gruppi di ricerca locali di altissimo livello: davvero una combinazione unica.
In un contesto segnato da una durissima crisi economica, tale da gettare nell’incertezza molti ricercatori, il successo dell’edizione sarda di Eurographics è un segnale altamente positivo, che ci offre più di una speranza per il futuro.
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Per ulteriori informazioni: www.eurographics2012.it
Siamo in Lutto. Ma sospendere tutto a cosa serve?

Nemmeno un passo indietro. Nemmeno uno.
La notizia dei terribili fatti accaduti a Brindisi ha colto tutti di sorpresa. Una violenza inaudita si è abbattuta sulla vita di ragazzi innocenti, la cui unica colpa è stata quella di frequentare una scuola simbolo della lotta alla Mafia. Le analisi su quanto successo già si accavallano, ma ciò che più colpisce è che il lutto invocato dal presidente del consiglio Mario Monti ha spinto in tanti, tra cui il Ministero per i Beni Culturali, a sospendere le attività culturali previste per i prossimi giorni.
Ci chiediamo se questa sia una decisione sensata. Non sarebbe stato molto meglio trasformare questi appuntamenti in una occasione di incontro e di riflessione su quanto sta accadendo?
Fare un passo indietro è un modo sbagliato di vivere questo lutto drammatico. È necessario invece continuare a vivere e a incontrarsi, parlare e interrogarsi per capire quanto sta succedendo. Da questo punto di vista la cultura è una delle armi più forti di cui disponiamo. Decidere di non usarla è una scelta frettolosa, emozionale, dannosa e davvero incomprensibile.
[Cagliari] Queeresima 2012. Quaranta giorni di dibattiti, proiezioni, convegni, mostre e spettacoli per i diritti di gay, lesbiche, bisessuali e transgender

Il 17 maggio 1990 l’omosessualità viene eliminata dalla lista delle malattie mentali dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Il movimento per i diritti degli omosessuali nasce ventun anni prima, il 28 giugno del 1969, quando una folla esasperata scende per le strade della Grande Mela per protestare contro l’ennesimo abuso della polizia newyorchese ai danni della comunità omosessuale, la retata al locale gay Stonewall Inn. Il 28 giugno diventerà il Pride, il giorno dell’orgoglio LGBT (Lesbiche, Gay, Bisessuali, Transgender); il 17 maggio la giornata mondiale della lotta all’omofobia e alla transfobia.
La Queeresima è il progetto con cui l’ARC, associazione sarda che difende e promuove i diritti LGBT, intende collegare le due date: più di quaranta giorni di dibattiti, proiezioni, convegni, mostre e spettacoli sparsi per la città di Cagliari che si pongono l’obiettivo di approfondire i temi e i problemi cari al movimento, molto spesso ignorati o compresi solo superficialmente.
“Queeresima” deriva da “queer”, termine inglese che significa “eccentrico”, “strano”, usato in maniera dispregiativa nei confronti delle persone che non hanno l’orientamento sessuale o l’identità di genere dominanti. Qualcosa di simile all’italiano “frocio” nei confronti dei soli omosessuali.
Proprio gli attivisti dei movimenti oggetto dell’insulto iniziano a usarlo per definirsi, riappropriandosi così di una parola che non dovrebbe avere nulla di offensivo, ma sopratutto andando oltre la divisione classica in LGBT, nell’idea che le categorie non siano che la semplificazione delle infinite sfumature dell’identità e dell’orientamento di ogni singolo individuo. “Queer” non è un insieme di vari gruppi, ma un concetto più fluido, che rifiuta ordini e classificazioni.
“Queeresima” perché ci sono quaranta giorni di riflessioni tra le due date. Un nome che può apparire provocatorio, per i suoi rimandi religiosi. In effetti, nel documento politico dell’evento la redazione scrive “il focus, neanche a dirlo, è il rapporto fra religione e discriminazione”, ma non bisogna farsi ingannare “Chi si aspetta una lotta senza esclusione di colpi resterà deluso. Chi cerca la guerra resterà disarmato”. La Queeresima scandaglierà i rapporti che intercorrono tra tradizione, religione e genesi del pensiero omofobo, ma i suoi attacchi non saranno gratuiti. Le critiche serviranno per crescere e capire, per approfondire un discorso spesso preda di facili semplificazioni.
Vedere i ragazzi dell’ARC al lavoro è stata per me una piccola iniezione di fiducia nell’umanità. Sono stato contattato insieme agli altri compagni del collettivo studentesco di cui faccio parte per approfondire la tematica dell’omofobia all’interno dell’ambiente scientifico: trovarsi di fronte alla macchina organizzativa, per uno che viene da una piccola associazione, è qualcosa di impressionante, sopratutto se si pensa come questa sia nelle mani di giovani che nella mente di qualche ministro e segretario appartengono a una generazione di bamboccioni ignoranti. È l’impressione che lascia un lavoro di organizzazione lungo un anno, con discussioni interne, ricerca di contatti, eventi di autofinanziamento.
“Lo sforzo di ARC e di questa redazione è un umile lavoro nel sottobosco intellettuale, per mettere a confronto posizioni a volte contraddittorie, a volte perfino grottesche”. Sbirciando il calendario si capisce che le sfumature care agli organizzatori non sono solo quelle del genere e dell’orientamento sessuale, ossia quelle interne all’universo queer, ma anche quelle esterne, i diversi punti di vista, gli interessi, le competenze dei vari soggetti che sono stati invitati a partecipare: scrittori, artisti, compagnie teatrali, come i Menestrelli, che mercoledì 6 giugno porteranno in scena lo spettacolo “Io sono nato così”, o la compagnia Ferai Teatro, che il 29 giugno si esibirà in “Porno Gay”; circoli cinefili come FICC, ARCinema e Alice Guy, che organizzeranno proiezioni sul tema durante tutta la manifestazione, tra cui due proiezioni sui fatti di Stonewall e il documentario “Fuori!” sul primo movimento di liberazione omosessuale d’Italia; associazioni come noi del Collettivo Redshift, che il 7 giugno terremo il convegno “Il sottoinsieme LGBT della comunità scientifica internazionale. Dalla figura di Alan Turing agli scienziati queer dei giorni nostri”, L’UAAR, che il 16 giugno terrà il convegno “L’eclissi di Dio.”, ospiti Raffaele Carcano e Don Franco Barbero.
Il progetto ambizioso è quello di rappresentare un mondo nelle sue varie sfaccettature, di parlare dell’essere queer non come molto spesso si fa come soggetto isolato, ma come persona che subisce i normali problemi del mondo in aggiunta alle discriminazioni.
La data di inizio degli eventi è il 17 maggio. Sabato 19 maggio segnerà l’apertura ufficiale della Queeresima, con la fiaccolata in ricordo delle vittime dell’omofobia e della transfobia.
Il percorso si concluderà il 30 giugno, data del Pride cagliaritano. È invitato chiunque senta le discriminazioni ai danni delle persone queer come un’ingiustizia da cancellare. La speranza è che la coscienza dell’importanza della lotta a queste discriminazioni persista oltre quella data.
Siateci tutti, siateci sempre.
Scarica il calendario di Queeresima 2012
[Settimana Eco] Notiziario su energie e scelte sostenibili. 1
A Tula l’Imu te la paga il vento
A Tula, comune di 1600 abitanti della provincia di Sassari, la cittadinanza non pagherà l’Imu. E non perché Tula sia un paese di eversivi. Il fatto è che Tula ricava 400.000 euro l’anno dal suo parco eolico. E la giunta comunale si è inventata il modo di sfruttare questo introito per non aumentare la pressione fiscale sui suoi concittadini. (Qui).
Se l’energia elettrica costa zero. Altro che nucleare
Vi ricordate? I nuclearisti sostenevano che l’Italia avrebbe avuto bisogno del nucleare per diminuire la sua dipendenza energetica. In realtà l’Italia inizia produrre talmente tanta energia elettrica che il chilowattora, in borsa, è arrivata a costare la mirabolante cifra di zero. Proprio zero. (Qui).
Benzina. Crollano i consumi
Ad aprile, i consumi di benzina in Italia, sono scesi del 14,1% rispetto ad un anno fa. Spinte dai costi esorbitanti alla pompa, le persone hanno finalmente iniziato ad utilizzare l’auto solo quando non se può fare a meno. Tuttavia, esiste un problema: per certi spostamenti (ad esempio quelli di coloro che abitano in frazioni o paesi poco collegati dai servizi pubblici) l’auto non può essere evitata. E allora che si fa? (Qui).
La miniera abbandonata diventa un parco solare. Succede in Germania
200 ettari. Un terreno inutilizzabile a scopo agricolo. 3 mesi per installare 330.000 moduli solari con 62 centrali inverter necessarie per la conversione dell’energia. È così che una miniera abbandonata a cielo aperto è stata trasformata nel parco solare più grande del mondo. (Qui).
Silicio addio. Pannello Solare riciclabile al 100%
Nella polemica tra pro- e anti-nucleare, si è parlato tanto del costo ambientale del pannello solare. Oggi si sta ovviando a questo problema, grazie alla progettazione e alla commercializzazione di pannelli solari riciclabili al 100%. (Qui).
[Mappa Blog] Rassegna del 16/05/2012
Ed eccoci qui con il primo numero della rassegna blog di Su Barralliccu, la più semplice dell’urbe e dell’orbe! Basta fare clic sui simpaticissimi segnalini (abbiate pazienza, ci stiamo lavorando) e godersi la notizia! :)
[Facciamoci del male] Numero sei

Amministrative/1. Grillo e i suoi.
Di solito vincono tutti, stavolta in qualche modo hanno perso tutti, quindi chi ha vinto davvero è quello che ha perso di meno, il Pd. Va beh, a parte Grillo. Però. Ecco, il Movimento Cinque Stelle, ché non amano essere chiamati “grillini”, ha indubbiamente ottenuto un successo notevole – nonostante Napolitano non voglia chiamarlo boom – però se proprio uno volesse essere pignolo, magari potrebbe far notare che in fondo i risultati veramente importanti son stati ottenuti in situazioni estremamente favorevoli. Soprattutto a Parma, il centrodestra travolto dagli scandali è praticamente sparito, così il movimento guidato, ispirato, megafonato da Beppe Grillo se l’è vista praticamente solo col Partito Democratico. Che ha comunque vinto.
Una riflessione è però d’obbligo. Il candidato del Movimento Cinque Stelle ha sfiorato il 20 per cento, quello del Pd il 40. Se si pensa che nel 2007, alle precedenti amministrative, il candidato del centrosinistra raggiunse il 43 per cento dei consensi, è chiaro che Grillo e i suoi pescano soprattutto tra i voti dei delusi di centrodestra. Com’è normale che sia, visto il tenore degli ultimi proclami del comico genovese.
Amministrative/2. Il Pd.
Ma si diceva del Pd. Fra i partiti tradizionali è quello che tiene meglio nella disfatta. Non cresce, ma perde poco. Mantiene – incredibile a dirsi – una sorta di inspiegabile credibilità. Per capire di cosa parliamo, è illuminante “l’amaca” post-elettorale di Michele Serra che definisce così il partito di Bersani: “partito per il quale nessuno spende mezza parola di elogio o di affetto (neanche i suoi elettori), con una linea politica vaga, un leader poco carismatico, un paio di scandali decisamente pesanti in casa (Lusi, Penati), un’immagine esterna tanto sfocata da irritare. Magari quel “radicamento nel territorio”…”. E lo sta elogiando!
In ogni caso, qualora qualcuno si stesse preoccupando e pensasse a chissà quale radioso avvenire dopo la non sconfitta elettorale del Pd, ecco subito il rassicurante battibecco tra Bersani e Renzi su una questione a cui tutti tengono davvero tanto: le primarie per la scelta del candidato premier.
Dove non si capisce bene cosa sia più fuori dalla realtà. Il fatto che le elezioni politiche non sono così vicine da scannarsi su chi si candida a cosa? O che lo statuto del Pd prevede già che il candidato del Pd stesso sia il suo segretario? O che a scatenare la polemica sia sempre quel tizio lì che è diventato sindaco avendo la meglio sull’ex portiere del Milan?
Le colpe della crisi.
Lo scontro su chi sia il colpevole per i suicidi (tanti, ovviamente troppi, ma è davvero “emergenza suicidi”?) di piccoli imprenditori e lavoratori al tempo della crisi è stato probabilmente il punto più basso toccato dal dibattito politico negli ultimi venti, trenta, mille anni. Premesso questo, il governo Monti si è insediato lo scorso novembre, sei mesi fa. Fate un po’ voi.
Tasse e suicidi.
Va bene l’empatia, va bene la comprensione, la compassione, la vicinanza. Va bene praticamente tutto. Ma – al netto dell’ovvia considerazione che ogni caso ha la sua storia – su questa storia dei piccoli imprenditori che la fanno finita per colpa di Equitalia in troppi non la contano giusta. Che ci sia un problema di pressione fiscale è un fatto, che ci sia una marea di piccoli imprenditori che è tale in virtù del fatto che le tasse non le paga è un fatto anche questo. Essere imprenditori evadendo le tasse non è una grande impresa.
E poi c’è una questione di coerenza, per qualcuno. La sinistra che cavalca la protesta anti-Equitalia – persino ora che arrivano le bombe – si schiera con qualche anno di ritardo, forse inavvertitamente, col Silvio Berlusconi che si sentiva “moralmente autorizzato” a non pagare.
[Referendum 6 maggio] Abolite 4 province. Cherchi si dimette.

Immagine di Emanuele Secci
Alle ore 12 affluenza al 7,8%. In occasione del referendum sul nucleare dell’anno scorso l’affluenza alle 12 era del 10,2%. Alla fine della giornata votò il 40% degli aventi diritto. Oggi per raggiungere il quorum è necessario il 33%.
[Referendum 6 maggio] Ecco perché i Riformatori vogliono abolire le province

Ci iscriviamo subito.
Nel 2005, in occasione delle elezioni per il rinnovo del Consiglio provinciale di Cagliari, il partito dei Riformatori raccolse a Nuraminis un bel bottino di voti. Quasi 800 nuraminesi decisero di sostenere il candidato del partito fondato dall’ex dc Mariotto Segni.
782 voti, pari al 44,1 % del totale, in un paese di poco meno di 3000 anime, è una specie di miracolo laico, resosi possibile grazie alla provvidenziale intercessione del medico condotto della Comunità, Luigi Atzeni, già consigliere comunale a Cagliari per i Riformatori e oggi assessore ai servizi sociali a Nuraminis.
Una tale manifestazione di fiducia come è stata ripagata? Qual è stato il beneficio che Nuraminis ha ottenuto in seguito alla decisione di sostenere i Riformatori in provincia?
La risposta è matematicamente elegante: ZERO.
Passato quel “mitico” 2005, l’unica volta che un candidato riformatore si è presentato al suo elettorato nuraminese è stato in occasione di altre elezioni. Alle provinciali del 2010 le cose sono andate meno bene per i Riformatori, che hanno racimolato “solo” 200 voti. Complice la presenza di un candidato locale nelle liste della rediviva Democrazia Cristiana (riscomparsa tragicamente subito dopo il voto).
200 voti, comunque, non sono mica pochi in un paese che in cinque anni ha conosciuto una drastica riduzione del suo corpo elettorale. Ma a dispetto del rinnovato consenso nuraminese, il rapporto tra la comunità e la provincia di Cagliari non è migliorato.
Va bene, dice Cuaddu, i Riformatori in provincia erano in minoranza: ma da quei banchi – replica Frigorifero - cos’hanno fatto per la Comunità? La risposta è sempre quella là: ZERO.
È stato a quel punto che i Riformatori, come rapiti da uno sconforto sincero e inconsolabile, hanno preso il toro per le corna e si son detti: “aboliamo le province”.
Davanti a tanto decisionismo riformatore ha poco senso chiedersi perché l’abolizionista dell’anno sia un partito che da vent’anni ha un rapporto strutturale e organico con la così detta (non da noi) “casta” (provinciale e regionale).
Né serve domandarsi (come fanno i soliti maliziosi) cosa pensassero della provincia i Riformatori quando nel 2005 e nel 2010 chiesero il voto a migliaia di cittadini in tutte le province sarde, vecchie e nuove. Già sapevano che la Provincia era un ente inutile? Oppure l’hanno capito solo un paio di mesi fa?
La maggioranza di centro-destra del Comune di Nuraminis ha appena votato un ordine del giorno che impegna l’amministrazione a sostenere l’abolizione delle province. La minoranza non ha partecipato al voto sostenendo che il Comune non deve dare indicazioni di voto, ma solo garantire sufficiente pubblicità all’appuntamento elettorale (il video in HD del consiglio lo trovate qui).
La maggioranza ha tirato dritto e ha formalizzato davanti al consiglio la sua fede abolizionista. Una presa di posizione analoga non c’è stata in occasione dei referendum sul nucleare e sui servizi pubblici celebratisi l’anno passato.
Evidentemente i referendum non sono tutti uguali, nel senso che non tutti sono medico-condotti.
rassegnetta stampa
I riformatori e le elezioni provinciali
Trattative dei Riformatori per le elezioni provinciali
Esiti elezioni provinciali 2010
Riformatori: elezioni provinciali in Ogliastra
Presentazione candidati riformatori alle provinciali
[Referendum 6 maggio] Anche l’UPI chiede la riduzione del numero delle Province. Così come la BCE.
Il 6 maggio 2012 in tutta la Sardegna si voterà, tra gli altri, sull’abolizione delle nuove Province (Carbonia-Iglesias, Medio Campidano, Ogliastra e Olbia-Tempio – quattro referendum abrogativi) e sull’abolizione delle nuove (un referendum consultivo).
Il dossier dell’UPI
In questo periodo è un susseguirsi di cifre sulle Province. Viene citato spesso un documento dell’UPI (Unione Province Italiane) sui costi di tali Enti, intitolato ”LE PROVINCE ALLO SPECCHIO. I BILANCI, LE CIFRE, LE FUNZIONI, I COSTI“. Quel che a volte non si dice è che l’UPI (Unione Province Italiane), quindi l’Associazione che rappresenta tutte le Province italiane, concorda almeno con la necessità di ridurre il numero delle Province esistenti!
L’UPI si esprime in questo modo:
Negli ultimi 20 anni, sotto una pressante spinta del Parlamento e delle lobby locali, contro il parere delle Province stesse e dell’Upi che si è sempre fermamente opposta, il numero delle Province è cresciuto considerevolmente. Dalle circa 70 del secondo dopoguerra si è arrivati alle attuali 107. Una delle prerogative indispensabili perché le Province esercitino al meglio il proprio ruolo di governo di area vasta è che le dimensioni (territoriali, in termini di numero di abitanti, per variabili socio–economiche) siano ottimali.
Insomma, l’Unione Province Italiane è ed è stata contraria all’aumento delle nuove Province negli ultimi vent’anni e che nei documenti proposti rimarca esplicitamente la necessità di ridurne il numero.
No all’Italia senza le Province? Modifiche al documento dell’UPI da parte del Consiglio del Medio Campidano
L’UPI (Unione Province Italiane) qualche mese fa aveva invitato tutti i Consigli Provinciali a convocarsi per il 31 gennaio 2012 al fine di approvare un odg intitolato “No all’Italia senza le Province”.
L’ordine del giorno recava, tra le altre cose, le proposte dell’UPI per razionalizzare il sistema, di cui si è detto poc’anzi.

Nel Medio Campidano il Consiglio è stato convocato a Villacidro nel giorno prefissato in seduta aperta (era quindi possibile intervenire) e ha visto gli interventi del Presidente, di alcuni assessori e di quasi tutti i consiglieri presenti più alcuni Sindaci del territorio (ad esempio Samassi, Sanluri) e rappresentanti sindacali, tutti a difesa più che dell’Ente Provincia in generale, della Provincia del Medio Campidano in particolare.
Unica voce contraria, oltre alla mia, quella dell’ex Consigliere Provinciale Giorgio Zucca.
C’era però una contraddizione rispetto a quanto si stava dicendo: gli interventi fatti nel corso della seduta erano a difesa della Provincia del Medio Campidano ma si stava andando a votare un odg (quello predisposto dall’UPI) che chiedeva:
- un “intervento immediato di razionalizzazione delle Province attraverso la riduzione del numero delle amministrazioni: la razionalizzazione dovrà essere effettuata in ambito regionale, con la previsione di accorpamenti tra Province”.
- una “ridefinizione e razionalizzazione delle funzioni delle Province, in modo da lasciare in capo alle Province esclusivamente le funzioni di area vasta”.
Razionalizzazione, riduzione, accorpamenti: non so sela Provincia del Medio Campidano sarebbe rimasta in vigore, anzi, penso proprio di no.
Accortisi della contraddizione a cui si andava incontro, i Consiglieri del Medio Campidano hanno chiesto una sospensione per modificare l’odg e in particolare i due punti prima citati. Non più razionalizzazione delle Province ma razionalizzazione delle spese delle Province; non si chiede più di ridurre il numero delle amministrazioni né di accorpare le Province esistenti. Documento stravolto. Stavolta seguire l’UPI non conveniva.
Interviene anche la BCE
E’intervenuta intanto anche la Banca Centrale Europea che suggerisce, oltre alle liberalizzazioni, di accorpare il numero delle Province esistenti come “vera misura di taglio di costi della politica”. Come dice l’UPI, insomma. Che sia preferibile o no è un altro discorso.
Fonti:
Dossier UPI senza la parte sulle proposte
Dossier UPI con proposta di legge
Vicenda del Consiglio Provinciale del Medio Campidano del 31 gennaio 2012
Delibera Consiglio Provinciale del Medio Campidano
Ordine del giorno come emendato nel corso della seduta del 31 gennaio 2012















